martedì 2 marzo 2021

RECENSIONE - Madame le Commissaire e l'inglese scomparso di Pierre Martin


Primo volume di una nuova serie poliziesca un po’ demodé, dedicata al personaggio di Isabelle Bonnet, scritta da Pierre Martin.

Isabelle è un importante membro di una delle task force segrete che la police nationale francese ha dispiegate su tutto il territorio a difesa della popolazione e del Presidente.
Quando facciamo la sua conoscenza è reduce da un attentato esplosivo avvenuto a Parigi vicino all’Arc de Triomphe dove molti suoi colleghi hanno perso la vita, ma dove lei è riuscita a salvare il Presidente in persona. Ha rimediato la Legione d’onore, ma anche molte ferite, sia fisiche che mentali.
Decide, quindi, di prendersi una vacanza e passare la sua convalescenza a Fragolin, il paese dove è nata, dove non è mai tornata dopo la morte dei suoi genitori in un incidente stradale, quando era ancora bambina.
Fragolin è in piena Provenza, abbracciato dal Massif des Maures da una parte e poco lontano dal mare dall’altra, tanto da sentirne l’odore trasportato dalla brezza.
Al suo arrivo però, non trova la calma che si aspettava, bensì un paese in pieno stato di agitazione. Una cosa inaspettata è successa, un fatto gravissimo, un omicidio violento.
Il corpo di una giovane donna con la faccia deturpata da un colpo di pistola è stato ritrovato in una villa di proprietà di un facoltoso inglese, di cui si sono perse le tracce.
L’uomo è ritenuto il responsabile principale dell’omicidio.

La gendarmeria locale a cui è affidato il caso, non sa che pesci prendere, allora, vista l’implicazione di uno straniero, il capo di Isabelle, Maurice Balancourt, per risollevarle il morale e farla tornare a lavorare, le restituisce, degradandola momentaneamente, il grado di “commissaire”, affidandole l’inchiesta.
Da Tolone, da cui Fragolin dipende, per dispetto dall’esser stati sorpassati, inviano ad Isabelle un improbabile assistente dal pretenzioso nome di Jacobert Apollinaire Eustache.
Apollinaire è alto, goffo, maldestro e timido. Fino a quel momento si è occupato solo di archivi e non ha mai lavorato sul campo. Ma i due insieme sembrano funzionare.
Apollinare è sì goffo, ma è intelligentissimo e sa barcamenarsi in qualunque cosa. Parla più di qualche lingua, conosce molto i computer, anche se non lo ammette, e il lavoro d’archivio l’ha reso molto organizzato. L’unica cosa non organizzata di Apollinaire sono i suoi vestiti che continua ad abbottonare male e i suoi calzini di colori spaiati e imprevedibili.
Isabelle, dopo l’attentato, è completamente cambiata e molte cose se le lascia scivolare addosso, ma ha comunque una mente acuta e con l’aiuto dell’organizzato Apollinaire riesce ad avviare, da quello che sembrava un nulla di fatto, un’indagine vera e propria.
Prima di tutto riusciranno a far luce sull’identità della ragazza e poi a scoprire che l’inglese Brian C. Hobart, proprietario della villa, è un uomo ricercato in tutto il mondo per questioni finanziarie e che il suo vero nome è Phil Ferguson.

Il romanzo è molto leggero e scorre veloce sotto i paesaggi del Sud della Francia con l’odore della lavanda nel naso.
In alcuni passaggi è divertente, in altri diventa addirittura esilarante, ma ci sono anche momenti toccanti e tristi, soprattutto quando Isabelle indaga sulla morte dei suoi genitori.
Oltre a Isabelle e ad Apollinaire, molto azzeccati i personaggi di contorno come l’amica d’infanzia Clodine, Thierry Blès sindaco di Fragolin e, anche se hanno poche battute il vecchio Georges, e la segretaria del padre di Isabelle, Florence.
Bella l’ambientazione e la sua descrizione tanto da lasciarti la sensazione di essere stata veramente nel sud della Francia a goderti il caldo e il profumo della lavanda.
Il finale chiude questa storia dell’inglese scomparso e non è scontatissimo come sembrerebbe, ma sicuramente ritroveremo il duo Bonnet-Apollinaire in una prossima avventura. Consigliato a chi ha bisogno di un sorriso, ma anche di un buon libro, nonostante la leggerezza.
P.S. da informazioni, so che in Germania sono arrivati già al sesto capitolo!

