giovedì 12 novembre 2015

RECENSIONE – Il quartetto della sposa. Un amore per sempre vol. 04 di Nora Roberts



Quarto e ultimo capito della serie de “ll quartetto della sposa”. La protagonista, lasciata ultima per scelta, soprattutto per il suo bel caratterino, è Parker Brown. L’ideatrice e l’organizzatrice di “Promesse”. Quella che ha avuto l’idea principale e l’ha proposta alle sue amiche. Quella che ci ha messo anche la casa. Quella che ci mette tutta se stessa 24 ore su 24, sopportando lamentele, piagnistei, litigi e crisi, facendo del suo lavoro il suo totem, tranne quando ha bisogno di prendere gli antiacidi per lo stomaco. Forse è quella che, tra le quattro protagoniste, si sbatte di più, e crede fermamente in quello che fa. Questo le viene dall’educazione avuta dai suoi genitori, dal loro esempio di amore fedele e indefesso, da come è stata da loro cresciuta. Quello che Parker mette nel suo lavoro, rispecchia in tutto e per tutto quello che i suoi genitori avrebbero voluto che lei diventasse. Una persona affermata, ma che se ha l’opportunità, di aiutare gli altri ad essere felici. Ma chi farà felice lei? Le sue amiche sono tutte in coppia ormai, lei è l’unica che è rimasta sola, tanto che suo fratello Delaney ha provato a non farla sentire sola, invitando (nel precedente episodio) Malcolm il meccanico ricco nella loro vacanza al mare (anche se poi se ne pentirà!). Parker è forte, determinata e testarda, ma salda nelle sue convinzioni. La morte dei suoi genitori l’ha segnata, ma l’ha fatta anche crescere, e la vicinanza della signora Grady, tuttofare della famiglia, e di suo fratello sono stati di grande aiuto nelle sue scelte. Tutto sembra che sia perfetto, ma manca qualcosa, l’amore che avevano i suoi due genitori. Inaspettatamente comincia a frequentare Malcom, anche se è uno che le da sui nervi perché riesce sempre a farla rimanere senza parole. Che sia lui la persona giusta? Possibile che lo scorbutico amico di suo fratello sia la persona più adatta a lei? In effetti il carattere ce l’ha, anche se la fa irritare, ma tra loro fanno scintille, anche quando litigheranno rischiando di mandare tutta la loro storia in fumo, ma al solito, il lieto fine c’è, come sempre, quindi non disperate. I due riusciranno a confidarsi i problemi e a superarli tranquillamente, il tutto con amore, amore e amore … e finalmente vissero tutti felici e contenti. Alla fine di tutta la serie posso dire? Ma queste quattro lavoravano per se stesse? (Scusa zia Roberts, però la domanda mi è sorta spontanea!). Come sempre ben scritto, trama accattivante e scorrevole. Per le amanti del genere. Voto: 6+

RECENSIONE – Il quartetto della sposa. Il sapore della felicità vol. 03 di Nora Roberts



Terzo capitolo della saga de “Il quartetto della sposa”, la protagonista indiscussa di questo volume è Laurel, la pasticcera del gruppo, con le sue splendide creazioni di torte nuziali e biscotti e dolcetti. Tutto l’ideale per far assaporare ai futuri sposi e ai loro invitato la dolcezza di quel momento sublime. Nel precedente capitolo c’era stato un piccolo gancio per la storia che si svilupperà in questo capitolo. Laurel ha da sempre un debole per Delaney, il fratello della sua amica Parker, fin da quando erano piccole. Ma sa che lui è inavvicinabile, soprattutto perché, lei pensa, lui è un “Brown” e non si può certo abbassare a frequentare una come lei che viene dai bassifondi. Certo lui non le ha mai fatto pesare questa cosa, anzi la tratta come una sorella acquisita e la protegge. Ma lei non è quello che desidera. Vorrebbe veramente vivere la sua storia d’amore con lui anche se questo sentimento, se liberato, coinvolgerebbe tutti gli altri abitanti di Villa Brown, ma soprattutto Parker a cui lei è legata da un’amicizia più che viscerale. Anche Parker avrà i suoi bei problemi, non dovuti al fatto che Lauren frequenti suo fratello e che non sia alla sua altezza, assolutamente no! Parker avrà paura che la sua amica non possa più essere sincera con lei, raccontandole gioie e dolori, come sono solite fare tra di loro, perché questa volta si tratta di suo fratello. Parker non ha difficoltà ad ammettere quando suo fratello sbaglia e in questo appoggia Lauren in tutto e per tutto. Ma il ritorno in circolazione di Linda, l’incresciosa, perfida, egoista e pettegola mamma di Mac, riesce a creare scompiglio nella storia tra i due. Ma come ho già detto, i libri del genere non sono fatti per finire male, ma per il lieto fine, quindi anche Lauren e Dilaney avranno la loro storia d’amore … ora non rimane che sistemare Parker e ne abbiamo un assaggio proprio in questo capitolo.  Lo stile dell’autrice rimane fine a se stesso. Romanzo che ci tiene compagnia senza troppe pretese, con tanto, tanto romanticismo. Voto: 6+

