martedì 29 luglio 2025

RECENSIONE - Sally Diamond la strana di Liz Nugent

Ci sono le eroine perfette e poi c’è Sally, che perfetta non lo è e non lo sarà mai, ma comunque è più eroina che mai!
Sally è un personaggio che si ama da subito. L’incipit del romanzo è qualcosa di grottesco che spiazza un po’ tutti. Sally segue alla lettera quello che suo padre, Tom Diamond, psichiatra infantile, le aveva detto poco prima di morire: “Quando sarò morto, non sarò più io, il corpo lo si può direttamente gettare nella spazzatura”. Ed è quello farà Sally; lo metterà in un sacco e tenterà di incenerirlo nell’inceneritore di casa.
Possiamo ben immaginare quando si saprà in giro, nel piccolo paesino di Carricksheedy in Irlanda, quello che la cosa potrà scatenare, ma non solo … Sally finirà su tutti i giornali quando avverrà il funerale vero del padre, fotografata con il suo cappello rosso con paillettes delle grandi occasioni.

All’inizio sorridiamo, anche perché è veramente una scena descritta con un candore sorprendente, come lo è Sally.
Veniamo a sapere che Sally non è del tutto normale, che ha problemi di socializzazione e si finge sorda, perché non capisce le regole sociali e spesso fraintende le intenzioni degli altri, così preferisce non rispondere. Ma non è un’ingenua o una sempliciotta, guarda semplicemente le cose con occhi privi di malizia. È intelligente e dotata di una memoria straordinaria, molto sensibile ai rumori e riesce a sopportare solo poche persone che conosce. Non ama essere toccata e ha una sua routine quotidiana che le consente il controllo di sé. Ma è anche una che sa ascoltare.
Ha quarantatré anni quando la conosciamo noi, è una donna fatta, ma ha molti atteggiamenti della bambina che non è mai stata; anzi, che non ricorda di essere stata. I suoi ricordi iniziano dai sette anni. Di quello che ha fatto prima di ciò, non ha memoria.

Il romanzo si dipana in due storie parallele tra il piano presente, raccontato da Sally e il piano passato raccontato da Peter, che scopriremo in seguito chi è. È anche l’indagine che Sally svolgerà per riportare a galla il suo passato, ma anche una crescita di sé stessa. Tenuta dal padre adottivo in isolamento, impara un poco alla volta a non sentirsi “diversa e sbagliata”, attraverso nuove amicizie, gaffe a gogò che ci faranno sorridere, ma anche scoperte di ricordi atroci e dolorosi. Chi è Sally? Cosa c’è dietro il suo oscuro passato?
Lo sapremo mano a mano che leggeremo il libro, perché farsi un’idea di Sally da subito non esiste!

È un thriller molto diverso dal solito, è un libro quasi geniale per come è congegnato, è intenso e profondamente umano. Sally è quel tipo di persona che non vede la differenza tra bianco e nero, la classe sociale o altro. Per lei tutto è “normale” fuorché sé stessa.
Raccontandolo così sembra un romanzo dolce e piacevole, ma nasconde in sé le più basse brutture e quello che la cattiveria umana può arrivare a compiere pur di avere il sopravvento su un’altra persona.
L’autrice disegna dei personaggi che affiancano Sally, molti di questi le saranno di aiuto come la dottoressa Angela e la sua compagna Nadine, la zia Christine e la psicologa Tina. I nuovi amici Martha e Udo con i loro bimbi Bebi e Maduka. Ci fa viaggiare attraverso l’Irlanda il Regno Unito e la Nuova Zelanda, nel mondo dei social network, del dark web, celando dietro il racconto una storia orribile.

Sally Diamond  è soprattutto una sopravvissuta, e per fortuna nel suo percorso di crescita e indipendenza non è sola! La Nugent è riuscita a creare un romanzo molto delicato, profondamente empatico. È una lettura che sarà difficile da dimenticare, non solo per gli eventi narrati ma anche per la resilienza della protagonista. Sally è una protagonista che sarà difficile mettere da parte, sicuramente la porterò un bel po’ con me.
Consigliatissimo!

Silvia Marcaurelio

mercoledì 9 luglio 2025

RECENSIONE - Lucia. La prima indagine di Lucia Guerrero di Bernard Minier


Minier è un autore abituato a stupire e lo fa con scene particolarmente spettacolarizzate. In questo suo nuovo romanzo la prima scena che ci troviamo davanti è una crocifissione su un calvario nei pressi di Madrid.

L’uomo nudo non è inchiodato alla croce, ma resta sospeso in un modo impossibile. E non è un uomo qualunque, è un agente dell’UCO, la polizia speciale della Guardia Civil, Sergio Castillo Moreira.
Sotto alla croce, bagnata dalla pioggia costante, c’è Lucia Guerrero, tenente dell’UCO e collega e amante dell’uomo in croce. Chi può aver aver commesso un atroce delitto come quello?
L’uomo fermato nei pressi del luogo dell’omicidio è lui l’assassino? È affetto da un disturbo dissociativo della personalità, quindi potrebbe risultare impunibile.

Ma un professore cattedratico dell’Università di Salamanca si mette in contatto con la Guerrero dicendole che un software da lui progettato insieme al suo gruppo di dottorandi, DIMAS, avrebbe trovato degli omicidi dove l’assassino mette in posa le sue vittime, un po’ come quello che è successo all’uomo crocifisso.
Da qui Lucia insieme al professor Borges, comincia un’indagine parallela con quella della Guardia Civil.

Lucia non è una donna molto forte, anche se non lo dimostra. Cela le sue debolezze che si chiamano Alvaro, suo figlio a cui sente di non dedicare molto tempo da quando una giudice tutelare ha dato la tutela esclusiva al suo ex marito traditore non considerandola una persona affidabile. E Rafael, suo fratello minore, morto suicida e per questo sua madre e sua sorella la incolpano.
Minier ci regala un altro dei suoi thriller mozzafiato. Una storia perfettamente architettata, un romanzo avvincente da cui sarà difficile staccarsi.

Le indagini della Guerrero sono serrate e la condurranno nei bui sotterranei dell’università di Salamanca, e nelle sempre scarsamente illuminate strade della città, coadiuvata da personaggi che la metteranno di fronte a tutti gli aspetti più oscuri dell’umanità.
Il romanzo è tutto un susseguirsi di corse contro il tempo, di lunghi e inquietanti corridoi, di fantasmi della Spagna degli anni Settanta, dove il senso del sacro e del religioso si fondono con forze demoniache e superstizioni. Dove i segreti di un passato oscuro emergono sotto lo sguardo delle statue di Isabella La Cattolica, di Pizzarro e di Cortés.

È un romanzo molto dark, intriso di una cupa atmosfera con una suspense ben costruita durante tutta quella che è l’indagine della tenente Guerrero.
Ma come ogni thriller che si rispetti, anche in questo ci sono svariati colpi di scena, alcuni dei quali sono dei veri colpi di genio dell’autore che nessuno si aspetterebbe di leggere.
Consigliatissimo!

Silvia Marcaurelio

RECENSIONE - Risolviamo omicidi di Richard Osman


Richard Osman torna con una nuova serie lasciando un po’ da parte la banda del “Club degli omicidi del giovedì”.

Questa nuova serie, a differenza della precedente, è meno stanziale. Anzi, diciamo che giriamo il mondo con i nuovi personaggi creati dalla felice penna dell’autore.
All’inizio del romanzo e per un bel po’ di pagine non riusciamo quasi a capire cosa voglia dirci l’autore.
Il libro è a voci alterne, quelle dei protagonisti e una voce a parte… Un certo François Loubet, di cui non si saprà nulla. Non lo sanno nemmeno i nostri protagonisti!

