No, no e no … mi è venuto più volte di gridarlo mentre
leggevo questo libro. Ho pensato più volte ad una sgraditissima profanazione di
un testo che ho amato e che amo all’infinito. Vedere la “mia” Elizabeth Bennet
trasformata in una mera cacciatrice di vampiri, che mi risulta addirittura un
po’ deficiente e presa da questa smania di uccisioni e vendette, non è stato
per niente accettabile … Gente che viene uccisa solo per puro allenamento, brrr
… E la “mia” Pemberley trasformata in una villa giapponese? NO, NO e POI NO!!!
Ho capito di essere una delle puriste e che non amo molto la riscrittura di
questo romanzo e peggio ancora non ho amato che ne abbiano fatto una
macchietta. Forse a chi non ha letto il “Romanzo” vero potrà anche piacere …
magari, e soprattutto, a quei maschietti che vedono l’originale con il fumo
agli occhi. Io, come ho detto sono una purista, in molti hanno tentato di
imitare Jane Austen, chi meglio chi peggio, ma nessuno è riuscito a ricalcare
il suo modo di scrivere, la sua fine ironia che caratterizza i suoi personaggi.
L’unico pregio che ha il romanzo in questione è quello di ricalcare, con
qualche leggera variazione, la trama originale. Non sapremo mai come sia nata
la pestilenza che affligge il paese, ma non è una cosa che ci fa perdere il
sonno di sicuro. Le protagoniste del romanzo di Jane Austen da giovani donne in
cerca di marito, si trasformano in formidabili guerriere, che armate di tutto
punto, affrontano gli zombie, chiamati spesso innominabili, per le campagne di
Meryton. Certo, delle volte sono anche riuscita a sorridere. E chi non lo
farebbe davanti al pensiero di una Lady Catherine che si batte con gli zombie
al fianco dei suoi fidati ninja … già solo immaginare dei ninja a Rosings … O
della stessa Lady Catherine che invece del solito scontro verbale finale con
Elizabeth, si batte con lei nelle “arti mortali”. Oppure vedere la dolce
Georgiana della Austen fine pianista, trasformata in una sedicenne in carne e
con buoni propositi di riuscire nelle arti mortali e che invece del solito
pianoforte le viene regalata una Katana … Aaargghhhh!!!!! E il povero Darcy? A
parte che essere belloccio, risulta essere ignorante, con la puzza sotto il
naso e anche un combattente poco efficace visto che si fa atterrare da una
seppur infuriata Elizabeth. Ora mi rimane la curiosità di vedere la
trasposizione cinematografica di questo libro … che, ahimé, se di solito
funziona che il libro è meglio del film … lascio a voi la conclusione. Voto: 3
venerdì 29 gennaio 2016
martedì 26 gennaio 2016
RECENSIONE – Il giardino degli oleandri di Rosa Ventrella
Quattro donne, quattro storie,
tutte in un romanzo. Il giardino degli oleandri è la storia di una Puglia
diversa sicuramente da quella odierna, ma nemmeno tanto. E’ una storia del
periodo della Seconda Guerra Mondiale, di quattro donne uniche e coraggiose. La
storia è raccontata dalla nipote di una di loro. Anita a Carbonifera è
conosciuta da tutti come “La Margiala”. La Margiala è una guaritrice, quasi una
strega; può dare consigli sull’uso di erbe, può togliere il malocchio e aiutare
le partorienti, sa il sesso del nascituro prima che questo venga al mondo, e
calma qualsiasi dolore infantile. Ma in questa storia non è soltanto questo. E’
anche la mamma di Rosetta, Cornelia e Diamante debitamente in ordine di età. Mentre
Rosetta è già in età da marito, Diamante ha soltanto nove anni. Rosetta
somiglia molto a sua mamma, ha lo stesso fisico slanciato, gli stessi occhi che
assumono diverse sfumature di azzurro e lo stesso modo di fare. Cornelia è
quella che si discosta da tutte per immagine. E’ una creatura quasi eterea con
i suoi capelli biondi e la sua bellezza sofisticata, somiglia molto a suo papà,
Agostino detto Valenti (il nome di un attore dell’epoca). Diamante, che ci racconta la storia, è la
ribelle, come la sua capigliatura fatta di folti riccioli castani. Gli occhi
neri come la pece, e il suo aspetto
grassoccio e da maschiaccio, fanno pensare che sarà lei a prendere in eredità i
poteri della Margiala. Ma Diamante vive in un mondo tutto suo. Non le piacciono
le regole prestabilite, soprattutto quelle che la Margiala le impone e invidia
gli uomini perché possono fare ciò che vogliono. Vede sua madre come una
persona fredda e priva di sentimenti e
non riesce a carpirne la vera natura. Tra di loro è un po’ un odio e amore.
