martedì 28 giugno 2022

RECENSIONE - Dalle nove a mezzanotte. Brisa la Stria vol. 2 di Paola Rambaldi


Secondo episodio della Serie della “Stria” Brisa, che in dialetto emiliano-romagnolo significa “Non farlo” la quale, con il suo particolare potere divinatorio, continua a scoprire dove la gente scompare o come finiranno matrimoni e fidanzamenti, solo passando la sua lunga treccia sulle foto delle persone in questione.

In questo nuovo episodio si ha un salto temporale, passiamo dagli anni ’50 del primo volume, al 1963 di questo secondo volume, ma ripartiamo da dove avevamo lasciato la Brisa; con il suo addio a Gorino e la scomparsa del nipote Lucianino.

Brisa è particolare per il suo tempo. È una rock ‘n’roll woman. È alta un metro e settantacinque, capelli lunghi e nerissimi, ma quello che colpisce di più, è la sua eterocromia, una pupilla nera e una bianca in contrasto tra loro e in più quel potere divinatorio che possiede, che non fa altro che “accertare” il suo essere una strega, malvista, malvoluta, che “porta male”, ma che tutti cercano.
La ritroviamo al Borgo, che abita con la famiglia della zia Lina, i Corpodicristo; la zia è una eccellentissima “cagacazzi” (parole sue), le due cugine “stronze” Sara e Cheti e i due cugini “scimuniti” Azzo e Cino. Brisa è già storta di per sé per aver mollato Primino che le manca, ma non vuole ammetterlo, in più ha questi parenti serpenti che non fanno altro che spennarla, schiavizzarla, vessarla e prenderla per il culo. Ma un tetto sulla testa lo deve pur avere visto che a trent’anni suonati è ancora single.

Il romanzo parte con un “quasi” omicidio che Brisa sventa senza volere. Don Celso ha organizzato una gita per i giovani di Serravalle e del Borgo all’isola d’Elba. L’Antonio Ciacci, chiamato da tutti Little Tony per la somiglianza della sua “banana” a quella del divo, ha una discussione con Jolanda, la figlia del maresciallo Bellugi, che guarda caso, dopo un po’ viene ripescata in acqua, solo perché Brisa se ne accorge.
Ma non è tutto qui… dopo poco tempo, scompare la vicina di casa della famiglia della zia Lina, l’Avemaria. È andata al cimitero tutta ingioiellata come sempre e non ha più fatto ritorno. Fatto sta che Brisa, il giorno della sua scomparsa, ha avvistato un tizio con una vanga al di fuori del cimitero.
Ma la successione di eventi continua in maniera costante, tra Il Borgo, Bologna, Serravalle, Minerbio e Gorino. Colpi di scena, personaggi che lì per lì non sembrano avere verve né senso, all’improvviso assurgono al ruolo di protagonisti con azioni che non consentono al lettore nessuna distrazione.

Diciamo che il libro è anche un po’ un “on the road”, tra canzoni di Elvis e quelle di Gino Paoli, tra ironia tutta emiliano romagnola, un linguaggio a dir poco popolare e non ci si annoia mai. Brisa passa anche in secondo piano, più e più volte, anche se ha sempre un gancio con quelli che svolgono in un modo o nell’altro l’azione anche lontano da lei.
La Rambaldi è brava a trattare argomenti anche delicati con ironia e leggerezza, soprattutto quando parla di bambini. Belli anche i frammenti del passato che ritroviamo nelle tradizioni popolari e nelle atmosfere che ci riportano veramente in quegli anni, che ancora chiamiamo meravigliosi, ma che forse, per chi li ha vissuti, non era proprio così.
Il romanzo della Rambaldi è al di fuori di tutti i canoni, non gli si può dare una collocazione definitiva, è magia, verità, mistero, adrenalina; il tutto condensato in poche pagine.

È l’umanità della gente vera, e non dei soliti protagonisti tutti scienza e muscoli, è la protagonista che è una donna normale, che si strugge per amore, e per l’indipendenza. È la parlata del volgo, i pettegolezzi di paese e le credenze popolari. È una foto spaccata di un mondo che non esiste più e che forse qualcuno rimpiange davvero.

Silvia Marcaurelio


sabato 11 giugno 2022

RECENSIONE - Delitti a Fleat House di Lucinda Riley

Norfolk, giorni nostri.

