Julian Fellowes non è proprio
l’ultimo arrivato e si vede. Autore di sceneggiature da Oscar come Gosford Park
e del tanto acclamato Downton Abbey, ritroviamo in questo romanzo tutte le
sfaccettature che hanno caratterizzato i suoi romanzi e le sue sceneggiature.
Ci riporta nella Londra degli anni 40 dell’ottocento, dove le classi sociali
ancora distinguevano le persone e le opportunità. Fellowes è molto bravo a
raccontarci quello che succede nei diversi piani sociali, come è a lui consono;
vediamo le storie, quella dei “piani bassi” e quella dei “piani alti”,
intrecciarsi tra di loro a meraviglia e
farne un unicum. La storia parte con un prologo nel 1815, prima della
battaglia di Waterloo a Bruxelles. Troviamo quelli che saranno i protagonisti
solo in apparenza, Sophia Trenchard e Edmund Lord Bellasis, prossimo conte di
Brockenhurst. Sono due giovani, si amano, ma la loro classe sociale li tiene
lontani. Sophia è innamorata, ma oltre a quello, un po’ come il padre punta in
alto, vuole scalare la società. James, suo padre, è un commerciante di
successo, fa affari con il duca di Wellington e con l’esercito, provvedendoli
di tutti i vettovagliamenti necessari per mantenere i soldati al fronte. Durante
il ballo della duchessa di Richmond che rimarrà alla storia, e di cui i
Trenchard sono riusciti tramite Edmund ad avere l’invito, Napoleone decide di
attaccare il Belgio, e tutti i soldati inglesi lì di stanza, convergono verso
Waterloo. Tra di loro anche Edmund Bellasis che perirà nell’attacco come
tantissimi altri giovani ufficiali e soldati. Ritroviamo la famiglia Trenchard
nel 1840 a Londra. James è un personaggio importante che sta finanziando i
signori Cubitt, i maggiori costruttori della nuova Londra e del nuovo quartiere
bene di Belgravia. Il sogno della scalata sociale con il matrimonio della
figlia è fallito miseramente, con la morte della stessa Sophia. Nello stesso
quartiere vivono i conti di Brockenhurst, genitori di quell’Edmund Bellasis. Le
due famiglie appaiono ancora distanti per estrazione sociale, ma unite da un
segreto che la famiglia Trenchard ha fatto in modo in quegli anni rimanesse
tale. Dall’unione di Sophia e Edmund è nato un bambino, che visti i tempi, per
non rovinare l’onore della famiglia è stato dato in adozione ad una famiglia di
ecclesiastici, i signori Pope. Ma James, di nascosto dalla moglie Anne, ha
fatto in modo di rimanere in contatto con quella famiglia e di avere notizie
dell’amato nipote, che crescendo ha preso la sua strada di commerciante.
Charles Pope, è all’oscuro di tutto e soprattutto di quello che gli capiterà.
Questo libro è ricco di misteri e di intrighi, anche se tutti deducibili con
gli indizi che l’autore ci fornisce durante lo scorrere delle vicende. E’ pieno
di ironia nei confronti di alcuni dei personaggi, desiderosi di salire nella
scala sociale, ma anche del mantenimento delle proprie origini. Tutti i
tentativi risultano essere esagerati e divertenti agli occhi del lettore. La
nobiltà subisce le critiche dell’autore, molti di loro paiono privi di
carattere ed abituati a rimanersene fermi ad aspettare, perché un nobile non
può lavorare. I caratteri dei protagonisti sono ben definiti; ha creato dei
personaggi ben delineati che si intersecano nella storia creando eventi e situazioni
a volte paradossali. Il tutto in ambientazioni eleganti e descritte in maniera
dettagliata, ma mai superflua. La narrazione è fluida e frizzante, e grazie ai
colpi di scena il lettore mantiene gli occhi incollati alle pagine fino alla
fine della storia. In definitiva, questo è il romanzo dei segreti, delle mezze
verità, delle verità personali che ognuna delle figure coinvolte svilupperà per
proprio conto per cercare una spiegazione, del non detto, del taciuto. Questo è
un romanzo in cui si parla di famiglie, allocate sui diversi gradini della
scala sociale ma con la smania di espugnare le fortezze per trarne i propri
vantaggi, per attuare quella scalata a cui tutti ambiscono. Questo è un romanzo
in cui anche la servitù ricopre un ruolo di rilievo, tanto da diventarne i
protagonisti, da tradire i propri padroni riesumando gli scheletri custoditi
gelosamente negli armadi dietro lauti compensi, perché è il denaro che permette
di appartenere al “bel mondo”. Un romanzo consigliato a chi ama i fasti del
passato, il profumo di antico, le saghe familiari e i segreti che le
caratterizzano. Voto: 8
martedì 25 ottobre 2016
giovedì 29 settembre 2016
RECENSIONE – La ricetta segreta per un sogno di Valentina Cebeni
Questa storia inizia con il
sentore di anice, un profumo che ci porteremo dietro per tutta la storia.