Diamante viene a contatto con la morte molto presto. Le sventure che segneranno
la sua esistenza sono due, la perdita del suo amico Pietro e quella del suo
papà. Queste due morti la faranno crescere all’improvviso. Crescerà Diamante,
sotto il dispotismo di sua madre, contravvenendo sempre a qualche regola,
sfidandola. Decide di non volersi sposare mai, perché vorrebbe essere come un
uomo, padrona della sua vita. Ma una volta cresciuta, anche lei troverà l’amore,
e tutto quello che il sentimento comporta. Questo amore cambierà, per una serie
di eventi, la sua vita per sempre. Bellissimo questo affresco di Puglia narrato
con maestria da Rosa Ventrella. Ti fa emozionare, tra scorci di paesaggi,
colori e profumi di cucina, storie passate di un mondo che non c’è più. Bellissimi
i personaggi descritti abilmente sia caratterialmente che fisicamente
soprattutto Diamante e la Margiala, che
hanno un carisma straordinario. Belli i personaggi di contorno, come le varie “comari”
del paese, gli altri figli della Margiala Giuseppe e Francesco, suo marito
Agostino e Antonio, che sarà fondamentale, nel bene e nel male, nella vita di
Diamante. Voto: 7,5
RECENSIONE – Due biglietti per la felicità di Caroline Vermalle.
La Vermalle scrive storie
semplici, quasi banali. Storie leggere d’amore. Però sono carine, perché qulche spunto di originalità c’è.
Ha delle trovate particolari e quindi le storie risultano godibili. Si leggono
con facilità e scorrono via veloci e di solito non superano le 300 pagine.
Quindi in una giornata di relax ce la si può fare. Come in “La felicità delle
piccole cose” anche questo è un romanzo che affronta l’amore con leggerezza. I
protagonisti della storia sono la famosa violoncellista Rose, e Antoine un uomo
che nonostante i trent’anni non ha ancora deciso cosa fare della sua vita. E’
bravissimo ad aggiustare le cose, ma questo cosa può servirgli? I due si
conoscono da quando erano bambini. Rose andava in vacanza a Villerude-sur-Mer ogni estate, a trovare i suoi nonni. Antoine
abita lì da sempre. Un paese Villerude vivo d’estate e morto d’inverno. I due
si incontrano di nuovo dopo anni, ma lei non lo riconosce, mentre lui ancora è
legato al ricordo della bambina dai capelli rossi che gli ha spezzato il cuore.
Rose è stanca del successo e desidera la libertà, ha deciso quindi di tornare
nella vecchia casa dei nonni per ritrovare quel senso di felicità che nei suoi
ricordi erano le vacanze a Villerude. Antoine è un uomo semplice e si
accontenta di poco, ha una relazione non seria con Lalie un’antiquaria che le
passa tantissime cose rotte da aggiustare, ed è amico di Camille, il
proiezionista del vecchio cinema Paradis. Al cinema Paradis vanno solo pochi amanti
dei vecchi film in bianco e nero ed è lì che Antoine rivede Rose, mentre sta
aggiustando il vecchio proiettore del cinema. Camille è il proiezionista da
sempre del cinema che è diventato la sua casa. Da quando è in pensione è
l’unica cosa che gli rimane da fare. Ha perso sua moglie Odette che era la luce
dei suoi occhi, e a fargli compagnia è rimasto Nobody, un bastardino chiamato
così in onore di un personaggio di un vecchio film. Purtroppo il cinema è in
rovina, e il comune ha intenzione di vendere la struttura e il terreno ad un
privato, per liberarsi delle spese, anzi per ricavarne un profitto. Dopo la
morte di Camille e l’apparizione del suo fantasma, Antoine prende a cuore la
causa e insieme al Club degli Amici del Paradis s’ingegna per salvare il
cinema. Ma per salvarlo c’è bisogno di 70.000 euro che loro non posseggono.