Una serie di omicidi di influencer quasi per nulla conosciuti, appartenenti tutti alla Vivid Viral Media, e con guardie del corpo della Maximum Impact Solutions, vengono presi di mira e assassinati in modo molto cruento. L’ultimo nell’ordine degli eventi è un certo Andrew Fairbanks, morto con un colpo di pistola alla testa e dato in pasto agli squali nelle acque della Carolina del Sud.
Fa parte della Maximum Impact Solutions anche Amy Wheeler, agente scelto, anzi sceltissimo, che fa da scorta alla scrittrice di gialli di successo e senza età Rosie D’Antonio, presa di mira da un magnate russo finito in un suo libro. Entrambe si trovano (anche loro) nella Carolina del Sud, sull’isola di proprietà della scrittrice, quando gli eventi si mettono in moto.

Quando l’altra guardia del corpo di Rosie, Kevin, tenta di uccidere Amy, le due scappano dall’isola per rifugiarsi altrove.
Amy chiama in aiuto suo suocero, Steve, ex poliziotto. Un uomo taciturno ed abituato alla sua routine quotidiana, da quando sua moglie è morta.
Steve è una sagoma, resterebbe fermo e immobile a carezzare il gatto Problema, se potesse, ma Amy è in pericolo e lui si anima e riesce perfino a volare in America.
In una girandola di eventi, con fughe in jet privati, isole Vergini, narcotrafficanti, sicari incalliti il libro sembra avere l’anima del film d’azione americano, ma con il solito umorismo inglese, che non manca mai.
Steve, Amy, Rosie tentano di capire chi c’è dietro gli omicidi degli influencer e chi vuole uccidere Amy.

Il romanzo è un po’ un gioco di specchi dove non tutto è quello che sembra, i depistaggi e le sorprese sono un invito al lettore a cercare di capire chi davvero c’è dietro a tutto il caos, e il tutto condito da una sottile ironia.
I personaggi sono ancora in fase di studio, e si nota, soprattutto nelle prime pagine. Il romanzo risulta spesso ripetitivo e ridondante, andando poi a migliorare in seguito.
Osman scrive bene e comunque la sua ironia solleva un po’ il libro che come già detto è un po’ meno incisivo della sua prima serie. Il personaggio più riuscito, forse, è quello della scrittrice Rosie D’Antonio, che dà al tutto un tocco di imprevedibilità, e che sicuramente ritroveremo in un secondo capitolo.
Il libro potrebbe essere letto come un classico giallo d’azione oppure come un libro satirico sul mondo degli influencer e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, argomenti comunque molto attuali.

Silvia Marcaurelio

RECENSIONE - Piccoli crimini tra vicini. Le indagini di Hamish MacBeth vol. 15 di M. C. Beaton


Episodio n. 15 della saga del rosso e dinoccolato poliziotto scozzese Hamish Macbeth. Hamish è un agente della polizia delle Highlands stanziato in un paesotto sconosciuto di nome Lochdubh. Si occupa, insieme al fido cane Lugs, della sicurezza del posto e di altre località amene vicine. È un amante del cibo ed apparentemente sembra una persona pacifica e serafica, tutto dovuto alla sua mancanza di ambizione. Sfugge alle promozioni, come un topo sfuggirebbe a un gatto, ma i lettori che lo conoscono o che lo leggeranno in questo episodio, scopriranno ben presto che Hamish, è tutt’altro che stupido, anzi, ha una mente capace di intuire e risolvere casi non proprio semplici. Il suo capo, l’ispettore Blair lo odia e lo vorrebbe lontano da Lochdubh, al contrario del sovrintendente Daviot che lo ammira, ma non capisce la sua voglia di rimanere nello sperduto paesino delle Highlands.

Hamish nelle sue indagini però non è solo; è contornato da vari personaggi che mano a mano che si dipana la storia appaiono e lo conducono, attraverso indagini più o meno valide, a risolvere gli svariati crimini che incontreremo nella storia. Perché in effetti questa non è solo una storia, ma diverse storie.
Il romanzo parte con Hamish che viene considerato dalla giornalista Elspeth Grant uno scansafatiche, e per lui questo comincia a fare dei giri nelle varie località dove svolge il suo servizio di polizia.
E a dispetto di quello che Elspeth pensa, ci saranno varie cose in ballo per Hamish, forse anche troppe, che lo vedranno costretto a correre su e giù per dare manforte a tutti.
Si troverà ad indagare su diversi fronti, tra cui una rapina, la scomparsa di un uomo, un paio di morti sospette in una clinica per anziani e soprattutto una sorta di fanatismo religioso che sta nascendo nel paesino di Stoyre.
Il povero Hamish sarà travolto (anche letteralmente) da un mare di guai e rischierà anche la vita per portare a termine i suoi compiti.

È un libro molto carino e divertente, con una trama gialla ben congegnata nonostante le storie da rivelare siano diverse. È piacevole e scorre benissimo, si legge con facilità e ti fa immergere nelle atmosfere dure e difficili di una terra aspra come la Scozia del Nord, col suo clima impervio e la gente non proprio simpatica con gli estranei, ma con un cuore grande quando necessita.
I personaggi che fanno da co-protagonisti ad Hamish e che sono considerati importanti nelle sue storie sono Elspeth Grant, la giornalista locale, che è un po’ innamorata di Hamish, come lo è lui di lei. Ma non vanno particolarmente d’accordo, e quindi spesso litigano e discutono tra loro.
Angela Brodie e suo marito, il dottore del paese di Lochdubh, che corrono spesso in aiuto di Hamish quando lui è in ambasce.
Jimmy Anderson, sergente di polizia, amico ubriacone e scroccone di Hamish. È il suo notiziario di Strathbane. È quello che gli fa sapere se è in odore di promozione e lo aiuta in qualche modo a sfuggirne.
E in questo episodio faremo la conoscenza di Annie Docherty e Charlie Jefferson, che avranno tanta parte nella storia. Due vecchietti terribili e adorabili!
Consigliato agli amanti del genere “giallo inglese con humor”!

Silvia Marcaurelio

RECENSIONE - Le streghe non dormono di Alice Bassoli

Quando l’ignoranza popolare e le maldicenze sono pane quotidiano, una persona può essere quella che è, ma agli occhi di tutti è cattiva, cattivissima. E la pessima reputazione non tocca soltanto tale figura, ma anche tutta la sua famiglia. E se poi questa persona non fa nulla per mettere a tacere le maldicenze, allora la gente di paese ci sguazza.

La figura è Luigi Morosini, un uomo ignorante, sempre troppo ubriaco, sempre troppo rabbioso per affrontare tutte le accuse che da sempre lo coinvolgono in ogni fattaccio che capita in paese. E la stessa condizione la passa come un’eredità a tutta la sua famiglia, ai suoi figli, a sua moglie che si arrabatta a leggere i tarocchi e a vendere bamboline di pezza, come una vera strega. E tutti in paese la ritengono tale, capace quindi di mandare malocchi e maledizioni.

In un giorno normale come un altro, tre ragazzini, Paolo Alessandro e Filippo, accompagnato dalla sorella Maddalena, affetta da un handicap, si recano per giocare proprio nel podere dei Morosini, contagiati, anche loro, dai commenti delle malelingue del paese e quindi convinti che possono danneggiare la proprietà di quei poveri derelitti, tanto i colpevoli sono solo loro che vivono in quel modo.
Mentre giocano a nascondino succede però l’irreparabile. Luigi Morosini esce di casa, Alessandro e Filippo presi dalla paura inforcano le bici e scappano, lasciando lì Maddalena e Paolo.
Quando Filippo tornerà indietro a recuperare Maddalena, di Paolo non c’è traccia, e sua sorella continua a dire che è morto. Lo troveranno agonizzante nel fienile dei Morosini, e come al solito, Luigi viene additato come il sicuro responsabile del fatto.

A “indagare” un giornalista di cronaca nera dal nome che è tutto un programma, Pietro Incantevole, della rivista Emilia Pop, che non convinto si trova a destreggiarsi in mezzo a un mare di segreti e bugie, di storie diverse dalle quali è difficile districarsi, ma che portano tutte, in qualche modo, ai vari membri della famiglia Morosini. Storie di corna, di rancori mai finiti, di vendette e invidie, che si riversano come un fiume in piena, come il Po che circonda il paese.