RECENSIONE – Il quartetto della sposa. Letto di rose vol. 02 di Nora Roberts



Secondo capitolo della saga “Il quartetto della sposa” dedicata all’agenzia “Promesse”. Come nel capitolo precedente si inizia con il flashback che riguarda la protagonista, che stavolta è Emma, dove si vedono le quattro amiche ragazzine che parlano di primi baci e livello di entusiasmo. Emma è la super romantica del gruppo, d’altronde il suo lavoro non può proprio fare a meno del romanticismo, visto che lavora con i fiori, e crea dei magnifici bouquet e dei bellissimi decori per rendere l’ambientazione dei matrimoni qualcosa che rispecchi una favola. Il suo lavoro è quello di dare alle clienti tutto il romanticismo che desiderano. Il protagonista maschile è Jack, amico del gruppo da anni, quindi un po’ uno di famiglia. Può un’amicizia come quella che c’è tra Emma e Jack trasformarsi in amore, senza che il rapporto venga turbato? La Roberts ci presenta il punto di vista di entrambi i personaggi. Jack è un rubacuori, un donnaiolo e non ama perdere tempo, Emma invece è una che ha anche lei una certa esperienza di uomini, visto la sua bellezza, ma sa che il suo uomo dovrà essere molto diverso da quelli frequentati fino ad ora. Quello che le ruberà il cuore dovrà essere molto simile a suo padre. Certo Jack non è proprio il rappresentante ideale per l’uomo romantico che ha in mente Emma, ma con l’amore non si può fare nessuna previsione. Il loro percorso di avvicinamento risulta divertente tra e-mail piccanti e situazioni esilaranti. Emma è stupita che possa provare una forte passione per lui, avendolo avuto così vicino per tanto tempo e Jack cerca di non fare previsioni su quello che può essere e potrà essere, gli piace vivere alla giornata, fino a quando non capirà che Emma è quello che sta cercando. La Roberts come al solito è bravissima a descrivere i sentimenti attraverso i dialoghi tra i protagonisti. Le interazioni tra personaggi secondari e primari mantiene il ritmo della narrazione gradevole e scorrevole.  Nel sottofondo della vicenda principale, rimane intatta la storia di amicizia tra le quattro amiche che farà sempre da sfondo alle loro storie. Il lieto fine non manca mai e quindi anche Emma lo avrà con il suo Jack, dopo il classico litigio che li allontanerà per un po’. Sembra finire tutto, ma è solo l’inizio di tutto. Lettura leggerissima, e per super romantiche. Voto: 6+

RECENSIONE – Il quartetto della sposa. La sposa in bianco vol. 01 di Nora Roberts