Nulla può evitare che il cinema venga demolito e lo sconforto affligge tutti i
paesani. Anche la colletta aperta sui social network non sembra portare a
nessun frutto. Camille fantasma, apprende di essere rimasto sulla terra e nel
cinema Paradis, per un motivo e quale se non quello di aiutare Antoine nella
sua storia con Rose e salvare il Cinema Paradis? Il legame tra Rose e Antoine
nel frattempo è diventato più saldo; soprattutto dopo che Rose, all’insaputa di
Antoine ha venduto il suo amato e prezioso violoncello all’imprenditore poco
onesto del luogo, lo stesso che vuole comprare il terreno del cinema. Nessuno
dei due ha però il coraggio di rivelare il segreto che attanaglia le loro
esistenze e soprattutto quello che si portano dietro dal passato. Due biglietti
per la felicità è una lettura romantica, un po’ vecchio stampo. E’ talmente
“leggero” che anche il rapporto tra Antoine e Rose, si evolve in maniera a dir
poco infantile, per essere una relazione tra due adulti. Consigliato comunque
ai romantici old style, con una buona coperta e una tazza di cioccolata a
fargli compagnia. Voto: 6,10
lunedì 18 gennaio 2016
RECENSIONE - La canzone che ci ha fatto incontrare
Un libro d’amore e sentimenti scritto da un uomo è
già una novità. Che poi questo libro sia anche ben fatto va benissimo, che però
si tratti di una trilogia va malissimo. Odio questa situazione che, per
aumentare il guadagno, le case editrici si prendano la briga di suddividere un
libro, che potrebbe benissimo essere unico, in tre episodi. Jane è una donna di
quarant’anni, Caleb è un ragazzo di nemmeno venticinque anni. Quindici anni di
differenza non sono pochi, ma non impedisce ai due di innamorarsi. Jane intravede Caleb all’inizio della nostra
storia. Sono entrambi al cimitero. Lei è rinchiusa nella sua macchina mentre un
acquazzone viene giù dal cielo. Caleb compare in mezzo alla pioggia e dopo
qualche minuto di raccoglimento davanti alla tomba di Melody, lascia lì
qualcosa. Un dollaro d’argento del 1973. L’inizio della loro storia ha come
punto di giuntura Melody, la figlia di Jane. Melody era una ragazza di
vent’anni stroncata dall’assunzione di alcool e droghe. Con la speranza di sapere chi e cosa
fosse diventata sua figlia Melody, Jane inizia a frequentare Caleb e con il
pretesto di dover sistemare un giardino ormai in rovina, la donna invita il
ragazzo a stabilirsi a casa sua, facendolo entrare pian piano oltre che nella
sua dimora, anche nella sua vita e nel suo cuore. Ma Caleb non ha mai conosciuto Melody, l’ha
soltanto intravista qualche volta vicino al locale dove lei lavorava, e tra
loro era nato una sorta di gioco. Ognuno dei due lasciava all’altro una moneta
da un dollaro come mancia, sempre la stessa. Tra Jane e Caleb l’attrazione è
forte; e quando finalmente Caleb riesce a raccontarle la verità, Jane non ha
più remore, e lascia che i suoi sentimenti vengano a galla e anche la giovane
età di lui non le fa più tanta paura. Tra i due protagonisti è forse proprio
Caleb ad essere quello più equilibrato. E’ giovane, è onesto e non ha niente da
perdere. Prova per Jane dei sentimenti sinceri e non ha paura di aprirsi
all’amore. Jane, invece, è dapprima piena di sensi di colpa, un po’ perché
pensa che Caleb sia l’ex di sua figlia, e poi per la grande differenza di età
che ha con lui. Ha una sorta di frustrazione, quella che le fa sempre pensare
che non può tarpare le ali di una persona così giovane. Hanno due età così
distanti che possono avere differenti vedute e differenti scopi nella vita. Lei
è una donna realizzata anche se fino ad un certo punto, lui deve ancora
spiccare il volo dal nido. Ma la sua amica Grace, in punto di morte, le fa
aprire gli occhi. L’amore che si prova non ha età, e la vita è breve e va
vissuta fino in fondo, senza portarsi dietro alcun rimpianto. Grace in un
ultimo incontro le dice: “Fai solo tutto ciò che faresti se non avessi paura. Vivi come avrei
vissuto io se l’avessi capito prima. Vivi la vita che io non posso più vivere,
Jane. Una vita senza paura”. Tra i due,
quando Jane riuscirà a lasciarsi andare, nascerà un sentimento dolce, passionale e
profondo e Jane capirà che non tutti giudicano la differenza di età tra lei e
Caleb. Che forse è solo lei a dargli importanza. Jane saprà affrontare le
convenzioni e afferrare la mano che Caleb le sta tendendo? Romanzo dolce e
appassionato, che ci ritrae una donna alle prese con i suoi demoni ed un
ragazzo, quasi uomo, tanto ingenuo e disarmante quanto affascinante. Winfield
non sembra un uomo per come scrive tanto leggiadro è il modo di argomentare. Ci
vuole dimostrare come la paura possa rendere ciechi alla felicità che si ha,
qualche volta a portata di mano, basta saperla prendere. Attendo l’uscita del
secondo volume, anche se per me ci si poteva fermare qui. Dagli altri mi
aspetto un seguito, purtroppo, fin troppo banale. Voto: 7 per questa storia – 2
per il fatto che abbia un seguito.