Silvia Marcaurelio


venerdì 12 febbraio 2021

RECENSIONE - L'ultima scena di S. J. Watson

Alex Young è una trentenne un po’ particolare. Vive a Londra ed è una regista di documentari molto particolari, perché raccontano la vita vera, quella che si vive sulla strada, quella degli emarginati, degli ultimi. Uno di questi molti anni prima ha vinto un premio, ma ora Alex è di nuovo al verde, il suo fidanzato l’ha mollata (ma non è che ci tenesse così tanto) e ha una nuova idea nella testa, girare un documentario sulla vita normale di una piccola comunità di pescatori del Nord dell’Inghilterra. Parlare della crisi economica che ha ridotto questi paesini a delle località fantasma. Ma la scelta del suo produttore non è del tutto casuale: “Ho ricevuto una cartolina … nella foto si vede un porticciolo. Il posto si chiama Blackwood Bay. E il testo dice: ‘Perché non qui?’”
L’idea di Alex per il nuovo documentario è far interagire le persone che abitano a Blackwood Bay con video girati da loro stessi, auto-interviste, dando vita a una produzione originale, il tutto coordinato da lei stessa tramite un blog aperto sul web.
La località sembra essere il posto ideale, soprattutto per il produttore, visto che dietro ha anche una storia da raccontare. Due ragazze, nei dieci anni precedenti, sono sparite nel nulla, di loro non si è saputo più nulla.
Alex non è così convinta che Blackwood Bay sia la scelta giusta, soprattutto perché ha uno strano sintomo di repulsione, una sorta di nervosismo che le attanaglia lo stomaco. Sente di avere un legame con quel luogo, ma non ricorda il perché, vista la sua grave amnesia, dovuta ad un tragico incidente accadutole anni prima, di cui non ricorda, logicamente, nulla.

L’accoglienza al villaggio non è delle migliori; le persone sono diffidenti e parlano poco. Soprattutto non si sbottonano sulla storia delle due ragazze. Temono, infatti, che il documentario possa mettere in cattiva luce il paese e raccontare solo gli eventi drammatici.
Ma la sensazione di Alex è che tutti sappiano effettivamente cosa sia successo a Daisy e Zoe, ma preferiscano mettere tutto a tacere, perché tutti hanno qualcosa da nascondere.
Di Daisy si racconta che si sia suicidata buttandosi dalla scogliera chiamata Le Rocce, di Zoe che sia scappata, ma nessuno parla di Sadie, perché non viene considerata parte della comunità.
Il passato di Alex torna a tormentarla con dei flashback, e capisce di avere molto a che fare con Blackwood Bay e soprattutto con le ragazze scomparse. Soprattutto Alex dovrà fare i conti anche con quello che sta avvenendo nel presente ad alcune ragazzine del luogo, che le fa ricordare tanto e metterà in pericolo la sua stessa vita.
Dello stesso autore avevo letto il precedente “Non ti addormentare” che mi era piaciuto parecchio, anche quello un thriller psicologico legato alla memoria e alla capacità della mente umana. L’autore è bravissimo a intrecciare, con dei flashback, il passato e il presente della protagonista e legare le storie che scorreranno per quasi tutto il libro in due rette parallele per poi convergere in un’unica linea finale. Molto bello il personaggio di Alex, che regge da sola sulle spalle, tutta la trama del libro. È lei la protagonista in tutto e per tutto; lei e la sua mente con cui dialoga costantemente. Infatti il libro è costituito oltre che dai dialoghi con i vari personaggi, per la maggior parte, dai pensieri interiori della stessa protagonista che la porteranno dall’essere una persona impaurita, alla coscienza della vera sé stessa.
L’ultima scena è una lettura che definirei intrigante e imprevedibile, piena di sorprese, tutte da godere, fino all’ultima scena. Consigliato per gli amanti del genere thriller psicologico.