In un collegio inglese in stile vittoriano, precisamente nel dormitorio di Fleat House, muore uno studente, Charlie Cavendish, per quello che dapprima il Preside e la polizia locale poi, considerano come un incidente casuale.
Ma l’autopsia rivelerà che il ragazzo è morto per uno shock anafilattico causato dall’assunzione di aspirina a cui il ragazzo era allergico.
Charlie, soffriva di epilessia e l’attacco allergico era stato scambiato per un attacco epilettico.
Vista l’importanza della famiglia, appartenente a una nobiltà di vecchio stampo che ancora attecchisce in Inghilterra, per far luce sull’accaduto viene chiamata a indagare la polizia della capitale, sicuramente più preparata della polizia del piccolo paese.
A occuparsi dell’indagine sarà l’ispettrice Jazmine “Jazz” Hunter.

Jazz si è appena trasferita nel Norfolk, in un cottage delizioso in mezzo alla campagna inglese e ancora non sa se vuole tornare a vestire i panni della poliziotta. L’anno sabbatico passato in Italia tra arte e cibo non le hanno fatto ancora dimenticare il perché della sua fuga: la fine disastrosa del suo matrimonio con un collega.
Ma il suo capo pensa che questa possa essere l’indagine giusta per lei, quella che la possa far tornare sul campo. Jazz, solo per fare un favore al capo Norton, accetta di seguire l’indagine, coadiuvata dal suo compagno di sempre, il sergente Alistair Miles e dalla psicologa criminale Isabelle “Issy” Sheriff.

Come già indicato all’inizio, il caso sembra un semplice errore di scambio. Charlie prendeva abitualmente delle pillole per l’epilessia che potevano essere facilmente confuse con quelle dell’aspirina. Ma la domanda che si fa Jazz, dopo aver scoperto anche il suicidio dello stimatissimo professore di latino della scuola, è se lo scambio sia stato effettuato per caso o era tutto già premeditato. Jazz si troverà impelagata in vecchie storie e oscuri segreti che sono stati racchiusi per molto tempo tra le mura di Fleat House, a che ora stanno prepotentemente tornando a galla.

Dietro a tutto questo, si dipanano altre storie, di altri personaggi che sono legati comunque a Fleat House. La storia disgraziata di David Millar che è passato da essere un uomo di successo, con una bellissima famiglia e una bellissima casa, a un beone, quasi un clochard.
Alla sua ex moglie, un’arrampicatrice sociale, che dopo aver spennato il suddetto, pensa bene di fidanzarsi con il suo avvocato divorzista e di rendere la vita all’ex marito un inferno.bA farne le spese di tutto ciò, è il loro figlio tredicenne, Rory. Un’anima candida che ha un segreto più grande di lui e pensa bene di sparire.
É chiaro che la vicenda è molto più complicata di quanto potesse sembrare all’inizio e non sarà facile per Jazz venirne a capo e soprattutto separare la vita personale da quella lavorativa.

Questo romanzo è l’unico giallo tra la grande produzione letteraria di Lucinda Riley. Anche in questo libro l’autrice ha dato prova della grande tecnica che la portava a spaziare in generi diversi con grande capacità narrante e con la creazione di trame e protagonisti carismatici e ambientazioni da sogno come nelle migliori tradizioni dei libri gialli.
Peccato che Lucinda non ci sia più, perché leggendo il libro, soprattutto nel finale, si capisce che questa avrebbe potuto essere una nuova saga letteraria e con nuove storie da raccontare. Chissà che la storia di Jazz non venga proseguita dal figlio di Lucinda, Harry Whittaker, che ha curato la rilettura di questo libro scritto dall’autrice nel 2006.


 

martedì 7 giugno 2022

RECENSIONE - M Sul bordo dell'abisso di Bernard Minier

Il romanzo di Minier si annuncia in questo modo:
“AVVERTENZA
Tutte le tecnologie descritte in questo romanzo esistono o sono in fase di sviluppo. Le applicazioni e i dispositivi che scoprirete qui sono già stati implementati in diversi Paesi, in modo quasi identico a quello narrato in questa storia. Perché non si svolge nel futuro, bensì adesso.”
Hong Kong, anno di grazia 2019.
Moira è una giovane donna che arriva ad Hong Kong dalla Francia, per lavorare presso la compagnia Ming Inc. che si occupa dell’ambizioso progetto di creare e immettere sul mercato un chatbot dal nome quasi troppo pretenzioso di DEUS. Moira dovrà aiutare DEUS a diventare più umano, ad assumere una propria personalità e ad avere delle vere emozioni. DEUS dovrà essere la forma elettronica di Intelligenza Artificiale che permetterà all’uomo di non dover più decidere nulla, sarà lui a pensarci.