mercoledì 13 gennaio 2016
RECENSIONE - Gens Arcana di Cecilia Randall
Siamo nella Firenze
rinascimentale. La Gens Arcana è una delle più antiche popolazioni che abitano
il pianeta terra. Essi e le loro famiglie, sono strettamente collegatie con gli
elementi: Aria, Acqua, Terra e Fuoco, che possono controllare tramite la quinta
essentia. Chi riesce a farlo è chiamato Arcano. Agli Arcani spetta il compito
di bilanciare e preservare gli equilibri: non devono combatterli o dominarli,
ma comunicare con loro per proteggere l’umanità e per questo lavorano spesso
per la Santa Milizia. Valiano fa parte di una delle più importanti famiglie di
Arcani, quella dei Nieri. Ma pur avendo il vincolo della quinta essentia nel
sangue, ha rifiutato il suo potere, abbandonando la sua famiglia, per vivere
senza costrizioni, in modo semplice. Alla morte del padre Bonconte, eredita il
vinculum aetheris, il legame che lo designa come capofamiglia e gli concede
l’accesso ai segreti e alle conoscenze della sua stirpe. La morte di suo padre
però non è stata un caso, è stato ucciso da suo cugino Folco, che ha preso le
redini della sua famiglia, approfittando della giovane età di suo fratello
Angelo. Valiano viene accusato da Folco di omicidio e quindi ricercato dai
militari e dalla Santa Milizia, una sorta di polizia del papato, di cui fa
parte Padre Corso da Viterbo. Tra le persone che lo stanno cercando c’è
Manente. Manente non è un uomo normale, ha dentro di se un “succubo” della
terra, introdotto in lui da un negromante quando era solo un neonato. E’ molto
più forte di un uomo normale, guarisce in fretta e può usufruire dei poteri
della Terra. Ma nessuno sa che Manente ha un progetto diverso da quello che
Folco, il suo padrone fino a quel momento, ha in mente. Manente vuole liberare
il suo corpo dal succubo che lo sta uccidendo e per farlo ha bisogno di Valiano
e di Angelo che si trova prigioniero nelle mani di Folco. Folco ha degli
incredibili programmi. Si è stancato di essere sottomesso alla Chiesa e
vorrebbe portare la Gens Arcana a comandare il mondo. Perché altrimenti
avrebbero questi immensi poteri? Ma per poterlo fare ha bisogno di un oggetto
rinchiuso nella Domus, una casa protetta dove gli Arcani conservano tutte le
cose più preziose della famiglia, che solo il capo famiglia può, con uno strano
rito di conoscenza, aprire a suo volere. Folco ha quindi bisogno di Angelo e
Valiano per il suo scopo: recuperare un manufatto molto pericoloso, il
pentacolo, che gli permetterebbe di controllare delle schiere di elementali che
lo renderebbero immensamente forte. L’ambientazione storica, molto curata
dall’autrice, si integra perfettamente nella vicenda raccontata. Descritta con
molta precisione, ma mai appesantita, la narrazione fa soffermare il lettore
sull’avventura offerta nelle sue pagine. La Randall da la possibilità di
percorrere le strade della Firenze Rinascimentale, fornendo elementi necessari
all’orientamento nella città, indicandoci gli edifici più importanti dell’epoca.