Il romanzo della Bassoli non è un vero e proprio noir, è soprattutto l’affresco di un paese della bassa padana, con i suoi tratti grotteschi; della morbosità delle persone, dell’ignoranza e della maldicenza becera che non cerca redenzione, né riscatto, anzi continua a cibarsene e a colpire.
La sensazione che dà il libro della Bassoli è quella cupezza, che assorbe tutto, come la nebbia della pianura padana, tutto è grigio, è affossato nel putrido, nel fango. È un mondo disperato, quello che ci consegna. I personaggi ti entrano da subito sotto la pelle. Maddalena più degli altri. Che vede le streghe, e continua a disegnarle sui fogli. Alle mamme, che sono tutte sul punto di esplodere, fino a Eva che cerca di rimettersi in gioco, perché ancora crede nell’amore ed è forse l’unica a farlo.
È un romanzo strano, cupo che ti tiene con il fiato sospeso e con la sensazione che le streghe esistano per davvero e che ci guardino mentre sfogliamo le pagine del libro. Perché le streghe non dormono mai.

Silvia Marcaurelio

RECENSIONE - Per non aver commesso il fatto di Michele Navarra

“Per non aver commesso il fatto” è una ripubblicazione di uno dei primi casi con protagonista l’Avvocato Alessandro Gordiani, uscito per la prima volta con la casa editrice Giuffrè nel 2010, ci viene oggi riproposto da Fazi, che sta pubblicando tutti i libri della serie.

Giacomo Raimondi è un poco di buono, gli piace la bella vita e non ha proprio nessuna voglia di lavorare. Quindi, appena uscito di prigione, graziato per la sua malattia, la prima cosa che gli viene in mente di fare, per rimpinguare le sue casse, è una rapina semplice, semplice … Ma niente è semplice.

Per non finire di nuovo in galera, Raimondi convince il giovane pubblico ministero Salani, di avere delle notizie bomba da rivelare. E la notizia è quella di un omicidio a cui lui dice di aver assistito.
Salani gli crede, soprattutto dopo che dal lago di Bracciano, come raccontato dal Raimondi, spunta una macchina con dentro un corpo nel bagagliaio. Ma la verità è difficile e il movente non è così granitico come sembra al pubblico ministero.

A dover dipanare il mistero è il giovane avvocato Gordiani, a cui il signor Baldini affida la sua difesa. Le ombre e i misteri sulla morte di Finotti sono più che mai impenetrabili e Raimondi non è così limpido come tenta di far credere. Resta a Gordiani trovare i giusti tasselli per difendere e scagionare il Baldini.
Ad aiutare l’avvocato Gordiani, troviamo una giovane collega, Patrizia Mori, che lo aiuterà a svolgere al meglio il suo lavoro, e a comprendere quello che di vero c’è nella testimonianza del Raimondi e del perché accusi il suo cliente.

Già in questo romanzo giovanile, si nota come Michele Navarra sia stato bravissimo nel costruire un geniale impianto narrativo che, come nei precedenti romanzi letti in questi anni, ci introduce nella giustizia italiana e nel suo iter, ma che in una nota a fondo pagina ci spiega anche che le procedure, all’epoca, erano leggermente differenti rispetto a quelle in vigore oggi, ma che ha voluto mantenere inalterate, per lasciare il giusto intreccio per il fondo della storia.

Le pagine scorrono veloci e la trama è ben congegnata. I personaggi sono ben caratterizzati e funzionano a meraviglia nell’ambito della storia. Sullo sfondo, come al solito c’è la città, che funge da calmante all’Avvocato, che ogni tanto, per fuggire allo stress, passeggia per le sue vie in sella alla sua Vespa Arcobaleno.
Navarra scrive benissimo e la sua scrittura, pur essendo legata agli aspetti legali, ce li fa comprendere con facilità. Tra indizi falsi, interrogatori, menzogne, e detti e non detti, l’autore crea una storia carica di aspettative, dove non viene trascurato nulla, nemmeno il colpo di scena finale.

Silvia Marcaurelio

RECENSIONE - Le verità spezzate di Alessandro Robecchi

 

Appena ho preso un attimo le misure a Manlio Parrini, protagonista di questo nuovo romanzo di Robecchi, mi è sembrato di vedere spuntare da un momento all’altro Carlo Monterossi. In effetti i due per carattere e per tipo di vita sembrano molto, molto vicini.

Ma se Carlo Monterossi è uno che di tv spazzatura ci vive, anche se non vorrebbe, Manlio Parrini è un regista di quelli che, magari fanno un film solo nella vita, ma è il FILM. E lui quello ha fatto, tanti anni prima, un unico film, “Le verità spezzate”, che lo ha fatto diventare celebre e chiamare da tutti Maestro.
Come Carlo Monterossi, Parrini è un fiero abitante di Milano, anche se non la riconosce più. Così involgarita, così piena di gente frettolosa, di rumori, di luci.
Il regista, fermo da più di trent’anni, si è innamorato della storia di uno scrittore scomparso durante il fascismo, Augusto De Angelis, il padre del giallo italiano. Vuole raccontare la sua vita di uomo perseguitato dalla censura, sempre in fuga, costretto a vedere e rivedere le sue opere per poterle pubblicare, non avendo libertà di scrivere come si deve. Perché si sa, nel ventennio mussoliniano, gli omicidi non esistevano, era tutto perfetto, quindi i libri gialli non potevano esistere, a meno che gli assassini non fossero tutti stranieri. Augusto De Angelis, morì a Bellagio nel 1944, dopo una lunga agonia, ucciso a botte da una squadra di fascisti.
Parrini vuole il suo Film, un film che parlerà dell’impossibilità di essere liberi proprio come è successo a De Angelis.

Nel mentre, nella villa dove lui occupa la dépendance, viene commesso un delitto. La vedova Bastoni, moglie di quello che lui considerava un amico, e che era stato anche un suo magnate e finanziatore, viene trovata cadavere, strangolata.
Il caso De Angelis e il caso Bastoni, cominciano ad avere delle somiglianze, e Parrini si divertirà a indagare per la storia dell’uno e per aiutare la procura a risolvere l’altro.
Contornato da personaggi come Sara De Viesti, la sceneggiatrice del suo film, da Chiara Sensini la procuratrice dell’omicidio Bastoni, e Claudio Tarsi, cronista di nera del Corriere della Sera, il libro di Robecchi è ironico, affascinante e scritto in maniera colta ma allo stesso tempo di facile lettura.
I vari capitoli si alternano tra loro in questo romanzo giallo molto ben strutturato, una storia che non smette di farci pensare a quello che sono i tempi odierni, che somigliano molto da vicino a quelli del povero De Angelis; un doppio giallo, dove il passato e il presente si intrecciano e si sovrappongono continuamente, da leggere tutto d’un fiato perché anche con questo romanzo Robecchi non ci lascerà a bocca asciutta, perché è divertente, appassiona e trascina.
Consigliato!

Silvia Marcaurelio

venerdì 6 dicembre 2024

RECENSIONE - Omicidio in parrocchia di Rev. Richard Coles

 

L’autore ci porta a Champton, sonnacchioso paesino della campagna inglese. Siamo alla fine degli anni ’80, quando il clima, politico e anche religioso stavano subendo un cambiamento radicale che avrebbe mischiato molte carte in gioco.
David Clement è il rettore della parrocchia, ma fino ad ora si era diviso tra le chiese di St Mary, Lower e Upper Badsaddle. Ora è alle prese anche lui con un grande cambiamento, dopo tutto quello che era già successo l’anno prima, con i vari omicidi dei suoi parrocchiani (Omicidio all’ora dei vespri, il precedente romanzo), che avevano stravolto la sua esistenza, il vescovo ha deciso di dargli un aiuto. Infatti, è in arrivo il pastore evangelico Chris Biddle, con cui Daniel dovrebbe collaborare, ma per quanto si sforzi non riesce a digerirlo.

