Quarto e ultimo capito della serie de “ll
quartetto della sposa”. La protagonista, lasciata ultima per scelta,
soprattutto per il suo bel caratterino, è Parker Brown. L’ideatrice e l’organizzatrice
di “Promesse”. Quella che ha avuto l’idea principale e l’ha proposta alle sue
amiche. Quella che ci ha messo anche la casa. Quella che ci mette tutta se
stessa 24 ore su 24, sopportando lamentele, piagnistei, litigi e crisi, facendo
del suo lavoro il suo totem, tranne quando ha bisogno di prendere gli antiacidi
per lo stomaco. Forse è quella che, tra le quattro protagoniste, si sbatte di
più, e crede fermamente in quello che fa. Questo le viene dall’educazione avuta
dai suoi genitori, dal loro esempio di amore fedele e indefesso, da come è
stata da loro cresciuta. Quello che Parker mette nel suo lavoro, rispecchia in
tutto e per tutto quello che i suoi genitori avrebbero voluto che lei
diventasse. Una persona affermata, ma che se ha l’opportunità, di aiutare gli
altri ad essere felici. Ma chi farà felice lei? Le sue amiche sono tutte in
coppia ormai, lei è l’unica che è rimasta sola, tanto che suo fratello Delaney
ha provato a non farla sentire sola, invitando (nel precedente episodio)
Malcolm il meccanico ricco nella loro vacanza al mare (anche se poi se ne
pentirà!). Parker è forte, determinata e testarda, ma salda nelle sue
convinzioni. La morte dei suoi genitori l’ha segnata, ma l’ha fatta anche
crescere, e la vicinanza della signora Grady, tuttofare della famiglia, e di
suo fratello sono stati di grande aiuto nelle sue scelte. Tutto sembra che sia
perfetto, ma manca qualcosa, l’amore che avevano i suoi due genitori.
Inaspettatamente comincia a frequentare Malcom, anche se è uno che le da sui
nervi perché riesce sempre a farla rimanere senza parole. Che sia lui la
persona giusta? Possibile che lo scorbutico amico di suo fratello sia la
persona più adatta a lei? In effetti il carattere ce l’ha, anche se la fa
irritare, ma tra loro fanno scintille, anche quando litigheranno rischiando di
mandare tutta la loro storia in fumo, ma al solito, il lieto fine c’è, come
sempre, quindi non disperate. I due riusciranno a confidarsi i problemi e a
superarli tranquillamente, il tutto con amore, amore e amore … e finalmente
vissero tutti felici e contenti. Alla fine di tutta la serie posso dire? Ma
queste quattro lavoravano per se stesse? (Scusa zia Roberts, però la domanda mi
è sorta spontanea!). Come sempre ben scritto, trama accattivante e scorrevole. Per
le amanti del genere. Voto: 6+
giovedì 12 novembre 2015
RECENSIONE – Il quartetto della sposa. Il sapore della felicità vol. 03 di Nora Roberts
Terzo capitolo della saga de “Il quartetto
della sposa”, la protagonista indiscussa di questo volume è Laurel, la pasticcera
del gruppo, con le sue splendide creazioni di torte nuziali e biscotti e
dolcetti. Tutto l’ideale per far assaporare ai futuri sposi e ai loro invitato
la dolcezza di quel momento sublime. Nel precedente capitolo c’era stato un
piccolo gancio per la storia che si svilupperà in questo capitolo. Laurel ha da
sempre un debole per Delaney, il fratello della sua amica Parker, fin da quando
erano piccole. Ma sa che lui è inavvicinabile, soprattutto perché, lei pensa,
lui è un “Brown” e non si può certo abbassare a frequentare una come lei che
viene dai bassifondi. Certo lui non le ha mai fatto pesare questa cosa, anzi la
tratta come una sorella acquisita e la protegge. Ma lei non è quello che
desidera. Vorrebbe veramente vivere la sua storia d’amore con lui anche se
questo sentimento, se liberato, coinvolgerebbe tutti gli altri abitanti di
Villa Brown, ma soprattutto Parker a cui lei è legata da un’amicizia più che
viscerale. Anche Parker avrà i suoi bei problemi, non dovuti al fatto che
Lauren frequenti suo fratello e che non sia alla sua altezza, assolutamente no!
