martedì 12 luglio 2016

RECENSIONE – London Underground di Don Winslow



Inizio col dire che io adoro Don Winslow. Anzi, diciamo che lo venero proprio. E’ in assoluto  uno dei miei scrittori preferiti, e si contende il primo posto con altri due o tre. Per me potrebbe rendere interessante anche un elenco del telefono o una lista della spesa, se fosse lui a compilarli, quindi, forse, mi troverete un po’ di parte. Einaudi mi ha fatto un gran regalo, sull’onda del successo del suo ultimo capolavoro, Il Cartello, sta ripubblicando i primi scritti di Winslow. London Underground, infatti è il primo romanzo scritto e pubblicato nel 1991 da Winslow. Una serie composta da cinque romanzi con protagonista l’investigatore privato Neal Carey. Certo, questo libro non è sicuramente all’altezza dei suoi capolavori “Il potere del cane” e del suo seguito “Il Cartello”,  è un concentrato di luoghi comuni su cui vengono basate le storie mistery, ma il personaggio di Neal Carey ha quel “qualcosa” che ci porta ad amarlo immediatamente. Come ho già detto, la storia parte con qualcosa di sicuramente già visto, una giovane teenager scompare, la famiglia ricca e potente la cerca e siccome è una famiglia molto in vista, invece di affidarsi alla polizia, si affida a una sorta di “setta” che lavora sul filo della legalità: gli Amici di Famiglia. Winslow però dopo un breve excursus sul compito che aspetta l’investigatore Carey, ci riporta, con un salto temporale, all’infanzia di quest’ultimo, per farci conoscere le condizioni in cui è stato costretto a vivere prima dell’incontro più fortunato della sua esistenza. Neal è un giovanissimo ladruncolo di undici anni, figlio di una prostituta tossica. Si imbatte inavvertitamente in Joe Graham, a cui ruba il portafogli, tranne poi essere stordito dal suo braccio artificiale. Graham, capisce che il ragazzino gli può comunque essere utile, può andare in posti che per lui sarebbe impossibile raggiungere e comincia ad addestrarlo, con l’approvazione degli Amici di Famiglia. Quest’ultimi sono come una “setta” segreta fondata dalla stirpe dei Kitteredge, potenti banchieri che di generazione in generazione proteggono i loro clienti, ne vegliano i patrimoni ed intervengono se questi ultimi hanno dei problemi da risolvere. Graham insegna a Neal tutto quello che sa, e infatti i primi capitoli del libro ci fanno vedere il piccolo Neal che impara come seguire una persona, come fare una perquisizione in una casa senza farsi scoprire, come vestirsi, come non dare nell’occhio, tutte cose che a ventitré anni lo hanno resto uno dei più esperti e richiesti uomini dell’organizzazione. In realtà Neal, non è che ami il suo lavoro, ma gli permette di frequentare l’università, e forse, se lo lasciassero fare, laurearsi in letteratura inglese del settecento. Ma non può certo rifiutare un incarico, visto che è Graham a chiamarlo. Quindi parte, seppur a malavoglia per Providence, sede dell’organizzazione. La cosa è molto delicata, deve rintracciare Alice Chase, figlia del senatore John Chase, fuggita tre mesi prima e intravista a Londra. Londra è un pagliaio e lui deve trovare Alice, il classico ago. Dopo parecchi tentativi a vuoto, riesce a scovarla. Alice è diventata un oggetto di scambio di una banda di teppisti, più plateali che pericolosi. E’ costretto così ad immergersi nell’ambiente punkeggiante della Londra degli anni novanta, dove tenterà il tutto per strappare Alice e riportarla a casa, un compito che potrebbe risultare difficile anche per chi, come lui, è cresciuto in strada. Non manca il colpo di scena finale, che ci farà apprezzare ancora di più il personaggio di Neal, se in caso ce ne fosse bisogno. London Underground lo si può considerare forse più disimpegnato e leggero in confronto ai capolavori di Winslow, ma in questi libri (questo e quelli che seguiranno), potremmo seguire la crescita dello scrittore e il suo evolversi, con scritti, che poi, lo hanno portato all’eccellenza degli ultimi anni dei suoi ultimi romanzi, come fosse un corso di formazione per noi lettori. Voto: 8

