martedì 8 giugno 2021

RECENSIONE - Il diritto dei Lupi di Stefano De Bellis & Edgardo Fiorillo


Anno 673, ab Urbe condita (80 a.C.), è così che si aprono tutti i capitoli del libro che dà inizio alla storia, cioè dal 3 al 24 gennaio. È un esordio col botto, questo del duo De Bellis e Fiorillo che scrivono una storia affascinante dove ricreano una Roma in perenne crescita, dove violenza e vizio si intrecciano col potere e la politica, che muovono a loro volta il denaro. Due diverse vicende si dipanano nel corso della lettura del romanzo, apparentemente distanti tra loro, ma profondamente collegate. Molti sono i personaggi coinvolti, e alcuni di questi hanno scritto la storia romana.

La sera del 3 gennaio, un gruppo di uomini, tra cui un trace guercio che affila le sue siche, un iberico, un germanico e il giovane Puer (l’unico di cui conosceremo il nome), colpiranno il Fodero del Gladio, un lupanare non ancora in attività, ma che in quel momento ospita una riunione speciale, con clienti facoltosi e bellissime lupe. Dalla strage di quella sera si salva soltanto il lenone, Marco Garrulo detto Mezzo Asse (chiamato così perché avrebbe venduto anche la madre per quella somma visto la sua avidità), che si getta dalla finestra slogandosi una caviglia.
A rimettergliela in sesto è Lucio Titinio detto “Astragalo”, ex legionario di Silla.
A morire quella notte sono Marco Villio Cincio, un commerciante di stoffe, in odore di senato e Elicone Attico, un commerciante di schiavi greco detto il “Piccolo Alessandro” per la somiglianza con Alessandro Magno.

Tutti a Roma, e nella Suburra, cercano Mezzo Asse e Marco Licinio Crasso, padrone di quasi tutta la città, lo cerca anche lui e affida questo compito al suo uomo migliore: il Molosso, Tito Annio Tuscolano, ex centurione al suo soldo, che ha combattuto la guerra civile dalla parte del Dictator Lucio Cornelio Silla, contro Caio Mario.
Crasso, che era stato il supporter dell’ascesa al senato di Cincio, ha i suoi motivi per voler conoscere l’assassino: influente e ambizioso, aveva visto nella sponsorizzazione di Cincio l’espandersi del suo potere e con la sua morte la creazione di un vuoto politico non da poco.
Da un’altra parte della città, Marco Tullio Cicerone avvocato del Foro, viene chiamato e fatto scortare nella casa di Cecilia Metella Balearica Maggiore, la sacerdotessa di Giunone, che tutti a Roma conoscono e venerano.
Cecilia, con suo fratello Quinto Cecilio Metello, e i giovani Marco Valerio Messalla detto “Il Corvino”, Publio Cornelio Scipione detto “Nasica”, lo hanno cercato per difendere Sesto Roscio d’Ameria, accusato di parricidio. I suoi accusatori sono i due cugini Tito Roscio Capitone e Tito Roscio Magno, che nel frattempo lo hanno privato di tutte le sue proprietà. Sarà questa la causa che porterà alla celebrità Cicerone con la celebre Oratio pro Sexto Roscio Amerino.
Cicerone scoprirà quasi subito che dietro a questo orrendo delitto altri non c’è che il liberto di Silla, il potentissimo Lucio Cornelio Crisogono. Le due storie viaggiano parallele per tutta la durata del romanzo, che ci rivela la vita di Roma dell’epoca, regalandoci un affresco quanto mai realistico, fino a confluire in un’unica trama nel processo a Sesto Roscio.
Tito Annio da una parte e Marco Tullio Cicerone dall’altra, con le loro indagini, scopriranno tassello dopo tassello che dietro a tutto quello che hanno visto c’è un disegno politico pericoloso, dove i testimoni, e loro stessi non sono altro che marionette, manovrate da sapienti mani. Ma in fondo chi ha ucciso Cincio e perché? Chi ha ucciso il padre di Sesto e lo accusa della sua morte? Qual è il collegamento tra le due morti e la sopravvivenza stessa della Repubblica?