Parker avrà paura che la sua amica non possa più essere sincera con lei,
raccontandole gioie e dolori, come sono solite fare tra di loro, perché questa
volta si tratta di suo fratello. Parker non ha difficoltà ad ammettere quando
suo fratello sbaglia e in questo appoggia Lauren in tutto e per tutto. Ma il
ritorno in circolazione di Linda, l’incresciosa, perfida, egoista e pettegola
mamma di Mac, riesce a creare scompiglio nella storia tra i due. Ma come ho già
detto, i libri del genere non sono fatti per finire male, ma per il lieto fine,
quindi anche Lauren e Dilaney avranno la loro storia d’amore … ora non rimane
che sistemare Parker e ne abbiamo un assaggio proprio in questo capitolo. Lo stile dell’autrice rimane fine a se stesso.
Romanzo che ci tiene compagnia senza troppe pretese, con tanto, tanto
romanticismo. Voto: 6+
RECENSIONE – Il quartetto della sposa. Letto di rose vol. 02 di Nora Roberts
Secondo capitolo della saga “Il
quartetto della sposa” dedicata all’agenzia “Promesse”. Come nel capitolo
precedente si inizia con il flashback che riguarda la protagonista, che stavolta
è Emma, dove si vedono le quattro amiche ragazzine che parlano di primi baci e
livello di entusiasmo. Emma è la super romantica del gruppo, d’altronde il suo
lavoro non può proprio fare a meno del romanticismo, visto che lavora con i
fiori, e crea dei magnifici bouquet e dei bellissimi decori per rendere l’ambientazione
dei matrimoni qualcosa che rispecchi una favola. Il suo lavoro è quello di dare
alle clienti tutto il romanticismo che desiderano. Il protagonista maschile è
Jack, amico del gruppo da anni, quindi un po’ uno di famiglia. Può un’amicizia
come quella che c’è tra Emma e Jack trasformarsi in amore, senza che il
rapporto venga turbato? La Roberts ci presenta il punto di vista di entrambi i
personaggi. Jack è un rubacuori, un donnaiolo e non ama perdere tempo, Emma
invece è una che ha anche lei una certa esperienza di uomini, visto la sua
bellezza, ma sa che il suo uomo dovrà essere molto diverso da quelli
frequentati fino ad ora. Quello che le ruberà il cuore dovrà essere molto
simile a suo padre. Certo Jack non è proprio il rappresentante ideale per l’uomo
romantico che ha in mente Emma, ma con l’amore non si può fare nessuna
previsione. Il loro percorso di avvicinamento risulta divertente tra e-mail
piccanti e situazioni esilaranti. Emma è stupita che possa provare una forte
passione per lui, avendolo avuto così vicino per tanto tempo e Jack cerca di
non fare previsioni su quello che può essere e potrà essere, gli piace vivere
alla giornata, fino a quando non capirà che Emma è quello che sta cercando. La
Roberts come al solito è bravissima a descrivere i sentimenti attraverso i
dialoghi tra i protagonisti. Le interazioni tra personaggi secondari e primari
mantiene il ritmo della narrazione gradevole e scorrevole. Nel sottofondo della vicenda principale,
rimane intatta la storia di amicizia tra le quattro amiche che farà sempre da
sfondo alle loro storie. Il lieto fine non manca mai e quindi anche Emma lo
avrà con il suo Jack, dopo il classico litigio che li allontanerà per un po’.
Sembra finire tutto, ma è solo l’inizio di tutto. Lettura leggerissima, e per
super romantiche. Voto: 6+
RECENSIONE – Il quartetto della sposa. La sposa in bianco vol. 01 di Nora Roberts
Primo capitolo de “Il quartetto
della sposa”. Questa è la storia di 4 amiche. Quelle vere, quelle “per la
pelle” che non si lasciano mai, nemmeno un secondo. E’ la storia di MacKensie,
Emma, Laurel e Parker dei loro sogni di bambine divenuti realtà. Sono quattro
donne, quindi quattro storie e questa è la prima. Ognuna delle quattro donne ha
una funzione diversa in una società di wedding planner, Mac è la fotografa,
Emma la fiorista, Laurel la pasticcera e Parker la risolvi problemi. Svolgono
il loro lavoro presso Villa Brown, di proprietà di Parker e di suo fratello
Delaney, eredità dei loro genitori, periti in un incidente stradale. La protagonista
del primo capitolo è Mac. Mac è una persona particolare, figlia di due genitori
a dir poco strani. Suo padre è assente da sempre, e l’unica cosa che è capace a
fare, è farle, fin da quando era piccola, dei regali costosi. Sua madre invece
è un capitolo a parte. E’ una donna che vuole tutto accentrato su se stessa,
tanto da sovrastare la figlia con le sue incredibili richieste, spesso di
denaro, estremamente infantile,
egoista ed egocentrica. Sembra non fregarle nulla di quello che sua
figlia prova, lei è sempre quella al primo posto. Colleziona una invidiante
lista di mariti e quindi di divorzi con altrettante scenate, mobili rotti e
cocci da raccogliere, sempre dalla figlia. La storia si apre con un flashback.