RECENSIONE – The invasion of the Tearling di Erika Johanssen



Lessi il primo libro “The Queen of the Tearling” con la speranza che fosse qualcosa di buono, visto il costo, dovuto anche ad una presentazione molto “artistica” del libro. Forgiato come un libro antico, con carta alquanto pregiata e corredato di illustrazioni in capo ad ogni capitolo e altre nel mezzo della storia. Il primo non mi fece molta impressione, anzi … credo di avergli dato un tiepido 6, aspettando il secondo volume per valutare meglio. In effetti molti cambiamenti, e in meglio, ci sono stati. Il secondo volume, come l’altro, è sempre ben presentato, nella stessa forma del primo volume: stessa carta, altre illustrazioni. La storia riprende dove l’avevamo lasciata. Kelsea Glynn (ha rinunciato all’infausto nome dei Raleygh) è la Regina del Tearling e sta cercando di cambiare il suo regno in meglio. Ma dopo la sua decisione di non inviare più schiavi nel Mortmesne come tributo, si ritrova l’esercito della Regina Rossa alle porte di casa e tantissimi problemi da risolvere. Kelsea deve trovare una soluzione e anche in fretta, per evitare che il suo regno venga distrutto per un suo “capriccio”. Al suo fianco ha sempre Mazza Chiodata, fido scudiero, quasi un padre e Pen, guardia del corpo ed ora anche amante. Ma la parte “forte” di questo capitolo è l’introduzione di un nuovo personaggio Lily. Kelsea inizia ad avere delle strane “trance” dove si assenta dal suo presente e sprofonda nel corpo di una donna prima del Passaggio. Questa donna si chiama Lily. Vive negli Stati Uniti nel 2058, prima del Passaggio e della creazione del Nuovo Mondo. E’ una donna fortunata perché vive nella parte dei ricchi, protetta da un muro ed in tutta sicurezza. I poveri sono lasciati allo sbando, abbandonati a se stessi. Ma è davvero così fortunata come sembra? Ha tutto nella vita, soldi, una casa sicura, un autista/guardia del corpo, un marito devoto. Ma non è proprio così. Lily vive nella paura, l’uomo che ha sposato non è quello che le sembrava  quando lo ha conosciuto, ed oltre al peso che si porta sul cuore, è prigioniera di un matrimonio, dove l’amore ha lasciato il posto alla violenza. Suo marito Greg è un uomo frustrato e scarica la sua impotenza e la sua rabbia su di lei. Se le cose non vanno come vuole la riempie di botte e le usa violenza, la sminuisce ogni volta perché non riesce a dargli un figlio. Ma anche questo è un segreto che Lily si porta dentro. Lily ha un chip in un braccio, tramite il quale suo marito e gli apparati governativi possono controllare i suoi spostamenti, ma qualcuno l’aiuterà a prendere coraggio e ad opporsi a Greg. Avrà anche la forza di credere in un mondo migliore? Gli stati di trance di Kelsea, forse dovuti agli zaffiri, ci fanno effettivamente conoscere come è avvenuto il Passaggio ed il personaggio di William Tear. Abbiamo l’opportunità di vedere come era il mondo prima del Passaggio e capire il perché un manipolo di uomini abbia pensato di rinunciare a tutto, (tecnologie, medicinali, macchinari e altro) e tornare ad un quasi medioevo. Diventa così un romanzo distopico, che si svolge in due piani temporali. Passato e presente, che noi forse, vediamo in modo diverso. Contrapponiamo il mondo di Lily futuristico e tecnologico, con quello di Kelsea arretrato e, sbagliando, saremo portate a confondere il passato con il presente, rovesciandoli. Conosceremo anche meglio la Regina Rossa, scopriremo che ha dei legami con Kelsea e con la sua famiglia e scopriremo qualcosa di più sull’essere che l’ha in pugno. Se il primo libro mi aveva stupito per la sua “pochezza” e le molte domande lasciate in sospeso, questo secondo volume, oltre alla crescita dei personaggi, soprattutto quello della Regina del Tearling, mi fa ben sperare per un terzo libro molto buono. E’ difficile  che un secondo libro sia migliore del primo, dove di solito si sparano parecchie cartucce per impressionare il lettore e spingerlo ad andare avanti, ma questo lo è e di molto. La Johanssen, rischiando, ha sparato molte delle cartucce in questo secondo volume, facendoci comprendere qualcosa in più della storia che sta tessendo, che risulta finalmente piacevole  con l’alternarsi delle voci di Kelsea e Lily, ben strutturate. Una trama coinvolgente che finalmente desta tutta la nostra attenzione; ben scritta e ben articolata in ogni sua sfumatura, compreso il colpo di scena finale. Oltre al personaggio di Kelsea, molto ben caratterizzati quelli di Mazza Chiodata, Pen, Fetch e la bellissima sorpresa di padre Tyler. L’autrice è stata bravissima a farci scoprire alcune cose e a lasciarne altre in sospeso. E’ finalmente diventato un romanzo che appassiona, tra battaglie, magia, intrighi e colpi di scena, in un viaggio verso l’ignoto contenuto tra le pagine. Voto: 7,5 – Voto al nome Kelsea: 1 (continua a non piacermi).