Poco tempo dopo l’arrivo della nuova famiglia, nel villaggio che aveva appena ripreso il suo normale tran tran, viene commesso un nuovo omicidio, e anche questa volta, Daniel, si vedrà costretto a seguire le indagini, insieme al suo nuovo amico, il detective della polizia criminale di Braunstonbury, Neil Vanloo.
Purtroppo l’omicidio riguarda proprio la famiglia del nuovo pastore. La vittima è il figlio Joshua, trovato ucciso in modo macabro, tanto da far pensare a un omicidio rituale, e per questo Daniel ne viene fatto parte.
Oltre all’omicidio di Joshua, Daniel dovrà tenere d’occhio la famiglia dei Tailby, che si sono accasati nella villa di Mrs Hawkins, che è in punto di morte, è molto ricca, e non ha nessun parente a cui lasciare la sua eredità. E i Tailby hanno la brutta fama di essere degli approfittatori senza scrupoli e di apparire, negli ultimi tempi, ogni qual volta un malato in fin di vita è ricco e senza eredi.
Quindi la vita del reverendo Clement è tutt’altro che facile. Non è solo passeggiate in campagna con i cani, non è solo dire messa, ma anche risolvere le grane che ogni parrocchiano gli racconta.
Anche Mrs Hawkins nascondeva molti segreti che verranno a galla dopo la sua dipartita, e dei quali si occuperà, Audrey, la madre del reverendo Clement, mettendo in serio pericolo anche la propria vita e la sua casa.

“Omicidio in parrocchia” è il classico giallo inglese, definito anche “cozy mistery”, che nasconde qualsiasi forma di crudeltà, anche se è presente un omicidio sul quale indagare. È un romanzo dove si parla molto, forse anche troppo, dei dettagli sulla vita nel villaggio, in particolare del modo di vivere di un canonico alla fine degli anni ’80, legato ancora al vecchio mondo delle canoniche delle famiglie nobili. Anche in questo romanzo ne abbiamo una la famiglia de Floures, che abita in Champton House ed è proprietaria di quasi tutto il villaggio e della canonica stessa.
Oltre a Daniel, Audrey e Neil Vanloo, conosceremo una girandola di personaggi che sono adatti in ogni modo a intersecarsi nella storia, Mrs Hawkins sia da viva che da morta, avrà la sua parte, Miss March che prenderà il posto, guarda caso, di una donna uccisa nell’altro capitolo, avrà anche lei, in qualche modo, il motivo per cui essere una sorta di protagonista. Gli abitanti della villa: Bernard, il capofamiglia, i figli Alex e Honoria, e anche il primogenito ed erede Hugh con la nuova fidanzata Michelle, che saranno motivo di discussione e anche loro avranno un ruolo fondamentale nell’intreccio giallo del romanzo.
E poi Cosmo e Hilda, i due bassotti del reverendo Clement. Anche loro avranno un ruolo molto fondamentale per la scoperta del vero omicida, soprattutto Hilda con il suo modo di fare un po’ strano e particolare.

Il libro è carino e leggibile. È un giallo leggero e non particolarmente cruento. Le indagini sono studiate molto bene. L’unica cosa che rimprovero al Reverendo Coles è quello di essere molto prolisso. Si allunga molto sul mondo religioso e le sue tradizioni, ma forse è proprio la sua professione che tenta di spiegare, e ce la propone inserendo un giallo al suo interno.
Il consiglio che vi do, è quello di leggere l’altro capitolo prima di questo, perché l’autore, molto spesso fa riferimento a fatti accaduti precedentemente.

Silvia Marcaurelio

RECENSIONE - La teoria dello spillo di Michele Brusati

 

Milano, 2015
“A tirar giù uno spillo da questo finestrino, ora, a farlo cadere su Milano, puoi stare certo di una cosa: lo spillo beccherà un tizio intento a fregare qualcun altro. In questa città tutti si fregano a vicenda. È il passatempo ufficiale. Se non freghi un merlo al giorno, non sei degno di viverci! O ancora peggio, non ci sopravvivi.”

La voce che ci racconta la storia è quella ‘dell’Avvocato’. Già l’Avvocato, perché il suo nome non è dato conoscerlo.
Lui non è il protagonista della storia, o almeno ci prova a non esserlo, perché alla fine la sua compartecipazione è essenziale.
Lui è l’avvocato di Gian Maria Strazzer, un omone grosso, di poche parole, dai modi abbastanza rudi, non propriamente uno stinco di santo, custode dei beni del notissimo e non proprio onestissimo Tony Ebola; è affetto da una zoppia a una gamba procurata da un incidente sul lavoro non riconosciuto, ed è proprio per questo che è suo cliente.
Strazzer lo conosceremo alle prese con la giustizia; e non poteva essere altrimenti vista la sua propensione a mettersi nei guai. Fermato dai carabinieri, che di lui non sanno che farsene; non sanno se indagarlo per tentato omicidio o se dargli una medaglia per aver sgominato una banda di zingari.
Nella confusione della caserma dei carabinieri Strazzer incontrerà per puro caso Leda Sabrini, show girl famosissima, alle prese con una denuncia per stalking.
I due usciti dalla caserma, invece di tornare sulla retta via, ruberanno (cioè ruberà Strazzer), un vecchio Ciao tenuto sotto sequestro, e andranno in giro nella notte milanese.
Diciamo che questo sarà l’elemento cardine di tutta la storia che ne seguirà.

Una storia noir, che ci porterà a conoscere la città di Milano, melting pot di vite, di ambizioni, di affari legali o illegali, uniti a stretto giro con la politica, sotto le guglie del Duomo.
Al protagonista si aggiungono altri personaggi un po’ sopra le righe: ricconi, un colonnello in pensione, vamp, politicanti, criminali, vescovi, e finti avvocati, naziskin stupidi, una portiera impicciona, insomma, chi più ne ha più ne metta.
L’autore ritrae la città con una vena umoristica e scanzonata, come lo è il suo stesso protagonista, Gian Maria Strazzer, che porta il lettore più e più volte a sorridere della sua ironia spiccia ma, a tratti, anche amara.
In clima di elezioni politiche il ‘nostro’ avvocato, si troverà a dover difendere Strazzer in una cosa complicatissima, un ricatto che potrebbe far saltare l’elezione del candidato sindaco. E per lui è un grosso problema, perché lo studio dove lavora, lo rappresenta.
Torneremo indietro nel tempo e ci sembrerà di rivivere la questione “Mani Pulite” in chiave romanzata, con tutte le connivenze scoperte in quegli anni.

In ogni caso, oltre a essere un libro alquanto scanzonato, è anche un buon giallo e non mancherà il colpo di scena finale, degno della tradizione del miglior mistery.
Lo consiglio moltissimo, vi strapperà qualche risata, che non fa mai male, e leggerete comunque un buonissimo libro con una trama noir ben congegnata e con dei personaggi che farete comunque fatica a dimenticare, perché a Gian Maria Strazzer ci si affeziona veramente.

Silvia Marcaurelio

RECENSIONE - Vita fra i giganti di Bill Roorbach

A diciassette anni David “Lizard” Hochmeyer è alto quasi due metri. È il quarterback della scuola, ed è richiesto dalle maggiori università degli Stati Uniti, tra le quali Princeton. Ha una sorella più grande, Kate, anche lei sportiva, una promessa del tennis dell’Università di Yale. Il loro sembra un mondo ordinato, fatto di successi, bei vestiti, serietà nello studio e nello sport, buone azioni e sorrisi solari.
Ma il mondo al di fuori, quello che conducono i “grandi” non è proprio così patinato come sembra e i due fratelli lo capiranno, forse, nella maniera più tragica in assoluto.
Intorno a loro girano personaggi carismatici e non, tra cui una ballerina di fama mondiale Sylphide, sposata con un rocker di successo Dabney Stryker-Stewart, e altri di dubbia moralità.