Il romanzo “Il diritto dei lupi” è una vera fusione di generi, dal noir al legal thriller, dal classico giallo al romanzo storico, con una sfumatura anche di umorismo, che non guasta di certo. L’ambientazione è ben studiata e catapulta il lettore nel mondo affascinante della città eterna. Lo stile della scrittura dei due autori è accattivante. La descrizione dei personaggi e degli ambienti è minuziosa, nonostante la mole delle persone e dei luoghi coinvolti nella storia. Lo stile linguistico rimane scorrevole, i dialoghi sono ben congegnati.
Bellissimi e divertenti i dialoghi macchietta tra Astragalo, Tito e Gabello e i dialoghi interiori e ansiosi di Cicerone, due parti integranti della storia. L’armata Brancaleone da una parte e la serietà, l’amara verità dall’altra. Romanzo ricco di colpi di scena, che nonostante la lunghezza, porta il lettore a leggere pagina dopo pagina, dopo pagina. Si vuole capire, si vuole sapere e difficilmente ci si può staccare dalla storia.
È visibile la ricerca e lo studio che i due autori hanno effettuato per inserire nel romanzo, personaggi storici e fatti veramente accaduti, con la trama romanzata vera e propria, frutto di una conoscenza sicuramente ottima del periodo storico.
Credo che questo romanzo farà molto parlare di sé e dei suoi autori.
Consigliatissimo!

Silvia Marcaurelio

giovedì 6 maggio 2021

RECENSIONE - Il prezzo del passato di Kathy Reichs

Ventiduesimo titolo della serie dedicata all’anatomopatologa forense Temperance Brennan, che troviamo alle prese con un caso molto particolare e soprattutto di un’attualità spaventosa.
Dopo che l’uragano Inara si è abbattuto sulla costa del South Carolina un bidone di plastica, di quelli usati per i rifiuti sanitari, è risalito in superfice a causa del mare in tempesta. All’interno vengono ritrovati i resti di due persone, senza vestiti, avvolte in un telo di plastica e legate con un cavo elettrico.
Davanti ai resti dei due corpi, Temperance viene colta da un ricordo del passato, di una situazione già vissuta anni prima in Canada. Un caso rimasto insoluto che aveva seguito con l’allora detective della Sûrete du Québec, ora investigatore privato e suo compagno, Andrew Ryan.
Molte cose coincidono: stesso fusto di resina, stesso cavo elettrico rosso papavero, stesso telo di plastica. Dita mozzate e denti cavati per evitare il riconoscimento delle vittime. Un unico foro di proiettile sulla nuca. Altri elementi cancellati per sempre dall’immersione in acqua per tanto tempo.

Temperance si convince che i quattro omicidi, quelli avvenuti in Canada e questi di Charleston siano stati perpetuati dalla stessa persona, per questo vola a Montréal per cercare di far riaprire dal suo Capo al Laboratoire de science, LaManche, il vecchio caso.
Per fortuna altre cose della sua vita si sono sistemate, come l’aneurisma che pendeva sopra la sua testa come una spada di Damocle, risolto con un delicato e riuscitissimo intervento, e il problema che aveva avuto sul suo lavoro, risolto con un cambio al comando dell’MCDC di Charlotte.
La stabilità raggiunta anche in campo sentimentale con Ryan l’hanno resa meno nervosa, meno impaurita e meno instabile di come l’avevamo colta nel precedente romanzo, quindi più caparbia e combattiva.
Dopo aver lasciato le indagini di Charleston, per ora completamente senza indizi, nelle mani della non proprio simpaticissima detective Vislosky, Tempe si butta a testa bassa, con l’aiuto di Ryan a risolvere l’enigma Canadese, per poi risolvere quello di Charleston.
Nel frattempo sulla Carolina del South, Charlotte, Charleston e dintorni, come se non bastasse la pandemia da Covid-19 (presa molto alla leggera devo dire), si abbatte un’altra inaspettata calamità: un batterio mortale, che non dovrebbe potersi trasmettere tramite contatto tra persone, ma che comincia a diffondersi rapidamente tra la popolazione, già stremata dalla lotta al Covid. Sembrerebbe che questa malattia sia dovuta a un semplice morso di cane o al graffio di un gatto portatori della Capnocytophaga canimorsus, ma l’organismo umano debba essere predisposto dalla mancanza di un gene nell’elica del DNA.