Lo scenario è incantevole e lo stile accurato e i personaggi sono ben
caratterizzati. Angelo, nonostante la sua giovane età, sedici anni, ha già ben
in mente il suo compito di Magister Arcano e se ne prende tutte le
responsabilità. Manente, soldato di ventura e succubo, sembra un duro
incallito, ma anche se non ha un cuore, ha un’anima. Anche il suo elementale ce
l’ha, anche se sembra impossibile. Raramente ci si innamora del personaggio
codardo e vile. Valiano in fin dei conti questo è. E’ scappato dalla sua
famiglia proprio perché non aveva intenzione alcuna di sottostare al potere
arcano e a tutto ciò che ne sarebbe conseguito, pensando solo a se stesso. Ma
anche non essendo un eroe, è animato da grandi principi, tanto che sembra
veramente reale e credibile. La sua inettitudine lo fa diventare molto
simpatico e comunque il suo mettersi, nonostante tutto, alla prova, lo rende
forse il più puro di tutti. Bello anche il personaggio di Selvaggia, forte e
indipendente, nonostante il periodo storico. Preferisce vestirsi da ragazzo e
rubare in strada, piuttosto che prostituirsi come capitava spesso alle ragazze
orfane dell’epoca. Il cattivo, Folco, ha veramente tutto per esserlo nel
migliore dei modi. E’ viscido, è potente, è astuto e imprevedibile ed è
circondato di gente veramente orrenda. Gens Arcana è un ottimo libro per la sua
originalità e per la sua ottima scrittura. A chi piace un fantasy non proprio
sui generis è consigliato. Voto: 7,5
venerdì 8 gennaio 2016
RECENSIONE – La locanda di Rose Harbor vol. 1 di Debbie Macomber
Dopo la perdita del marito
militare, morto in un’operazione in Afghanistan e senza che sia riuscita a
recuperare il suo corpo e avere una tomba su cui piangere, Jo Marie Rose, senza
dare ascolto a consigli di parenti ed amici, molla il lavoro in banca e una
promettente carriera e la grande città per trasferirsi nel paesino di Cedar
Cove, affacciato sull’Oceano Pacifico, dove acquista una locanda con vista sul
porticciolo. E’ un luogo magico per Jo Marie e pensa che sia fatto a posta per
lei e per ritrovare il suo equilibrio e rimettere in sesto la sua vita. Si
stabilisce quindi nella ex locanda, le cambia nome in Rose Harbor per onorare
suo marito Paul Rose, e si mette al lavoro per trasformarla in un delizioso
B&B cominciando ad occuparsi personalmente di tutto, dal bricolage,
all’arredamento, dalla cucina fino ai lavori a maglia. Quando arriveranno i
primi ospiti ad occupare le stanze, Jo Marie si accorgerà che ognuno di loro è
in cerca di qualcosa. Chi del perdono, chi dell’amore e chi di se stesso. I
primi due ospiti che si recheranno nella Locanda di Rose Harbor sono Abby e
Josh. Sono stati entrambi abitanti del piccolo paesino ed entrambi hanno una
storia dolorosa alle spalle che li ha fatti fuggire da lì. Abby è una ragazza
giovane e carina, ma è morta dentro. Tutto è accaduto molto tempo prima. Una
sera invernale ha avuto un incidente stradale. Lei era alla guida e con lei
c’era la sua migliore amica. Lei è ancora viva e la sua migliore amica è morta.
Si sente colpevole di aver troncato una vita così giovane e vorrebbe essere lei
ad esser morta. Ha vissuto tutta la sua vita con questo peso sulle spalle
sapendo che anche i genitori della sua amica la colpevolizzano dell’accaduto.