In un giorno quasi normale, dopo un pranzo in un ristorante, i genitori di David e Kate vengono uccisi e i due ragazzi sono soli, alla deriva.
Nonostante tutto, tra molti bassi e qualche alto i due riescono ad avere una certa carriera nello sport: David come quarterback di riserva nella NFL nei Miami Dolphin, sempre desiderato dalle donne più belle, ma legato con un rapporto ambiguo e quasi malsano con Sylphide, e sua sorella Kate nel circuito professionistico di tennis, seguendo il percorso di sua madre. Però la vita dei due, costellata da svariate conoscenze e frequentazioni, si scopre essere piena di segreti mai confessati.

I segreti dei loro genitori, una madre ex campionessa di tennis dedita ai Martini, il padre arrestato da un giorno all’altro dall’FBI per oscuri motivi, così come quelli di Kate, eccentrica, folle, bellissima e bipolare, innamorata di un professore con il doppio dei suoi anni. E quelli della stessa Sylphide, ballerina classica convivente con Dabney Stryker-Stewart, una famosissima rock star degli anni Settanta, morto in circostante drammatiche. Tutti e due vivono una vita fatta di perdite, e senza le coordinate giuste scelgono ciò che gli propone al momento la casualità degli eventi.

I segreti, come abbiamo detto, sono veramente tanti, perché sono quelli che ogni personaggio che è presente nella storia porta con sé e che fanno vivere il racconto strutturato in piani diversi ma convergenti.
Le vite di Kate e David sono legate irrimediabilmente con i disastri del marito rockstar della ballerina, in modi intimi e sorprendenti. Anche nei decenni successivi, Kate e David, cercheranno in ogni modo di scoprire i motivi dietro la morte dei loro genitori, tornando più volte a parlare dei suoi loschi affari, delle finanze instabili, e della ballerina che si è insinuata in qualche modo nelle vite di entrambi.

A David “Lizard” Hochmeyer, giocatore di football e poi ristoratore di successo, non basta una vita per mettere insieme i pezzi di un puzzle complicato e duro da digerire.
Roorbach ci porta in un’America un po’ sconosciuta ai più. Un paese di provincia, Westport, vicino alla grande città. Un’America ferita dalla morte di Kennedy e dalla guerra del Vietnam, ma anche un’America fatta di persone losche e malfamate, di giri di soldi sporchi, di mafia e omicidi, di vendette efferate, di persone famose legate a doppio filo con loschi individui, ma ce le fa vedere con gli occhi di un ragazzo diciassettenne prima e con quelli di un uomo che, forse, non vuole vedere quello che lo circonda.
David è un personaggio particolare. Nonostante la sua altezza, la sua mole possa incutere terrore, è un uomo molto buono e molto onesto. È uno che lascia andare piuttosto che creare caos. Soffre molto la morte dei suoi genitori, nonostante ne parli poco con chi lo frequenti, soffre per un amore che potrebbe essere solo sbagliato, quello con Sylphide, ma è l’unico che riesce a durare nel tempo. Soffre la malattia di sua sorella Kate, e ne fugge prima, per pentirsene dopo.
È la sua vita quella che racconta Roorbach in questo romanzo, anche se il gigante del titolo non è lui.

Silvia Marcaurelio

lunedì 21 ottobre 2024

RECENSIONE - Il misterioso caso degli Angeli di Alperton di Janice Hallett


 Torna con una nuova pubblicazione Janice Hallett che tanto successo aveva avuto con il suo prima libro “L’assassino è tra le righe”, che aveva “testato” un nuovo tipo di stile romanzesco fatto tutto di sms, e-mail e messaggini WhatsApp, e che aveva avuto un buonissimo riscontro.

Anche con questo nuovo titolo, Il misterioso caso degli angeli di Alperton, la Hallett ci ripropone il suo stile di scrittura come nel primo romanzo. E anche questa volta non sbaglia nulla.
Il libro si presenta così:

«Hai una chiave che apre una cassetta di sicurezza. Dentro c’è un plico di documenti. Devi leggerli e prendere una decisione. Riporli nella cassetta e buttare la chiave dove nessuno possa trovarla. Oppure rivolgerti alla polizia».

All’inizio, sinceramente, nemmeno capiamo il motivo del messaggio… Lo capiremo poi!
La storia si basa su un vecchissimo caso conosciuto come Il misterioso degli Angeli di Alperton. Amanda Bailey è una scrittrice di libri true crime. Libri che trattano i casi criminali più eclatanti, lei li riporta alla luce, indaga e qualche volta scopre cose che magari a qualcuno erano sfuggite. Poi sta al pubblico decidere se quello che la scrittrice dice sia vero o meno.
Una nuova casa editrice, la Kronos, le propone di scrivere un libro proprio sul mistero degli angeli di Alperton, una setta religiosa con dei seguaci manipolati ad arte da un carismatico leader, che tentarono di uccidere il loro bambino perché lo credevano l’Anticristo.

Sono ormai passati diciotto anni da allora, e quel bambino è diventato maggiorenne. Quello che deve fare Amanda per avere lo scoop perfetto, è trovare il bambino, e fargli un’intervista. Ma la cosa non è così semplice.
Una casa editrice rivale, ma soprattutto un uomo con cui Amanda ha avuto a che fare nel suo passato e con cui non ha un buon rapporto, Oliver Menzies, hanno avuto la stessa idea, lavorare sul caso degli Angeli di Alperton.
Amanda si ritroverà a indagare in mezzo a tantissimi segreti e tantissime bugie, manipolazioni fatte ad arte, personaggi loschi, che hanno coperto la verità per moltissimo tempo, e da cui dovrà cercare di districarsi per arrivare all’agognata verità. Dovrà fare molta attenzione, perché le ultime persone che hanno tentato di fare luce sull’argomento sono improvvisamente morte, in qualche modo …

I personaggi del romanzo sono molti e complessi.
Li conosciamo soltanto attraverso le conversazioni registrate e trascritte dalla collaboratrice di Amanda, Ellie Cooper (un personaggio che avrà un perché), e le varie e-mail, e sms che si invieranno nel corso della storia. Con la lettura dei vari messaggi il lettore potrà seguire le vicende e il loro sviluppo, e i vari personaggi, ognuno il proprio punto di vista.
In effetti, con l’utilizzo dei messaggi e delle chat come architettura narrativa si perde quello che è il protagonista principale. Tutti hanno un perché, una propria “voce” e rendono la trama più ampia e coinvolgente.
Mano a mano che i piccoli pezzi del puzzle ci vengono rivelati, la trama diventa sempre più incalzante, qualche volta si sorride anche, ma è la voglia di conoscere finalmente la verità a rendere impazienti ad ogni pagina che si sfoglia.

Il finale è sorprendente e soprattutto inaspettato. È un romanzo che porta il lettore a riflettere su temi come la manipolazione mentale e il fanatismo religioso.
Il misterioso caso degli Angeli di Alperton è un romanzo intelligente e ben congegnato. Ha un tipo di scrittura particolare che forse all’inizio può lasciare interdetti, ma è strutturato benissimo ed è tutto veramente calcolato fin nel minimo dettaglio, ogni messaggio, ogni e-mail, ogni messaggio WhatsApp, ogni trascrizione, servono per conoscere a fondo la storia e ad arrivare all’epilogo.
Se vi piacciono i crime ben congegnati e con una bella trama, questo è il libro che fa per voi. Consigliatissimo. Buona la seconda, Hallett!

Silvia Marcaurelio

RECENSIONE - Vita fra i giganti di Bill Roorbach


A diciassette anni David “Lizard” Hochmeyer è alto quasi due metri. È il
quarterback della scuola, ed è richiesto dalle maggiori università degli Stati Uniti, tra le quali Princeton. Ha una sorella più grande, Kate, anche lei sportiva, una promessa del tennis dell’Università di Yale. Il loro sembra un mondo ordinato, fatto di successi, bei vestiti, serietà nello studio e nello sport, buone azioni e sorrisi solari.