Primo capitolo de “Il quartetto della sposa”. Questa è la storia di 4 amiche. Quelle vere, quelle “per la pelle” che non si lasciano mai, nemmeno un secondo. E’ la storia di MacKensie, Emma, Laurel e Parker dei loro sogni di bambine divenuti realtà. Sono quattro donne, quindi quattro storie e questa è la prima. Ognuna delle quattro donne ha una funzione diversa in una società di wedding planner, Mac è la fotografa, Emma la fiorista, Laurel la pasticcera e Parker la risolvi problemi. Svolgono il loro lavoro presso Villa Brown, di proprietà di Parker e di suo fratello Delaney, eredità dei loro genitori, periti in un incidente stradale. La protagonista del primo capitolo è Mac. Mac è una persona particolare, figlia di due genitori a dir poco strani. Suo padre è assente da sempre, e l’unica cosa che è capace a fare, è farle, fin da quando era piccola, dei regali costosi. Sua madre invece è un capitolo a parte. E’ una donna che vuole tutto accentrato su se stessa, tanto da sovrastare la figlia con le sue incredibili richieste, spesso di denaro, estremamente infantile, egoista ed egocentrica.  Sembra non fregarle nulla di quello che sua figlia prova, lei è sempre quella al primo posto. Colleziona una invidiante lista di mariti e quindi di divorzi con altrettante scenate, mobili rotti e cocci da raccogliere, sempre dalla figlia. La storia si apre con un flashback. Mackensie e le altre sono ancora bambine, e nei loro giochi ricorreva spesso “Matrimonio”. Le quattro utilizzavano quello che capitava loro tra le mani, per officiare un rito matrimoniale più veritiero possibile. Abiti, animali e fratelli recalcitranti, tutti precettati per rappresentare un matrimonio con i fiocchi. Ma Mac non ne poteva più di indossare il vestito di Biancaneve, che oltretutto le faceva prurito, quindi con l’ultimo costoso regalo di suo padre, una Nikon professionale, si impose come fotografa del gruppo e riuscì a fotografare un bellissimo attimo, dove le tre travestite sembravano veramente far parte di un corteo nuziale, e una farfalla blu si era posata sul bouquet improvvisato, della sposa improvvisata. Ora sono grandi e il sogno è diventato realtà, una realtà che si chiama Promesse e che da  loro da vivere. Le persone si rivolgono al loro per rendere il loro matrimonio un giorno indimenticabile. Nella preparazione di uno dei tanti eventi che “Promesse” propone, c’è il matrimonio di Sherry Maguire da progettare e organizzare. Questo è il modo in cui Mac e Carter riescono a conoscersi. Lui è un professore di letteratura un po’ imbranato, tanto che il loro primo incontro è dovuto ad una testata contro un mobile, ma è anche un uomo buono e soprattutto gli piace ciò che fa, tanto da aver rinunciato a proposte molto più interessanti nell’editoria a New York. Scopriamo i due protagonisti a poco a poco. Mac è una persona che ha poca fiducia in se stessa e nella sua capacità di portare avanti una relazione, visti i genitori che si ritrova, ma piano piano Carter riuscirà a penetrare la sua scorza… Carter invece è un timidone ed imbranato, soprattutto nelle relazioni interpersonali, che non siano quelle tra professore e studente, ma sembra che Mac sia proprio la donna che fa per lui; d’altronde ha una cotta per lei dai tempi della scuola, è il loro incontro non è qualcosa al di fuori dal comune che potrebbe segnare il loro destino? Il libro come, come tutti i romance della Roberts, ha il classico lieto fine del “tutti vissero felici e contenti”, però la Roberts è una volpona nel suo mestiere, e anche in questi romanzetti (ha scritto di meglio) si vede la sua stoffa. Anche con storie trite e ritrite, che non hanno granché di originale,  riesce comunque a farti scappare un sorriso od una lacrimuccia, soprattutto ad una romanticona come me. Quindi il libro assolve al suo dovere; intrattenere una donnuccia piagnucolosa in una serata invernale, con tanto di copertina, divano e cioccolato caldo. Voto: 6+

