Ennesimo romanzo della Probst,
ennesimo raccontino leggero facente parte del filone “hot”… anzi no “Secret”
della Corbaccio … Secret? … va be’ che vuoi che ci sia di così segreto, qualche
tetta, qualche culo, qualche, insomma … La storia originalissima è questa. Lei,
Chandler Santell è un’istruttrice di yoga, ha la sua bella palestra, che però è
in una situazione finanziaria allarmante. Nonostante sia figlia di un magnate
di Wall Strett, non ama molto suo padre, cioè lo ama come genitore, ma lo vuole
fuori dalla sua vita, perché è un padre padrone, che vuole solo decidere per
lei e dopo essere rimasta scottata con quello che credeva essere l’amore romantico
e per sempre, approvato a pieni voti da “papi”, che altro non era che un
arrivista, ha deciso di troncare i rapporti con il genitore invadente. La
nostra ha bisogno immediato di soldi, pena la bancarotta, a chi chiederli
stipulando un contratto di reciproca soddisfazione (per cosa non si sa, anzi
sì!) non rimane che un nome, Logan Grant, spietato manager dell’alta finanza di
New York (bello, dannato, ricco, stronzo, pieno di se, bravo a letto e con un
pene gigantesco … tanto sono tutti uguali … ah e arrapato, dannatamente
arrapato … però in fin dei conti un bravo ragazzo!). La nostra gli propone di
migliorare il rendimento dei suoi tanti dipendenti facendoli partecipare a
dei corsi intensivi di yoga, e lui
(guarda un po’), accetta. Essendo Logan il nemico giurato di suo padre,
Chandler (che cacchio di nome, scusate!) spera che non sia un arrivista anche
lui, e che non miri ai possedimenti paterni, che un giorno saranno tutti suoi.
Logan è attratto da subito dalla bellissima (ma dai!) maestra di yoga e la
decisione di tentare di tutto per sedurla è brevissima (ma no? Che novità!). Ma
Chandler, visto il suo passato, è dura e resistente e nonostante l’attrazione
che prova per il simpatico gentiluomo gli preferisce il secondo e meno
carismatico Richard, l’avvocato del nostro eroe. Non fosse che quest’ultimo è
proprio l’arrivista da cui Chandler (non so perché ogni volta che la nomino mi viene
in mente un lampadario … ) scapperebbe a piedi levati se solo lo sapesse … e
come al solito ci dovrà sbattere la testa per capirlo. Ma il nostro Logan,
gagliardo e tosto risolverà tutto, chiedendole la mano e salvandola dal losco
Richard e dall’esasperante paparino. Nell’insieme, però, devo dire che è uno
dei migliori romanzi della Probst che ho letto … voto: 5--
lunedì 27 giugno 2016
RECENSIONE – TROVANDO TE di Jennifer Probst
I protagonisti di questo nuovo
capitolo dei romanzi della Probst, sono Genevieve MacKenzie medico tirocinante,
sorella minore di Alexa protagonista di Contratto Indecente, in procinto di
sposarsi e Wolfe Wells, il figlioccio di Saywer Wells protagonista di Contratto
finale. Avevamo lasciato Wolfe che era poco più che un ragazzo tormentato,
tatuato e pieno di piercing e lo ritroviamo uomo d’affari affermato, ricco e
belloccio, sexy e irresistibile (mi sembra di averlo letto da qualche altra
parte … ma potrei sbagliarmi … no, non sbaglio!). Sapevamo, dalla lettura
(purtroppo) dei precedenti capitoli
della loro sincera amicizia, almeno da parte di lei … lui era già innamorato,
ma lei era impegnata e non si ruba la donna ad un altro anche se ti è
antipatico e lo consideri uno stronzo! Il giorno del matrimonio Genevieve si
ritrova da sola in abito da sposa e ha una crisi di panico. Sta facendo la cosa
giusta? David è quello che vuole? Non si sente così felice e la sua voce
interiore le dice di darsela a gambe. Ed è così che la trova Wolfe, arrampicata