Ma il mondo al di fuori, quello che conducono i “grandi” non è proprio così patinato come sembra e i due fratelli lo capiranno, forse, nella maniera più tragica in assoluto.
Intorno a loro girano personaggi carismatici e non, tra cui una ballerina di fama mondiale Sylphide, sposata con un rocker di successo Dabney Stryker-Stewart, e altri di dubbia moralità.

In un giorno quasi normale, dopo un pranzo in un ristorante, i genitori di David e Kate vengono uccisi e i due ragazzi sono soli, alla deriva.
Nonostante tutto, tra molti bassi e qualche alto i due riescono ad avere una certa carriera nello sport: David come quarterback di riserva nella NFL nei Miami Dolphin, sempre desiderato dalle donne più belle, ma legato con un rapporto ambiguo e quasi malsano con Sylphide, e sua sorella Kate nel circuito professionistico di tennis, seguendo il percorso di sua madre. Però la vita dei due, costellata da svariate conoscenze e frequentazioni, si scopre essere piena di segreti mai confessati.

I segreti dei loro genitori, una madre ex campionessa di tennis dedita ai Martini, il padre arrestato da un giorno all’altro dall’FBI per oscuri motivi, così come quelli di Kate, eccentrica, folle, bellissima e bipolare, innamorata di un professore con il doppio dei suoi anni. E quelli della stessa Sylphide, ballerina classica convivente con Dabney Stryker-Stewart, una famosissima rock star degli anni Settanta, morto in circostante drammatiche. Tutti e due vivono una vita fatta di perdite, e senza le coordinate giuste scelgono ciò che gli propone al momento la casualità degli eventi.

I segreti, come abbiamo detto, sono veramente tanti, perché sono quelli che ogni personaggio che è presente nella storia porta con sé e che fanno vivere il racconto strutturato in piani diversi ma convergenti.
Le vite di Kate e David sono legate irrimediabilmente con i disastri del marito rockstar della ballerina, in modi intimi e sorprendenti. Anche nei decenni successivi, Kate e David, cercheranno in ogni modo di scoprire i motivi dietro la morte dei loro genitori, tornando più volte a parlare dei suoi loschi affari, delle finanze instabili, e della ballerina che si è insinuata in qualche modo nelle vite di entrambi.

A David “Lizard” Hochmeyer, giocatore di football e poi ristoratore di successo, non basta una vita per mettere insieme i pezzi di un puzzle complicato e duro da digerire.
Roorbach ci porta in un’America un po’ sconosciuta ai più. Un paese di provincia, Westport, vicino alla grande città. Un’America ferita dalla morte di Kennedy e dalla guerra del Vietnam, ma anche un’America fatta di persone losche e malfamate, di giri di soldi sporchi, di mafia e omicidi, di vendette efferate, di persone famose legate a doppio filo con loschi individui, ma ce le fa vedere con gli occhi di un ragazzo diciassettenne prima e con quelli di un uomo che, forse, non vuole vedere quello che lo circonda.
David è un personaggio particolare. Nonostante la sua altezza, la sua mole possa incutere terrore, è un uomo molto buono e molto onesto. È uno che lascia andare piuttosto che creare caos. Soffre molto la morte dei suoi genitori, nonostante ne parli poco con chi lo frequenti, soffre per un amore che potrebbe essere solo sbagliato, quello con Sylphide, ma è l’unico che riesce a durare nel tempo. Soffre la malattia di sua sorella Kate, e ne fugge prima, per pentirsene dopo.
È la sua vita quella che racconta Roorbach in questo romanzo, anche se il gigante del titolo non è lui.

Silvia Marcaurelio

martedì 30 luglio 2024

RECENSIONE - Morte a Santa Rita di Elia Barceló

 

La prima cosa che mi ha attirato, molto, di questo libro è stata la sua copertina. Mi ha dato subito l’impressione di un senso di freschezza e leggerezza, che alle volte, ci vuole, anche in un libro giallo.
E la prima impressione che ho avuto non è stata mal riposta, perché leggendo questo libro, sono stata trasportata in un ambiente speciale, dove brulica una popolazione eterogenea di personaggi che ho ammirato; qualcuno meno e qualcuno più.
Ci possiamo tutti immaginare un posto pieno di fascino e segreti, tra palme e buganvillee, profumato con gli odori della primavera in arrivo e dalla vicinanza del mare, tra viti e olivi e paella cucinata all’aperto. Un’atmosfera calda e accogliente.

Riempi questo paradiso con delle persone speciali, di diversa età, chi giovane e studente, chi vecchio e pensionato, chi solo e bisognoso di affetto e mettili tutti insieme in una esotica casa affacciata sul Mediterraneo su cui bada, con affetto, una famosa scrittrice ormai novantenne, Sofia Walker. (Sophie, Sofia, Sophia. Lo troveremo scritto in tutte le salse). Insieme alla scrittrice famosa, c’è Candy, la sua segretaria e braccio destro; Robles, commissario di polizia in pensione; un gruppo di studenti universitari, tra cui spiccano Nel, Elisa e Nines; Miguel, insegnante di matematica cieco e sua moglie Merche, e tanti altri. A loro si è appena unita Greta, nipote e traduttrice di Sofía, nonché sua unica erede, arrivata dalla Germania in cerca di serenità dopo essersi separata da suo marito, dopo un matrimonio trentennale e due figlie ormai grandi. Hai tutto? Bene, benvenuti a Santa Rita o come lo chiamano i paesani di Benalfaro, (paesino vicino ad Alicante), La Casa’ las Locas.

Questo di Santa Rita è un universo pacifico e singolare, come tutti i suoi abitanti, ma l’arrivo di una vecchia fiamma di Sofia, il non proprio buon uomo José “Moncho” Riquelme, che ha in mente progetti non proprio all’insegna del quieto vivere per Santa Rita, non trasformerà la pacifica quotidianità con un delitto del quale tutti saranno sospettati.
Il racconto è ambientato nel 2017, sulla costa di Alicante, un’oasi nata prima come centro termale, trasformato poi in un sanatorio per malate mentali e poi nella casa della famosa scrittrice di fama internazionale che firma i suoi libri con due pseudonimi diversi, uno per i romanzi polizieschi e l’altro per il genere rosa con un tocco di erotismo. Una donna che ha vissuto la sua vita molto intensamente e che ora la condivide con un gruppo eterogeneo di persone, tutte con una storia passata alle loro spalle.

Con una narrativa cadenzata dal ritmo del vento primaverile, molto piano o molto forte a seconda dei giorni, l’autrice ci introduce nella vita di ciascuno dei personaggi coinvolti nella storia, svelando man mano i pezzi di un puzzle molto complesso, il tutto narrato in terza persona, creando un universo unico, a tratti accattivante, di una piccola comunità multigenerazionale, tutti impegnati e collaborativi per il bene comune di Santa Rita.
L’autrice nelle pagine dei ringraziamenti ci svela che questo su Santa Rita e sui suoi personaggi sarà il primo di una serie di racconti, in cui in ognuno troverà posto la storia degli altri personaggi importanti di questo primo capitolo. Tutte le storie saranno, naturalmente, ambientate a Santa Rita e ci faranno scoprire altri segreti e ferite che ognuno di loro si ostina a nascondere.