lunedì 11 luglio 2016

RECENSIONE – Vodka&Inferno. La morte fidanzata vol. 1 di Penelope Delle Colonne



A vederlo nella sua veste grafica, di primo acchito, sembrerebbe un libro fantasy per ragazzi, ma per argomenti trattati, proprio non lo è. Vodka&Inferno. La morte fidanzata è il primo volume di una serie e romanzo d’esordio della scrittrice Penelope Delle Colonne. Siamo a Venezia alla fine del 1800, qui vive Frattaglia, orfano e diseredato, aiutante del razziatore di cadaveri, il “Signor Carnemolla”. E’ un povero infelice che il Sig. Carnemolla ha raccolto dall’immondizia; è cresciuto nelle fogne e nei cimiteri, in compagnia dei pupazzi che ama costruire. Il Signor Carnemolla fa l’allettante lavoro di rivenditore di cadaveri, logicamente li spoglia di tutti i loro averi, prima di consegnarli alla scienza nella persona del Dr. Malabaila. Finalmente è arrivato il giorno in cui riescono a trovare un cadavere giovane che può farli mangiare per almeno una settimana, e l’uomo non fa che sfregarsi le mani, soprattutto perché il cadavere può fruttare un altro bottino derivante da un anello nobiliare che aveva al suo dito. Il cadavere che è finito sul tavolaccio di Carnemolla è quello de nobile decaduto Viktor Bojanovic Mickalov, suicida e ripescato nel Canal Grande. Frattaglia messo a guardia,  instaura però un rapporto d’amore alquanto morboso con il cadavere del giovane Viktor e non vuole separarsene; ne è affascinato e lo ama di un amore impossibile. E’ irresistibilmente attratto dal cadavere di quel giovane bellissimo, a parte la piccola imperfezione di quella bruciatura sul viso. Lo vede così bello ed indifeso che lo accarezza, lo bacia e lo possiede. Nonostante sappia che prenderà un sacco di botte, Frattaglia fa in modo di consegnare il cadavere sbagliato al Dr. Malabaila. Mentre Carnemolla è su tutte le furie per quello che ha combinato, lo manda a forza di botte a rimediare qualche spicciolo vendendo l’anello e gli abiti del morto. Per la strada Frattaglia è attirato da uno spettacolo particolare. Un Dottore della Peste arringa la folla. Il misterioso personaggio lo nota e lo fa salire sul palco, lo ipnotizza e gli fa avere delle strane visioni, per poi scomparire. Quando il Sig. Carnemolla verrà scoperto e arrestato per la sua alquanto discussa attività, Frattaglia riesce a scappare e scopre che l’amato corpo di Viktor è stato  preso e portato in casa di un suo parente, un giocattolaio italiano un tempo famoso, Gaspare Fausto Mallardo, costruttore di improbabili carillon, che vuole riportarlo in Russia a Soroka, suo paese natio. Frattaglia fa in modo di fingersi amico di Viktor, nonostante non lo conoscesse affatto, consegnando ai Mallardo, Fausto e le gemelle Marì e Cherì, l’anello di quest’ultimo, e quindi a partire con loro per la Russia. Non si sa come, ma una volta a Soroka, e dopo il suo funerale, Viktor riesce a tornare in vita come vampiro, animato da un forte desiderio di rivalsa contro la famiglia rivale i Rodcenko,  e soprattutto  contro Anna, che lo aveva considerato brutto e deforme e aveva rifiutato il suo corteggiamento. Il suo piano è trasformare tutta la sua famiglia in vampiri, dando vita a una nuova ambiziosa progenie.  Il romanzo è costruito come un romanzo gotico e ha venature di horror e di commedia grottesca. E’ molto particolare, tanto che all’inizio non sapevo se mi piacesse o meno. E a dir la verità non lo so ancora. E’ uno di quei romanzi senza mezze misure, o piace o no … o decisamente non si riesce ad esprimere un parere definitivo, forse alla fine della serie si potrà valutare meglio questo primo episodio. E’ un romanzo delle volte intenso, ricco di descrizioni suggestive, con un uso di uno stile lirico molto maturo, colto ed estremamente raffinato; ma forse è proprio questa ricercatezza che fa perdere la storia nei meandri di una trama un po’ troppo complicata, con troppa carne al fuoco,  per essere completamente esaustiva nel volume d’esordio. Non manca il colpo di scena finale, che ci porta ad aspettare il prossimo episodio. La morte fidanzata è una saga familiare a tinte fosche ed è indubbiamente poco convenzionale per tematiche e personaggi.  E’ la storia di un’antica famiglia e del suo legame magico con la terra in cui vive da secoli. Della lotta contro la modernità e il capitalismo, una storia di vampiri, di gatti, di incesti, di freddo e neve, di violenza, di orrore e sesso, di morte e non morte. Se avete tempo e voglia di leggere una saga sui vampiri, ma diversa dalle solite di oggi, questa è per voi. Voto: 6,5/7