mezza fuori, mezza dentro dalla finestra della canonica, con pizzi e tulle a
farle da cornice. Wolfe l’aiuta a scappare, riconoscendo che la sua “amica”
(seee, mo’ se chiama amica!) l’ultima cosa che sta pensando è proprio quella di
sposarsi, anzi … quello di scappare mille miglia lontano è la cosa che le legge
negli occhi. Quindi il principe azzurro (che si chiama Wolfe e fa pensare più
al lupo di Cappuccetto Rosso), la porta via in uno chalet immerso nei boschi,
lontano da tutto e tutti, per nasconderla al jet set e ai cronisti che
senz’altro la stanno cercando dappertutto. Mentre è allo chalet Gen analizza il
perché ha deciso di punto in bianco di mollare David all’altare e scopre che in
fondo, in fondo David non era poi così simpatico e che soprattutto, la faceva
una nullità (questi uomini!, ma anche queste donne!!!). A questo punto ai due “amici”
(si va be’!) non rimane che proteggersi l’uno con l’altra. Una volta tornati
alla realtà di Verily, Gen scopre che David, oltre ad essere un grande stronzo,
è anche un manipolatore. Ha fatto si che tutti pensano che la colpa sia solo
sua, e persino la sua famiglia è contro alla sua scelta, e non le credono
affatto. Dopo che Wolfe, sorprende il gentilissimo medico che sta aggredendo
Gen in casa sua, si trasferisce da lei, senza nessun secondo fine
(seeeeeeeeee!!!). Riuscirà il nostro eroe a non cadere in tentazione?
Praticamente il nostro eroe non ci pensa proprio, anzi alla prima occasione ci
darà giù alla grande, facendo vedere le stelline alla nostra e facendole
dimenticare David e i suoi scazzi in un nonnulla … ah quello che può il sesso
fatto bene! Però … e c’è sempre un però. Quando praticamente tra i due comincia
a filare tutto liscio, il ns. eroe si fa venire i sensi di colpa. Per cosa? Beh
lui non è perfetto, ha subito degli abusi da ragazzino (e ti pareva?) ed è per
questo che non è mai riuscito a legarsi con nessuna donna. Superanno anche
questo e tra frizzi e lazzi, sedute di sesso memorabili, scazzi, litigi,
aggressioni, polizia e quant’altro i due convoleranno a giuste nozze … voto:
Devo darlo per forza?
lunedì 30 maggio 2016
RECENSIONE - Longbourn House di Jo Baker
Rivivere Orgoglio e pregiudizio
da un altro punto di vista, ma soprattutto, scritto bene non è stato per niente
male. Jo Baker ci riporta indietro nel tempo costruendo una storia diversa ma
concatenata a quella che conosciamo noi. Non è la famiglia Bennet, Elizabeth,
Jane e sue terribili sorelle minori, o la Signora Bennet con i suoi nervi ad
essere protagonista della storia, anche se capiterà di trovarla nelle parole,
nelle pagine che leggiamo. I protagonisti veri di questa storia sono le persone
che nei romanzi non fanno mai la parte dei protagonisti, ma che senza di loro,
i protagonisti veri, non potrebbero nemmeno vivere. Quante volte abbiamo letto
nel romanzo “ufficiale” la Signora Bennet chiamare Hill? Ma chi è veramente
Hill? Ecco, in questo romanzo, saranno proprio i domestici di casa Bennet e
delle altre famiglie di Orgoglio e Pregiudizio ad essere i protagonisti. E’ una
sorta di storia parallela che s’intreccia alle vere vicende della Famiglia
Bennet, senza però cambiare di nulla della trama originale, aggiungendo il
“retro del quadro” dipinto dalla Austen. La Baker scrive un romanzo molto
intelligente, con ricche descrizioni degli usi e dei costumi quotidiani
dell’epoca di Orgoglio e pregiudizio e fa immergere il lettore nelle retrovie
della casa, dove a farla da “padroni” sono i domestici. La protagonista è
Sarah. Sarah è poco più che adolescente ed è stata da poco presa a servizio
dalla famiglia Bennet su consiglio di Mrs. Hill. Sarah è orfana e questa per
