mercoledì 10 novembre 2021

RECENSIONE - La voce della quercia di Andrew Michael Hurley

Richard e Juliette sono due persone normalissime.
Vivono a Leeds.
Lui è un professore universitario e lei un’infermiera e hanno un bambino, Ewan.
Quando il padre di Richard, anche lui un ricercatore, muore quasi pazzo in una clinica psichiatrica, lui eredita la tenuta di Starve Acre, una vecchia casa in mezzo alla brughiera a cui lui non teneva nemmeno un po’.
Sua moglie Juliette però pensa che trasferirsi in campagna possa fare bene a Ewan che ha cinque anni. L’aria aperta, il bosco e la piccola cittadina di campagna potrebbero aiutarlo ad aprirsi un po’ di più.
Ma poco dopo il loro trasloco, li troviamo invece che devono affrontare il dolore più grande che due genitori devono sopportare: la morte del loro bambino.
Quella che sembrava dover diventare una casa amata è diventata una fonte di dolore che ognuno dei due sopporta a modo proprio.

Se Richard si è buttato a capofitto nella sistemazione e catalogazione dei libri di suo padre, che negli ultimi anni della sua pazzia, aveva mescolato in svariati scatoloni, e nella ricerca di una famosa quercia maledetta che dovrebbe essere nel terreno legato alla casa, Juliette è convinta che Ewan sia ancora lì con loro e si appoggia ad un gruppo di occultisti.
Tra passato e presente rivivremo i momenti della vita che Richard, Juliette e Ewan vivranno nella casa di Starve Acre. Di come la comunità di Stylwhite consideri Ewan un bambino malato e propenso alla violenza. Degli svariati episodi che legano il bambino e le sue malefatte ad una vecchia storia su una vecchia quercia teatro di una sommaria giustizia avvenuta addirittura nel medioevo.

Che nesso c’è fra il passato remoto di quel luogo, teatro di forme di sommaria, brutale giustizia, e la strana malattia che si è portata via Ewan, e la sua attitudine a distruggere e far male? La terra rivoltata darà le sue risposte, e non sono quelle che ci si aspetta.
Nel romanzo possiamo vedere lo scontro di due visioni diametralmente opposte, lo scetticismo della persona razionale che ritroviamo in Richard, e la credenza in arcani poteri, come l’occultismo per Juliette. Ma anche lo scontro del reale con il fantastico, fino alla follia.

L’autore sa intrecciare bene questi opposti elementi, anche se è vero che la storia decolla veramente solo nella seconda parte.
I personaggi non sono caratterizzati particolarmente a parte il loro senso del razionale o della credenza in un mondo spirituale. La loro fisicità non esiste, ma probabilmente è una cosa voluta dall’autore stesso, per lasciare quell’aura di mistero che li circonda.
Consigliato a chi ama particolarmente il paranormale.

Silvia Marcaurelio

 

RECENSIONE - Quelli che uccidono di Angela Marsons

Settimo volume legato alla saga della detective Kim Stone ed alla sua squadra composta dai sergenti Bryant e Dawson e dall’agente Stacey.
La detective Kim Stone si trova in una situazione terrificante, almeno per lei. Mentre prova a far partire la sua macchina sotto una bufera di neve, nota qualcosa di strano sulle mura di cinta della stazione di polizia di Halesowen, dove lavora. Si avvicina e quello che di primo acchito sembra un fagotto di stracci è un bambino di circa tre mesi. Kim lo prende e lo porta subito al caldo, ma è nota per non sapere cosa fare in certe situazioni, quindi chiama a raccolta tutta la squadra.
Il bambino è ben coperto e si nota che fino a quel momento è stato trattato bene. Non è denutrito ed è ben vestito e oltre alle due tutine, per ripararlo dal gelo, è stato avvolto da uno scialle molto particolare.
Ma Kim non ha tempo di occuparsi di lui, quindi lo lascia nelle mani capaci del Sergente Dawson e dell’agente Stacey, che da quel momento riprenderà servizio attivo, dopo la pericolosa avventura capitatagli nel precedente episodio. Saranno loro due a dover risolvere l’enigma sul suo abbandono.
Kim, insieme al fido Bryant, dovranno occuparsi di ben altro.

