venerdì 22 aprile 2022

RECENSIONE - Grado nella tempesta. Un nuovo caso per Maddalena Degrassi di Andrea Nagele


Quarto romanzo della saga della commissaria Maddalena Degrassi e dei 

fenomeni climatici di Grado. Già, perché anche da quelli l’autrice prende 

spunto per scrivere le sue storie.

Questa in particolare fa riferimento a un fatto veramente accaduto nell’agosto del 2008, precisamente l’8 agosto. Su Grado si scatenò un tornado, che abbatté alberi, pali dell’alta tensione, lasciando la città al buio, successero incidenti, il litorale fu selvaggiamente colpito e squassato e ci furono anche morti e feriti.
Grado – Agosto, 2008.
C’è un’afa tremenda che incolla i vestiti alla pelle e non fa nemmeno respirare. Ogni movimento costa fatica e fa stillare sudore. Ma sembra che qualcosa a breve possa cambiare, perché il cielo comincia ad accumulare nuvoloni neri e minacciosi e tanta elettricità nell’aria.
Emmanuele, un ragazzino di quattordici anni che abita in un campo nomadi, mentre pensa ai suoi problemi di cuore, si trova in un supermercato per fare la spesa e c’è un blackout, nessuno può uscire perché le porte automatiche sono chiuse. Col favore del buio, Emmanuele, pensa di rubare un paio di sneakers che sogna da tempo, ma che non avrà mai, e mentre le indossa è testimone uditivo di una minaccia di morte da parte di un uomo ad un’altra persona. Emmanuele ha paura, ma vuole fare la cosa giusta, e va in commissariato a denunciare la cosa. Solo che al suo arrivo, trova un poliziotto con ben poca voglia di ascoltarlo, che lo fa fuggire a gambe levate. Ma il problema è che poco dopo il ragazzino scompare e la Degrassi si trova ad affrontare il caso con poche prove nelle sue mani.

Mentre le indagini per ritrovare Emmanuele vengono attivate, succedono altre cose, come se andassero in concomitanza con il peggioramento del tempo, che sembra inquietante.
Christopher, facoltoso uomo d’affari, si incontra con il vecchio amico di liceo per una rimpatriata e per rivivere un po’ i vecchi tempi. Ha organizzato tutto in una lussuosa struttura alberghiera per lui e il suo vecchio compagno Johannes. Ma Johannes è spesso distratto dal suo cellulare e dal suo pc che nasconde sempre a Christopher. Non accetta i regali dell’amico di buon grado, ma con un certo astio. Cosa nasconde Johannes? Perché è sempre al cellulare?
Nella stessa zona prende il via la vacanza di Henriette e Frederick con le due figlie Leonie e Katharina. I due sono già ai ferri corti per il comportamento poco veritiero di Frederick. Il campeggio promesso, non è quello dei sogni e adattarsi è un grosso peso, sia per Henriette che per le due bimbe. L’elettricità tra i due è nell’aria, come quella dei lampi che cominciano a saettare tra le nubi.
Poi c’è la storia di Beatrice, infermiera all’ospedale di Monfalcone, con la sindrome da crocerossina. Ma nessuno sa che nel suo passato c’è un oscuro segreto che non riesce a dimenticare.
E poi c’è Villa Esperanza e i suoi due proprietari, Loredana e Alonso; un luogo con un bel giardino e tantissimi gatti. Sembra piacevole, ma il tempo la rende inquietante, e anche il passato e suoi due abitanti non fanno altro che litigare tra loro per quell’eredità particolarmente misteriosa.
E come se non bastasse, la Degrassi si trova in ambasce, perché il suo capo Scaramuzza, di cui non è abbia molta stima, le ha chiesto la mano di sua madre.