sabato 24 ottobre 2015

RECENSIONE – Tutto è possibile di Luca Spaghetti





Cosa può succedere nella vita di una persona normale trovandosi, per caso o per fortuna, protagonista  di un romanzo che è diventato un best-seller mondiale, da cui poi è stato tratto un film con attori del calibro di Julia Roberts e Javier Bardem? Questo romanzo è la storia di quello che è successo dopo l’uscita del libro Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert, dove Luca Spaghetti, personaggio che ai più sembrava irreale visto il cognome, ma che invece era una persona normalissima, viva e vegeta. Luca è un commercialista romano e ha avuto la fortuna di incontrare e diventare amico di Elizabeth Gilbert. La storia quasi tutti la conoscono, ma il breve riassunto è questo. Luca ed Elizabeth vengono messi in contatto da un comune amico. Lei ha bisogno di riprendersi da un brutto divorzio e ha deciso di fare un lungo viaggio e Roma sarà una delle sue mete. Luca è quel contatto ed all’inizio pensa di trovarsi davanti ad una persona barbosa che alla prima difficoltà scapperà a gambe levate. Ma non è così, con Elizabeth ci sarà subito un feeling che si trasformerà in una grande amicizia che dura tutt’ora. Luca subisce gli sconvolgimenti che provoca balzare agli onori della cronaca, soprattutto con l’uscita del film, dove alcuni elementi per lui importanti vengono stravolti. Lui lazialissimo è diventato romanista e da alto e magro, è diventato un uomo basso, grassottello e con la barba. “Non avevo sinceramente vanità da fotomodello, ma lo scoprirmi in pochi minuti grasso, calvo e persino romanista mi ha provocato indubbiamente qualche capogiro e penso che tutto ciò avrebbe scosso anche il più equilibrato tra dei monaci tibetani.” A questo punto a Luca non rimane che scrivere una sua versione della storia “Un romano per amico. Mangia, prega, ama a Roma”, dove rimettere in ordine almeno alcune delle cose e raccontarne altre secondo il suo punto di vista. Questa storia che abbiamo tra le mani, è la storia nella storia di tutto ciò accadrà a Luca Spaghetti mentre scriverà il suo primo libro. Faremo un giro guidato nelle meraviglie di Roma, a cui Luca è particolarmente legato, e che fa venire voglia di prendere una cartina tra le mani e seguire i suoi percorsi e perché no? Anche il “Sentiero degli Imperatori” percorso dai piccoli Spaghetti nelle estate roventi di Roma. Ci racconta anche un po’ di se Luca. Del piccolo diavolo che sarebbe stato severamente punito da tutti gli animalisti mondiali… e penso al povero Zum Zum ed alla povera Ida… (spero ce l’abbiano fatta lontano da te Luca!). Oppure alle sue partite di calcio nella parrocchia. Tutto quello che è servito a creare e modellare il Luca odierno. E poi… poi la voglia di fare qualcosa di importante e Mangia, prega e ama di Elizabeth Gilbert è stata per lui la molla per emergere. Luca Spaghetti ci racconta che diventare scrittori non è poi così facile, ci si scontra con certezze ed incertezze, con pro e contro. Con ansia, voglia e passioni. Ci racconta di come è nato finalmente il libro. Le poche persone che sapevano che lo stava scrivendo. Ma come tutto questo è stato qualcosa di fantastico che ha concatenato una serie di eventi, uno più bello dell’altro che sono successi durante la stesura del libro e anche dopo a libro finito. Dove sembra che “Tutto è possibile”, anche che una persona normale riesca a conoscere l’umanissimo capitano della sua squadra del cuore, che il suo libro possa essere tradotto in svariate lingue e che, visto il suo cognome, possa essere nominato Ambasciatore della Carbonara negli Stati Uniti. Il libro ci sprona ad affrontare la vita, a provare a realizzare i sogni che sono la nostra linfa vitale, e Luca con la sua semplicità, e con la sua “purezza” ci trasporta nel suo di sogno divenuto realtà. Voto: 7