lei è più che un’opportunità. Avrà da mangiare e i vestiti smessi delle figlie
della padrona, e un tetto sulla testa. Sono le sue riflessioni quelle che
leggeremo. I pesanti doveri che una domestica aveva a quei tempi e che ci
introducono nelle fredde stanze della servitù o in quelle animate dalla
frenetica attività giornaliera che ogni domestica doveva eseguire. I compiti ci
appaiono immediatamente tanti e gravosi, soprattutto per una ragazza così
giovane. Ci sono così tante cose da fare in un giorno solo, che Sarah la sera
ha soltanto voglia di buttarsi su di un letto e dormire. Ma tante volte nemmeno
questo è concesso; delle volte bisogna aspettare le signorine che tornino dalle
feste, perché bisogna che abbiano pronto il tè per riscaldarle dal freddo
invernale e che gli si prenda i soprabiti e si ritiri i vestiti sporchi. Ci
spiace vedere una Sarah che soffre per i geloni sulle sue mani, mentre legge un
libro che con generosità le è stato prestato da Elizabeth. Vediamo le relazioni
della famiglia dal di fuori, visti con occhi che probabilmente non riescono a
capire tutti gli orpelli della società dell’epoca. La Baker fa correre una luce
concreta per ogni stanza di Longbourn House, illumina angoli noti e, più
spesso, quelli bui, prima ignoti al lettore, senza omettere scomodi dettagli,
senza sottintendere ciò che pare scontato, palesando, invece, l’immagine più
autentica della realtà storica e sociale, il “non visto” della storia
austeniana. Viste con
gli occhi di Sarah, le sorelle Bennet non sono poi così attraenti. Persino la dolce Jane resta sempre distaccata e
irraggiungibile, quasi eterea, e la compassione sua e di Elizabeth per la
giovane domestica risulta passeggera, presto dimenticata, restituendola
all'invisibilità caratteristica della servitù. A volte le nostre eroine peccano addirittura d'insensibilità,
accampando pretese spesso estenuanti per la servitù, come andare a Meryton
sotto la bufera il giorno stesso del ballo di Netherfield perché tutte e cinque
le sorelle Bennet hanno dimenticato di acquistare nastri a tinta con gli abiti e
le roselline per decorare le scarpette da ballo. Quello della Baker non
è, comunque, un romanzo per colmare le “omissioni” della Austen, ma per dare
una più realistica visione che dell’epoca, che la stessa Austen, facendone
parte, era restia a dare. Tornando alla storia di Sarah, la troviamo presto
protagonista di una storia d’amore che pare rasentare, almeno all’inizio, lo
stesso fraintendimento che in Orgoglio e pregiudizio si ha tra Elizabeth e
Darcy. Si ripete persino una sorta di triangolo che nel primo si aveva con
Wickham e qui con il maggiordomo dei Bingley. Scopriremo durante tutta la
storia il vero carattere dei personaggi, sebbene la somiglianza si limiti molto
alla superficie. Il romanzo è comunque
ben scritto, scorrevole e piacevole da leggere. Fa piacere ritrovare, anche se
in pochi scarni accenni, Lizzie e la famiglia Bennet, anche se visti con gli
occhi non troppo contenti di Sarah. In Longbourn House troviamo una nuova
storia, connessa sì ad Orgoglio e pregiudizio, ma con un’anima propria, che va
a completare il delicato romanzo austeniano. Voto: 7,5
giovedì 19 maggio 2016
RECENSIONE - Splendi più che puoi di Sara Rattaro
Per tantissime pagine di questo libro avrei voluto gridare a
squarciagola, scuotere la protagonista, Emma e farla rinsavire. Scappa, fuggi
finché sei in tempo. Non è colpa tua, lui non ti ama. Il suo non è certamente
amore. E finalmente, ma lo sapevo dall’inizio, quando è successo ho provato