Questo della Nagele è un giallo molto particolare, fatto di tante storie, con al centro come protagonista la tempesta perfetta che avvenne davvero l’8 agosto del 2008. Infatti, i casi in essere si risolveranno tutti con lo scoppio della tempesta, come se fosse quello il punto culminante di tutto.
Se la parte del libro che racconta le storie che effettivamente la Degrassi dovrà sbrogliare, sono molto lente e riflessive, quasi che la scrittrice ci voglia far immergere nella psiche dei personaggi, di scavarli a fondo, nel loro intimo, per farci cogliere tutte le loro sfaccettature, la seconda parte, quella che racconta della tempesta è concitata, piena di suspense, adrenalinica. Corre ingovernabile come il vento che soffia forte, come gli scrosci violenti di pioggia e grandine e come il rombo dei tuoni e il saettare dei lampi.
È un crescendo perfetto che il lettore potrà gustare pagina dopo pagina. È una storia dove non ci sono né vinti né vincitori, ma solo la contrapposizione tra uomo e natura. E la scoperta che l’uomo, nonostante tutte le sue scoperte scientifiche, non può governare la natura, quando questa è fuori controllo.
Bel giallo con una trama intricatissima. Molto curata la parte psicologica dei personaggi, meno quella delle mere caratteristiche fisiche, a parte quella di pochi personaggi. Più adrenalinica e scorrevole la seconda parte del romanzo, dove praticamente si definiscono tutte le storie.

Silvia Marcaurelio

mercoledì 13 aprile 2022

RECENSIONE - Lo strano delitto delle sorelle Bedin. La prima indagine di Gaetano Ravidà di Chicca Maralfa


Gaetano Ravidà, luogotenente dell’Arma dei Carabinieri, è un “nuovo” investigatore nato dalla penna di Chicca Maralfa. Nuovo, perché questa è la sua prima indagine ma, nonostante tutto, è un investigatore navigato con una storia alle spalle.

Infatti, Gaetano detto Ninni, si è da poco trasferito ad Asiago, dopo aver lasciato la Puglia per fuggire dai dolorosi ricordi del suo matrimonio ormai finito.
Oltre ad aver lasciato la famiglia a Bari, ha lasciato un incarico di tutto rispetto, anche se ora si ritrova a essere il comandante della stazione dei Carabinieri di Asiago.
Certo tra Bari ed Asiago in fatto di delinquenza c’è una certa differenza, quindi Ravidà si ritrova un po’ con le mani in mano e non gli rimane che seguire quello che ha: un cold case di sette anni prima e uno scavo riguardante una delle più sanguinose battaglie della Grande Guerra avvenute nell’altopiano vicentino che potrebbe riguardarlo da vicino, in quanto suo nonno, che portava il suo stesso nome, fu soldato in quell’epoca, combattente proprio sull’altopiano, e non fece mai ritorno, nemmeno da morto, visto che il suo corpo non fu mai trovato.

Ninni Ravidà è un po’ alla ricerca di sé stesso, e forse trovare il corpo di suo nonno potrebbe far crepare quella corazza che, dopo il tradimento di sua moglie, si è fatto crescere addosso e che gli pesa sempre di più, minacciando di farlo morire sotto il suo stesso peso. Un po’ come le corazze che portavano i poveri soldati, mandati a morire contro gli austriaci, che pesavano tantissimo, e servirono solo a farli diventare rallentati nei movimenti e a morire prima.
Il vecchio caso delle sorelle Bedin è ormai stato chiuso dalla procura. Tracce non ne sono mai state trovate, testimoni idem, e anche le due persone indagate all’inizio del caso, i due vicini di casa, sembrano essere stati scagionati in quanto in possesso di valido alibi.
Però, la noia è tanta e Ravidà, con i suoi fidi Casarotto e Strazzabosco, comincia a seguire in segreto una indagine tutta sua, visto che in paese qualcuno sta tappezzando i muri con enigmatiche poesie che sembrano però sollecitare la riapertura del caso.