(https://contornidinoir.it/2021/02/s-j-watson-lultima-scena-2/?fbclid=IwAR3T7KMLAfmDluufejx9qhU8-JEZYObSTI8IaMiRU43nqMdFJcBuPU_eFs8 )

 

mercoledì 27 gennaio 2021

RECENSIONE – Nona Grey. La trilogia di Mark Lawrence


Un fantasy diverso, una protagonista magnifica. Nona Grey, non la dimenticherò facilmente. Un viaggio nel mondo di Abeth dove i quattro popoli degli Scomparsi si sono divisi. Ma il ghiaccio sta ricoprendo Abeth, e la Luna è l'unica salvezza, prima che cada, prima che il nuovo mondo ritorni ad essere una landa desolata. Tutti vogliono l'Arca degli Scomparsi in mano all'Imperatore, ma questa può funzionare solo con l'aiuto della Prescelta. Nel convento della Dolce Misericodia, salvata dalla Badessa Glass, e aiutata dalle insegnati di Lame, Ombre, Sentiero e Misericordia, Nona Grey passerà la sua vita, tra mille e mille avventure, sempre cercando di salvare sé stessa, il mondo, e le sue Sorelle.

Bellissima e particolare questa trilogia di Nona Grey, da leggere attentamente, da gustare, da centellinare. Leggetelo, merita!

mercoledì 20 gennaio 2021

RECENSIONE - Questo giorno che incombe di Antonella Lattanzi

 

Si può iniziare la recensione di questo nuovo romanzo della Lattanzi con un detto: “Non è tutto oro ciò che luccica”.
Massimo e Francesca, con le loro figlie, sembrano la classica famiglia del mulino bianco, quella perfetta, anche se le bambine Angela ed Emma sono dette una il Generale e l’altra Psycho. La famiglia del mulino bianco, ha deciso di cambiare vita e alla grande pure. Un trasloco; non da nord a ovest o da sud a est nella stessa città. No. Decisamente stanno facendo un grande salto da Milano a Roma, in un quartiere a metà strada tra la metropoli e il mare, hanno comprato casa in un condominio moderno e accogliente.
Massimo ha finalmente avuto il lavoro dei suoi sogni e Francesca, che il lavoro dei suoi sogni già lo aveva lo sta lasciando. Uno finalmente potrà aspirare al meglio per la sua carriera e sua moglie, che nella sua carriera era già in alto si può finalmente dedicare al suo (?) sogno, finalmente può terminare quel libro che ha nel cassetto. Il libro c’è, mancano solo le sue illustrazioni.
La prima cosa che Francesca nota al loro arrivo nella nuova casa di Roma è il cancello rosso fiamma che spicca su tutto. Quel cancello che da subito le provoca una strana sensazione, come di claustrofobia.

Vengono accolti da quelle che, sembrano essere tutte persone a modo, un portiere accogliente e sempre disponibile, vicini gentili che li accolgono con visite e doni tra cui una signora francese, anziana, ma ancora molto bella, Colette. Una donna dell’età di Francesca, Marika con suo marito Guido e la loro figlia Teresa e i genitori di lei, poi una giovane donna in dolce attesa, Michela Nobile con suo marito, un ragazzetto di 16 anni, Carlo.
Francesca pensa che sia tutto molto bello, e che lì saranno felici. É la realizzazione di un sogno, il posto perfetto per iniziare una nuova parte della sua vita.
Ma qualcosa non va. Qualcosa comincia a turbarla; piccoli incidenti, ombre, voci di qualcosa di sinistro. Strani incendi, la morte del gatto del condominio e per di più Massimo diventa ogni giorno più distante. Ma Francesca sta immaginando tutto o è vero quello che vede? Passa molto tempo da sola a casa, ma non riesce né a lavorare, né a pensare. Ha continui vuoti di memoria, lancinanti mal di testa e nessuno con cui parlare.
A poco a poco, quel cancello rosso che difende il condominio si trasforma nella porta di una prigione. Francesca si sente intrappolata e comincia a soffrire di attacchi di panico e paranoia.
Sempre più sola e carica di angoscia, le sue amnesie si fanno sempre più frequenti, finché un giorno dal cortile arriva un grido. Una bambina è scomparsa. Può essere la sua Angela? Perché non ricorda cosa ha fatto nelle ultime ore?