Quello del pane con l’anice appena sfornato. E’ una storia di donne forti e
passionali, che anche di fronte alle difficoltà della vita stanno diritte
contro il vento impetuoso. La protagonista della storia è Elettra Cavani una
giovane donna dal passato oscuro. Avrebbe voluto conoscerlo, se non fosse che
sua madre è stata colta da un ictus e giace in coma in un letto di ospedale. Elettra è perseguitata da
quell’odore di anice, che oltre a ricordarle sua madre in cucina, le ricorda le
lotte che ha combattuto per avere una vita diversa, andare a New York per
lavorare in un giornale. No! Tutti i suoi sogni sono andati perduti. Ha dovuto
rinunciare a tutto quello che voleva per colpa di quella donna che ora giace
inerme. Ma Elettra non crede nelle coincidenze e i biglietti aerei che la
porteranno sull’Isola del Titano stanno sicuramente a significare qualcosa. Che
sia il modo di Edda di farle sapere qualcosa sul passato? Lei non ha nulla da
perdere e si imbarca in una nuova avventura, quella di trovare i legami di Edda
con l’Isola e soprattutto con l’uomo che dovrebbe essere quel padre che non ha
mai conosciuto. Giunta sull’isola tra gli sguardi diffidenti dei suoi abitanti,
conosce immediatamente Lea, una donna come lei ma con uno spirito di
accoglienza eccezionale. Lea ha sempre vissuto nel convento dell’isola, essendo
un’orfana e al momento è riuscita a comprare la struttura e a farne la sua casa
e quella di altre tre donne Nicole,
Dominique e Isabelle. Le tre sono in apparenza impenetrabili e sfuggono
alle sue domande, cercano in tutti i modi di rallentare la sua ricerca, lasciandola
spesso con dei dubbi irritanti. Ma sarà proprio attraverso il legame che
formerà con loro che riuscirà a scoprire molto del suo passato e su quello di
sua madre. Sarà la cucina e il cibo ad aiutarla nello stabilire un legame con
le altre, nonostante nel passato odiasse cucinare; ma soprattutto riuscirà a
farle vedere il legame con sua madre in maniera diversa. Amicizia, amore,
antiche tradizioni e vecchi rancori
faranno da sfondo alla storia. Gli odori dei dolci, dello zucchero, dell’anice,
del pane appena sfornato e del mare ci guideranno nei sentieri inesplorati
della vita di Elettra. La vedremo cambiare sotto i nostri occhi pagina dopo
pagina, crescere e diventare un’altra. Si scontrerà più volte con la vecchia se
stessa, fino a farla soccombere per l’amore a cui non credeva di poter cedere.