Tutto questo nel periodo più sacro per il comune di Asiago, visto che la Grande Rogazione, una processione sacra che si snoda per trentatré chilometri attraverso sentieri di montagna e che coinvolge tutta la popolazione il sabato prima dell’Ascensione, è vicina.
Ravidà è entusiasta all’idea di risolvere un caso a cui nessuno è riuscito a dare un colpevole e che sull’altopiano ha lasciato tracce indelebili come il ciclone Vaia. Ma mentre è alla ricerca del colpevole del vecchio delitto, il sospettato si suicida lasciando una comunicazione inattesa, e durante l’attesa Grande Rogazione, ne viene commesso un altro. Una donna, è stata brutalmente assassinata e due giovani ne hanno trovato il corpo in un bosco proprio sulla strada dei sentieri della processione.
Riuscirà Ravidà, con il suo acume, aiutato dai fidi Casarotto e Strazzabosco, dalla sua amica e medico legale pugliese Maria Antonietta Melerba, anche lei in trasferta sull’altopiano, a risolvere il vecchio cold case e il nuovo omicidio che sembra strettamente connesso al primo? L’indagine non è per niente facile. Molte persone sono coinvolte, episodi diversi che si ingarbugliano tra loro e i sospettati diventano vittime, i colpevoli diventano innocenti e i bugiardi dicono la verità.

Belli i personaggi che contornano le vicende del luogotenente Ravidà. I due fidi co-protagonisti nelle indagini che risultano simpatici e competenti, un valido aiuto per il protagonista della vicenda, che risulta dapprima molto scosso per i suoi “guai” sentimentali e familiari, e dopo un po’ più in vita per l’adrenalina data dalla scoperta della verità. Belli anche i personaggi comprimari, come la signora Lilli Pertile, una ottantenne in gambissima e la ‘campionessa’ Claude Spiller.
Brava la Maralfa a farci ricordare un bruttissimo pezzo della nostra storia, ma che va comunque ricordato, per la memoria delle persone, soprattutto dei giovani uomini che morirono, per la patria. Mandati al macello senza nessuna protezione o preparazione. Contadini fatti soldati, e mandati alla guerra senza più fare ritorno, nemmeno da morti.
Belli i panorami che ci racconta tanto da trametterceli come immagini ben visibili nelle nostre menti.
Indagine intrigata ma ben scritta, che all’inizio non sembra trovare mai una fine, una matassa talmente ingarbugliata che non se ne vede mai l’inizio o la fine, ma che piano piano verrà sciolta con un linguaggio garbato e ironico, proprio dalla bocca del nostro luogotenente Ravidà. Bell’inizio comandante… ci vediamo alla prossima!

Silvia Marcaurelio

venerdì 18 marzo 2022

RECENSIONE - Pandora di Susan Stokes-Chapman

Londra, 1799 in piena epoca Georgiana. La storia si apre con il recupero da parte di un palombaro di una cassa finita in fondo al mare dopo una tempesta. Ci riesce per un pelo, ferendosi ad un braccio con la corda per issarlo.
Hezezkiah Blake, è alquanto nervoso. Sono giorni che aspetta la “sua” nave, ma soprattutto il contenuto. E non disdegna di passare per vicoli oltremodo puzzolenti fino ai docks dove scaricano il letame prodotto dalla città. D’altronde è il suo modo di lavorare. Quale doganiere avrebbe il piacere di controllare il contenuto delle merci che una nave scarica in mezzo a quell’olezzo?
Hezekiah Blake è il padrone dell’Emporio Blake, un tempo rinomato, finché suo fratello Elijah e sua moglie Helen erano in vita. Dopo la loro morte, avvenuta in un incidente in uno scavo in Grecia, l’Emporio passando nelle sue mani, è poco a poco degradato e non vende altro che ninnoli privi di valore, finti vasi della dinastia Ming, e altre amenità contraffatte nemmeno tanto abilmente.