mercoledì 21 ottobre 2015

RECENSIONE - Borgo Propizio di Loredana Limone

Come spesso dico, ogni libro ha il suo tempo … nel senso che prima o poi il tempo di leggerlo arriva. Può passare un giorno dall’acquisto, può passare un mese, ma delle volte anche anni. Come è successo a me con questo libro. In lista dei desideri da un sacco di tempo, c’era sempre qualcos’altro che gli passava avanti. Mi dicevo: “Prima o poi lo compro. Prima o poi lo leggo.” Ecco il momento è finalmente arrivato e non mi sono per niente pentita. Il libro è una passeggiata tra gli scorci di un paesino in collina chiamato Borgo Propizio, anche se così proprio non è. Non so per quale motivo ma l’ho immaginato come il paesino di mia madre, appollaiato su un cucuzzolo, con le case una addossata alle altre, strade in salita, scale su scale, vecchie case con i vasi pieni di fiori su balconi e terrazze. E ho provato a dare una faccia ai paesani di Borgo Propizio, pensando chi nel paese di mia madre avrebbe potuto essere Mariolina, chi Marietta, chi Belinda, chi Ornella, chi l’avvocato Cesare, la moglie Claudia o l’avvenente Ruggero. Devo dire che non per tutti sono riuscita a trovare una persona vera che potesse prenderne il ruolo, però è stata una cosa divertente immaginarmeli in quei panni, perché in effetti sono un po’ così veramente. La storia è questa. A Borgo Propizio non succede mai nulla, ma finalmente in quel nulla qualcosa si sta muovendo. Le due sorelle Mariolina e Marietta, completamente diverse tra loro, vergini zitelle e ultra quarantacinquenni che hanno sempre vissuto insieme da quando il padre le ha abbandonate da piccole e la loro mamma è morta vengono a sapere, dai pettegolezzi del paesino, che il famoso negozio del centro, quello che era del falegname e poi del ciabattino, quello abitato dal famoso fantasma del Borgo, sta per riaprire; diventerà una latteria. A fare i lavori per rimetterlo in sesto è stato Ruggero, aitante trentacinquenne con un grande cervello per le opere di muratura, meno per i congiuntivi, dongiovanni incallito con la voglia però di sistemarsi, soprattutto per cercare qualcuno che si occupi dei suoi anziani genitori, che passano da una badante all’altra. La nuova proprietaria è Belinda, che sta finalmente coronando il sogno di tutta la vita, quella di avere a che fare con tutto ciò che riguarda il latte. Ci sono Cesare e Claudia, i genitori di Belinda, che stanno attraversando un momento di crisi del loro matrimonio. Lei vuole qualcosa di nuovo, suo marito l’ha completamente delusa non occupandosi mai di lei, lei che pure gli aveva dato tutto, invece lui era solo lavoro. Lui, Cesare è pentito e da quanto la moglie se n’è andata di casa soffre di nostalgia e  vorrebbe solo che lei tornasse. E poi c’è la zia, perché una zia c’è sempre in un paese. Qui al Borgo c’è zia Letizia da sempre innamorata di Gianni Morandi, passione trasmessa alle sue nipoti Claudia e Belinda. Dal ritrovamento di una scarpa con il doppio tacco con dentro una mappa del tesoro ed un anello, e la scomparsa delle mattonelle con le mucche che servivano come greca nel soffitto della nuova latteria, parte tutta la storia che tra ambiguità, confusione, congetture, pettegolezzi, scambi di persone e altro porta i personaggi principali a vivere una storia allegra, divertente e alquanto accattivante. Tutti i protagonisti vivranno una storia che li farà crescere e cambiare. Belinda con la sua latteria. Mariolina e Marietta che si allontaneranno dopo anni e anni di convivenza forzata. Ruggero che si innamora e trova finalmente quella giusta e Claudia e Cesare che sapranno ritrovarsi dopo essersi persi. Vecchi amori, nuove amicizie e altre che tornano. Come quella con Ornella, che ritorna al Borgo dopo il naufragio del suo matrimonio, ma che non si perderà d’animo e s’inventerà una nuova vita. Non ti stacchi dal Borgo, perché ti piacerebbe essere lì con loro a vivere la storia, magari in disparte, per sorridere con loro. E’ un libro piacevole e divertente che scorre via veloce, e ti da il buon umore, perché in effetti tutto si risolve quasi in maniera immediata. E la zia Letizia con il suo G.M.? Be’ se lo volete sapere leggetevi il libro. Voto: 7,5