gioia. Ma questa, è finita molto presto. Tutto il contorno, tutto quello che
una persona come Emma, picchiata, violentata, punita, segregata per anni ha
dovuto subire, lo subisce di nuovo davanti alla legge che non protegge, anzi,
dilania l’anima e dà colpe non tue. Grazie a questo libro ho scoperto di leggi
che solo da poco tempo consentono a donne violentate, svilite, picchiate e
uccise di avere ragione degli orchi di cui si sono fidate. Leggi cambiate solo
venti anni fa. Sono rimasta sconcertata dalla legislazione italiana che non
proteggeva da violenze come queste. La violenza sessuale fino al 1996 era un
crimine contro la MORALE e contro i COSTUMI SOCIALI, non contro una persona. La
storia comunque è questa. Emma è una ragazza giovane, appena diciannovenne,
quando la conosciamo. Dopo una cena a casa di amiche si invaghisce di un uomo
molto più grande di lei. E’ innamorata, e non pensa ad altro che all’amore che
prova per Tommaso, anche se i suoi genitori, soprattutto suo padre, non sono
d’accordo con lei. Lei scappa e va via, da Tommaso, lascerà l’Università e
vivrà dieci anni di una vita che lei crede felice. Finché l’uomo non le dice di
non amarla più. Dal giorno alla notte Emma si ritrova senza nessuno. Infelice e
sola a parte il lavoro che va a gonfie vele. Cerca in tutti i modi di
riallacciare con Tommaso, ma lui sembra scomparso e nemmeno gli amici di lui
l’aiutano, anzi. Dopo svariato tempo Emma ritrova la voglia di vivere.
Ricomincia ad uscire, a vedere gente e anche a frequentare le vecchie amicizie
sue e di Tommaso e per una sorta di rivalsa, o forse perché non riesce a stare
da sola, comincia a frequentare Marco, conosciuto grazie ad amicizie comuni.
Lui è affascinante, lavora nell’ambito dell’antiquariato e sembrano avere molte
cose in comune. Sembrano entrambi apprezzare qualche stravaganza. Marco sa
sorprenderla e soprattutto sa farla ridere e visto questo come può rifiutare la
sua pazza richiesta di sposarlo solo dopo sei mesi di conoscenza? Ma
soprattutto come può rifiutare la proposta di farlo senza che nessuno lo
sappia? Accetta Emma. Sopraffatta dalla voglia che questa volta tutto fili per
il verso giusto, accetta. Ma non sa quello che l’aspetta dietro l’angolo. Ma ci
mette veramente poco a capirlo. Durante il viaggio di nozze il padre di Marco
muore improvvisamente e loro sono costretti ad aspettare due giorni prima di
poter rientrare a casa. Marco cambia dal giorno alla notte e la incolpa di
quello che è accaduto. Durante il soggiorno, quindi, arriva la prima violenza.
La prende a bastonate sulle gambe con il bastone dell’ombrellone. Emma comincia
a scusarlo immediatamente, senza rendersene nemmeno conto. Lo ha fatto perché è
disperato per la morte di suo padre. Emma asseconda le sue richieste, eppure
per lui non è mai abbastanza. Ogni occasione è buona per rivalersi su di lei e
le fa intorno terra bruciata allontanando amici e genitori, non permettendole
più di lavorare. Emma comincia a capire che quello di Marco non è amore, è una
malattia e può far male, può ferire ed umiliare; può farti sentire debole ed
indifesa. Emma non riconosce più l’uomo che ha sposato, ma l’ha mai conosciuto
veramente? L’unica cosa che riuscirà a farla rinsavire e a riprendere in mano
la sua vita sarà la paura. La paura di perdere sua figlia Martina, minacciata
da suo padre per colpa sua. E allora fugge Emma, mette fine alla storia,
trovando il coraggio di dire basta, di affrontare la verità. L’animo umano può
essere ferito, può subire tutti i dolori di questo mondo, ma troverà comunque
il modo di tornare a risplendere, più forte di prima. Libro veramente attuale.