Nell’incidente occorso ai suoi genitori, si è salvata miracolosamente Pandora, detta Dora, nipote di Hezekiah, che odia ciò che è diventato il negozio un tempo rinomato. Dora è convinta che suo zio stia nascondendo qualcosa di losco, ma non sa veramente cosa fare.
Ora Dora è cresciuta, e ha delle ambizioni, una su tutte quella di svincolarsi da suo zio, diventare indipendente. Ma per fare questo deve riuscire nei suoi propositi: diventare una maestra orafa. Dora, è bravissima a disegnare gioielli, ma finora i tentativi di vendere i suoi disegni sono andati tutti a vuoto, nonostante Clements sia un vecchio amico di sua madre.
Dall’altra parte di Londra, Edward Lawrence sta aspettando il giudizio da parte della Società degli Antiquari. Il suo Studio sullo Shepherd Monument di Shugborough Hall, gli è sembrato più che buono, quindi è ottimista. Dopo la terza volta che prova, spera che l’accettino. Ma la faccia del suo amico Cornelius Ashmole, che gli si presenta davanti, lo fa crollare, di fronte alla sua incapacità.
D’altronde lui non è un vero studioso. Non ha potuto frequentare Oxford come Cornelius, lui non è ricco, è un povero legatore di libri, e se non avesse Cornelius a fargli da mentore, o a “mantenerlo”, lui non potrebbe permettersi di assentarsi dal suo lavoro a suo piacimento.
Le vite di Dora e Edward si incroceranno a breve e il carico atteso dal viscido Hezekiah sarà nel loro destino.

Un giorno Dora, uscita per provare a presentare altri disegni al signor Clements, trova uno spettacolo orribile di fronte alla porta dell’Emporio. Un carro si è ribaltato, il cavallo è sdraiato su un fianco e sotto di esso vi è intrappolato suo zio Hezekiah. Tre uomini cenciosi con l’odore del mare addosso, e il terrore negli occhi lo stanno aiutando, ma soprattutto armeggiano con una cassa incrostata di molluschi, riversa sul selciato, senza nemmeno un graffio.
Nei giorni che seguiranno Hezekiah assumerà un comportamento sospettoso, e chiuderà la cassa nello scantinato, dove a Dora non è permesso di entrare da quando era una bambina.
Cosa ci sarà mai in quella cassa? Perché suo zio ha avuto una reazione alquanto strana, quando Dora glielo ha domandato?

Il romanzo prende spunto dalla storia mitologica di Pandora e del suo vaso. Pandora, secondo la mitologia, fu la prima donna ad essere creata da Zeus come vendetta per il furto del fuoco da parte di Prometeo. Vi fu mandata con un vaso da custodire e da non aprire mai. Ma sappiamo come andò a finire, la curiosità vinse sul divieto e dal vaso uscirono tutte le disgrazie che ancora oggi imperversano nel mondo.
Anche qui c’è una Pandora, e anche qui c’è un vaso. C’è il mistero e la scoperta. Ma c’è anche amicizia e amore che il vaso non contiene, ma che appartengono ai personaggi intessuti dall’autrice.
Dora ed Edward si fanno subito voler bene. Sono due sopravvissuti, entrambi per motivi diversi, ed entrambi tentano di migliorare le loro esistenze. Sono malinconici, ma anche coraggiosi, intraprendenti e fiduciosi.
Molto belle le descrizioni degli ambienti cittadini divisi tra i fasti luccicanti dell’aristocrazia e le strade dei quartieri meno abbienti. Le strade acciottolate, le pozzanghere, il fango, gli olezzi, tutto per riportare il lettore a sentirsi dentro la storia, nelle pagine del romanzo.
Molto belli anche i co-protagonisti, dal viscido Hezekiah, alla sua compagna Lottie che alla fine avrà una piccola rivalsa, dalla stravagante Lady Latimer, all’amico di Edward, Cornelius Ashmole, ai fratelli marinai Coombe e al povero Tibbs.

Con una prosa molto ricercata, ma anche di facile lettura, la Stokes-Champman intreccia le vite dei suoi personaggi, riuscendo a scrivere una storia avvincente anche se non si tratta di un giallo vero e proprio. E non manca certamente l’accenno alla maledizione, altrimenti che vaso di Pandora sarebbe?
Libro di puro svago, che può regalare qualche ora di relax a lettori e lettrici.