Infatti, poco prima, la detective, ha ricevuto una chiamata sul suo cellulare: una giovane prostituta, Kelly Rowe, è stata trovata morta in strada ad Hollytree, pugnalata svariate volte. Le ferite sembrerebbero frutto di un raptus, ma la rapina è esclusa, perché la ragazza ha ancora i soldi nella borsa.
Le due indagini seguono logicamente strade diverse e mentre Dawson e Stacey si troveranno a dover indagare presso una comunità di immigrati, vista la nazionalità quasi certa del bambino, Kim e Bryant dovranno indagare nel mondo della prostituzione.
Due mondi che hanno in comune non poco: persone sfruttate, quasi schiavizzate, che lavorano per pagare debiti.
Ma purtroppo per Kim e la sua squadra, gli omicidi non si fermano.
Vengono trovati altri due cadaveri, un’altra prostituta, uccisa come la prima a coltellate in modo brutale e lasciata in strada che lascia quasi presagire che ci sia un serial Killer; e un uomo, probabilmente immigrato, lasciato morire al freddo e al gelo con una gamba completamente frantumata.
Le indagini di entrambe le squadre si fanno ingarbugliate, e sembra che le matasse siano difficili da sbrogliare. Solo i cadaveri sono certi; potrebbero esserlo anche gli assassini, ma hanno tutti un’aria molto rispettabile, e agiscono spavaldi ed arroganti, sotto la luce del sole.

Nella storia, logicamente, si intrecciano anche le vite private dei personaggi. Anche se è solo il primo libro che leggo dell’autrice, non ho trovato difficoltà a seguire il filo conduttore sugli episodi passati, che ogni tanto vengono citati nella storia, viste le piccole spiegazioni che vengono subito date, rendendo il romanzo accessibile a tutti, anche a chi legge la serie per la prima volta.
La Marsons costruisce una storia molto attuale, dove tratta argomenti che sono due delle piaghe mondiali: il mercato del sesso e l’immigrazione, tanto che nel Regno Unito è stata formulata una legge sulla schiavitù moderna, contro coloro che inducono persone di altri paesi in una totale sottomissione tramite lavoro forzato portando via i loro documenti, oppure costringono persone a un lavoro coatto per indebitamento, facendo cadere i malcapitati in una spirale di debiti, in modo che non possa mai restituire il dovuto, legando anche i suoi parenti ad una prigione infinita.
La storia è costruita molto, molto bene. Si nota che l’autrice si è documentata per proporre questo tipo di storia. Quindi oltre a lasciarci un giallo molto ben costruito, ci lascia anche una sorta di veicolo per dare risalto ai problemi dei nostri giorni.

Il romanzo è adrenalinico come il susseguirsi delle indagini. La Marsons è molto brava a tenere il lettore incollato alle pagine della sua storia, perché si vuole vedere la fine, sperando che i protagonisti vincano sul male e sulle spaventose barbarie che sono costretti a combattere ogni giorno.
Molto ben caratterizzati i personaggi, a ogni romanzo si conosce un po’ di più di loro. Vengono svelati segreti e problemi esistenziali, che come tutti gli esseri umani, vivono nella vita privata. Non sono persone perfette, anzi, direi che sono molto imperfette. Ma questa loro imperfezione li fa sembrare molto più veri.
Ora non mi resta che reperire i precedenti, perché Kim Stone non è un personaggio facile da dimenticare, e la curiosità sulle storie precedenti è cresciuta mano a mano che leggevo quest’ultima fatica dell’autrice.
Fortemente consigliato!

Silvia Marcaurelio

 

mercoledì 13 ottobre 2021

RECENSIONE - Un uomo pericoloso di Robert Crais


Con “Un uomo pericoloso” Robert Crais è arrivato al diciottesimo volume della saga dedicata a Elvis Cole e Joe Pike. Nonostante la longevità, la storia non perde la sua essenza adrenalinica, che è il fattore fondamentale nelle storie di Crais.