Sentiamo parlare ogni giorno di femmicidio, parola che nemmeno il computer
accetta perché non esiste sulla carta ma diventata di uso comune, perché non
c'è giorno che la cronaca non riporti di un omicidio commesso tra le pareti
domestiche. Ma fortunatamente questo libro da anche speranza, come la pace
finale che Emma raggiunge dopo decenni di battaglie. Un invito a non sottomettersi
mai. Voto: 8,5
giovedì 28 aprile 2016
RECENSIONE – La prima indagine della Squadra Speciale Minestrina in Brodo di Roberto Centazzo
Questa è la storia di tre
poliziotti sessantenni. Lo sono ancora mentre li incontriamo per la prima
volta, ma in un minuto scopriamo che stanno per diventare ex: la pensione è
alle porte, stanno per essere congedati per raggiunti limiti di età. Ma come
capita spesso con gli uomini d’azione, i tre non riescono a capacitarsi di
avere tutto quel tempo libero e non poter fare nulla. Si deprimono, ingrassano
e sinceramente non sanno più che pesci prendere. Eugenio Mignona, Luc Santoro e Ferruccio
Pammattone, in polizia con ruoli diversi fin dal ’75, ne hanno viste un bel
po’, fino ad arrivare ad essere il primo sovrintendente della scientifica, il
secondo assistente capo all’immigrazione e il terzo sostituto commissario e
vice dirigente della Squadra mobile. Ne hanno viste talmente tante, che si
accorgono che di conti in sospeso ne hanno ancora, e molti delinquenti e
farabutti, nell’arco degli anni, l’hanno fatta franca, fuggendo alla giustizia.
Ora di tempo ne hanno a bizzeffe, e non sanno cosa farsene, perché è proprio
quando brami il riposo, dopo tanto lavoro, ti rendi conto che non sai più cosa
fartene e quanto le giornate possano essere lunghe a passare. Quindi perché non
dedicarsi a quei casi che non hanno mai potuto affrontare quando erano in
servizio? I tre diventano, visti i loro problemi dovuti all’età, la Squadra
Speciale Minestrina in brodo, e i loro nomi in codice sono: Semolino
(Pammattone), Kukident (Mignona) e
Maalox (Santoro). I nomi in codice non sono scelti a caso; il primo se mangia
pesante si riempie di macchie rosse, il secondo appena in pensione si compra
una dentiera e il terzo soffre di atroci bruciori di stomaco. Con l’aiuto di un
ex collega e delle svariate amicizie di cui godono nell’ambiente, iniziano a
collaborare come Squadra Speciale. La loro prima indagine parte da un vecchio
caso di Pammattone. Un ragazzo, un immigrato, viene trovato morto in pieno
centro di Genova, nella città vecchia. Il ragazzo aveva subito un arresto
durante una retata, tanti anni prima. Durante l’interrogatorio, gli aveva
rivelato una serie di indizi che avrebbero potuto incastrare un uomo politico
genovese molto in vista, che faceva affari sporchi con la mafia, l’immigrazione
clandestina e la vendita di prodotti falsi e qualcuno gliele aveva promesse. Ma
all’epoca, l’indagine era morta per mancanza di tempo. A dare una mano alle
indagini ci sarà anche il trans “Tamara”, anche lei vecchia conoscenza di
Pammattone. Riusciranno i nostri eroi a risolvere il caso e ad incastrare i
colpevoli? Tre pensionati, senza manette né pistole, che proveranno ad
incastrare i pesci grossi anziché soffermarsi sui piccoli. L’idea di base non è male è può essere
sfruttata, forse meglio. Per ora è un libro che non da grandi sussulti;
lineare, scorrevole, con qualche spunto umoristico, ma si vede che la storia è
ancora acerba e che sicuramente ci sarà un seguito, dove, speriamo, la trama
possa essere leggermente più complessa. Qui, in effetti, è tutto troppo
semplicizzato, tutto troppo lineare, e quindi la storia risulta decisamente un
po’ appiattita e scivola via senza lasciarti nulla. Speriamo in un seguito con
un po’ più di movimento, e una trama gialla leggermente più intricata e
coinvolgente, altrimenti non ne varrebbe certo la pena. Voto: 6
lunedì 11 aprile 2016
RECENSIONE – Città in fiamme di Garth Risk Hallberg
Libro d’esordio per questo
autore. Ha avuto un discreto battage pubblicitario. In patria è stato
addirittura paragonato a Tom Wolfe con il suo “Il falò delle vanità”. Non credo
si arrivi a tanto, però il ragazzo ha sicuramente del talento, considerando che
il periodo che racconta nel suo romanzo non l’ha proprio vissuto e soprattutto
non ha mai abitato a New York. E’ un bel tomo, non c’è che dire. Parecchio
scomodo da portarsi dietro perché abbastanza pesante, ma la storia in sé ci fa
dimenticare la scomodità, perché è bella, struggente e triste. Forse la
lunghezza del racconto, un migliaio di pagine e poco più, è un po’ eccessiva.