Ci ritroveremo ancora a passeggiare tra le palme e le buganvillee, al tramonto in una tipica atmosfera del Mediterraneo, sotto un cielo tinto di rosso, viola e cremisi.
Morte a Santa Rita è un romanzo corale con toni di suspense, in cui il lettore è invitato a riflettere sulla colpa, sulla vecchiaia, sulla solitudine, sulla malattia e sulla morte, ma anche sulla vita condivisa in un caldo rifugio di persone accomunate da un bene comune.
Questo è solo il primo capitolo e ve lo consiglio e vi dico anche di leggerlo con molta calma…

Silvia Marcaurelio

lunedì 10 giugno 2024

RECENSIONE - L'amore non lo vede nessuno di Giovanni Grasso

Inizio col dire che questo romanzo non lo inserirei certamente nella categoria dei “gialli” o dei “noir”, perché secondo me non ha niente a che vedere con queste categorie. Poi il libro è molto bello e gradevolissimo da leggere, un pizzico di mistero c’è, e non guasta, ma la storia in sé è tutt’altro.
Siamo a Civello, un paesino a 30 km da Milano, è un’afosa giornata di giugno ed è anche il giorno del funerale di Federica, una giovanissima ragazza nata in paese, ma trasferitasi a Milano per seguire la sua carriera. È morta in un incidente stradale, come tanti giovani al giorno d’oggi, a causa della forte velocità, finendo contro un Tir.
Silvia è sua sorella, cioè era sua sorella. E ora che Federica non c’è più, la piange insieme al suo anziano padre, a suo marito e alle sue due bimbe.
Mentre legge il salmo che conclude la messa funebre, Silvia si dà un’occhiata intorno e vede lo strazio vero dei suoi familiari, e la voglia di fuggire degli amici e dei colleghi milanesi di Federica; tutti presenti per dovere e non per altro.

Tra tutti però spicca un uomo, molto elegante, più in là con gli anni degli altri presenti, uno sconosciuto che però sembra molto scosso e realmente commosso dalla dipartita di Federica. Giorni dopo, con il padre lo incontrerà di nuovo al cimitero con in mano un mazzo di peonie rosa, il fiore preferito di Federica, accompagnato da un biglietto con parole piene d’amore firmato P.
Silvia sa di non sapere molto della vita che conduceva sua sorella a Milano, non si parlavano molto e quando succedeva era più per litigare che altro, ma sa che il misterioso P. sa sicuramente molto più di lei.
Tra i due, quando si incontrano di nuovo sulla tomba della ragazza, si stabilisce un patto. L’uomo le regalerà un’ora del suo tempo ogni martedì, per raccontarle chi era veramente Federica e della sua storia con lei, purché non indaghi sulla sua identità, visto che è una persona in vista e conosciuta.

Da questo punto in poi avremo la storia nella storia, quella di P. che ci racconta la sua e quella di Federica, rivelando una storia scabrosa, a tratti inquietante e perturbante, ma anche di un amore travolgente e appassionato, e quella di Silvia, che ascolta e divora ogni cosa, impaziente di rivedere l’uomo al prossimo appuntamento.
Gli appuntamenti di Silvia con il misterioso P. diventano per lei una sorta di ossessione, che la scuotono dal tran tran della sua vita quotidiana, fatta di famiglia, figlie e poco altro.

Giovanni Grasso attraverso i racconti di P. crea due personaggi con due personalità completamente diverse tra loro. L’uomo tutto d’un pezzo, molto raffinato, di mondo, con una grande cultura, elevato senso del dovere, molto devoto. La ragazza molto disinibita, esigente, manipolatrice, contorta. Le loro storie, nonostante la grande differenza di vedute, si incontreranno e fonderanno in un’unione decisamente morbosa e turbolenta.
Quello scritto da Grasso è un romanzo molto affascinante, che sembra una storia facile facile, ma non lo è per niente anche se scritta in maniera decisamente scorrevole e leggibile. Tratta argomenti tutt’altro che superficiali, come la personalità narcisistica, la passione ossessiva, l’amore assoluto, e temi religiosi, sociali ed etici quali la trasgressione delle regole, la tentazione, la ricerca della verità, aiutato con delle citazioni ad hoc di autori come S. Agostino, Epicuro, Dante e altri, come già nel titolo stesso del romanzo, L’amore non lo vede nessuno, frase presa da uno scritto di S. Agostino.

Consiglio veramente di leggerlo, a tutti, anche se, come già detto all’inizio, di giallo ha veramente poco, se non il mistero della vita dei personaggi, che si scoprirà mano a mano nel corso della lettura e l’identità di P. che leggendo si riuscirà a capire da sé.

Silvia Marcaurelio

 

venerdì 24 maggio 2024

RECENSIONE - Ti ricordi Mattie Lantry di William Wall

Lo scrittore Jim Winter si ritrova recluso assieme a sua moglie Catherine, professoressa di filosofia, nella loro casa di Dublino. Sono nel pieno del lockdown da Covid19, i vaccini non ci sono ancora, e le persone muoiono per questa nuova pandemia mondiale.
I due non fanno che leggere testi sulle pandemie precedenti, come i libri di Defoe e Pepys, confrontando i provvedimenti presi allora, secoli addietro.
Annoiato da tutto questo decide di offrire un corso di scrittura online a cinque aspiranti scrittori, tutto in modo anonimo.
Tra tutte le storie che legge spicca quella di Deirdre, che racconta la tragica fine di un ragazzo alienato da tutti i ragazzi del paese e ritrovato privo di vita in un cimitero a soli diciassette anni.

Appena legge il primo capitolo, Jim Winter si rende conto che quella è una storia che lui conosce, ma potrebbe non essere il solo, quindi quando Deirdre continua a inviare capitolo dopo capitolo, gli appare però sempre più evidente che la storia che lei racconta è quella del suo passato adolescenziale.
Chi è questa Deirdre? Come fa a sapere le cose successe in quel periodo? Ma sa davvero tutto? E in che modo Jim Winter, famoso scrittore è coinvolto in tutto questo?
Per scoprirlo l’autore deve tornare nei luoghi della sua adolescenza, a Rally un paesino di pescatori sulla costa irlandese, sferzato dal vento e dalle maree e incontrare le sue vecchie conoscenze che sono ancora lì.

William Wall crea un romanzo molto affascinante, una storia nella storia. Ci fa conoscere da una parte il personaggio di Mattie Lantry, il vero protagonista anche se sta sullo sfondo, se viene raccontato da altri. E dall’altra parte la storia di Jim Winter, lo scrittore famoso che ha una storia tutta sua, ma che in alcuni punti coincide con quella che viene raccontata su Mattie.
Il periodo adolescenziale di Jim Winter e di Mattie Lantry scorre su linee parallele. Vivono in due mondi completamente diversi, di buona famiglia il primo, orfano il secondo. Ma Jim ricorda quel periodo con molta angoscia e comincia a farsi delle strane domande. Chi è Deirdre? Come fa a sapere tutti i dettagli sulla storia di Mattie?
Molto bravo Wall a psicanalizzare il personaggio dello scrittore confuso, sia dal periodo del covid, che ha paralizzato il mondo e forse anche le menti, sia dal venire a galla di una storia che lui ha relegato in un angolo morto della sua mente, sia la creazione di due personaggi particolarmente azzeccati come quello della scrittrice fantasma Deirdre e quello di Mattie Lantry il ragazzo scanzonato, con la testa tra le nuvole, ma buono e generoso e di cui non si può fare a meno di affezionarsi.

La narrazione di Wall è molto ben congegnata perché scorrevole e profonda al tempo stesso, e infarcita di riferimenti e citazioni di autori passati.
Bella anche la composizione dei dialoghi tra lo scrittore e i partecipanti al corso di scrittura. La forma di comunicazione anonima che avviene tra loro. Le e-mail che sembrerebbero “fredde” come il periodo in cui è ambientato il libro. Ma l’armonia funziona bene.
Di questo romanzo funziona tutto alla perfezione, anche se non è un giallo vero e proprio, l’indagine più che essere un’indagine, è un’introspezione dell’autore. Non esiste un poliziotto, ma qualcuno che vuole far luce sulla morte di Mattie Lantry anche a costo di scoperchiare il vaso di Pandora, mettendo in luce la vera natura umana, la fragilità e la debolezza dell’uomo, la facilità con cui poche parole fanno riemergere i demoni passati e quello che siamo veramente e il modo di affrontare un passato scomodo, velocemente rimosso.
Gli altri personaggi, sono delineati con poche e brevi descrizioni, ma rendono in pieno l’idea delle loro figure e le rendono credibili.
E poi, i paesaggi a far da sfondo alla storia, straordinari da essere vivi, ed essendo stata da poco in Irlanda, mi ci sono ritrovata dentro.
Consigliato a chi ama la psicologia più del giallo in sé.