Il romanzo è liberamente ispirato a un fatto di cronaca realmente avvenuto a Bari, nel palazzo dove l’autrice è cresciuta. É un romanzo claustrofobico e a sfondo psicologico, dove tutto sembra andare a posto, ma niente è così. Dove il vero protagonista è il condominio e il puzzle che da cui è composto, le persone che ne fanno parte. Ogni persona è il pezzo del puzzle, e senza di questo sarebbe incompleto, ma entrare o meno nel puzzle è condividere tutto con tutti e non avere più nulla di sé. E se qualcuno è diverso, e non è disposto a condividere sé stesso, viene fatto fuori; non può far parte del puzzle un pezzo fallato, quello che non si inserisce, quello che latita, quello che non rivela nulla di sé.
Il romanzo abbraccia più generi dal thriller alla storia d’amore, al romanzo psicologico e fa riflettere sulla maternità e sulle paure che può generare, sui conflitti tra le persone, e su quello che può creare una falsa accusa. Antonella Lattanzi riesce con abilità a costruire con parole facili e una scrittura fluida, appassionata e incalzante un romanzo che potrebbe essere una storia vera, confermando il suo talento straordinario, come con il non scontato epilogo.

Silvia Marcaurelio

(https://contornidinoir.it/2021/01/antonella-lattanzi-questo-giorno-che-incombe/?fbclid=IwAR0g8WqMC_o2sYQ1xZhvljPzYjj427uP_t_s-FQNO7OUwBJKI0mj_IHY12U)

venerdì 25 dicembre 2020

RECENSIONE – L’ora dei Dannati. L’abisso vol. 1 di Luca Tarenzi


Chi più, chi meno ricorda, o ha almeno qualche vaga idea, della Divina Commedia di Dante e soprattutto dell’Inferno dantesco.

Chi è che non ricorda la famosa frase: “Lasciate ogni speranza, o voi che entrate”.

Questo incipit è per introdurre il meraviglioso libro di Luca Tarenzi, L’ora dei Dannati. L’abisso, primo volume di una trilogia.

Be’, vi assicuro che qui la noia, come ci prendeva a scuola, non esiste e forse vorreste tornare indietro e non lanciare più le maledizioni alla “prof.” D’italiano.

Luca Tarenzi è stato bravissimo nel costruire una storia, basandosi sulla “STORIA”, su quella Divina Commedia che è considerata da tutti come la base della nascita della lingua italiana. E non lo ha fatto per plagio o per dileggio, ma semplicemente per rispetto del vate Dante Alighieri.

Ci ritroviamo quindi all’Inferno. (Munitevi di mappa se non lo ricordate bene, vi aiuterà a districarvi e soprattutto a capire dove si svolge l’azione).

Virgilio, il sommo poesta che ha guidato Dante per l’Inferno, non è più nel limbo. Non è più riuscito a rientrarvi in quel posto dove non si è dannati ma nemmeno puri di spirito.

A differenza degli altri dannati però, può spostarsi da un girone all’altro, da un cerchio all’altro, da una bolgia all’altra; stando sempre attento alle creature infernali da cui è popolato l’Inferno: arpie, cani infernali, giganti, mostri, ma soprattutto gli Spezzati, gli angeli caduti che seguirono Lucifero nella sua folle idea.

Nel suo vagare Virgilio ha conosciuto Pier Delle Vigne, trasformato in un albero e piantato nella Selva dei Suicidi, nel II girone, VIII cerchio.

Pier Delle Vigne accusato ingiustamente in vita, si suicida e commette peccato e finisce all’Inferno per questo. La sua è una doppia punizione, per quello che ha subito in vita e per quello che sta subendo da morto. La sua mente è eccelsa e ha calcolato che, con l’aiuto di Virgilio e di qualche altro dannato, dall’Inferno si può fuggire e ha pensato ad un piano.

Lui, Virgilio e altri due, Bertrand de Born e il conte Ugolino della Gherardesca, possono tentare quella che sembrerebbe, anzi è, una pazzia: la fuga dall’Inferno.

Così Virgilio, che può spostarsi attraverso tutto l’Inferno, fa da reclutatore e può far uscire dai loro cerchi anche gli altri dannati.

Ma non tutto va come Virgilio e Pier Delle Vigne sperano.