Brennan per venire a capo dei suoi casi sarà costretta ad utilizzare delle tecniche particolari per la sintetizzazione del DNA, a imparare svariate tecniche utilizzate nella composizione dei vaccini, come lo sviluppo dell’RNA messaggero e quello del CRISPR/Cas9, una proteina in grado di manipolare il DNA umano.
Non sarà facile per Tempe barcamenarsi tra materie che non conosce, ma quindici anni prima aveva fatto una promessa al corpicino ritrovato a St. Anicet, quello di scoprire chi fosse; quindici anni prima non c’era riuscita, ma ora ha questa seconda possibilità e armi molto più sofisticate da utilizzare e anche l’aiuto di svariati amici competenti, ma anche di vittime curiose. Riuscirà Temperance Brennan a scoprire l’identità dei quattro cadaveri?
Cosa hanno a che fare gli omicidi con la nuova epidemia che ha colpito Charlotte e il South Carolina?
Ma come se non bastasse, c’è anche la storia nella storia, che la povera Brennan, oberata di lavoro, lascerà nelle mani della sua amica Anne, che si trasformerà, temporaneamente, in un’investigatrice, per venire a capo della storia di Polly Beecroft e di una maschera funeraria di un secolo prima.

Il romanzo è come al solito fluido, la trama gialla scorre ritmata dando al lettore la possibilità di raccogliere gli indizi a mano a mano che segue la storia. Come sempre ci sono pagine del romanzo utilizzate per le spiegazioni scientifiche che potrebbero rivelarsi astruse per qualcuno, ma che per una curiosa come me, sono manna dal cielo.
Ho notato, però, in questo capitolo una differenza che solo chi ha letto tutti i romanzi dell’autrice dedicati a Temperance Brennan può notare. Piccolezze, come l’uso di un certo modo di parlare non proprio da Tempe o l’uso del turpiloquio, o il modo di colloquiare tra Ryan e la stessa Tempe che me li ha resi alquanto strani e forse un po’ diversi. Sembrerebbe un po’ un cambio di stile da parte dell’autrice o forse che so, una traduzione diversa? Ai posteri l’ardua sentenza. Comunque il romanzo come al solito è validissimo e Tempe non delude mai.

(www.contornidinoir.it)

giovedì 29 aprile 2021

RECENSIONE - Il nodo Windsor. Sua Maestà indaga di S.J. Bennett

 



Castello di Windsor, primavera 2016.

La regina Elisabetta II, chiamata nel romanzo semplicemente Sua Maestà, è alle prese con i preparativi degli imminenti festeggiamenti del suo novantesimo compleanno e non solo lei, ma tutto il personale del castello, come un meccanismo ben oliato nel tempo.
Oltre alle normali incombenze, si aggiungono visite di stato, come quella imminente con il presidente degli Stati Uniti Obama e della sua consorte Michelle, e serate danzanti a scopo filantropico, organizzate per sovvenzionare le attività patrocinate dai componenti della famiglia reale.
Ad una di queste serate particolari, organizzata da Sua Maestà, per una delle fondazioni del principe Carlo, visto che è una serata à la rousse, sono stati invitati un magnate russo Yuri Pejrovski con la sua giovane e bellissima moglie Masha Pejrovsakja e un loro protegée Maksim Brodskij, una famosa architetta che lavora soprattutto a San Pietroburgo, l’arcivescovo di Canterbury, Sir David Attenborough, un ex governatore russo e altri dignitari di corte.

Durante la serata il ragazzo si rivela essere un pianista d’eccezione e anche un bravissimo ballerino, tanto da ballare anche con Sua Maestà, lasciandole un’ottima impressione.
E forse proprio per questo, la mattina dopo, quando viene avvisata dal suo segretario personale, Sir Simon Holcroft, che il ragazzo è stato trovato morto nella sua stanza, in una posa particolare, la cosa la lascerà rattristata e sconcertata al tempo stesso. Soprattutto perché si capirà immediatamente che la morte non è un suicidio, come si voleva far credere, ma bensì un omicidio.
Il ragazzo infatti è stato trovato nudo, appeso al collo, con la corda della vestaglia, alla maniglia dell’armadio della sua stanza.
La macchina delle indagini si mette in moto. La polizia si concentra ben presto sulla servitù del castello, interrogando tutti e facendo supposizioni strane di cellule dormienti, terrorismo, talpe e spie alla Mata Hari, facendo infuriare sia la sovrana che gli stessi dipendenti del castello.
La regina capisce subito che l’MI5 pur con tutta la buona volontà, è completamente fuori strada, quindi si inserisce con un’indagine segreta parallela aiutata dalla sua assistente personale Rozie Oshodi.
Rozie è stata assunta da poco, e conosce poco anche la sovrana. Ha ancora una sorta di riverenza particolare per la persona in sé.
Tutti, al castello, e nelle alte gerarchie statali, vedono Sua Maestà come una signora anziana e fragile e per questo la vorrebbero tenere all’oscuro di tutto. Ma Elisabetta e tutt’altro. É una fine politica, è da più di sessant’anni alla guida del regno d’Inghilterra, è una donna curiosa e ha una buona memoria per i dettagli.