La ricetta segreta per un sogno è un romanzo “a colori”: del contrasto tra i
paesaggi duri, il mare in burrasca, le donne velate di nero, con i dolci, il
pane e la Santa Elisabetta ne sono piene le pagine. Le parole che ricorrono
spesso sono riscatto e salvezza. Ci sono sogni, speranze ed illusioni; c’è la
luce che ti permette di vedere piano piano, il vento che ti accarezza la pelle,
il mare che può essere fermo o rumoroso nella quiete notturna, qualcosa di
mistico e i profumi che riempiono l’aria. Una storia molto toccante, e vera. Nell’impasto
del pane che nasce dalle mani di Elettra c’è la metafora della vita che
continua, nella speranza di un domani migliore. Brava l’autrice nell’intrecciare
la storia di queste donne forti e deboli allo stesso tempo. Nel tratteggiare i
loro caratteri con le loro preponderanze. La storia non è complicata, a momenti
mi ha ricordato Chocolate della Harris, ma non so se l’autrice ne abbia tratto
ispirazione. Belle le ricette alla fine di ogni capitolo … ora non sta che
provarle. Voto: 7,5
mercoledì 14 settembre 2016
RECENSIONE – Il segreto di Lady Audley di Elizabeth Braddon
Uscito a puntate tra il 1861 e il
1862 sulle pagine delle riviste letterarie del tempo “Il segreto di Lady
Audley” si inserisce nel filone letterario vittoriano dedicato alla risoluzione
dei misteri, caratterizzato da un intreccio avvincente. La struttura narrativa
utilizzata dalla Braddon si adattava perfettamente alle pubblicazioni
periodiche a puntate del tempo, tanto che pubblicò tutti i suoi romanzi in
questa forma. Il genere utilizza determinate caratteristiche: deve essere
ambientato in epoca vittoriana (non difficile visto che l’autrice era della
stessa epoca), la trama deve essere intessuta di mistero che di conseguenza
porta ad un’indagine, ci debbono essere dei segreti di famiglia, qualche ambiguità,
persone con un passato tormentato. Il romanzo segue le vicende di Lady Audley
al tempo Lucy Graham e di Robert Audley. Le storie di questi due protagonisti
si intrecciano tra di loro, creando un giallo affascinante. Robert Audley è un
rampollo di una famiglia nobiliare, ma del ramo diciamo “povero”. E’ figlio di
un fratello cadetto di un baronetto, quindi non ha opportunità di ereditare il
titolo, soprattutto ora che suo zio si è risposato con una donna molto giovane.
La donna in questione è Lucy Graham ex governante di una famiglia abbiente del
paesino di Audley, che, sposandosi, ha elevato il suo status sociale, passando
da semplice governante a moglie di un baronetto, conseguendo il titolo di Lady.
Ma a disturbare Lucy nella sua nuova condizione arriva il nipote di suo marito,
avvocato nullafacente, con nessuno scopo nella vita, se non quello di vivere
tranquillamente senza fare nulla, mai sopra le righe, ma nemmeno sotto. Robert
dopo tantissimo tempo torna a trovare suo zio, ma non è solo. E’ accompagnato
dal suo amico George Talboys, un suo ex compagno di studi, tornato
dall’Australia dopo che ha fatto fortuna trovando dell’oro. George vive un
momento particolare. E’ stato via tre anni lasciandosi tutto alle spalle,
compresi moglie e figlio, per sbarcare il lunario. Quando sta tornando a casa
scopre, da un articoletto di giornale, che sua moglie è morta. E’ profondamente
depresso e il suo amico Robert Audley lo porta con sé per farlo svagare.
Avvertito suo zio del loro arrivo si vedono rifiutare ospitalità; rifiuto
dovuto a Lady Audley che non sta molto bene. Passano svariati giorni e i due
non riescono mai a conoscere la nuova moglie dello zio di Robert, ma in sua
assenza riescono ad entrare in casa e George, accompagnato da Robert riesce a vedere i quadri, molto antichi che
fanno parte dell’arredamento del vecchio palazzo nobiliare. Tra le altre cose,
riescono anche a vedere il ritratto della nuova Lady Audley. Il giorno dopo,
senza nessun avvertimento George Talboy scompare, e con lui il lassismo del suo
amico Robert. Da qui inizia l’indagine di Robert alla ricerca del suo amico
perduto, alla scoperta, tramite numerosi indizi del colpevole della scomparsa
di quest’ultimo. Scopriremo, dalla mano sapiente della scrittrice, di una donna
con una doppia identità, di un uomo considerato un farfallone con un animo da
investigatore. Ci troveremo di fronte ad inquietudini, a crimini, ad abbandoni
a pazzie. Tutto quello che sembra non è, tutto quello che non sembra è. Un
gioco di luci ed ombre, di incastri. Un puzzle di identità, dove ogni