Silvia Marcaurelio

 

martedì 7 maggio 2024

RECENSIONE - Grado in fiamme. La commissaria Degrassi torna in servizio di Andrea Nagele


Maddalena Degrassi non è più lei da quando Franjo è morto. È in un lutto perenne (se fosse per lei). Non sa quanto tempo le occorrerà per superare la perdita del suo amato che è sempre presente nei suoi pensieri. È addolorata da un anno e mezzo, completamente sprofondata nel suo dolore.
Pensava di sposarlo Franjo, e per lei, quella di sposarsi era stata una decisione importante. Non che non volesse farlo, ma voleva trovare la persona giusta, non come sua madre che pensava soltanto ad avere una posizione sociale. Lei voleva Franjo perché sapeva che era adatto a lei, che era la sua persona perfetta.
Tutto glielo ricorda, i profumi delle erbe, la cucina, il vino di cui ora fa spesso uso per stordirsi.
Come si può riuscire a superare il dolore di una perdita simile, come si può andare avanti quando il passato e il pensiero di quello che avrebbe potuto essere ti dilania l’anima?
Ma Maddalena deve trovare un appiglio, e sarà il suo “patrigno” a dargli l’ancora della salvezza, anche se forse lei non se ne accorge.
Grado ha bisogno di lei. Della commissaria Degrassi. Di quella commissaria di cui tutti parlano bene, perché riesce a risolvere ogni cosa.
E le cose a Grado cominciano a farsi brutte. Le strade sono invase da decine di incendi e la gente ha paura.

All’inizio sembrano cose da poco, ragazzate. Ma quando su una barca ci scappa il morto le cose cominciano ad essere prese sul serio e si pensa a un piromane.
Un piromane che gode delle conseguenze di quello che fa, che vede fin quasi alla fine, bruciare ciò a cui ha dato fuoco.
La gente pensa di non essere al sicuro. E se oggi toccasse a me? Alla mia famiglia? Alla mia casa? Alla mia macchina? Alla mia barca?
I vigili del fuoco lavorano a spron battuto giorno e notte senza risparmiarsi, mentre i poliziotti cercano il colpevole.
Riusciranno a trovare il colpevole, prima che tutta Grado venga avvolta dalle fiamme?

La storia che leggeremo inizierà con il colpevole, il piromane, che ci parla. Sarà lui in prima persona a presentarci il nuovo capitolo della storia della Commissaria Degrassi.
Il libro è suddiviso su due piani di pensiero narrativo, come d’altronde è già successo nei capitoli precedenti e dove si scontreranno due punti di vista diametralmente opposti. Il Male e il Bene.
La Nagele è molto brava a narrare le vicende della commissaria Degrassi e in questo capitolo ci è piaciuta molto l’introspezione della stessa commissaria, in un lutto che la fa quasi crollare. Dove leggiamo i sentimenti veri per Franjo, la paura della gente per gli incendi, i pensieri oscuri del piromane. Ci fa sentire partecipi e ci emoziona, tanto da farci sentire quasi parte della storia.

Lo stile è come sempre coinvolgente e scorrevole. La narrazione è suddivisa tra i vari protagonisti della storia, ognuno con il suo punto di vista.
Oltre alla città di Grado che fa da sempre sfondo alle storie della commissaria Degrassi, il nuovo protagonista di questo libro è l’introspezione dei sentimenti derivanti dalla perdita di una persona cara, che può essere un fidanzato, un padre, e il modo diverso di vivere la vicenda. C’è chi ha la forza di rialzarsi e chi si distrugge ed entra in un buco nero da dove non ne uscirà più.
Molto bello veramente. Mi è piaciuta tanto l’introspezione dei personaggi che debbono superare la perdita di una persona cara. Le varie elaborazioni del lutto vissute in maniera completamente diversa. È un libro molto “psicologico”, ma allo stesso tempo ci mostra che nonostante tutto si può, se si vuole, riemergere dal fondo e ritornare alla vita.
Consigliato.

Silvia Marcaurelio

 

mercoledì 17 aprile 2024

RECENSIONE - The Screen. Impresso nei miei occhi di Alessandro Pasquinucci


Siamo nella soleggiata Firenze, anni nostri. Sara è una giovanissima studentessa universitaria che tenta di barcamenarsi come può, tra un lavoro e l’altro, per racimolare quel po’ di soldi per sopravvivere e continuare a studiare. Ma in effetti sta per crollare.

All’età di sedici anni se ne è andata via di casa per un motivo che preferisce tenere per sé. Aveva solo sua madre, ma l’aveva abbandonata nel momento del bisogno, e quindi Sara ha fatto le valigie e se n’è andata, rompendo completamente con il passato.
La sua migliore amica Bea, che conosce da quando si sono ritrovate insieme sperdute nei corridoi dell’università, le parla di un possibile lavoro come moderatrice in una nuova società digitale, tanto per aumentare le entrate da cameriera che non le bastano più.
Così Sara fa la conoscenza di The Screen, dove ogni giorno dovrà visionare migliaia di video prima che questi vengano pubblicati sui social network. Dare parere negativo o positivo, rispettando comunque una serie di regole imposte dall’azienda stessa.

La ragazza si ritrova invischiata nel posto in cui l’umanità dà il peggio di sé: il mondo dei social network. Ogni giorno si trova a visionare migliaia di video dove assiste, impotente, a violenze verbali, fisiche, umiliazioni, autolesionismo, di fronte ai quali però deve rimanere impassibile e dare solo la sua approvazione alla pubblicazione o meno.
Un giorno però si imbatte in un video che le fa rivivere un suo trauma del passato, ma che finisce ancor peggio di come era andata a lei.
Quel video le rimarrà talmente impresso negli occhi e nella mente, che quando guarderà la notizia al telegiornale del suicidio di una sedicenne, Alba, Sara la riconoscerà nella ragazza del filmato.

Da qui inizierà una serie di indagini tra Bea che la consiglia, il fratello di Alba, Giacomo, che la spinge ad aiutarlo, lo psicologo Cipriani, messo a disposizione da The Screen, che tenta di aiutarla e l’ispettore Lari, che ha indagato sulla scomparsa e morte di Alba definendola un suicidio.
Tutti i personaggi oscillano tra luci e ombre, ognuno ha una parte che sembra divisa in due. Sono tutti molto ambigui. Tranne Tilly e leggendo il romanzo saprete perché …
Alessandro Pasquinucci con questo romanzo ci porta in quello che è considerato il mondo moderno, ma altro non è che la sua pattumiera, dove tutto è considerato possibile, ma niente è più falso. Dove i social network parlano alle nuove generazioni rendendole partecipi, inconsapevoli, di essere su una linea molto sottile tra il lecito e l’illecito, postando contenuti potenzialmente pericolosi.

Davvero molto bello questo romanzo, nato come lettura per ragazzi, infatti ne è consigliata la lettura dai tredici anni, secondo me è un romanzo per tutti, anzi dovrebbero leggerlo i genitori in primis. L’intrigo è ben strutturato, c’è tutto il mondo odierno, con le sue parole strane che agli occhi di una “boomer” come me risultano quasi sconosciute, ma che è proprio questo il suo merito, quello di far avvicinare noi “grandi” ai più piccoli e capirne le inflessioni e non solo, ci fa stare con gli occhi aperti su un mondo, che ha tanto da dare, ma che può fare anche molto, molto male.
Il ritmo è serrato, sembra di essere dentro una pellicola cinematografica. Il giallo è intenso e il colpo di scena finale è assicurato.
Leggetelo, ve lo consiglio caldamente.

Silvia Marcaurelio