RECENSIONE – Anime di seconda mano di Christopher Moore



Avevamo lasciato Charlie Asher, il protagonista di Un lavoro sporco in piena mutazione; non ha più un corpo, la sua anima è imprigionata nel corpo di un pupazzo con la testa di coccodrillo e i piedi di papera, con un pene enorme annodato alla vita, in attesa che la sua ragazza buddhista Audrey, riesca a trovargliene uno nuovo. La sua bambina, la piccola Sophie, che era la nemesi della Morte e che poteva uccidere usando la semplice parola “gattino”, vive ora con sua zia, sorella di Charlie e la sua compagna, tenuta sempre d’occhio dalle sue “tate” vicine di casa, una di origine russa e l’altra cinese e protetta dai cani infernali Bummer e Lazarus. San Francisco è in piena emergenza, proprio per l’assenza di Charlie, o meglio lo sono i Mercanti di Anime. Alcuni di loro infatti, non stanno svolgendo più il loro lavoro di raccolta, quindi che fine fanno le anime di quei morti? Il grande libro dei Morti lo diceva chiaro e tondo: “Il tuo compito consiste nel recuperare i vascelli di anime delle persone morte o in fin di vita e nel garantire che arrivino al corpo successivo. Se fallisci, le Tenebre invaderanno il mondo e regnerà il Caos”. Ritroveremo quindi Menta Fresca, l’ex poliziotto Alphonse Rivera, l’Imperatore di San Francisco e Lily la goth impiegata del telefono amico, che si uniranno a quel che resta di Charlie per riuscire a risolvere il problema della città; soprattutto perché i cani infernali sono spariti e non sanno se Sophie ha ancora i poteri della Morte.  Le vicende da sbrogliare sono molte e si affacciano nuovi personaggi tra cui il fratello di Menta Fresca e il ritorno delle Streghe che hanno ucciso il corpo del vecchio Charlie. Da sistemare anche le anime che continuano ad accumularsi sul ponte di San Francisco che si confidano con un operaio imbianchino che vuole morire. Che sia la soluzione che Charlie e gli altri stanno cercando? Ne vedremo comunque delle belle. Tra anime svolazzanti, cani infernali, giacche verdi e gialle, vecchie Cadillac, pupazzi viventi, Banshee e streghe mortali, Moore ci poterà nel suo mondo fantastico, umoristico dove regnano personaggi al di sopra delle righe in un mix di realtà e finzione, paradosso e normalità, sensibilità e durezza che conquista il lettore, anche se non riesce ad eguagliare il primo libro della serie. Voto: 6,5