Ma anche Rozie non è quello che sembra all’esterno. É certamente molto bella, molto alta, è molto esotica, gira sempre con una gonna attillatissima e con dei tacchi vertiginosi, ma è anche una laureata in economia con alle spalle tre anni nelle file dell’artiglieria reale all’accademia di Sandhurst, la più dura del Regno Unito.
E la prima domanda che le due sui pongono è: perché uccidere un ragazzo come Maksim Brodskij?
Chi si è permesso di violare l’angolo di paradiso di Sua Maestà, quale il Castello di Windsor, che dovrebbe essere super controllato e protetto, quello che la sovrana ritiene più di tutti essere casa sua?
Le due, coadiuvate dalle molte conoscenze di Sua Maestà, come il fido Billy MacLachlan, riusciranno a trovare il filo giusto per sbrogliare la matassa, e aiutare l’MI5 a intraprendere la giusta via.
Una via lastricata da altri due omicidi che complicheranno di non poco la situazione, soprattutto perché sembrano non avere niente a che vedere con quello del giovane pianista, ma che una serie di piccoli indizi, la buona memoria di Sua Maestà e la buona volontà di Rozie, anche contro un pericolo oscuro, collegheranno tra loro in modo incredibile.
Ma la regina non si può certo prendere il merito di aver avuto successo su una cosa che non avrebbe nemmeno dovuto sapere! Certamente no!
“Il nodo Windsor” è un giallo leggero, con il tipico humor inglese a farla da padrone. Scritto con una scrittura di facile lettura, con descrizioni molto dettagliate degli ambienti e della vita di corte.

Belli i dettagli relativi al castello di Windsor, al lavoro instancabile che svolge veramente la regina nonostante la sua veneranda età, che oltre ad essere una statista è anche una moglie e una madre.
Fantastici sono i dialoghi tra la Regina e suo marito Filippo inseriti nella storia; l’autrice è stata bravissima perché li fa sembrare molto veri, cogliendo l’essenza del vero rapporto tra i due e visto, la recente scomparsa del duca di Edimburgo anche molto commoventi. Un po’ come avere ancora tra noi questa intramontabile coppia.
Un giallo alla Miss Marple, classico inglese, condito di molto tè, e anche qualche bicchiere di Gin. Uno humor a volte spassoso, come quando la monarca risponde a Obama:
Fu solo dopo pranzo, mentre si incamminavano verso le auto per salutarsi, che il Presidente Obama si chinò per dire a Sua Maestà: “Mi è giunta voce che abbiate un problemuccio in loco. Con un giovane russo. Se possiamo essere d’aiuto in qualche modo…”.
La regina si voltò verso di lui con un’espressione molto seria, prima di sgranargli un sorrisetto altezzoso.
“La ringrazio. A quanto pare i servizi segreti hanno tutto sotto controllo. Pensano sia stato il maggiordomo.”
“Come volevasi dimostrare.”
“Spero si sbaglino. Sono molto legata ai miei maggiordomi.”

E per una volta anche il titolo ha veramente un nesso con la storia, sta a voi scoprire il perché! Consigliato agli amanti della famiglia reale e dello humor inglese.