Per chi non fosse un “frequentatore assiduo” delle storie una breve presentazione dei due protagonisti è d’obbligo. Elvis Cole è un fine detective con un’agenzia molto attiva, reduce decorato dal Vietnam, ex vigilante, ed esperto di arti marziali. Lui si definisce con molta ironia “il miglior detective del mondo” e forse è anche vero. L’altro personaggio di punta è Joe Pike ex marine, ex poliziotto, contractor quando vuole, molto apprezzato negli ambienti del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, proprietario di un’armeria e quando vuole detective in società con Cole. Taciturno tanto quanto è solare il suo amico.

Ne “Un uomo pericoloso” il protagonista principale della storia è Joe Pike, ma non mancherà certamente Elvis Cole.

Joe Pike sta vivendo una tranquilla giornata e sbrigando faccende che ogni tanto deve pur fare. Quindi è in coda in banca per versare i suoi incassi. In cassa c’è Isabel Roland, che insieme alla sua collega parlottano tra loro. Pike non passa certo inosservato, soprattutto i suoi tatuaggi non lo fanno: due frecce rosse, una per ogni bicipite.

Ma Pike, non sa, che sarà proprio Isabel a far sì che la sua giornata cambi e di molto.

Mentre risale in macchina dopo aver sbrigato le sue faccende, nota che Isabel uscita dalla banca, viene avvicinata da un tipo, che sembra domandarle qualcosa, ma che la spinge in una macchina che poi parte a tutta velocità.

Nessuno si è accorto di niente, tranne Pike, che ha capito che Isabel è stata rapita, e parte all’inseguimento della vettura. Riesce a trovare la macchina ferma ad un semaforo, quindi con la sua abilità di ex soldato, poliziotto e detective, ferma i due rapitori, li fa arrestare e salva Isabel. Tutto sembra finito lì, ma per Pike e Isabel è solo l’inizio.

Pike non è molto amato dai suoi ex colleghi per un tragico evento accadutogli quando era poliziotto anche lui, quindi viene interrogato. Ma lui non sa nulla, sa solo che Isabel la sera prima lo ha cercato, gli ha lasciato un messaggio a cui lui non ha potuto rispondere.

A questo punto Pike cerca l’aiuto di Elvis Cole per ritrovare la ragazza e sgominare la banda di rapitori.

Il romanzo segue la storia di ogni personaggio, un capitolo per ciascuno. Parlano i buoni, ma anche i cattivi. È questo il modo di Crais di farci entrare nei pensieri di tutti i protagonisti della vicenda che è molto adrenalinica.

Né Pike, né Cole capiscono il motivo che c’è dietro il rapimento di Isabel, ma anche di tanta violenza che ne seguirà. Cosa c’entra Isabel, una ragazza non certo ricca, di ventidue anni, con le azioni di una banda criminale?

Tra i misteri del passato e le minacce del presente Joe Pike mette tutto sé stesso per ritrovare e salvare Isabel dalle grinfie di una banda di malfattori e di quello che è il loro mandante. Pike non dovrà vedersela solo con i cosiddetti “cattivi”, ma anche con la polizia e con i Marshal che lo ritengono troppo coinvolto nel caso.

Anche con l’aiuto di un altro “amico” particolare, John Chen analista della Scientifica di Los Angeles, Joe Pike comincerà a mettere insieme i pezzi di un puzzle che si rivela abbastanza complicato.

Come sempre Crais ci dona un romanzo dove Pike e Cole danno il meglio di sé, ma è anche la loro co-protagonista Isabel “Izzy” a rendere con la sua presenza non certamente passiva, molto buona la storia. Bella anche la figura dell’amica di Izzy, Carly, una esuberante peperina tutta chiacchiere.

Come ho già detto l’adrenalina la fa da padrona. I capitoli sono sincopati e sembra, leggendo, di correre una maratona con loro.

Insomma l’accoppiata Pike e Cole funziona sempre, visto che i personaggi stessi, sono quelli più amati dallo stesso autore, con la figura di Cole ispirata da suo padre, investigatore di polizia. Consigliato soprattutto a chi adora i classici film americani sparatutto, con gli eroi che riescono a scansare tutte le pallottole fino alla fine.