Mackensie e le altre sono ancora bambine, e nei loro giochi ricorreva spesso “Matrimonio”.
Le quattro utilizzavano quello che capitava loro tra le mani, per officiare un
rito matrimoniale più veritiero possibile. Abiti, animali e fratelli
recalcitranti, tutti precettati per rappresentare un matrimonio con i fiocchi. Ma
Mac non ne poteva più di indossare il vestito di Biancaneve, che oltretutto le
faceva prurito, quindi con l’ultimo costoso regalo di suo padre, una Nikon
professionale, si impose come fotografa del gruppo e riuscì a fotografare un
bellissimo attimo, dove le tre travestite sembravano veramente far parte di un
corteo nuziale, e una farfalla blu si era posata sul bouquet improvvisato,
della sposa improvvisata. Ora sono grandi e il sogno è diventato realtà, una
realtà che si chiama Promesse e che da loro da vivere. Le persone si rivolgono al
loro per rendere il loro matrimonio un giorno indimenticabile. Nella
preparazione di uno dei tanti eventi che “Promesse” propone, c’è il matrimonio
di Sherry Maguire da progettare e organizzare. Questo è il modo in cui Mac e
Carter riescono a conoscersi. Lui è un professore di letteratura un po’
imbranato, tanto che il loro primo incontro è dovuto ad una testata contro un
mobile, ma è anche un uomo buono e soprattutto gli piace ciò che fa, tanto da
aver rinunciato a proposte molto più interessanti nell’editoria a New York.
Scopriamo i due protagonisti a poco a poco. Mac è una persona che ha poca
fiducia in se stessa e nella sua capacità di portare avanti una relazione,
visti i genitori che si ritrova, ma piano piano Carter riuscirà a penetrare la
sua scorza… Carter invece è un timidone ed imbranato, soprattutto nelle
relazioni interpersonali, che non siano quelle tra professore e studente, ma
sembra che Mac sia proprio la donna che fa per lui; d’altronde ha una cotta per
lei dai tempi della scuola, è il loro incontro non è qualcosa al di fuori dal
comune che potrebbe segnare il loro destino? Il libro come, come tutti i
romance della Roberts, ha il classico lieto fine del “tutti vissero felici e
contenti”, però la Roberts è una volpona nel suo mestiere, e anche in questi
romanzetti (ha scritto di meglio) si vede la sua stoffa. Anche con storie trite
e ritrite, che non hanno granché di originale, riesce comunque a farti scappare un sorriso od
una lacrimuccia, soprattutto ad una romanticona come me. Quindi il libro
assolve al suo dovere; intrattenere una donnuccia piagnucolosa in una serata
invernale, con tanto di copertina, divano e cioccolato caldo. Voto: 6+
sabato 24 ottobre 2015
RECENSIONE – Tutto è possibile di Luca Spaghetti
Cosa può succedere nella vita di
una persona normale trovandosi, per caso o per fortuna, protagonista di un romanzo che è diventato un best-seller
mondiale, da cui poi è stato tratto un film con attori del calibro di Julia
Roberts e Javier Bardem? Questo romanzo è la storia di quello che è successo
dopo l’uscita del libro Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert, dove Luca
Spaghetti, personaggio che ai più sembrava irreale visto il cognome, ma che
invece era una persona normalissima, viva e vegeta. Luca è un commercialista
romano e ha avuto la fortuna di incontrare e diventare amico di Elizabeth
Gilbert. La storia quasi tutti la conoscono, ma il breve riassunto è questo.
Luca ed Elizabeth vengono messi in contatto da un comune amico. Lei ha bisogno
di riprendersi da un brutto divorzio e ha deciso di fare un lungo viaggio e
Roma sarà una delle sue mete. Luca è quel contatto ed all’inizio pensa di
trovarsi davanti ad una persona barbosa che alla prima difficoltà scapperà a
gambe levate. Ma non è così, con Elizabeth ci sarà subito un feeling che si
trasformerà in una grande amicizia che dura tutt’ora. Luca subisce gli
sconvolgimenti che provoca balzare agli onori della cronaca, soprattutto con
l’uscita del film, dove alcuni elementi per lui importanti vengono stravolti.