personaggio ha un suo doppio. Il tutto immerso nella campagna inglese di fine
ottocento. Bel libro, bella trama, scritto con maestria dall’autrice. Voto: 8
martedì 13 settembre 2016
RECENSIONE – CHINA GIRL (NEAL CAREY SERIES VOL. 02) di Don Winslow
Secondo volume della Serie del
detective privato Neal Carey. Fa strano leggere un libro che ormai è storia,
dove si parla ancora di videocassette o di ammennicoli che ormai sono in disuso
da anni, ma le storie di Winslow anche se riproposte, non sfigurano mai, tanto
da portare gli editori di Einaudi a pubblicare immediatamente il secondo volume
dopo appena un paio di mesi dall’uscita di London Underground. Nel primo volume
Winslow ci racconta la crescita di Neal Carey, da ragazzino di strada a
ragazzo, universitario e affiliato agli Amici di Famiglia, una specie di
società segreta di investigazioni, sempre in bilico tra legalità e illegalità,
tra sistemi più o meno accettabili. In London Underground l’avevamo visto alle
prese con la scomparsa della figlia di un senatore degli Stati Uniti, e in
questo secondo lo ritroviamo tranquillo alle prese con libri antichi in un
cottage inglese, dopo che gli è stato ordinato di darsi per un po’ alla
macchia. Ma gli Amici di Famiglia sanno come farti tornare sui tuoi passi, e
quel che interessa a Neal è riuscire finalmente ad ottenere la sua Laurea in
Letteratura Inglese del XVIII secolo, quindi nominare parole come università e
laurea lo porta ad accettare qualsiasi incarico. Anche stavolta gli Amici di
Famiglia, fanno leva sulla voglia di Neal di finire quello che ha iniziato. Questa
volta ha l’incarico di ritrovare Robert Pendleton, un talento nel campo della
chimica, soprattutto nella sinterizzazione di fertilizzanti che rendono una
fortuna ai suoi investitori. Pendetlon risulta scomparso, senza aver lasciato
traccia, dopo essere stato ad un convegno a San Francisco. Sta a Neal
ritrovarlo e riportarlo all’ovile, ma come al solito non sarà una cosa
semplicissima. Neal dovrà partire da San Francisco, volare ad Hong Kong, fino
ad arrivare nella Cina più remota e rurale, in un viaggio avventuroso,
accompagnato, non proprio amichevolmente dalla Cia, dal governo cinese e da un’organizzazione
segreta letale. A complicare le cose ci sarà anche l’affascinante Li Lan, che
fino all’ultimo non si riuscirà a capire se sia vittima o carnefice. Lo stile
di Winslow era in questi primi romanzi ancora un po’ acerbo, ma già si
intravedeva quello che ora è lo scrittore di capolavori come “Il potere del
cane”, “Il Cartello” e “L’inverno di Frankie Machine”. Io poi, credo, di essere
leggermente di parte. Voto: 7,5
lunedì 12 settembre 2016
RECENSIONE – Gli ospiti paganti di Sarah Waters
Non conoscevo questa autrice,
quindi sono stata molto contenta di aver scoperto il suo romanzo, perché merita
veramente di essere letto. Siamo a Londra nel 1922, qualche anno dopo la Grande Guerra, con la
necessità di una ricostruzione e con la voglia di ricominciare daccapo e
mettersi tutto alle spalle, ma con qualcuno, almeno parte della popolazione
borghese, ancorata all’appartenenza ai vecchi ceti sociali. Frances Wray vive insieme alla madre in una casa molto
grande appartenente alla media borghesia, che fino a poco tempo prima, era
piena di gioia, forse fasulla. I suoi fratelli sono entrambi morti in guerra
molto giovani e suo padre li ha seguiti poco dopo morendo di crepacuore,
lasciando le due donne piene di debiti. Frances è costretta a sobbarcarsi i
lavori più umili perché il conflitto le ha lasciate indigenti, fino a che non
ha l’idea, per pentirsene subito dopo, di affittare parte della grande casa a
degli “ospiti paganti”, perché considerarli affittuari non è politicamente
corretto. Dopo un annuncio sul giornale si presentano due giovani sposi, i
coniugi Barber: lui è un uomo ambizioso che sta tentando la carriera nelle
assicurazioni, lei invece passa molto tempo in casa. I due, socialmente
considerati inferiori a Frances e sua madre, con il cambio di domicilio, hanno
l’occasione di elevarsi agli occhi degli altri. All’inizio questa convivenza
crea un senso di disagio a Frances e a sua madre, perché avere per casa gente
sconosciuta porta le due donne a delle rinunce. Viene messa in discussione la
loro privacy, i loro riti e le loro abitudini, ma la cortesia e l’affabilità dei
due giovani le portano ad accettarli. La madre è più che disponibile nei