Silvia Marcaurelio

martedì 21 settembre 2021

RECENSIONE - I guardiani del Faro di Emma Stonex

 

Il teatro del romanzo I guardiani del Faro di Emma Stonex è la Cornovaglia alla fine del 1972, in un paesino con un nome che è tutto un programma: Mortehaven.
La barca di Jory Martin accosta il Faro sullo Scoglio della Fanciulla per dare il cambio ai custodi. Ma nessuno si vede, nessuno risponde ai richiami, nessuno è alla porta ad attendere la barca come dovrebbe essere.
Il primo guardiano Arthur Black, il primo assistente William “Bill” Walker e il secondo assistente Vincent Bourne, non ci sono.
Di loro non vi è nessuna traccia, sono svaniti nel nulla.

Sono pochi gli indizi per chi avrà il compito di appurare cosa sia veramente successo ai tre dispersi. Gli orologi, in cucina e in soggiorno, sono entrambi fermi alle 8,45. La tavola è pronta per un pasto che non è mai stato consumato. La torre è vuota e il registro, dove il capo dei guardiani riporta le previsioni del tempo, parla di una forte tempesta che ha investito il faro. Ma contrariamente a quanto scritto, non c’è stato cattivo tempo da almeno una settimana.
Cosa è successo ai tre uomini?
Si scatenano pettegolezzi di ogni genere, illazioni, voci. Ma nessuno sa realmente cosa sia successo in quel faro che ancora si erge solitario nel mare di fronte a Mortehaven.
Vent’anni dopo Helen moglie di Arthur, Jenny moglie di Bill e Michelle fidanzata di Vince, vivono una vita diversa da quella che molti si sarebbero aspettati.

La tragedia comune, che avrebbe dovuto unirle, le ha invece allontanate ancora di più. Le tre sono diversissime tra loro per età e carattere. Non è stata la tragedia a dividerle, ma qualcosa di antecedente, e il tempo e la tragedia hanno fatto il resto. Fino a che uno scrittore, Dan Sharp, le contatta per scrivere un libro sul mistero della scomparsa dei loro uomini. Vuole che le tre donne raccontino la loro versione di quello che pensano sia successo ai loro mariti e compagni, affrontando finalmente le proprie paure e i segreti mai rivelati, e forse una sorta di verità potrà finalmente emergere dalle onde di quel mare che circonda lo Scoglio della Fanciulla.
Scopriamo che ogni persona che ha avuto un coinvolgimento anche minimo con il faro ha una storia diversa da raccontare e che tutti ritengono di aver avuto un ruolo importante in quello che è successo.

Tramite l’utilizzo dei flashback, l’autrice riporterà le voci dei guardiani e li farà raccontare la propria storia in prima persona. Poi, tramite le interviste alle tre donne, le loro vite, quelle all’esterno del faro, verranno messe a nudo.
Ogni persona, uomo o donna, di questo romanzo, nasconde un segreto. Segreti che hanno, alla lunga, avvelenato le loro vite.
Ognuna delle tre donne riuscirà a liberarsi confessando a Dan il proprio segreto.
La Stonex, oltre al romanzo in sé, ci offre uno spaccato di vita che i guardiani dei fari, soprattutto quelli lontani dalla terraferma, conducevano realmente.
La convivenza forzata, la mancanza di spazio, la noia di un lavoro praticamente ripetitivo, la mancanza di luce, dei conforti minimi, la sensazione claustrofobica degli spazi ristretti, tutto poteva diventare disturbante e portare dalla frustrazione alla follia, fino a vedere cose che non esistono.
Fantasmi reali e fantasmi “mentali” hanno portato alla sparizione dei tre uomini? Con un crescendo di misteri e ossessioni, la realtà si mescola all’immaginazione, addirittura sfiorando l’occultismo, l’inquietudine e lo straniamento.
Il romanzo si può tranquillamente definire un giallo psicologico, dove la mente e i suoi capricci sono elementi fondamentali nello svolgimento della trama.
I personaggi sono ben delineati anche a livello psicologico.