 

venerdì 11 marzo 2022

RECENSIONE - Quella notte di ottobre. La verità trent'anni dopo di Volker Backert

Repubblica Democratica Tedesca (DDR), 3 ottobre 1990.
Le macchine strombazzano i clacson e la gente è festante, gridano per la libertà trovata e all’unità tedesca dopo più di un anno di manifestazioni e sollevazioni popolari. Sono tutti con una bandiera in mano, senza lo stemma del regime, alcuni lo hanno semplicemente tagliato via.
Ed è proprio in questo giorno di festa che viene compiuto un crimine efferato. Tutta la famiglia Borkow, Rolf-Peter sua moglie Monika agenti della Stasi e il figlioletto Stefan, vengono trucidati in una piccola fattoria a Rottenbach, vicino Coburgo.
Trent’anni dopo la Germania si prepara alla festa per la Riunificazione e la candidata a condurre il talk show, proprio il 3 ottobre, è Hannah Steiner, una giornalista d’avanguardia, fresca vincitrice del premio IANSA per la sua lotta contro le piccole armi da fuoco.

David Rosinsky è un giornalista austriaco freelance, collabora con l’ORF di Vienna e il suo pallino è una certa Rudolfine Steindling. David è certo che la signora, ormai passata a miglior vita, sia stata in qualche modo la fonte di un furto nei confronti della Repubblica Federale Tedesca di ben 130 milioni di marchi, passati dalle sue mani alla vecchia nomenklatura della Stasi proprio nel periodo dei primi approcci per la riunificazione.
Le due storie, quella di Hannah e del giornalista Rosinsky si intrecciano tra loro in un modo quasi impensabile. Quella notte del 3 ottobre, l’assassino della famiglia Borkow ha dimenticato un membro della famiglia. Una bambina piccola di solo due anni. Non si sa se il boia abbia avuto pietà di lei, o se fosse nascosta alla sua vista in qualche modo. Fatto sta che Jana Borkow è viva e altri non è che Hannah Steiner, adottata nel 1990 dai coniugi Steiner.
Quindi i due inizieranno a collaborare tra loro per scoprire effettivamente cosa sia successo quel 3 ottobre, perché sembrerebbe che i Borkow fossero a conoscenza di chi aveva effettivamente preso il denaro scomparso e per questo uccisi.

Il romanzo è molto adrenalinico e ci immette nel mondo della comunicazione, sia scritta che televisiva. Il racconto presenta due piani di scrittura, il racconto al presente, la ricerca dei due giornalisti, le notizie, le lotte interne, le invidie, anche ricatti e prestazioni sessuali per cercare di accaparrarsi posti elevati. E un piano dove si racconta la vecchia storia di quello che successe nella DDR da un anno prima che avvenisse la caduta del Muro di Berlino e l’unificazione della Germania.
Bella la parte psicologica che deriva dai dilemmi di Hannah Steiner/Jana Borkow. Una persona che non riesce più a capire chi è e che si ritrova a dover condurre uno show con almeno trenta milioni di spettori. Lei che si considera una giornalista della Germania Ovest si ritrova ad essere una creatura dell’Est, la cosiddetta parte fallata.
Perché anche di questo parla il romanzo. Dopo trent’anni c’è ancora chi fa la differenza tra cittadini dell’Ovest e cittadini dell’Est, nonostante la riunificazione.
Non mancherà un finale col botto, di quello che certamente non ti aspetti … almeno io non me lo sarei aspettato.

Un thriller politico, con una scrittura scattante e sincopata, con co-protagonisti scomodi e cattivi, che fanno veramente il loro mestiere e ci rendono più chiara la svolta storica, non così facile e non così scontata, che segnò il passaggio dalle Due Germanie ad un unico paese unito, malgrado le grandi differenze economiche e sociali.
Complimenti all’autore anche per il piccolo riassunto all’inizio del romanzo dove ci rammenta passo passo tutti gli accadimenti di quell’anno particolare.
Consigliato ai nostalgici e agli amanti del “giornalismo di assalto”.

giovedì 24 febbraio 2022

RECENSIONE - Una trappola d'aria di Giuseppe Festa


 Isole Lofoten, 1995

L’ispettore Marcus Morgen si sente un fallito!
Ha perso sua madre quando aveva solo dieci anni. Ha perso suo padre, che non lo riconosce nemmeno più. Ha perso una gamba e per questo il suo lavoro, e ha perso Hanne, sua moglie che lo ha tradito. E dopo tutto questo ha perso anche la voglia di vivere.
Quando il suo collega Ailo lo chiama, è a pochi passi da compiere il gesto estremo, quello di uccidersi, di farla finita, con la sua pistola di ordinanza in bocca. Ma c’è stato un omicidio e sulle isole non è una cosa normale e nessuno sa dove mettere le mani.
Dall’alto, dalla capitale, vogliono che sia lui a condurre le indagini, l’unico in grado perché ha fatto parte della squadra omicidi di Oslo e per questo viene reintegrato con effetto immediato, anche se il suo capo, il commissario Knut non è proprio d’accordo.