Appena arriva viene avvicinata dalla polizia di Hong Kong, la mettono subito in guardia su Ming Jianfeng, il proprietario della Ming Inc., non è un uomo pulito, la voglio convincere a fargli da talpa, ma lei non sa nemmeno di quello che parlano.
Mano a mano che Moira si inserisce nel nuovo ambiente di lavoro scopriamo insieme a lei il mondo delle Intelligenze artificiali, dei dati che elaborano e vengono elaborati dai Big Data e da tutte le possibili cause e complicazioni che queste macchine potrebbero creare una volta preso il sopravvento e tolto il libero arbitrio all’umanità. Si può rinunciare alle proprie libertà per un mondo più “sicuro”?
Come se tutto questo non sia già inquietante di per sé, Moira si accorge che qualcuno all’interno della Ming, sta creando delle “distorsioni” nell’apprendimento di DEUS, facendolo divenire molto cupo e oscuro, con pensieri non proprio cristiani (non nel senso di religiosi), verso il mondo intero.

In più, perché nonostante tutto, questo è un romanzo giallo, un sadico e spietato killer, sottopone le sue vittime ad atroci e raccapriccianti torture. É un uomo sadico e crudele che uccide senza provare nessuna emozione se non attraverso il dolore degli altri e per questo è stato soprannominato L’oscuro principe del dolore. Le donne uccise lavoravano o hanno lavorato per la Ming Inc. e Moira rientra perfettamente nel cliché del killer.
Sullo sfondo di una Hong Kong illuminata all’apparenza, ma che nasconde moltissime ombre, quella di una società piena di contraddizioni, da una parte avanzata tecnologicamente, ma sudicia, esotica e putrida, dai mille lussi ma anche dalle povertà più misere si svolgeranno le azioni dei nostri protagonisti.
Moira avverte la necessità e la consapevolezza di essere sola in quel marasma che pullula di vita e di morte. Al suo fianco due poliziotti che più diversi non potrebbero essere: Chan, il giovane. Ancora illuso che il suo lavoro possa cambiare il mondo e la città. Elijah, il vecchio. Disilluso, disamorato, disperato.

Il finale è tutto adrenalina. Ma è tra le pagine del romanzo che ti viene voglia di gridare: “Oh, mamma mia!”
È angosciante, illuminante, claustrofobico, scritto meravigliosamente. Fino al finale, dove non mancano i colpi di scena. Bellissimi i personaggi creati da Minier. Bella Moira, che sembra la francesina spaesata con il naso all’insù, ma che nelle pagine del libro e soprattutto nel finale si rivelerà, intelligente e forte. Bello il personaggio di Chan, il poliziotto giovane. Sembra un chierichetto. Un ingenuo, un don Chisciotte prestato a Hong Kong, che combatte contro molti mulini a vento.
Bello il personaggio di Elijah, il poliziotto vecchio. Che è deprimente solo a vederlo. Dai vestiti alla faccia. È uno zombie che cammina, ma che alla fine ha un moto di orgoglio per il lavoro che fa e per la città in cui vive.
Bello il personaggio di Ming Jianfeng, Ma non vi dico niente, ve lo dovete scoprire da soli.
Belli i comprimari che girano intorno, e perfettamente incastrati, a questi tre personaggi chiave.

L’angoscia alla fine rimane. La voglia di gettare tutti gli apparecchi elettronici che avevo a portata di mano è rimasta. Ma alla fine questa recensione finirà comunque su internet, su un blog o su un social network. Il mondo è questo!
“M. Sul bordo dell’abisso” è il romanzo migliore finora letto in questo anno, imperdibile.