La narrazione è scorrevole e ritmata. Buona la suddivisione tra passato e presente e il cambio di voci tra mariti e mogli.
Sappiamo inoltre che la Stonex è stata ispirata nella scrittura di questo romanzo da un fatto vero accaduto nel dicembre del 1900. Tre guardiani del faro di Eilan Mòr sparirono nel nulla. Ma questo è tutto ciò che accomuna il romanzo e la tragedia vera e propria. La sua, ha ribadito, è un’opera di finzione e non ha nulla a che vedere con quello che è realmente accaduto a Thomas Marshall, James Ducat e Donald MacArthur.
Consiglio la lettura di questo romanzo agli amanti del mare. Non del mare estivo vissuto sotto un ombrellone, no. Ma il mare al tramonto delle spiagge vuote d’inverno o il mare arrabbiato e in tempesta, quello che spazza tutto.

Silvia Marcaurelio

sabato 28 agosto 2021

RECENSIONE - Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin


Violette Trenet Toussaint è la custode del cimitero di Brancion-en-Chalon; si prende cura non solo delle tombe ma anche dei visitatori e degli addetti ai lavori. Ha una spiccata capacità di ascoltare gli altri, e soprattutto quelli che accompagnano i loro cari al cimitero, nel momento più triste della loro vita. Un giorno, arriva un poliziotto da Marsiglia con una strana richiesta: deporre le ceneri della madre sulla tomba di un defunto a lui sconosciuto. L’uomo si interroga sul perché di tale desiderio e chiede informazioni a Violette: è lo spunto per far emergere il doloroso passato di Violette, che si intreccia con la storia della madre del poliziotto e avrà ripercussioni anche sul suo futuro. È il racconto di una risurrezione, di un ritorno alla vita. La narrazione è piacevole e coinvolgente, con intreccio di vari generi: rosa, giallo, nero, racconto, diario, corrispondenza.

(Maria Lombardi)

lunedì 9 agosto 2021

RECENSIONE - Nient'altro che nebbia di Patrizia Emilitri

 


Inizio dicendo che questo libro non è certamente un giallo.
Sì, c’è un morto, anzi una morta assassinata, e c’è anche un assassino, ma non c’è un commissario o un ispettore ad indagare, a scoprire, a cercare indizi per arrivare a prendere lo sfuggente assassino.
No. Qui l’assassino lo scopriremo subito e sarà per giunta un reo confesso.
Siamo alla fine degli anni ’80 a Perzeghetto Olona, nella nebbiosa pianura padana. Nebbia che ricopre l’intero paese, ma che permette comunque alla Irma, sulla sua bicicletta, diretta in chiesa per la messa, di notare qualcosa di strano nel lavatoio del paese, dismesso da tempo e dichiarato bene storico.
Sembra, di primo acchito, un mucchio di stracci o un animale morto. Ma la Irma è talmente curiosa che si ferma a guardare.
Tra vicini curiosissimi, perché i pettegolezzi volano, si scoprirà ben presto che quello è il corpo di una giovane paesana, Nadia Bignami, appena diciottenne e che il suo assassino è il ventunenne Andrea Costa, migliore amico del fratello Guido.
Qui finisce praticamente il giallo e l’autrice inizia un romanzo di introspezione con l’aiuto di un piccolo sotterfugio: “il paese è piccolo e la gente mormora”.
Ci porterà a conoscere piano piano le storie di Andrea e Nadia e delle loro famiglie prima e dopo “l’incidente”, e di tutto il paese di Perzeghetto Olona. Perché ogni abitante del paese avrà qualcosa da dire sull’accaduto. E le storie del presente si intrecciano con storie o voci del passato.