Lui lazialissimo è diventato romanista e da alto e magro, è diventato un uomo
basso, grassottello e con la barba. “Non
avevo sinceramente vanità da fotomodello, ma lo scoprirmi in pochi minuti grasso,
calvo e persino romanista mi ha provocato indubbiamente qualche capogiro e
penso che tutto ciò avrebbe scosso anche il più equilibrato tra dei monaci
tibetani.” A questo punto a Luca non rimane che scrivere una sua versione
della storia “Un romano per amico. Mangia, prega, ama a Roma”, dove rimettere
in ordine almeno alcune delle cose e raccontarne altre secondo il suo punto di
vista. Questa storia che abbiamo tra le mani, è la storia nella storia di tutto
ciò accadrà a Luca Spaghetti mentre scriverà il suo primo libro. Faremo un giro
guidato nelle meraviglie di Roma, a cui Luca è particolarmente legato, e che fa
venire voglia di prendere una cartina tra le mani e seguire i suoi percorsi e
perché no? Anche il “Sentiero degli Imperatori” percorso dai piccoli Spaghetti
nelle estate roventi di Roma. Ci racconta anche un po’ di se Luca. Del piccolo
diavolo che sarebbe stato severamente punito da tutti gli animalisti mondiali…
e penso al povero Zum Zum ed alla povera Ida… (spero ce l’abbiano fatta lontano
da te Luca!). Oppure alle sue partite di calcio nella parrocchia. Tutto quello
che è servito a creare e modellare il Luca odierno. E poi… poi la voglia di
fare qualcosa di importante e Mangia, prega e ama di Elizabeth Gilbert è stata
per lui la molla per emergere. Luca Spaghetti ci racconta che diventare
scrittori non è poi così facile, ci si scontra con certezze ed incertezze, con
pro e contro. Con ansia, voglia e passioni. Ci racconta di come è nato
finalmente il libro. Le poche persone che sapevano che lo stava scrivendo. Ma
come tutto questo è stato qualcosa di fantastico che ha concatenato una serie
di eventi, uno più bello dell’altro che sono successi durante la stesura del
libro e anche dopo a libro finito. Dove sembra che “Tutto è possibile”, anche
che una persona normale riesca a conoscere l’umanissimo capitano della sua
squadra del cuore, che il suo libro possa essere tradotto in svariate lingue e
che, visto il suo cognome, possa essere nominato Ambasciatore della Carbonara
negli Stati Uniti. Il libro ci sprona ad affrontare la vita, a provare a
realizzare i sogni che sono la nostra linfa vitale, e Luca con la sua
semplicità, e con la sua “purezza” ci trasporta nel suo di sogno divenuto
realtà. Voto: 7
mercoledì 21 ottobre 2015
RECENSIONE - Borgo Propizio di Loredana Limone
Come spesso dico, ogni libro ha
il suo tempo … nel senso che prima o poi il tempo di leggerlo arriva. Può
passare un giorno dall’acquisto, può passare un mese, ma delle volte anche
anni. Come è successo a me con questo libro. In lista dei desideri da un sacco
di tempo, c’era sempre qualcos’altro che gli passava avanti. Mi dicevo: “Prima
o poi lo compro. Prima o poi lo leggo.” Ecco il momento è finalmente arrivato e
non mi sono per niente pentita. Il libro è una passeggiata tra gli scorci di un
paesino in collina chiamato Borgo Propizio, anche se così proprio non è. Non so
per quale motivo ma l’ho immaginato come il paesino di mia madre, appollaiato
su un cucuzzolo, con le case una addossata alle altre, strade in salita, scale
su scale, vecchie case con i vasi pieni di fiori su balconi e terrazze. E ho
provato a dare una faccia ai paesani di Borgo Propizio, pensando chi nel paese
di mia madre avrebbe potuto essere Mariolina, chi Marietta, chi Belinda, chi
Ornella, chi l’avvocato Cesare, la moglie Claudia o l’avvenente Ruggero. Devo