Tutto inizia con il ritrovamento di una gamba, con un tatuaggio con le lettere H. M. Ma si fa presto a ritrovare il corpo che gli appartiene. É quello del capitano di una baleniera, ucciso in una maniera molto crudele. Gli hanno dapprima amputato la gamba con l’arpione di bordo e poi lo hanno lasciato a morire dissanguato senza dargli il colpo di grazia.
Purtroppo la vittima racconta poco. Non ci sono tracce lasciate dall’assassino a parte una fibra di lana bianca e blu. All’ispettore Morgen non resta che scavare nella vita della vittima e tenere d’occhio un gruppo di ambientalisti che sono arrivati da poco sulle isole.
Marcus è schematico, quindi si fa un’infinità di elenchi, prende qualsiasi appunto possa farlo arrivare alla soluzione. Ma mentre lui scava nel buio, l’assassino colpisce ancora, ancora e ancora.
Marcus ha solo pochi elementi a cui far capo, e gli viene anche messa una certa fretta. Le sue intuizioni non piacciono al suo capo, quanto è lui stesso a non piacergli.
Tra le brutture, Marcus ha il modo di intravedere un raggio di sole, Valentina Santi, una ricercatrice italiana alle Lofonten per uno studio sulle megattere.
Tra Marcus, musone, introverso e come già abbiamo detto, vicinissimo a togliersi la vita e la solare, determinata, caparbia e quasi invadente Valentina, si instaura un bellissimo rapporto, che porta i due a confrontarsi più e più volte sulla vita. Ma il tempo stringe e il killer è sempre più pericoloso e fuori di sé.

Il romanzo è una vera e propria caccia, che risulta ricca di colpi di scena e tensione, a mano a mano che si scoprono gli indizi. Oltre a Marcus, classico nordico dagli occhi di ghiaccio e a Valentina, classica italiana dagli occhi scuri, ci sono gli altri componenti della squadra della polizia. Ailo, l’amico di Marcus, gioviale e solare quanto un italiano, un omone gigante quanto il suo stomaco. Finn e Dag, gli altri due agenti, che sembrano molto “Gianni e Pinotto” e il comandante Knut, che ti dà sui nervi appena pronuncia le sue prime parole, un antipatico ben costruito. E poi i due della scientifica, la dottoressa Kosič, sguardo di una persona che ha già visto tutto e di più, ma che non rimane mai indifferente alla morte, con le sue palle di neve da collezione, e il fido Bjarne, sempre alla ricerca di un minuscolo indizio che possa aiutare a risolvere il caso.

Il romanzo si volge su due piani a capitoli intervallati. Due storie contrapposte. Presente e passato che viaggiano su due binari paralleli che finiranno per convergere.
Il primo è il romanzo al presente, il secondo è un diario del passato, scritto infatti in corsivo. Logicamente il lettore capirà da subito che i personaggi del diario hanno sicuramente a che fare con gli omicidi. Ma non il perché e non chi.
Comunque l’autore è stato bravo a calarsi nella parte dello scrittore nordico. Si vede la conoscenza dei posti di cui parla, il modo in cui lo fa, la loro descrizione.
Costruisce un thriller che oltre alla trama gialla è quasi un thriller psicologico, anzi, nel finale a sorpresa, lo diventa. Ma è veramente tutto finito?
Ci è piaciuto questo esordio di Giuseppe Festa e dell’ispettore Marcus, e speriamo di ritrovarlo presto insieme alla sua Valentina. Scritto molto bene, con una scrittura ritmata che da la suspense necessaria al tipo di romanzo. É un libro di morte e rinascita, di espiazione, di confronto e conforto e verità da raccontare.
Consigliato!

giovedì 3 febbraio 2022

RECENSIONE - Cuori in trappola di Jennifer Hillier

Georgina Shaw ha tutto.
Ha studiato in una delle università più prestigiose d’America, ha un master, ha un lavoro che nessuno a trent’anni si sognerebbe di avere, quello di vice presidente di una delle aziende farmaceutiche più antiche di Seattle, un fidanzato che anche se non è bello è ricco, famoso ed è anche il suo capo, macchina di lusso, vestiti di lusso, appartamento di lusso e uno stipendio a sei cifre.