Virgilio vorrebbe portare con sé il suo innamorato che è nel limbo, anche se è consapevole che possa essere l’anello debole del gruppo, ma tra lui e il suo amato si inserisce Filippo Argenti, un iracondo che arma il gruppo, ma si unisce allo stesso con la forza, promettendo a Virgilio di rivelare tutto a Pier Delle Vigne se lo tradisce.

Passeranno avventure, verranno salvati, si salveranno, si tradiranno e si aiuteranno. Passeranno deserti infuocati e gelide distese spazzate dal vento luciferino. Affronteranno cani infernali, arpie, mostri, giganti e Spezzati, fino ad arrivare a toccare colui che più di tutti è rinchiuso lì e non per suo volere: Lucifero.

Funzionerà il piano di Pier Delle Vigne?

Riusciranno i dannati ad uscire dall’Inferno?

Non lo sapremo in questo volume, che vale comunque la pena leggere.

Io ho trovato l’idea di Luca Tarenzi meravigliosa.

Quella di far rivivere i personaggi della Commedia come se parlassero con noi oggi, ma con quell’aria combattiva e quel senso del coraggio che si poteva avere all’epoca di Dante.

Ho adorato tutti nelle loro sfaccettature, ma quelli che mi sono rimasti più nel cuore sono il Conte Ugolino su tutti e Bertrand de Born.

Non vedo l’ora che esca il prossimo capitolo per immergermi di nuovo in questa magnifica idea.


 

giovedì 5 novembre 2020

RECENSIONE - 1974 di Niklas Natt och Dag

Torniamo a Stoccolma, torniamo nella Città dei Ponti!
É passato un anno, siamo nel 1794, ma la città è ancora più putrida, ancora più povera, ancora più corrotta.
Dopo la dipartita dell’amico Cecil Winge, Jean Michael Cardell è tornato ad essere un uomo depresso, attaccato alla bottiglia e rinchiuso nella sua misera stanzetta nei bassifondi della città, dove la miseria regna sovrana.
Viene contattato inaspettatamente da una donna che gli affida le indagini sulla morte della sua povera figlia. Morta la prima notte di nozze.
Di suo marito si sono perse le tracce e il corpo della morta non è stato mai stato visto. Principale sospettato dell’atroce delitto, il giovane marito, Erik Tre Rosor, appartenente a una nobile famiglia ma, dalla descrizione della donna, incapace di commettere un atto così crudele e violento.

Cardell pensa che, accettando, il caso possa riportare un po’ di dignità nella sua vita e inizia a indagare con quello che ha in mano, niente. Ma soprattutto lui non ha la finezza mentale che aveva il suo amico Cecil Winge, che è morto stroncato dalla tisi.
Cerca così la nemesi del suo amico, ormai scomparso, nel suo fratellino minore, Emil, che delle volte sembra avere la scaltrezza del fratello, ma è un esserino impaurito anche della sua ombra.
Le indagini dei due uomini li portano a scoprire uno strano tipo, un uomo o un fantasma, che si nutre dell’odio e del sadismo più oscuro che impera in quel periodo a Stoccolma, dove anche le famiglie aristocratiche più antiche sono immerse in ogni tipo si sozzura.
Ritroveremo anche Anna Stina Knapp, che sembrava aver trovato la svolta per la sua vita, ma che questa sembra aver altri progetti per lei, cacciata incinta da quella che era diventata la sua casa. La ritroveremo anche lei alle prese con una lotta sadica per proteggere tutto quello che ama di più, le sue creature, Karl e Maja.
Sembrano due storie separate, ma corrono in parallelo fra loro, perché tra Cardell e Anna, c’è un lungo filo rosso che li lega insieme, per sempre.

In questo capitolo, che è il libro di mezzo della trilogia, si sente molto il troncamento finale, il ‘non definito’, anzi, il non finito, l’incompiuto; perché molte delle questioni, soprattutto alla fine, rimangono aperte, lasciando il lettore con l’aspettativa, si spera breve, del nuovo episodio della trilogia.
La scrittura di Niklas Natt och Dag è molto semplice, la trama è ben congegnata, e attira il lettore all’attenta lettura del romanzo e soprattutto a cogliere i riferimenti e i personaggi storici realmente esistiti nel 1794 in Svezia. Consigliato soprattutto agli amanti del genere e previa lettura del precedente capitolo, 1793.

(a cura di Silvia Marcaurelio)