Silvia Marcaurelio

domenica 11 aprile 2021

RECENSIONE - Scrublands Noir di Chris Hammer

Martin Scarsden, quando arriva a Riversend, è un ex giornalista, o almeno è quello che lui pensa di sé stesso.
Dopo l’incidente occorsogli in Medio Oriente e i postumi di una sindrome da stress post-traumatica (è rimasto chiuso per tre giorni in un bagagliaio di una macchina nella Striscia di Gaza sotto un bombardamento), non è più riuscito a combinare granché, e quella sua uscita la deve al suo amico Max Fuller, il suo caporedattore dell’Herald Sydney, che gli ha consigliato di lavorare su un reportage facile, per rimetterlo in pista, rimetterlo in sesto.
Quando Martin arriva, si accorge che trovarsi a Riversend in piena estate è come stare in un forno acceso. Infatti il paese è nel pieno bush australiano, una landa piatta e desolata, senza alberi, senza nessuna nuvola in cielo, in piena siccità e con la temperatura che sfiora i quaranta gradi già di prima mattina.

Sembra di osservare il tutto da una inquadratura di un film western vecchio stampo, tanto è quello che la scrittura dell’autore ci porta a fare. Una specie di mezzogiorno di fuoco. Un paese vuoto sotto la calura opprimente e la vivida luce del sole a bruciare gli occhi e la terra, secca e spaccata per mancanza di acqua. Un fiume che non scorre più, un paese che si presenta disabitato, tranne per un barbone che presto scompare.
Lui è lì per occuparsi di un reportage che dovrebbe far sapere alla gente di città, come è cambiato il paese dopo che il prete del villaggio, in dieci minuti di follia, ha imbracciato un fucile da caccia, ed ha ucciso cinque persone inermi un anno prima.
Non deve parlare della strage, perché su quella si è già scritto tanto, fiumi di inchiostro. Lui deve solo scrivere come è cambiato il paese. Ma mentre parla con la gente del posto, si accorge che le ragioni di quella strage non sono poi così chiare, che la personalità del sacerdote era alquanto particolare, e che le circostanze in cui ha agito sono tuttora oscure.
Sebbene abbia ucciso cinque persone inermi, per molti Byron Swift era una brava persona. Sempre pronto ad aiutare e a sentire tutti, che si prendeva cura del suo prossimo.

Spinto dal suo istinto da reporter-detective, Martin cerca di raccogliere più informazioni possibili sul prete e su una vicenda che diventa via via più sfuggente, ma anche intrigante. Infatti, proprio quando crede di essere arrivato ad una svolta dell’indagine, il ritrovamento di due corpi nelle Scrublands rimette tutto in gioco, e soprattutto mette lo stesso Martin sotto i riflettori.
Ma anche Martin si accorge ben presto di essere cambiato. Non gli piace più il suo mestiere, o almeno quello che è diventato. Non riesce più ad essere quella persona distaccata e riportare solo la notizia scabra, senza sentimenti, soprattutto perché essendo lui stesso diventato parte della notizia, insieme a persone che non vuole ferire, perché non li considera più attori, i sentimenti prendono il sopravvento sul volere uno scoop a tutti i costi.
Sa che le sue parole possono fare molto male e che potrebbe perdere quella poca umanità che gli resta e una piccola luce che si sta accendendo per lui, fino a quel momento lupo solitario.
Lottando contro sé stesso e con i propri demoni, Martin si trova a rischiare il tutto per tutto per scoprire una verità che diventa sempre più complessa. Ma ci sono forze più grandi di lui che sono determinate a fermarlo, e lui non sa quanto si possano spingere lontano per fare in modo che certi segreti rimangano sepolti per sempre.
Scrublands noir è un romanzo che cattura il lettore fin dalle prime pagine, portandolo all’interno di una storia ricca di colpi di scena, di intrighi, dubbi, depistaggi e pericoli. Polizia, Servizi Segreti, Corpi Militari, tutti hanno un obiettivo e Martin si dibatte tra tutti loro.

Scarsden è al centro di tutte le macchinazioni della narrazione, ma è circondato da un manipolo di personaggi tutt’altro che di secondo piano. Sono eccentrici, orribili, ma anche autentici: c’è Mandalay Blonde, la libraia, bellissima e arrabbiata. Con una vita non facile, da madre single. Codger Harris il vecchio eremita che vive nudo con un passato da banchiere e un segreto non tanto segreto. Harley Snouch che sembrerebbe un barbone ma che appartiene ad un’antica famiglia del luogo e Robbie Haus-Jones il poliziotto eroe che ha sparato al prete, pur essendone amico. Herb Walker lo sceriffo “ciccione” che si batte la pancia ad ogni battuta e si sganascia fragorosamente dalle risate. Fran e Jamie Landers madre e figlio che hanno perso marito e padre uccisi dal prete, ma che nascondono dietro i loro volti una vita piena di segreti. E su tutti, Byron Swift, il prete di cui tutti parlano, ma che è già morto all’inizio di tutto. L’uomo dai mille segreti, dalla doppia vita. Irreprensibile per alcuni, con un passato controverso per altri. Scopriremo solo alla fine la sua vera natura.
Tutti loro hanno un ruolo fondamentale nella storia, come ce l’ha anche Riversend, il paese sotto la cocente afa del gennaio australiano.