confronti di Leonard, Frances non sa cosa pensare di nessuno dei due, anzi,
Leonard con il suo fare, la mette alquanto a disagio. Finché un giorno Frances
nota Lilian in un vestito zingaresco che lascia scoperto gran parte del suo
corpo e sente qualcosa cambiare in lei. Nasce tra le due un profondo legame,
che farà rifiorire Frances, che era stata una ragazza ribelle, soprattutto
verso il padre, ma dopo alcuni avvenimenti che l’avevano riguardata, era
diventata chiusa e solitaria, un po’ una vecchia zitella, nonostante non abbia
ancora trent’anni. Il romanzo a questo punto si divide in tre parti concatenate
tra loro: nella prima parte c’è il
ritratto della decadenza di una città sconvolta dalla guerra con tutti i
problemi conseguenti, con la necessità di una ricostruzione venata di un certo
ottimismo; nella seconda parte c’è una storia d’amore che visto il periodo
temporale in cui si svolge non solo era considerata scabrosa, ma aberrante,
anzi contro la legge; nella terza parte c’è infine il giallo ottocentesco,
perché sì, in questo romanzo ci sarà anche un omicidio. La Waters è molto brava
a raccontarci un tema complesso, senza cadere nel becero erotismo imbastendo la
storia in modo raffinato, fino alla svolta drammatica raccontata in maniera
avvincente, intersecando le due storie con un’abilissima ricostruzione degli
anni venti londinesi, descritti con minuzia di particolari, dagli abiti, agli
oggetti, agli strumenti di lavoro, riuscendo a farti immaginare gli ambienti
con l’impressione di viverli di persona. Inaspettata è la piega thriller del
romanzo, quella cosa in più che non ti aspetti, ma che porta ad un finale di
crescita e rinascita. E’ un appassionante affresco dell’epoca, con personaggi
descritti perfettamente che rimangono
impressi nella memoria per la loro veridicità. L’abilità dell’autrice
richiamata in copertina da Stephen King, è quella di farti partecipare ai
pensieri, alle angosce e alle emozioni di Frances come se il lettore fosse lì e
vivesse in prima persona i fatti raccontati nel romanzo. Voto: 8
venerdì 29 luglio 2016
RECENSIONE – Una famiglia quasi perfetta di Jane Shemilt
Bristol, Inghilterra – 2009. In
una sera qualunque, in una famiglia qualunque, la giornata termina non proprio
in maniera qualunque. La famiglia Malcom composta da Jenny e Ted entrambi
medici, e dai loro tre figli, i gemelli Ed e Theo e dalla figlia Noemi, si
ritrova a dover fronteggiare una tragedia. La scomparsa proprio del membro più
piccolo della famiglia, la quindicenne Naomi. I due coniugi sono entrambi
sovraccaricati dal lavoro, mentre i loro figli crescono, cercano di non
trascurare nulla, ma non tutto si può tenere sotto controllo. L’adolescenza
rende tutto più difficile, i rapporti tendono a complicarsi, e tante volte
determinati segnali vengono sottovalutati e gli si dà scarsa importanza. L’autrice,
lavorando su due piani temporali, ci porta alla scoperta della famiglia Malcom,
che apparentemente sembra perfetta. All’interno invece scopriremo i segreti che
ognuno di loro tiene nascosti dietro le mura domestiche. Il libro è tutto dal
punto di vista di Jenny Malcom , che sembrerebbe l’unica a non avere qualcosa
da nascondere, ma anche l’unica a cui gli altri componenti della famiglia
tendono a dare delle colpe non sue. Il castello da favola che Jenny pensava con
soddisfazione di aver costruito con la sua famiglia, crolla alla prima grossa
folata di vento. Naomi scompare nel nulla. Rapita o uccisa, nessuno lo sa, quel
che è certo che ogni membro della famiglia avrà un modo diverso di reazione. Scavando
nella vita di Naomi, nelle sue frequentazioni, Ted e Jenny, con l’aiuto di
Michael sovrintendente della polizia, scoprono che la figlia non era proprio
quella che loro immaginavano fosse. Tutta la famiglia verrà sezionata, anche l’aspetto
più marginale verrà esaminato e la loro intera esistenza, i loro sentimenti
saranno travolti, devastati e distrutti, portando alla luce una famiglia tutt’altro
che perfetta. Molti segreti verranno rivelati e i risvolti porteranno a
radicali cambiamenti nell’ambito familiare. Se fossi stata nei panni di Jenny
mi sarei messa ad urlare a tutti quanti. Mi è sembrata il punta spilli di tutta
la famiglia, a parte il cane. Finale forse un po’ troppo fantascientifico per l’andamento
della storia in sé, tanto da rovinare “quasi” tutta la trama costruita dall’autrice.