Silvia Marcaurelio

 

venerdì 3 giugno 2022

RECENSIONE - La moglie di Dante di Marina Marrazza


Mentre di Dante e Beatrice si è scritto tanto, della moglie del sommo poeta si sa poco o quasi nulla. Marina Marrazza, per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante e il centenario della nascita del padre, anche lui di nome Dante, dà vita e parola a questa donna oscurata dalla fama del marito e della donna da lui cantata. Gemma Donati, figlia di Ser Manetto e di Maria, intorno al 1285 sposa Dante, un uomo non ricco e potente, e gli dà quattro figli: Giovanni, Pietro, Jacopo e Antonia, detta Nina. Il matrimonio era stato concordato anni prima, con una dote di 200 fiorini piccoli, ma Gemma subisce il fascino del cugino Corso, condottiero e politico, tra i personaggi storici principali e più ammirati della Firenze medievale. Gemma, chiamata “testa di ruggine” da Corso, è passionale e concreta (è lei a prendere l’iniziativa con Dante), ha sentimenti forti e buon senso, amministra e regge la casa. Diventa la “vedova bianca” di Dante prima dei trent’anni, in una Firenze lacerata dalle lotte tra guelfi e ghibellini e tra le due fazioni guelfe, bianca e nera, che distruggeranno vite e patrimoni. Quando prevalgono i neri, Dante viene accusato di aver abusato del suo ufficio e di aver tradito la città e, di conseguenza, condannato al rogo; da questo momento sarà esule. Passeranno molti anni prima che la coppia possa riunirsi e Gemma deve portare avanti la famiglia da sola, con l’aiuto economico della sua famiglia di origine. Attraverso gli occhi di Gemma, scopriamo aspetti inediti del sommo poeta. Dante è testardo e un po’ presuntuoso: per ben due volte, gli viene offerta la possibilità di rientrare a Firenze ma non accetta di pagare delle ammende e di chiedere scusa pubblicamente, costringendo così alla sua stessa sorte i figli maschi al compimento del quattordicesimo anno di età. Oltre a Dante, abbiamo modo di conoscere meglio personaggi oggetto dei nostri studi come Guido Cavalcanti, Giotto, Brunetto Latini, e altri legati alla vita familiare di Gemma come lo spavaldo cugino Corso Donati, la fedele Gilla e la pia Piccarda. Il romanzo è avvincente e scorrevole, una giusta combinazione di storia, linguistica (l’autrice ringrazia chi l’ha aiutata a sciacquare “i panni nell’Arno del Trecento”), biografia, fiction, poesia, letteratura, tutto in uno stile impeccabile. Consigliatissimo!

mercoledì 11 maggio 2022

RECENSIONE - Loch Down Abbey di Beth Cowan-Erskine

Scozia, anni trenta del novecento.
Una misteriosa malattia si sta diffondendo in tutto il paese, ma la famiglia che abita la tenuta di Loch Down Abbey da oltre seicento anni, gli Ogilvy-Sinclair, sono molto più preoccupati dalle mancanze sulla loro tavola, per quella della carta igienica e della morte della Tata. Non perché siano affranti dalla scomparsa della donna, ma per il problema di chi si prenderà cura dei pestiferi rampolli.
La morte improvvisa di Lord Hamish Inverkillen viene quasi ignorata dalla famiglia. L’unica a preoccuparsene sembra essere la governante della casa, Alice MacBain.
La famiglia fa parte di un’antica nobile casata, abituata ad enormi privilegi che la pandemia di Malaperniciosa virulenta sta mettendo in dubbio.

La situazione è ogni giorno più difficile, soprattutto per la servitù, che deve far fronte alle esigenze abbastanza superflue della famiglia, e sopperire alla cronica mancanza del personale decimato dal contagio.
La famiglia non è affatto convinta dell’esistenza di questa malattia, anche se ha provocato la morte di centinaia di persone, ma visto che erano soprattutto inglesi, perché preoccuparsene?
Soprattutto, i Sinclair-Ogilvy, sono una famiglia a cui piace stare a casa. Non escono mai, non vanno al villaggio, e non ricevono ospiti, nonostante le 150 stanze a loro disposizione.
All’apertura del testamento del defunto Lord Inverkillen, la famiglia comincerà a scricchiolare, e con nessun aplomb, si faranno prendere dall’ira e inizieranno a urlarsi contro per ogni tipo di sciocchezza.