Raccontato con una scrittura prosaica Scrublands noir è un thriller originale, avvincente che lascia col fiato in sospeso fino alla fine. Bellissima l’ambientazione tanto che sembra veramente di sentire il caldo asfissiante del bush australiano, con un cielo completamente privo di nuvole e un sole che brucia gli occhi e la pelle. Ci vedrei veramente bene una trasposizione cinematografica. Il romanzo si presterebbe benissimo, sia per ambientazione che per contenuti. Consigliatissimo!

Silvia Marcaurelio


 

lunedì 29 marzo 2021

RECENSIONE - L'indipendenza della signorina Bennet di Colleen McCollough

Ritroviamo le sorelle Bennet venti anni dopo Orgoglio e Pregiudizio e con questo romanzo l’autrice ci vuole raccontare ciò che è successo nel frattempo ad Elizabeth, Lidia, Kitty e Mary. Ma soprattutto ci racconterà di Mary, la sorella strana.
Elizabeth non sta vivendo certamente il matrimonio idilliaco che aveva immaginato, nonostante lei ami ancora suo marito. Hanno avuto tre figlie femmine e un maschio, che suo padre non crede possa essere capace di portare avanti il nome della famiglia, per delle voci girate nell’alta società. Suo figlio amerebbe gli uomini e questo lui non lo può accettare. Voce messa in circolazione niente di meno che da quell’arpia di Caroline Bingley! (Già … c’è anche qui!). Per questo si Elizabeth si sente sconfitta, vive tra feste di rappresentanza e la solitudine delle sue stanze per essere stata allontanata dalla sua famiglia, soprattutto quando suo marito è a Londra a ricoprire la sua carica nel Parlamento inglese. L’orgoglio di Fitzwilliam è tornato subito alla ribalta e lei non lo sopporta.
Jane è ancora innamoratissima di suo marito Charles Bingley che non fa altro che farle sfornare figli. E' esausta, ma non ha alcuna intenzione di cacciare il marito dal suo letto. Ha otto figli, di cui sette maschi e una femmina.
Lydia è diventata quasi una prostituta. É un’alcolizzata e visto che suo marito George Wickam, è spesso lontano sul fronte, concede i suoi favori liberamente, adottando modi rozzi e poco signorili.
Kitty si è sposata con un gentiluomo molto ricco ma molto più vecchio di lei, che l’ha lasciata subito vedova e senza figli. Può permettersi di partecipare a feste e circoli alla moda, senza nessun cruccio.
Mary è la vera protagonista di questo romanzo, che si apre con la morte della Sig.ra Bennet e con l’acquisizione della tanto agognata libertà. Mary era stata infatti scelta da Darcy per accudire la madre, fino alla sua morte. Dopo che questa avviene, Mary può finalmente sentirsi libera di rifarsi una vita come vuole lei, e non come il mondo le impone.
Divenuta una bella donna, e non più brutta e insignificante come era da ragazzina, affronta Darcy dicendogli che non si prostrerà ai suoi piedi per andare a Pemberley a fare da governante alle sue figlie né tantomeno a Bingley Hall a farlo per Jane. Mary desidera partire, viaggiare per poter scrivere un libro sulle ingiustizie e la povertà, alimentata dall’aver letto le lettere di Argus su un giornale. Ovviamente tutto questo fa andare su tutte le furie Darcy, perché è contro ogni decoro, soprattutto da parte di una sua parente e con lui che tenta la scalata a Primo Ministro. Ma nonostante tutto, Mary riuscirà ad avere la sua avventura, e che avventura.
Scopriremo quindi una Mary diversa da come l’avevamo conosciuta in Orgoglio e pregiudizio, una Mary ribelle, indipendente, forte e intraprendente.
Non un capolavoro, ma leggibile. Una voce fuori dal coro sicuramente.