dire che non per tutti sono riuscita a trovare una persona vera che potesse
prenderne il ruolo, però è stata una cosa divertente immaginarmeli in quei
panni, perché in effetti sono un po’ così veramente. La storia è questa. A
Borgo Propizio non succede mai nulla, ma finalmente in quel nulla qualcosa si
sta muovendo. Le due sorelle Mariolina e Marietta, completamente diverse tra
loro, vergini zitelle e ultra quarantacinquenni che hanno sempre vissuto
insieme da quando il padre le ha abbandonate da piccole e la loro mamma è morta
vengono a sapere, dai pettegolezzi del paesino, che il famoso negozio del
centro, quello che era del falegname e poi del ciabattino, quello abitato dal
famoso fantasma del Borgo, sta per riaprire; diventerà una latteria. A fare i
lavori per rimetterlo in sesto è stato Ruggero, aitante trentacinquenne con un
grande cervello per le opere di muratura, meno per i congiuntivi, dongiovanni
incallito con la voglia però di sistemarsi, soprattutto per cercare qualcuno
che si occupi dei suoi anziani genitori, che passano da una badante all’altra. La
nuova proprietaria è Belinda, che sta finalmente coronando il sogno di tutta la
vita, quella di avere a che fare con tutto ciò che riguarda il latte. Ci sono
Cesare e Claudia, i genitori di Belinda, che stanno attraversando un momento di
crisi del loro matrimonio. Lei vuole qualcosa di nuovo, suo marito l’ha
completamente delusa non occupandosi mai di lei, lei che pure gli aveva dato
tutto, invece lui era solo lavoro. Lui, Cesare è pentito e da quanto la moglie
se n’è andata di casa soffre di nostalgia e
vorrebbe solo che lei tornasse. E poi c’è la zia, perché una zia c’è
sempre in un paese. Qui al Borgo c’è zia Letizia da sempre innamorata di Gianni
Morandi, passione trasmessa alle sue nipoti Claudia e Belinda. Dal ritrovamento
di una scarpa con il doppio tacco con dentro una mappa del tesoro ed un anello,
e la scomparsa delle mattonelle con le mucche che servivano come greca nel
soffitto della nuova latteria, parte tutta la storia che tra ambiguità,
confusione, congetture, pettegolezzi, scambi di persone e altro porta i
personaggi principali a vivere una storia allegra, divertente e alquanto
accattivante. Tutti i protagonisti vivranno una storia che li farà crescere e
cambiare. Belinda con la sua latteria. Mariolina e Marietta che si
allontaneranno dopo anni e anni di convivenza forzata. Ruggero che si innamora
e trova finalmente quella giusta e Claudia e Cesare che sapranno ritrovarsi
dopo essersi persi. Vecchi amori, nuove amicizie e altre che tornano. Come
quella con Ornella, che ritorna al Borgo dopo il naufragio del suo matrimonio,
ma che non si perderà d’animo e s’inventerà una nuova vita. Non ti stacchi dal
Borgo, perché ti piacerebbe essere lì con loro a vivere la storia, magari in
disparte, per sorridere con loro. E’ un libro piacevole e divertente che scorre
via veloce, e ti da il buon umore, perché in effetti tutto si risolve quasi in
maniera immediata. E la zia Letizia con il suo G.M.? Be’ se lo volete sapere
leggetevi il libro. Voto: 7,5
lunedì 19 ottobre 2015
RECENSIONE – Imprimatur di Rita Monaldi e Francesco Sorti
Questo libro è stato un caso per moltissimo tempo. E’ stato
dato alle stampe molto tempo fa, nel 2002 dalla Mondadori, ma non ha avuto
nessuna promozione. Anzi, sembrerebbe che, nonostante le molte vendite, alla
casa editrice, sia stata imposta una sorta di ordine di non parlare di
Imprimatur. Le recensioni sono state poche e addirittura Il Giornale lo stroncò
in pieno, più per le accuse contro Papa Innocenzo XI, che per la storia in sé.