Gli unici che sembrano voler fare qualcosa di concreto sono la signora MacBain, che non è sicura che la morte di Lord Hamish sia stato un incidente e quindi comincia ad investigare, e il figlio minore del Lord, Fergus, che si prende in carico sulle spalle la sorte della tenuta e della famiglia, visto che suo fratello Angus, il nuovo Lord, non fa che nascondersi con suo cognato Hugh nel padiglione del tennis.
La signora MacBain da una parte e Fergus dall’altra, con metodologie completamente diverse, metteranno a nudo i segreti di Hamish, scoperchiando, inconsapevoli, un immenso vaso di Pandora. Il tutto mentre il personale è ridotto al lumicino e i nobili personaggi sono costretti (anche) a rifarsi i letti da soli o ad accendersi il fuoco nelle stanze.
Memorabili le scappatelle dei viziatissimi rampolli, che porteranno alla scoperta dei numerosissimi passaggi segreti della magione.

Molto Downton Abbey in questo primo romanzo della Cowan-Erskine anche se, a quanto si dice, abbia ripreso la storia della famiglia di suo marito. Oltre a trovare molte caratteristiche della famosa serie tv, l’autrice è riuscita ad inserire nel contesto anche un periodo infausto come quello della pandemia, rendendo però il tutto un’allegra parodia piena di humor britannico.
Ritrovare negli scritti della Erskine anche un’altra vecchia serie tv come “Su e giù per le scale” dove si raccontavano i fatti della servitù che pianificava pranzi e cene con pasti elaborati, balli e gala mentre i loro padroni discutevano e pianificavano matrimoni di convenienza e litigavano sui titoli nobiliari e sui privilegi ad essi legati, è stata una piacevole sorpresa.

Insomma, divertente e ironico quanto basta, con un pizzico di mistero che non guasta e tanti, tantissimi personaggi al di sopra delle righe per il loro savoir-faire o per la loro incredibile petulanza.
Dall’impassibile Hudson, il maggiordomo di famiglia, ad Iris studiosa protetta della famiglia. A lady Elspeth, sorella di Hamish, donna dalle vedute molto aperte. A Constance, Eva e Bella, tre antipatiche create ad arte. A lady Georgina, vecchio generale al comando. E anche ad alcuni personaggi, che vengono solo nominati, ma che non prenderanno mai parte a una riga di romanzo, ma in qualche modo un ruolo lo svolgono ugualmente. Al povero avvocato Lawlis e alla sua bella segretaria Imogen, che si dannano l’anima per aiutare quella sciocca nobile famiglia cercando di portarla con i piedi nella modernità, fino ai miei due, anzi tre preferiti …
La signora MacBain, capace di mandare avanti, nonostante tutto, una famiglia di invasati.
Fergus, che è l’unico della famiglia a rimboccarsi le maniche e a voler fare qualcosa.
E … August Comtois, figlio di Elspeth, che parla pochissimo, ma le sue parole pesano come macigni. Leggetelo, vi divertirete un sacco!

Silvia Marcaurelio

venerdì 22 aprile 2022

RECENSIONE - Grado nella tempesta. Un nuovo caso per Maddalena Degrassi di Andrea Nagele


Quarto romanzo della saga della commissaria Maddalena Degrassi e dei 

fenomeni climatici di Grado. Già, perché anche da quelli l’autrice prende 

spunto per scrivere le sue storie.

Questa in particolare fa riferimento a un fatto veramente accaduto nell’agosto del 2008, precisamente l’8 agosto. Su Grado si scatenò un tornado, che abbatté alberi, pali dell’alta tensione, lasciando la città al buio, successero incidenti, il litorale fu selvaggiamente colpito e squassato e ci furono anche morti e feriti.
Grado – Agosto, 2008.
C’è un’afa tremenda che incolla i vestiti alla pelle e non fa nemmeno respirare. Ogni movimento costa fatica e fa stillare sudore. Ma sembra che qualcosa a breve possa cambiare, perché il cielo comincia ad accumulare nuvoloni neri e minacciosi e tanta elettricità nell’aria.
Emmanuele, un ragazzino di quattordici anni che abita in un campo nomadi, mentre pensa ai suoi problemi di cuore, si trova in un supermercato per fare la spesa e c’è un blackout, nessuno può uscire perché le porte automatiche sono chiuse. Col favore del buio, Emmanuele, pensa di rubare un paio di sneakers che sogna da tempo, ma che non avrà mai, e mentre le indossa è testimone uditivo di una minaccia di morte da parte di un uomo ad un’altra persona. Emmanuele ha paura, ma vuole fare la cosa giusta, e va in commissariato a denunciare la cosa. Solo che al suo arrivo, trova un poliziotto con ben poca voglia di ascoltarlo, che lo fa fuggire a gambe levate. Ma il problema è che poco dopo il ragazzino scompare e la Degrassi si trova ad affrontare il caso con poche prove nelle sue mani.