 

martedì 2 marzo 2021

RECENSIONE - Madame le Commissaire e l'inglese scomparso di Pierre Martin


Primo volume di una nuova serie poliziesca un po’ demodé, dedicata al personaggio di Isabelle Bonnet, scritta da Pierre Martin.

Isabelle è un importante membro di una delle task force segrete che la police nationale francese ha dispiegate su tutto il territorio a difesa della popolazione e del Presidente.
Quando facciamo la sua conoscenza è reduce da un attentato esplosivo avvenuto a Parigi vicino all’Arc de Triomphe dove molti suoi colleghi hanno perso la vita, ma dove lei è riuscita a salvare il Presidente in persona. Ha rimediato la Legione d’onore, ma anche molte ferite, sia fisiche che mentali.
Decide, quindi, di prendersi una vacanza e passare la sua convalescenza a Fragolin, il paese dove è nata, dove non è mai tornata dopo la morte dei suoi genitori in un incidente stradale, quando era ancora bambina.
Fragolin è in piena Provenza, abbracciato dal Massif des Maures da una parte e poco lontano dal mare dall’altra, tanto da sentirne l’odore trasportato dalla brezza.
Al suo arrivo però, non trova la calma che si aspettava, bensì un paese in pieno stato di agitazione. Una cosa inaspettata è successa, un fatto gravissimo, un omicidio violento.
Il corpo di una giovane donna con la faccia deturpata da un colpo di pistola è stato ritrovato in una villa di proprietà di un facoltoso inglese, di cui si sono perse le tracce.
L’uomo è ritenuto il responsabile principale dell’omicidio.

La gendarmeria locale a cui è affidato il caso, non sa che pesci prendere, allora, vista l’implicazione di uno straniero, il capo di Isabelle, Maurice Balancourt, per risollevarle il morale e farla tornare a lavorare, le restituisce, degradandola momentaneamente, il grado di “commissaire”, affidandole l’inchiesta.
Da Tolone, da cui Fragolin dipende, per dispetto dall’esser stati sorpassati, inviano ad Isabelle un improbabile assistente dal pretenzioso nome di Jacobert Apollinaire Eustache.
Apollinaire è alto, goffo, maldestro e timido. Fino a quel momento si è occupato solo di archivi e non ha mai lavorato sul campo. Ma i due insieme sembrano funzionare.
Apollinare è sì goffo, ma è intelligentissimo e sa barcamenarsi in qualunque cosa. Parla più di qualche lingua, conosce molto i computer, anche se non lo ammette, e il lavoro d’archivio l’ha reso molto organizzato. L’unica cosa non organizzata di Apollinaire sono i suoi vestiti che continua ad abbottonare male e i suoi calzini di colori spaiati e imprevedibili.
Isabelle, dopo l’attentato, è completamente cambiata e molte cose se le lascia scivolare addosso, ma ha comunque una mente acuta e con l’aiuto dell’organizzato Apollinaire riesce ad avviare, da quello che sembrava un nulla di fatto, un’indagine vera e propria.
Prima di tutto riusciranno a far luce sull’identità della ragazza e poi a scoprire che l’inglese Brian C. Hobart, proprietario della villa, è un uomo ricercato in tutto il mondo per questioni finanziarie e che il suo vero nome è Phil Ferguson.

Il romanzo è molto leggero e scorre veloce sotto i paesaggi del Sud della Francia con l’odore della lavanda nel naso.
In alcuni passaggi è divertente, in altri diventa addirittura esilarante, ma ci sono anche momenti toccanti e tristi, soprattutto quando Isabelle indaga sulla morte dei suoi genitori.
Oltre a Isabelle e ad Apollinaire, molto azzeccati i personaggi di contorno come l’amica d’infanzia Clodine, Thierry Blès sindaco di Fragolin e, anche se hanno poche battute il vecchio Georges, e la segretaria del padre di Isabelle, Florence.
Bella l’ambientazione e la sua descrizione tanto da lasciarti la sensazione di essere stata veramente nel sud della Francia a goderti il caldo e il profumo della lavanda.
Il finale chiude questa storia dell’inglese scomparso e non è scontatissimo come sembrerebbe, ma sicuramente ritroveremo il duo Bonnet-Apollinaire in una prossima avventura. Consigliato a chi ha bisogno di un sorriso, ma anche di un buon libro, nonostante la leggerezza.
P.S. da informazioni, so che in Germania sono arrivati già al sesto capitolo!