Ma a perdere tutto questo basta pochissimo. Basta che qualcuno abbia ritrovato i resti della sua amica del liceo Angela Wong, scomparsa quattordici anni prima.
Troviamo Georgina alle prese con il suo processo e con quello di Calvin James, il suo ex fidanzato dell’epoca, accusato dell’omicidio di Angela e di quello di altre tre donne.
Georgina ha patteggiato, si farà cinque anni di carcere senza condizionale, perché ha aiutato Calvin ad occultare il cadavere della sua amica e non ha mai detto niente a nessuno. Ha tenuto per sé il macabro segreto, dando vane speranze ai genitori di Angela che ora la guardano con odio in quell’aula di tribunale.
 


Ma nonostante ciò, Georgina, nemmeno in tribunale ha raccontato la verità di quella notte. L’unico che sa cosa è successo è Calvin James, il suo ex fidanzato dell’epoca, allora ventunenne.

E ci sono ancora altri segreti, che Georgina non ha intenzione di rivelare a nessuno.
Kaiser Brody, ex amico e compagno di liceo sia di Georgina che di Angela, è diventato ispettore di polizia. É stato lui ad eseguire l’arresto della sua amica e sa anche che “Geo” nasconde qualcosa.
Il libro a questo punto si divide in più tronconi. La storia di Georgina in prigione, dove la sua esistenza che cambia completamente, la storia di Kaiser Brody alla ricerca dell’evaso Calvin James e delle sue vittime, i flashback su cosa veramente successe la sera del delitto di Angela e i giorni a seguire a tutti i personaggi menzionati, e infine la scarcerazione di Georgina dopo i cinque anni.
Le omissioni di Georgina sulla verità, le si ritorceranno contro. Ci sono verità inconfessabili che porteranno a scoperte agghiaccianti.

Il libro sembra essere un intreccio di più generi, dal thriller splatter, al giallo, al romanzo di suspense, al thriller psicologico, sovrapposto in vari piani di lettura.
L’autrice semina un po’ per volta gli indizi che porteranno ad un finale in cui non mancherà la scena madre. L’autrice tratta anche tematiche molto attuali come la violenza come fattore di controllo, la superficialità delle persone e il loro perbenismo, la fragilità dei rapporti di coppia, e l’isolamento delle persone che escono dal carcere e la loro difficile ricollocazione nel mondo al di fuori dello stesso.
Una storia di vite spezzate, amori dannati e sogni traditi. Con Georgina, una protagonista che non so se mi sia riuscita simpatica o meno, ancora non l’ho capito. Con una spalla, l’amico di sempre Kaiser Brody che alza il livello di simpatia e soprattutto di giustizia e con il cattivo Calvin James, che alla fine …
Consigliato agli amanti dei romanzi thriller adrenalinici. Non potete perdervelo!

 

lunedì 3 gennaio 2022

RECENSIONE - I confini del cielo di Chris Whitaker



La prima cosa che posso dire di questo romanzo, e di solito non si dovrebbe fare, è che è un libro Meraviglioso. Esatto! Meraviglioso con la “M” maiuscola. Quest’anno è il libro che mi ha colpito di più e i suoi personaggi mi rimarranno nel cuore per un bel pezzo. Era successa una cosa del genere con “Una vita come tante” della Yanagihara, e ora con questo qui, che ha scalzato dal mio podio personale, un altro bellissimo libro di quest’anno, “Scrublands Noir” di Chris Hammer.
Siamo nell’estate del 2004, a Cape Haven un piccolo paesino sulla costa Californiana in piena erosione.
Duchess ha tredici anni, e si è autoproclamata «fuorilegge» per via del suo avo Blue Scott Radley, ma per comportamento ne dimostra trenta. È dedita con tutta sé stessa a far vivere una vita migliore al suo fratellino, Robin, che di anni ne ha quasi sei. D’altronde la loro non è la famiglia del Mulino Bianco; non hanno un padre, non sanno chi sia, e la loro madre, Star, è a dir poco problematica: è dedita all’alcol e alle droghe.