Andrea Costa è all’apparenza un bravo e tranquillo ragazzo, molto studioso e amico fidato del fratello della vittima. Confesserà immediatamente l’omicidio di Nadia, assicurando però che non ci sia stata nessuna premeditazione, ma semplicemente una lite e da parte sua, una spinta, nemmeno troppo violenta, che ha fatto incespicare Nadia sul pavimento sconnesso e che questa sia caduta sbattendo la testa sulla vasca di pietra del lavatoio.
Andrea, interrogato più volte dagli inquirenti, non rivelerà mai il motivo di quella lite, accettando anche di prendere una condanna più dura.
Nel paese si susseguono pettegolezzi su pettegolezzi, maldicenze, ingigantimenti, bugie, false notizie. Tutti a rimestare nel torbido.
A rimetterci non sarà soltanto Andrea, ma anche la sua famiglia che verrà, in qualche modo, accusata in blocco dello stesso omicidio.
La madre di Andrea, Giovanna, è da sempre una persona che cerca di far parlare poco di sé. Ne hanno già parlato abbastanza in passato, visto che sua madre l’ha partorita a quindici anni e che non ha mai rivelato chi fosse suo padre. É stata cresciuta dai suoi nonni materni.
Insomma, sua madre Manuela, detta la “slandra” (la donnaccia, la mangiauomini) è sempre stata considerata una poco di buono ed è normale, per la gente del paese, che la mela non può cadere tanto lontano dall’albero. Marcia la nonna, marcia la madre, marcio anche il nipote.
Con Giovanna si instaurerà facilmente un rapporto di empatia perché è l’unica con cui Andrea si confiderà, a cui dirà la verità sull’accaduto, ma che manterrà il segreto perché suo figlio vuole che sia così. É nell’insieme una donna forte e debole, una donna colta che si è repressa per non far sentire il marito barbiere non all’altezza. Ha svolto con costanza e amore il suo lavoro di mamma, anche se avrebbe potuto aspirare a ben altro. Ma per suo figlio farebbe di tutto, tranne mentire.

La Emilitri ci farà notare la differenza tra le due famiglie coinvolte nella tragedia, quella dei Bignami e quella dei Costa, e le loro reazioni. La prima obnubilata dal dolore della perdita reagirà sfaldandosi. La seconda, addolorata sia per la morte della ragazza, sia per la colpa del figlio e la sua incarcerazione, si stringerà su sé stessa per parare i colpi avversi, ritrovando una unità mai avuta prima.
Molti personaggi secondari, che si muovono attorno ai protagonisti, ci regalano dialoghi a volte anche umoristici nell’insieme, ma anche il disprezzo, le bugie e i segreti.
Tanti.
Tutti a Perzeghetto Olona hanno dei segreti, ma nessuno guarda in casa propria, meglio parlare di quelli degli altri.
Bello, a parte i protagonisti, il personaggio della custode del cimitero, Bianca Butti, pettegola sì, ma fino ad un certo punto e propensa ad ascoltare chi ha bisogno di sfogo come le due madri, Giovanna e Filippa, che grazie a lei troveranno una sorta di riconciliazione e pace interiore. “Il dolore non ha peso né misura”.
Forse i personaggi che mi son piaciuti meno sono quello della vittima, Nadia Bignami e quello di suo fratello Guido. Ma non perché non siano ben costruiti, ma per l’esatto contrario. Sono personaggi costruiti alla perfezione, ma che per il ruolo che hanno nella vicenda, non si sono fatti amare.

Protagonista, ma non secondario, è il paese di Perzeghetto Olona, che con la sua nebbia copre e attutisce tutto: gioie e dolori, segreti e invidie, maldicenze, storie ambigue, retaggi del passato, paure presenti, odio e pacificazione. Dove il tempo scorre lento o veloce a seconda di quello che l’autrice, con maestria, ci vuole raccontare.
Bello il finale, che ci farà capire, che tutti possiamo avere speranza in un futuro diverso.
Insomma, come detto, un romanzo di introspezione che sa emozionare e commuovere, e ammetto di aver versato qualche lacrimuccia, ma anche indignare.
Consigliato!