Mentre le indagini per ritrovare Emmanuele vengono attivate, succedono altre cose, come se andassero in concomitanza con il peggioramento del tempo, che sembra inquietante.
Christopher, facoltoso uomo d’affari, si incontra con il vecchio amico di liceo per una rimpatriata e per rivivere un po’ i vecchi tempi. Ha organizzato tutto in una lussuosa struttura alberghiera per lui e il suo vecchio compagno Johannes. Ma Johannes è spesso distratto dal suo cellulare e dal suo pc che nasconde sempre a Christopher. Non accetta i regali dell’amico di buon grado, ma con un certo astio. Cosa nasconde Johannes? Perché è sempre al cellulare?
Nella stessa zona prende il via la vacanza di Henriette e Frederick con le due figlie Leonie e Katharina. I due sono già ai ferri corti per il comportamento poco veritiero di Frederick. Il campeggio promesso, non è quello dei sogni e adattarsi è un grosso peso, sia per Henriette che per le due bimbe. L’elettricità tra i due è nell’aria, come quella dei lampi che cominciano a saettare tra le nubi.
Poi c’è la storia di Beatrice, infermiera all’ospedale di Monfalcone, con la sindrome da crocerossina. Ma nessuno sa che nel suo passato c’è un oscuro segreto che non riesce a dimenticare.
E poi c’è Villa Esperanza e i suoi due proprietari, Loredana e Alonso; un luogo con un bel giardino e tantissimi gatti. Sembra piacevole, ma il tempo la rende inquietante, e anche il passato e suoi due abitanti non fanno altro che litigare tra loro per quell’eredità particolarmente misteriosa.
E come se non bastasse, la Degrassi si trova in ambasce, perché il suo capo Scaramuzza, di cui non è abbia molta stima, le ha chiesto la mano di sua madre.

Questo della Nagele è un giallo molto particolare, fatto di tante storie, con al centro come protagonista la tempesta perfetta che avvenne davvero l’8 agosto del 2008. Infatti, i casi in essere si risolveranno tutti con lo scoppio della tempesta, come se fosse quello il punto culminante di tutto.
Se la parte del libro che racconta le storie che effettivamente la Degrassi dovrà sbrogliare, sono molto lente e riflessive, quasi che la scrittrice ci voglia far immergere nella psiche dei personaggi, di scavarli a fondo, nel loro intimo, per farci cogliere tutte le loro sfaccettature, la seconda parte, quella che racconta della tempesta è concitata, piena di suspense, adrenalinica. Corre ingovernabile come il vento che soffia forte, come gli scrosci violenti di pioggia e grandine e come il rombo dei tuoni e il saettare dei lampi.
È un crescendo perfetto che il lettore potrà gustare pagina dopo pagina. È una storia dove non ci sono né vinti né vincitori, ma solo la contrapposizione tra uomo e natura. E la scoperta che l’uomo, nonostante tutte le sue scoperte scientifiche, non può governare la natura, quando questa è fuori controllo.
Bel giallo con una trama intricatissima. Molto curata la parte psicologica dei personaggi, meno quella delle mere caratteristiche fisiche, a parte quella di pochi personaggi. Più adrenalinica e scorrevole la seconda parte del romanzo, dove praticamente si definiscono tutte le storie.

Silvia Marcaurelio

mercoledì 13 aprile 2022

RECENSIONE - Lo strano delitto delle sorelle Bedin. La prima indagine di Gaetano Ravidà di Chicca Maralfa


Gaetano Ravidà, luogotenente dell’Arma dei Carabinieri, è un “nuovo” investigatore nato dalla penna di Chicca Maralfa. Nuovo, perché questa è la sua prima indagine ma, nonostante tutto, è un investigatore navigato con una storia alle spalle.