RECENSIONE – La custode del miele e delle api di Cristina Caboni



Secondo romanzo di questa autrice che di mestiere fa l’apicultrice e di questo parla anche questo libro. Angelica  Senes è una giovane biologa che lavora con le api con cui instaura un rapporto molto particolare. Sembra che riesca a parlarci e a capirle nei loro bisogni. Per questo il suo lavoro è molto richiesto in tutto il mondo. A lei questo va più che bene perché in nessun luogo si sente a casa. I suoi soli compagni sono un vecchio camper che si tiene su per miracolo, un grosso cane di nome Lorenzo e una piccola gatta. Ma proprio la sua capacità di gestire un apiario la riporterà a casa, in Sardegna. Questo ritorno a casa scatenerà una serie di ricordi che ci riporteranno nell’infanzia di Angelica e a scoprire il motivo per cui ha lasciato la Sardegna. Nell’arco della storia ci immergeremo nei paesaggi di una Sardegna nascosta, non quella vissuta dai turisti; una Sardegna che rischia di essere messa in vendita, ma che merita rispetto del suo ambiente e delle sue tradizioni secolari, che consistono nel sapere tramandato di generazione in generazione. Mentre è in viaggio per ritornare a “casa” Angelica ripensa a Margherita, quella che le ha fatto effettivamente da madre, mentre la sua si assentava per giorni interi. Margherita è stata la persona che le ha insegnato tutto quello che sa sulle api, che lei chiamava Jaja e che le ha dato tutto l’amore di una madre, fino a che la sua, quella vera di madre, non l’ha strappata dai suoi luoghi di nascita per portarla a Roma, e condurre un’esistenza diversa. Angelica è ancora arrabbiata con sua madre per averla portata via, figuriamoci ora che ha scoperto il suo segreto. Margherita è morta ora (lei sapeva lo fosse da tempo) e le ha lasciato in eredità tutto il suo podere, compreso l’apiario. I suoi parenti ci avevano già messo su le mani finché lei non è arrivata sull’isola. Volevano vendere tutto e ricavarci dei soldi, ma il suo arrivo sconvolge i loro piani. Minacciata con varie scritte ignobili e con tentativi di sabotaggio, Angelica, nonostante la paura,  procede per la sua strada, aiutata dalle vicine e amiche di Margherita, da qualche vecchia compagna di scuola, e dal suo amore di gioventù, che incontra dopo svariati anni. Dopo svariati colpi di scena, il lieto fine è assicurato, ma nonostante il finale scontato, è stato molto bello imparare, dalle note lasciate all’inizio di ogni capitolo, le diverse varietà di miele, le loro composizioni, e i fiori da cui provengono. In più i luoghi sono descritti benissimo tanto da sembrare così magici che ti fanno comprendere quanto la persona che ne parla sia innamorata di loro. Voto: 7

RECENSIONE – Affliction di Laurell K. Hamilton



Libro n. 22 della serie della cacciatrice di vampiri e risvegliante di zombie Anita Blake. E’ da un paio di libri che la protagonista è tornata a fare quello che ci piaceva di più. Indagare  e uccidere i mostri cattivi, perché quelli buoni lei li ama … quasi tutti. In questa ultima fatica finalmente ritroviamo un po’ d’azione e soprattutto uno dei personaggi più belli della serie Edward/Ted; e chi segue la serie da sempre, sa, che dove c’è Edward, c’è azione. Mentre è in ufficio Anita viene chiamata al telefono dalla madre di Micah. Il padre del suo fidanzato è in fin di vita; sta morendo a causa di una strana malattia a cui i medici non riescono a porre fine. Sta marcendo! Micah parte e Anita e Nathaniel, come parte di un trio amoroso, lo seguono. Ma non da soli … ci sono sempre dei pericoli a viaggiare in territori di altri Master vampiri, quindi Jean Claude la dota di una notevole scorta. Come al solito però, troverà ad aspettarla la solita cricca di poliziotti che pensano solo ad essere gelosi dei pelosi che si porta nel suo letto, e di fatto la ostacolano, più che  aiutarla. Ma non solo … ci sarà anche la famiglia di Micah, che da protagonista passa in secondo piano, piena di bigotti da una parte e famiglia allargata dall’altra. Insomma, la nostra avrà un bel daffare e poco tempo (e meno male!) per fare sesso (solo tre scene e la prima dopo 300 pagine circa). La storia parte dalla malattia del padre di Micah, morso da uno zombie, ed Anita, anche se non è stata chiamata per indagare, comincia a farlo ugualmente, perché il pericolo che sta vivendo la cittadina è veramente grande. Tanti zombie che circolano e uccidono le persone facendole marcire. Il problema però è un vampiro di vecchia conoscenza che si pensava fosse morto, anche se Anita lo ha sempre saputo che non era così. Questo vampiro riesce a risvegliare i morti e tramite loro a controllare o ad uccidere. Questi zombie risvegliati hanno bisogno spesso di mangiare e tendono ad incamerare delle “scorte”. Edward ed Anita cominciano ad indagare sui fatti, con l’aiuto di qualche poliziotto decente, e l’ostacolo di altri che come al solito sono messi KO dalla competenza di Anita e dal fatto che non riescono a capacitarsi che non tutti possono entrare nelle sue mutande. Ci sarà anche la partecipazione di Jean-Claude, che preoccupato per la sua schiava umana, partirà anche lui raggiungendola. Mancherà come sempre Richard, ma ormai ne possiamo fare a meno, e in questo capitolo, facciamo a meno anche di Asher, non proprio il più simpatico dei vampiri, anche se lo ritroveremo sicuramente … a meno che Anita non sia costretta a farlo fuori (prima o poi … ). Per il resto c’è solo la richiesta ufficiale di matrimonio di Jean-Claude ad Anita e la sua accettazione senza pippe mentali, che di solito si fa, tranne dopo farsele su  chi debba essere considerato un fidanzato ufficiale e chi no … peggio di una telenovela. Voto: 6 (stringato)