Silvia Marcaurelio


venerdì 12 febbraio 2021

RECENSIONE - L'ultima scena di S. J. Watson

Alex Young è una trentenne un po’ particolare. Vive a Londra ed è una regista di documentari molto particolari, perché raccontano la vita vera, quella che si vive sulla strada, quella degli emarginati, degli ultimi. Uno di questi molti anni prima ha vinto un premio, ma ora Alex è di nuovo al verde, il suo fidanzato l’ha mollata (ma non è che ci tenesse così tanto) e ha una nuova idea nella testa, girare un documentario sulla vita normale di una piccola comunità di pescatori del Nord dell’Inghilterra. Parlare della crisi economica che ha ridotto questi paesini a delle località fantasma. Ma la scelta del suo produttore non è del tutto casuale: “Ho ricevuto una cartolina … nella foto si vede un porticciolo. Il posto si chiama Blackwood Bay. E il testo dice: ‘Perché non qui?’”
L’idea di Alex per il nuovo documentario è far interagire le persone che abitano a Blackwood Bay con video girati da loro stessi, auto-interviste, dando vita a una produzione originale, il tutto coordinato da lei stessa tramite un blog aperto sul web.
La località sembra essere il posto ideale, soprattutto per il produttore, visto che dietro ha anche una storia da raccontare. Due ragazze, nei dieci anni precedenti, sono sparite nel nulla, di loro non si è saputo più nulla.
Alex non è così convinta che Blackwood Bay sia la scelta giusta, soprattutto perché ha uno strano sintomo di repulsione, una sorta di nervosismo che le attanaglia lo stomaco. Sente di avere un legame con quel luogo, ma non ricorda il perché, vista la sua grave amnesia, dovuta ad un tragico incidente accadutole anni prima, di cui non ricorda, logicamente, nulla.

L’accoglienza al villaggio non è delle migliori; le persone sono diffidenti e parlano poco. Soprattutto non si sbottonano sulla storia delle due ragazze. Temono, infatti, che il documentario possa mettere in cattiva luce il paese e raccontare solo gli eventi drammatici.
Ma la sensazione di Alex è che tutti sappiano effettivamente cosa sia successo a Daisy e Zoe, ma preferiscano mettere tutto a tacere, perché tutti hanno qualcosa da nascondere.
Di Daisy si racconta che si sia suicidata buttandosi dalla scogliera chiamata Le Rocce, di Zoe che sia scappata, ma nessuno parla di Sadie, perché non viene considerata parte della comunità.
Il passato di Alex torna a tormentarla con dei flashback, e capisce di avere molto a che fare con Blackwood Bay e soprattutto con le ragazze scomparse. Soprattutto Alex dovrà fare i conti anche con quello che sta avvenendo nel presente ad alcune ragazzine del luogo, che le fa ricordare tanto e metterà in pericolo la sua stessa vita.
Dello stesso autore avevo letto il precedente “Non ti addormentare” che mi era piaciuto parecchio, anche quello un thriller psicologico legato alla memoria e alla capacità della mente umana. L’autore è bravissimo a intrecciare, con dei flashback, il passato e il presente della protagonista e legare le storie che scorreranno per quasi tutto il libro in due rette parallele per poi convergere in un’unica linea finale. Molto bello il personaggio di Alex, che regge da sola sulle spalle, tutta la trama del libro. È lei la protagonista in tutto e per tutto; lei e la sua mente con cui dialoga costantemente. Infatti il libro è costituito oltre che dai dialoghi con i vari personaggi, per la maggior parte, dai pensieri interiori della stessa protagonista che la porteranno dall’essere una persona impaurita, alla coscienza della vera sé stessa.
L’ultima scena è una lettura che definirei intrigante e imprevedibile, piena di sorprese, tutte da godere, fino all’ultima scena. Consigliato per gli amanti del genere thriller psicologico.

(https://contornidinoir.it/2021/02/s-j-watson-lultima-scena-2/?fbclid=IwAR3T7KMLAfmDluufejx9qhU8-JEZYObSTI8IaMiRU43nqMdFJcBuPU_eFs8 )