lunedì 19 ottobre 2015

RECENSIONE – Imprimatur di Rita Monaldi e Francesco Sorti



Questo libro è stato un caso per moltissimo tempo. E’ stato dato alle stampe molto tempo fa, nel 2002 dalla Mondadori, ma non ha avuto nessuna promozione. Anzi, sembrerebbe che, nonostante le molte vendite, alla casa editrice, sia stata imposta una sorta di ordine di non parlare di Imprimatur. Le recensioni sono state poche e addirittura Il Giornale lo stroncò in pieno, più per le accuse contro Papa Innocenzo XI, che per la storia in sé. Poi non se ne è saputo più nulla, nonostante le molte copie vendute richiedessero una ristampa. Insomma sparisce dal catalogo dei libri. Nel frattempo va a ruba anche all’estero, dove la Mondadori non ha i diritti, e diventa un successo in tutto il mondo, facendo man bassa di premi. Nel 2003 la Mondadori restituisce i diritti agli autori, ma sino ad oggi i due non avevano trovato una casa editrice che li volesse pubblicare. Fino allo sdoganamento avvenuto quest’anno da parte della Baldini & Castoldi, che pubblicherà anche gli altri due titoli della saga. Cosa sia successo questo non lo si sa, l’unica cosa probabile è che i due autori, nella loro ricerca, si siano imbattuti in documenti, sepolti da secoli, che non avrebbero dovuto poter consultare.  Se sia stato l’argomento trattato nel testo a farne una sorta di libro vietato non ci è dato sapere, anche perché è un libro storico e parla di fatti accaduti nel 1661-1670, quindi parecchio tempo fa, e anche se il protagonista nascosto è un Papa, Innocenzo XI e la sua contrastata beatificazione, non mi sembrano essere motivi così forti per vietarne la pubblicazione in Italia. Sì, solo in Italia. Perché all’estero i due autori hanno preso premi a mani basse e sono stati invitati a destra e manca, e addirittura paragonati a scrittori del calibro di Umberto Eco. Io dico solo, che il libro, è un buon libro, ma non so se questa sorta di censura abbia fatto si che oggi, sia uno dei più venduti in Italia, anche se non è certo al livello de “Il nome della Rosa” di Eco, a cui alcuni lo hanno accostato. Tutto il libro si svolge nell’ambiente chiuso della locanda del Donzello, a Roma, nell’arco di 10 giorni nel settembre del 1683. E’ un periodo decisivo, è il momento in cui si combatte la battaglia per la cristianità. Infatti i Turchi-ottomani assediano la città di Vienna. La Vienna imperiale cattolica, e a Roma la vita è in sospeso per l’esito di questa battaglia. Nella locanda muore improvvisamente il gentiluomo francese Di Mourai. Si sospetta un contagio per peste, per questo la locanda viene messa in quarantena. Si ritrovano chiusi dentro la locanda dieci persone. Tra di loro c’è il famosissimo castrato Atto Melani, il quale sospetta che l’anziano Di Mourai è stato avvelenato. Con l’aiuto del garzone della locanda tenterà di scoprire l’assassino. Da questo antefatto nasce la straordinaria avventura che porterà i due a scoprire diverse macchinazioni, tutte rivolte all’esito vittorioso o meno della guerra in corso, sullo sfondo della lotta tra il Papato e il Re Sole, per la supremazia in Europa. Atto e il garzone (di cui non sapremo mai il nome), raccolgono indizi, e indagano sulla vita degli altri ospiti del Donzello, e si immergono nei sotterranei di Roma (trovando un passaggio in uno stanzino segreto della locanda), e in quelli della politica, cercando la verità. Ognuno degli ospiti sembra avere un segreto da nascondere, anche Atto Melani, anzi lui forse più degli altri; tant’è che il nostro garzone, il vero eroe, si fa parecchie domande tra sé e sé. Tra gli ospiti troviamo un famoso chitarrista, Roberto Devizé, che suona un misterioso rondò che ammalia le persone. Il gesuita padre Robleda, con pensieri non proprio limpidissimi. Il marchigiano Pompeo Dulcibeni, che accompagnava la vittima, insieme al chitarrista francese. Il napoletano Priàso, l’inglese Bedfordi, il veneziano Brazzani, il locandiere Pellegrino, la cortigiana Cloridia che vive nel torrino della locanda e il dottore Cristofano, completano la compagnia. Diverse verità si affacciano nell’arco della storia mano a mano che alcuni segreti vengono svelati, ma fino in fondo non si saprà mai quale sarà la verità vera, come dice lo stesso Atto Melani nelle prime righe della storia. La storia è un ottimo giallo, ambizioso e ben costruito, anche se qualche volta gli inserimenti di parti latine o francesi senza una sorta di traduzione possono infastidire il lettore che non è pratico di codeste lingue (anche se google traduttore può aiutare!). L’opera non presenta solo una trama avvincente, ma anche un affresco della vita della Roma barocca, di cui gli autori ci danno anche un assaggio, e ci restituiscono anche gli odori. Ritornando al tema della censura possiamo dire che la locanda del Donzello è veramente esistita, e anche i personaggi citati sono tutti esistiti e hanno tutti una fonte documentabile, della loro esistenza. Boicottaggio della Santa Sede? Altro? Non lo sapremo mai. Possiamo solo dire, per ora, che questo primo romanzo dei due autori non ci è affatto dispiaciuto. Ora vedremo se gli altri due della serie, molto più corposi a quanto sembra, siano dello stesso livello. Voto: 7,5/8