Silvia Marcaurelio

mercoledì 21 luglio 2021

RECENSIONE - I magnifici idioti di Stefano Piedimonte


Siamo in Italia, sicuramente, ma è un Italia distopica. Non sappiamo l’anno, ma sicuramente ai giorni nostri. Siamo vicino a Milano, precisamente vicino Pavia, in un paesino del nord, con le sue risaie e le sue campagne. Qui, in questo posto quasi sperduto, che si chiama, guarda il caso, Morimondo, compare un’enorme sfera riflettente dal diametro di due metri e mezzo, che sembra piovuta dal nulla. Non ci sono tracce di persone o di trascinamento, niente che possa suggerire di come quella “cosa” possa essere arrivata lì.

Dopo poco tempo, le lepri che popolano la zona cominciano ad aver un atteggiamento molto particolare, che culmina con l’aggressione del proprietario della Cascina Leprotta, Franco Forni.

L’allarme è immediato. La palla è sicuramente aliena e sta modificando il comportamento degli animali, questo è quello che sospettano le autorità ministeriali, che, dall’alto della loro intelligenza, spediscono sul luogo una squadra di “professionisti” per salvare il mondo dalle forze aliene.
A comandare il tutto c’è un giovanissimo capo del Copasir di 28 anni, Giampiero Fuschini, eletto tra le file del partito Tutti a Casa!, che si esprime con uno slang consono alla sua statura intellettuale.
I prescelti sono quattro insospettabili, perfetti per agire sotto copertura tutti partenopei. Nicola ‘a scheggia che di lavoro fa il borseggiatore (la furbizia a scapito dell’intelligenza), Little Princesa che di lavoro fa l’Influencer e l’Instagrammer (l’apparire a scapito dell’essere), padre Felipe, che è l’unico non napoletano, ma ormai è adottato, vive in un eremo ed ha la passione per le chiavette usb (la fede in “dio” come unica consolazione possibile), e Sasà ‘o schiaffo, un camorrista (la violenza come unica meccanica relazionale)*.
Vengono prelevati e portati nelle campagne di Morimondo per capire cos’è quella palla trasparente e rispedirla al mittente così come è arrivata. Saranno lautamente ricompensati, dotati di dispostivi di ultima generazione per poter comunicare con Fuschini e il team di ministri e militari dietro tutta l’operazione.

L’incarico è così top secret che vengono confiscati tutti i loro telefoni e viene loro vietato di farne parola con alcuno, pena la cacciata dalla squadra e il decurtamento del compenso da sogno previsto.
Il libro parte lento, ma poi piano piano i tasselli che lo compongono, si riuniscono in un’unica trama che porterà i nostri quattro eroi a vivere una mirabolante avventura a spese del governo.
Lo scenario è surreale, quasi venato da un elemento alieno, ma è fin troppo reale. Dietro la storia della fantapolitica di Piedimonte, ci rivediamo noi stessi specchiati nella politica odierna, che sembra tutto, meno che reale. Personaggi macchietta come Fuschini o il generale Crespi, i colonnelli Dandì e Drogo (poverino!) che sono lo specchio dei nostri tempi o quantomeno della sensazione che ci fanno provare, lasciando il lettore con una profonda amarezza, anche se il libro è ammantato di umorismo e ti strappa più di qualche risata.

I magnifici idioti di Piedimonte, all’occhio umano potrebbero sembrare soltanto degli idioti, ma nel contesto odierno, nello spazio-tempo che occupano, sono perfettamente contestualizzati e diventano magnifici, soprattutto in questa epoca in cui l’immagine conta più dell’essere, in cui basta sapere usare i social network o saper usare gadget tecnologici per contare qualcosa.
In tutto il racconto abbiamo poi delle pause, dove vediamo un centenario Presidente della Repubblica, che vive in un isolamento dorato a Villa Rosebery, accudito dai suoi corazzieri, continuando a scrivere discorsi senza senso, senza poi ricordarlo nemmeno, ultima sentinella in un paese decisamente ad un passo dalla deriva.
Quindi sì, si ride e parecchio in questo libro di Piedimonte, ma molte delle risate che ci facciamo, subito dopo sono venate da un’amarezza tale che potrebbe anche farci piangere … ma alla fine è meglio ridere!

Silvia Marcaurelio

(*Tra parentesi i commenti dell’autore per spiegare i suoi personaggi)