RECENSIONE – Primavera a Rose Harbor di Debbie Macomber



Libro leggero, leggero come il precedente volume. Al centro del racconto c’è sempre la Locanda di Rose Harbor e la sua proprietaria Jo Marie. La storia riguarda, questa volta, Annie, che torna a Cedar Cove per il cinquantesimo anniversario di matrimonio dei suoi nonni. I nonni che lei ammira tantissimo per aver trovato quella che lei considera il vero Amore, quello che lei pretende. Ed è per questo che ha lasciato il suo fidanzato, proprio perché è un uomo al quale non può più dare la sua fiducia. E’ stata tradita e non una volta sola. Ma l’ultima è stata quella che ha fatto si che prendesse la decisione di lasciare David, anche se a lui sembra che non sia accaduto nulla di così irreparabile. Presa dai preparativi della cerimonia che vedrà protagonisti i suoi nonni, lascia che il tempo scorra e faccia passare il dolore. L’altra persona che alloggerà alla Locanda è Mary. Mary ha un grande problema è stata sempre una donna che è vissuta per la sua carriera e per questo ha abbandonato quello che considerava il suo grande amore. Ma ultimamente, visto ciò che le è successo, sta ripensando molto a quell’uomo. Però lui si è rifatto una vita e lei sa che non può sicuramente presentarsi davanti a lui, soprattutto ora e nella sua condizione. Ma i protagonisti della storia, come nello scorso episodio, trovano in Jo Marie e nella sua locanda un luogo di redenzione e guarigione. Annie ritroverà Oliver, il ragazzino di cui era innamorata da piccola, ma a cui aveva rinunciato perché pensava l’avesse presa in giro per scommessa. Lui l’aiuterà in tutta l’organizzazione dell’anniversario dei suoi nonni, che a vederli non sembra proprio che vivano un rapporto così idilliaco come lei immagina, visto i loro continui litigi, e lui riuscirà a riportarla sulla retta via e a farle capire che gli screzi dei nonni, sono proprio dovuti al loro amore e che anche lui, lo ha sempre provato per lei. Mary ritroverà il suo amore perduto, ormai divorziato. Lei gli confiderà i suoi grandi segreti, ma nonostante il male che gli ha fatto, lui prova ancora amore e insisterà per essergli vicino in questo momento così buio, perché anche questo è amore. Tra i le due storie, si rafforza anche il legame di Jo Marie con il tuttofare di Cedar Cove, anche lui pieno di segreti, che costretto da un incidente ad una gamba, comincia  finalmente a rivelare qualcosa di sé.  Romanzo leggero, ma ben fatto, pieno di (forse troppo) sentimentalismo. L’autrice però scrive bene e nonostante, i suoi,  siano dei romanzi rosa, riesce a intessere delle trame convincenti e forse più che  romanzi rosa, li possiamo catalogare come dei romanzi “delicati”. Voto: 6+