Di molte pagine, descrittive, se ne sarebbe potuto fare a meno, snellendo la
storia di orpelli quasi inutili. La storia scorre piacevolmente, il libro non è
mai noioso. Fondamentalmente può essere catalogato come un poliziesco, ma si
rifà anche a quei vecchi romanzi sulle famiglie d’epoca. Fa pensare un po’ un
“Via col vento” in chiave moderna. Lo stile è quello dei romanzi di Dickens,
dove un evento apparentemente casuale da il là alla storia. Siamo nella New
York alla fine degli anni Settanta. Da una parte New York era vista come una
città cosmopolita e liberale, dove tutti potevano trovare un posto, esaudire il
classico sogno americano. Ma era anche un grandissimo calderone, pronto ad
esplodere fatto di quartieri a rischio con un altissimo degrado urbano,
popolati di persone per lo più emarginate.
E in questo contesto si inserisce la storia e l’antefatto da cui parte è
l’aggressione, nella notte del Capodanno del 1976, di una studentessa
universitaria, non ancora diciottenne, all’interno di Central Park. Samantha
Cicciaro, diventerà, malgrado sia riversa in fin di vita in un letto di
ospedale, il pretesto per una piccola rivoluzione: quel black out, realmente
accaduto ma con altri motivi, del 13 luglio 1977, dove New York venne messa a
ferro e fuoco dai suoi stessi abitanti. Nell’arco della narrazione incontreremo
tutti gli altri protagonisti della storia, ognuno di loro ha in qualche modo un
legame con la vittima, chi più, chi meno. Ogni capitolo avrà la voce di uno di
questi personaggi, ognuno con il suo punto di vista, come se la storia fosse
fatta a fette. Un poliziotto a fine carriera che indaga sull’aggressione, un
giornalista d’inchiesta, un professore di colore, un punk-rocker e la sua
famiglia, un fuochista pirotecnico, un assistente in una galleria d’arte, un
banchiere-broker e un ragazzino ebreo punk dalle idee confuse. Nel bel mezzo
della storia ci imbattiamo ogni tanto in “intermezzi” che possono essere
lettere, documenti, articoli di giornali, e-mail (scritti in caratteri
diversi), che ci aiutano a legare fatti e personaggi tra loro. Lo scrittore è
abile nella caratterizzazione dei personaggi ed anche a legare una storia a dir
poco complessa, dove alla fine ogni tassello andrà al suo posto, regalandoci un
libro molto difficile in sé, ma molto bello. Leggendo il romanzo si ha
l’impressione di tornare indietro nel tempo, con la sensazione di vivere nella
città di New York in quegli anni, dove il movimento punk la faceva da padrone,
dove il rumore dello scoppio delle molotov era una cosa normale, dove c’erano
interi quartieri disabitati, negozi chiusi, abitazioni sprangate, edifici
abbandonati, terra di nessuno. Una città con un rumore di fondo incessante, di
uomini e donne insoddisfatti, sempre pronti ad accendere una miccia e a dar
fuoco alla città, ma allo stesso tempo a sentirsi parte di una città aperta,
libera e disponibile. Voto: 8
domenica 10 aprile 2016
RECENSIONE – Life and death di Stephenie Meyer
A distanza di dieci anni dall’uscita di
Twilight, Stephenie Meyer festeggia l’anniversario con l’uscita di una versione
opposta nei personaggi, gli uomini sono donne e le donne uomini, tranne alcune
rare eccezioni. Torniamo di nuovo a
Forks, la cittadina più piovosa e più noiosa di tutti gli Stati Uniti. Nulla è
cambiato. Beaufort Swan, giovane studente che vedremo nelle vesti della
celeberrima Isabella Swan, arriva in un normale giorno di pioggia accompagnato