Infatti, Gaetano detto Ninni, si è da poco trasferito ad Asiago, dopo aver lasciato la Puglia per fuggire dai dolorosi ricordi del suo matrimonio ormai finito.
Oltre ad aver lasciato la famiglia a Bari, ha lasciato un incarico di tutto rispetto, anche se ora si ritrova a essere il comandante della stazione dei Carabinieri di Asiago.
Certo tra Bari ed Asiago in fatto di delinquenza c’è una certa differenza, quindi Ravidà si ritrova un po’ con le mani in mano e non gli rimane che seguire quello che ha: un cold case di sette anni prima e uno scavo riguardante una delle più sanguinose battaglie della Grande Guerra avvenute nell’altopiano vicentino che potrebbe riguardarlo da vicino, in quanto suo nonno, che portava il suo stesso nome, fu soldato in quell’epoca, combattente proprio sull’altopiano, e non fece mai ritorno, nemmeno da morto, visto che il suo corpo non fu mai trovato.

Ninni Ravidà è un po’ alla ricerca di sé stesso, e forse trovare il corpo di suo nonno potrebbe far crepare quella corazza che, dopo il tradimento di sua moglie, si è fatto crescere addosso e che gli pesa sempre di più, minacciando di farlo morire sotto il suo stesso peso. Un po’ come le corazze che portavano i poveri soldati, mandati a morire contro gli austriaci, che pesavano tantissimo, e servirono solo a farli diventare rallentati nei movimenti e a morire prima.
Il vecchio caso delle sorelle Bedin è ormai stato chiuso dalla procura. Tracce non ne sono mai state trovate, testimoni idem, e anche le due persone indagate all’inizio del caso, i due vicini di casa, sembrano essere stati scagionati in quanto in possesso di valido alibi.
Però, la noia è tanta e Ravidà, con i suoi fidi Casarotto e Strazzabosco, comincia a seguire in segreto una indagine tutta sua, visto che in paese qualcuno sta tappezzando i muri con enigmatiche poesie che sembrano però sollecitare la riapertura del caso.

Tutto questo nel periodo più sacro per il comune di Asiago, visto che la Grande Rogazione, una processione sacra che si snoda per trentatré chilometri attraverso sentieri di montagna e che coinvolge tutta la popolazione il sabato prima dell’Ascensione, è vicina.
Ravidà è entusiasta all’idea di risolvere un caso a cui nessuno è riuscito a dare un colpevole e che sull’altopiano ha lasciato tracce indelebili come il ciclone Vaia. Ma mentre è alla ricerca del colpevole del vecchio delitto, il sospettato si suicida lasciando una comunicazione inattesa, e durante l’attesa Grande Rogazione, ne viene commesso un altro. Una donna, è stata brutalmente assassinata e due giovani ne hanno trovato il corpo in un bosco proprio sulla strada dei sentieri della processione.
Riuscirà Ravidà, con il suo acume, aiutato dai fidi Casarotto e Strazzabosco, dalla sua amica e medico legale pugliese Maria Antonietta Melerba, anche lei in trasferta sull’altopiano, a risolvere il vecchio cold case e il nuovo omicidio che sembra strettamente connesso al primo? L’indagine non è per niente facile. Molte persone sono coinvolte, episodi diversi che si ingarbugliano tra loro e i sospettati diventano vittime, i colpevoli diventano innocenti e i bugiardi dicono la verità.

Belli i personaggi che contornano le vicende del luogotenente Ravidà. I due fidi co-protagonisti nelle indagini che risultano simpatici e competenti, un valido aiuto per il protagonista della vicenda, che risulta dapprima molto scosso per i suoi “guai” sentimentali e familiari, e dopo un po’ più in vita per l’adrenalina data dalla scoperta della verità. Belli anche i personaggi comprimari, come la signora Lilli Pertile, una ottantenne in gambissima e la ‘campionessa’ Claude Spiller.
Brava la Maralfa a farci ricordare un bruttissimo pezzo della nostra storia, ma che va comunque ricordato, per la memoria delle persone, soprattutto dei giovani uomini che morirono, per la patria. Mandati al macello senza nessuna protezione o preparazione. Contadini fatti soldati, e mandati alla guerra senza più fare ritorno, nemmeno da morti.
Belli i panorami che ci racconta tanto da trametterceli come immagini ben visibili nelle nostre menti.
Indagine intrigata ma ben scritta, che all’inizio non sembra trovare mai una fine, una matassa talmente ingarbugliata che non se ne vede mai l’inizio o la fine, ma che piano piano verrà sciolta con un linguaggio garbato e ironico, proprio dalla bocca del nostro luogotenente Ravidà. Bell’inizio comandante… ci vediamo alla prossima!

Silvia Marcaurelio