L’unico adulto a cui i due ragazzini si posso appoggiare è Walker, il comandante della polizia di Cape Haven, un uomo malato, cosa di cui nessuno è a conoscenza, e ancorato al passato. Un passato che lo riporta indietro di trent’anni, quando aveva quindici anni e già pensava di fare il poliziotto, di essere sempre dalla parte del giusto.
Walk, Martha, Star e Vincent, quattro amici che in una notte, per una tragedia, perdono tutto. L’amicizia, l’amore e la fanciullezza.
Ma adesso che Vincent, responsabile di quei fatti, è stato rilasciato, bisognerà fare i conti con il prezzo del suo ritorno.
Per molti, Vincent, ha scontato la sua pena ma non la sua colpa. Tra vecchi affetti e odi mai sopiti, il suo arrivo in città sconvolgerà per sempre i destini di Cape Haven.
In questo romanzo troveremo tutti i sentimenti insieme, ma amore e dolore la faranno da padroni. L’amore di Duchess verso Robin, che l’ha fatta crescere prima del tempo, facendola diventare un’adulta e saltare l’infanzia. Cosa che non vuole per il suo fratellino.
Troveremo rancore e vendetta e ancora odio e crudeltà.
Il dolore che leggeremo tra queste pagine è forte, travolgente, tanto da provarlo per davvero.

Il senso di appartenenza e di amicizia che troveremo tra i personaggi ci sorprenderà. L’amicizia “per sempre” di Walk verso Vincent, di Duchess e Robin e di Duchess e Walk.
La vendetta, che tutti vogliono. Che tutti i personaggi bramano, hanno due termini diversi, ma che portano dalla stessa parte: per i buoni è giustizia per i cattivi è sempre vendetta.
E poi ci sono le perdite. Quelle che non ti aspetti, quelle che ogni personaggio in questa storia subisce. Chi la perdita di sé, chi qualcuno di molto caro. E il dolore provato sarà al di sopra di ogni cosa.
La prima parte del romanzo è incentrata sulla conoscenza dei personaggi, ed è molto più calma e profonda, aulica quasi. Ci fa immergere nelle dinamiche tra i protagonisti, come il rapporto tra Duchess e Robin, e l’amicizia fra Vincent e Walk, al di sopra di tutto e di una lealtà senza condizioni.
Invece la seconda parte è più incalzante, più ficcante e i tasselli, che sembravano sparsi qua e là, cominciano a trovare la loro giusta collocazione, e i colpi di scena non mancano, riportando il lettore, a capire che effettivamente quello che sta leggendo è pur sempre un noir, il tutto condito però da un senso di dolore straziante e da una commozione vibrante che impregnano tutta la storia fino alla fine.

I personaggi sono meravigliosi. Su tutti Duchess che è protagonista a cui ci si affeziona, che la si vorrebbe poter aiutare in ogni modo, entrare nelle pagine del libro per fonderle coraggio e aiuto e conforto. Poi il piccolo Robin, che soffre e vorrebbe, effettivamente, la famiglia del Mulino Bianco, ma ha solo perdite e dolore. E Vincent, con la paura di vivere e il non perdono di sé stesso. E Walk, ancorato al passato, divorato dal presente e da un’amicizia a cui crederà per sempre.
La storia in sé che l’autore ci ha raccontato è struggente e dolorosa, ma la sua scrittura l’ha resa aulica e quasi sognante, con l’uso sapiente di una prosa sopraffina. Ringrazio anche il traduttore Gianno Pannofino che ci ha sicuramente messo del suo per rendere quest’opera così vibrante per i temi toccati.
Veramente consigliato, dalla prima all’ultima pagina! Per me il libro dell’anno.

Silvia Marcaurelio