Poi non se ne è saputo più nulla, nonostante le molte copie vendute
richiedessero una ristampa. Insomma sparisce dal catalogo dei libri. Nel
frattempo va a ruba anche all’estero, dove la Mondadori non ha i diritti, e
diventa un successo in tutto il mondo, facendo man bassa di premi. Nel 2003 la
Mondadori restituisce i diritti agli autori, ma sino ad oggi i due non avevano
trovato una casa editrice che li volesse pubblicare. Fino allo sdoganamento
avvenuto quest’anno da parte della Baldini & Castoldi, che pubblicherà anche
gli altri due titoli della saga. Cosa sia successo questo non lo si sa, l’unica
cosa probabile è che i due autori, nella loro ricerca, si siano imbattuti in
documenti, sepolti da secoli, che non avrebbero dovuto poter consultare. Se sia stato l’argomento trattato nel testo a
farne una sorta di libro vietato non ci è dato sapere, anche perché è un libro
storico e parla di fatti accaduti nel 1661-1670, quindi parecchio tempo fa, e
anche se il protagonista nascosto è un Papa, Innocenzo XI e la sua contrastata
beatificazione, non mi sembrano essere motivi così forti per vietarne la
pubblicazione in Italia. Sì, solo in Italia. Perché all’estero i due autori
hanno preso premi a mani basse e sono stati invitati a destra e manca, e
addirittura paragonati a scrittori del calibro di Umberto Eco. Io dico solo,
che il libro, è un buon libro, ma non so se questa sorta di censura abbia fatto
si che oggi, sia uno dei più venduti in Italia, anche se non è certo al livello
de “Il nome della Rosa” di Eco, a cui alcuni lo hanno accostato. Tutto il libro
si svolge nell’ambiente chiuso della locanda del Donzello, a Roma, nell’arco di
10 giorni nel settembre del 1683. E’ un periodo decisivo, è il momento in cui
si combatte la battaglia per la cristianità. Infatti i Turchi-ottomani
assediano la città di Vienna. La Vienna imperiale cattolica, e a Roma la vita è
in sospeso per l’esito di questa battaglia. Nella locanda muore improvvisamente
il gentiluomo francese Di Mourai. Si sospetta un contagio per peste, per questo
la locanda viene messa in quarantena. Si ritrovano chiusi dentro la locanda
dieci persone. Tra di loro c’è il famosissimo castrato Atto Melani, il quale
sospetta che l’anziano Di Mourai è stato avvelenato. Con l’aiuto del garzone
della locanda tenterà di scoprire l’assassino. Da questo antefatto nasce la
straordinaria avventura che porterà i due a scoprire diverse macchinazioni,
tutte rivolte all’esito vittorioso o meno della guerra in corso, sullo sfondo
della lotta tra il Papato e il Re Sole, per la supremazia in Europa. Atto e il
garzone (di cui non sapremo mai il nome), raccolgono indizi, e indagano sulla
vita degli altri ospiti del Donzello, e si immergono nei sotterranei di Roma
(trovando un passaggio in uno stanzino segreto della locanda), e in quelli
della politica, cercando la verità. Ognuno degli ospiti sembra avere un segreto
da nascondere, anche Atto Melani, anzi lui forse più degli altri; tant’è che il
nostro garzone, il vero eroe, si fa parecchie domande tra sé e sé. Tra gli
ospiti troviamo un famoso chitarrista, Roberto Devizé, che suona un misterioso
rondò che ammalia le persone. Il gesuita padre Robleda, con pensieri non
proprio limpidissimi. Il marchigiano Pompeo Dulcibeni, che accompagnava la
vittima, insieme al chitarrista francese. Il napoletano Priàso, l’inglese
Bedfordi, il veneziano Brazzani, il locandiere Pellegrino, la cortigiana
Cloridia che vive nel torrino della locanda e il dottore Cristofano, completano
la compagnia. Diverse verità si affacciano nell’arco della storia mano a mano
che alcuni segreti vengono svelati, ma fino in fondo non si saprà mai quale
sarà la verità vera, come dice lo stesso Atto Melani nelle prime righe della
storia. La storia è un ottimo giallo, ambizioso e ben costruito, anche se
qualche volta gli inserimenti di parti latine o francesi senza una sorta di
traduzione possono infastidire il lettore che non è pratico di codeste lingue
(anche se google traduttore può aiutare!). L’opera non presenta solo una trama
avvincente, ma anche un affresco della vita della Roma barocca, di cui gli
autori ci danno anche un assaggio, e ci restituiscono anche gli odori. Ritornando
al tema della censura possiamo dire che la locanda del Donzello è veramente
esistita, e anche i personaggi citati sono tutti esistiti e hanno tutti una fonte
documentabile, della loro esistenza. Boicottaggio della Santa Sede? Altro? Non
lo sapremo mai. Possiamo solo dire, per ora, che questo primo romanzo dei due
autori non ci è affatto dispiaciuto. Ora vedremo se gli altri due della serie,
molto più corposi a quanto sembra, siano dello stesso livello. Voto: 7,5/8
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