dal padre, Charlie. Per far vivere
appieno alla madre, il suo secondo matrimonio, e lasciarla seguire Phil, il suo
secondo marito, in giro per gli Stati Uniti in cerca di un ingaggio, Beau
sceglie di trasferirsi a casa di suo padre e terminare lì a Forks l’ultimo anno
del college. Ma Beau ancora non è
conoscenza che per quanto Forks possa essere ordinario, nasconde un segreto
incredibile, che lo porterà ad affrontare un’avventura surreale. Beau, a
differenza di Bella è alt, ma ha la sua stessa andatura, il suo stesso
impaccio, la sua stessa timidezza, un’indole timida e dolce e non fa fatica ad
attirare gli sguardi delle nuove compagne di scuola, attirate soprattutto dalla
sua dolcezza e dai suoi occhi blu e delle buone maniere innate, che lo rendono attraente
ai loro occhi. Ma poi conosce Edythe, l’alter ego di Ewdard Cullen. Glaciale,
bellissima, tanto da non sembrare vera. Un angelo dai capelli color bronzo
senza nessuna imperfezione che turba e stravolge Beau dopo solo il primo
incontro. Edythe, come Edward ha una reazione scomposta soltanto all’avvicinarsi
di Beau ma ne conosciamo il motivo, ne è
sedotta e respinta al contempo. Mentre Beau non riesce a capire il perché di
tanto irrazionale odio verso di lui e ad allontanare la violenta attrazione
della quale è impossessato, gli atteggiamenti di lei che rivelano un’insita
rabbia, un’irrequietezza che pulsa sotto la pelle esangue, e che cela qualcosa
di terribilmente segreto … Edward Cullen e Bella Swan, i personaggi che dieci
anni fa sono entrati nell’immaginario di un’intera generazione sono ancora lì,
ma questa volta visti allo specchio. Il personaggio di Bella, a lungo
contestato dalla critica perché considerata l’eterna “fanciulla in pericolo”,
ha ancora qualcosa da dimostrare: Twilight non è la storia della fragile
adolescente in pericolo, ma la storia di un essere umano in pericolo,
circondato da uno stuolo di personaggi e di azioni. E allora ecco che tutto può
funzionare anche allo specchio. La
storia è riscritta, rovesciando i ruoli, ma le emozioni sono le stesse, così
come le paure. Edythe, nel ruolo di Edward, è una dolce vampira, un po’ meno
minacciosa, ma dal carattere forte e deciso, estremamente affascinante, perché
diluisce perfettamente la semplicità di una diciassettenne con il lato oscuro
che la possiede. Beau, l’alter ego maschile di Belle (non solo nel nome), è un
personaggio positivo, con un piede fuori dalla società e uno dentro la scuola,
amato per la sua goffaggine e la bontà di spirito. La sua intelligenza lo fa
illuminare rispetto agli altri ragazzi, ed è forse per questo che è l’unico che
abbia mai avvicinato Edythe. Torna il mondo dei vampiri e dei licantropi e,
oggi come allora, la saga che ha travolto le scene letterarie e
cinematografiche catapulterà i lettori in un mondo segreto e occulto, dove
l’ossessione febbrile di un amore quasi impossibile tornerà a far sognare …
qualcuno … ma non me. Ho trovato molto più scialba questa storia che la
precedente. Almeno in Twilight si è certi dall’inizio che c’è qualcosa che deve
accadere … le strane morti … le indagini … tutto sparito in questo
riadattamento. I tre cattivi appaiono solo all’ultimo rendendo piatto e noioso
tutto il libro condito soltanto dalle scenette tra Edythe e Beau. Praticamente
nullo, povero, povero … Mera operazione commerciale. Voto: 3
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