Scrittura scorrevole e accattivante, nonostante la suddivisione in due piani
temporali, che all’inizio della storia può dare un po’ di fastidio. Voto: 6,5
(uno in meno per il finale banale)
giovedì 28 luglio 2016
RECENSIONE – Le sette sorelle. Ally nella tempesta vol. 02 di Lucinda Riley
Secondo volume della saga de “Le
sette sorelle”. Nel primo capitolo avevamo conosciuto Maia, la sorella
maggiore, in questo secondo capitolo conosciamo la storia di Alcyone detta Ally,
la secondogenita. Riprendiamo la storia però dalla morte di Pa’ Salt, il padre
adottivo di tutte e sei le sorelle (dovrebbero essercene sette, ma per ora
della settima nulla si sa). Ricco imprenditore svizzero, ha adottato in giro
per il mondo sei bambine, chiamandole ognuna con il nome di una stella delle
Pleiadi. Alla sua morte, avvenuta in maniera a dir poco inaspettata, si fa
seppellire in mare senza che nessuna delle sue figlie ne sia a conoscenza e
possa partecipare alla sua cerimonia funebre e lascia loro una scultura
particolare, una pietra armillare, con
delle istruzioni: quelle per scoprire da dove proviene ognuna di loro. Questa è
la storia di Alcyone. Ally è una marinaia nata, una skipper che sta per
partecipare alle Olimpiadi, e quello che sa lo ha imparato tutto da Pa’ Salt.
Quando Pa’ Salt muore, causandole un immenso dolore, lei è in compagnia di
quello che considera la sua anima gemella, Theo Falys-Kings, uno skipper come
lei, molto famoso. Mentre lei passa giornate memorabili tra amore, coccole,
sesso e mare, con il telefono spento, le sue sorelle la cercano in ogni modo,
per avvertirla di ciò che sta succedendo a casa. Tornata a casa Ally si sente
quasi in colpa, ha sfiorato il funerale marino di Pa’ Salt, ma non lo ha visto.
E’ sconvolta per esaudire le volontà del suo padre adottivo, ha voglia solo di
abbandonarsi tra le braccia di Theo e ritrovare un po’ di serenità. Ma non sa
quello che le sta per succedere, e non sa nemmeno che mettersi alla ricerca
delle sue origini sarà la sua ancora di salvezza. Ally entrerà nella vita di
Anna Landvik, famosa cantante d’opera norvegese dell’Ottocento, musa di Edvard
Grieg. Non sa ancora cosa possa entrarci con lei ed è per questo che
intraprenderà un viaggio nella fredda Norvegia, sulle tracce di Anna. Seguiremo
così le tracce della famiglia Halvorsen dagli inizi del ‘900 in Norvegia, con
la prima messa in scena dell’opera lirica tratta dal Peer Gynt di Ibsen, fino
all’invasione nazista della stessa Norvegia. Mentre riuscirà a riordinare le
tracce in suo possesso, avrà modo di
riabbracciare una sua vecchia passione, la musica ed il suo flauto. La
narrazione della Riley è come al solito suddivisa in due piani temporali,
presente e passato. Conosceremo così la storia delle origini di Ally, di Anna
Landvik in un viaggio oltre che temporale, attraverso le città europee tra le
due guerre mondiali, teatri di intricate passioni e grandi amori. Troverà nuovi
amici che l’aiuteranno a scoprire finalmente quale sia il suo destino e quel
tassello mancante, per poter proseguire la sua vita in completa serenità.
L’autrice riesce con competenza a farci entrare in due mondi completamente
diversi tra loro: la musica e la vela. La descrizione dei luoghi è estremamente
minuziosa e affascinante. Nonostante la struttura del romanzo sia fedele ai
vecchi scritti della Riley, non ci si annoia mai. L’intreccio delle svariate
trame è ben costruito e coinvolgente. La fine, ci porta ad aspettare il terzo
capitolo con la voglia di scoprire chi sarà la prossima protagonista, ed altri
dettagli sul resto della famiglia. Voto: 7/8
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