Riuscirà, complice il matrimonio di suo fratello, a tornare a vivere, a perdonarsi
e a farsi perdonare? Josh è andato via appena diplomato ed è tornato perché il
suo patrigno Richard, che lo aveva cacciato in malo modo mettendolo in mezzo ad
una strada, è un malato terminale e sta per morire. Ha ricevuto la telefonata
di una sua vecchia conoscente e vicina, Michelle che lo avverte che sono gli
ultimi giorni di Richard e sarebbe il caso che lui tornasse a Cedar Cove. Josh
non vuole avere niente a che fare col patrigno, ma si sente costretto ad
andare. Lui non ha nessuno, soprattutto dopo la morte di suo figlio Dylan. Vecchi
rancori riemergeranno e faranno molto arrabbiare Josh e Richard, ognuno per i
propri motivi. Per Josh ogni momento potrebbe essere quello buono per andarsene
da lì, visto che il vecchio di lui non ne vuole proprio sapere niente. Ma
Michelle, con la sua dolcezza riesce a smussare i caratteri forti, di questi
due uomini, che non lo sanno, ma hanno bisogno l’uno dell’altro. Non gli davo
due soldi a questo romanzo, che invece ho apprezzato tantissimo. Lo stile
dell’autrice è semplice ma è riuscita a narrare queste storie senza cadere nel
piagnisteo ma dando ad ognuna un senso di serenità e positività, come il
coraggio di affrontare i problemi senza rifuggirne e il saper perdonare gli
altri e se stessi. Ammetto che mi sono anche commossa … in fondo sono
un’inguaribile romantica. Voto: 7,5
RECENSIONE – Un sogno tra i fiocchi di neve di Corina Bomann
Non
è detto che tutti si debba per forza amare il Natale e Corina Bomann ci
racconta la storia di Anna, una giovane studentessa in lettere, aspirante
scrittrice. Anna odia il Natale e tutto quello che ne consegue. Dai canti
natalizi, agli odori dei dolci, alla fretta per accaparrarsi l’ultimo regalo,
alla gente stressata che corre come impazzita. Lei effettivamente non sa perché
odia il Natale e preferisca farsi un bel viaggio in luoghi caldi e assolati,
invece di passarlo con la famiglia nella fredda e innevata Germania, ma piano
piano ne verremo a sapere di più. Il libro è un po’ un on-the-road, visto che
si svolgerà quasi completamente per le strade e le ferrovie tedesche. La nostra
eroina dovrà raggiungere la sua famiglia a Berlino partendo da Lipsia, città
dove studia. Dopo aver salutato la sua vecchia amica dove lavora, Anna parte
alla volta di Berlino. La sua famiglia, sua madre e il suo fratellino abitano
lì, insieme al suo patrigno che lei non sopporta proprio. Ma questa volta l’ha
promesso a Jonathan e quindi deve andare per forza e cercare di accettare il
patrigno almeno per questo Natale. Peccato che però Anna si addormenti sul
treno, cullata dal dondolio e dal caldo nel vagone, facendo dei sogni
stranissimi, e finisca molto lontana dalla sua destinazione originaria, in una
cittadina sconosciuta, sepolta da una tormenta di neve e per di più con il
telefono scarico, senza caricabatterie e con pochissimi soldi in tasca e sulla
carta di credito. Da qui comincia la sua avventura. Miracolosamente riesce a
trovare un passaggio da uno spazzaneve che l’accompagna fino ad uno certo
punto, poi il compagno di quel momento la lascia ad un suo collega che provvede
ad accompagnarla in un paesino ad un’ora di macchina da Berlino. In un
autogrill sulla strada, dove lo ha lasciata l’ultimo spazzaneve, riesce a farsi
dare un passaggio da un ragazzo, molto strano e particolare, ma decisamente
tranquillo. Il problema è che la sua macchina fa degli strani rumori, il
ragazzo non è per niente moderno (non ha un cellulare) e che quindi, quando
questa li lascerà appiedati, lei non potrà fare altro che camminare sul ciglio
dell’autostrarda, con il morale a terra fino ad una stazione di servizio dal
nome non proprio rassicurante “In the middle of nowhere”. Nonostante si maledica
per non aver passato il suo solito natale al caldo, e tremendamente preoccupata
perché non ricorda a memoria il telefono di casa, visto che il suo cellulare è
morto, e non può avvertire del ritardo, fa degli incontri anche divertenti, che
la rincuorano un po’. Nella famosa stazione di servizio, incontra tre
vecchiette terribili, che sono state dimenticate dal bus della casa di riposo
dopo una gita sgradevolissima. Le tre simpatiche nonnine la intrattengono,
offrendole un irish coffee dietro l’altro, finché non crolla addormentata e
continua a sognare cose strane. E nei sogni di Anna scopriremo il perché del
suo odio per il natale, cosa che ricorderà e che le farà capire che non è il
periodo in se che lei odia, ma avvenimenti precedenti avvenuti in un natale
passato, legati all’abbandono da parte di suo padre. E’ un libro semplice,
scorrevole e delle volte anche divertente. Si può leggere tranquillamente in
una giornata vista la brevità. Comunque, dopo aver letto questo libro, quando
ascolterete Last Christmas degli Wham la sentirete con orecchie diverse. Voto:
6,5
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