lunedì 23 gennaio 2023

RECENSIONE - Un'altra storia di Luca Ongaro

In un passato distopico l’Italia non ha mai perso la battaglia di Adua del 1896 e nel 1956 si ritrova ancora ad essere un regno sotto i Savoia, a non aver mai partecipato alle guerre mondiali, ad avere al governo Pella e Fanfani, dopo un ventennio di governo Matteotti e Mussolini è ormai soltanto un patetico ministro delle Colonie.
La vita del Commissario Campani, passata tra Macallé e Wukro, è una vita molto ordinaria. Nato a Wukro da genitori italiani, mandato a studiare in patria quando ne ha avuto l’età ha preso una laurea in Giurisprudenza, ma è tornato in Eritrea per nostalgia. Francesco Campani ama la sua “casa” dove ha tutto quello che può desiderare. Un paesaggio stupendo, che si affaccia sull’altopiano, un fiumiciattolo che scorre vicino casa, uno splendido frutteto pieno di bontà e soprattutto un albergo, una stazione di servizio e quanto altro l’acume imprenditoriale di suo nonno gli avevano fatto sviluppare, con quel pezzo di terreno ricevuto dopo la vittoria di Adua.

Una mattina di caldo afoso come molte altre, mentre è alle prese con le solite scartoffie, viene interrotto dal suo fido secondo, ispettore Araya, che gli comunica che un certo dottor Amurri, un archeologo che sta lavorando sul sito di Romanat, gli vuole parlare.
Il dottor Amurri si presenta con una scatola contente un teschio. Spiega a Campani che non è un teschio antico, e che sicuramente la persona che era, è morta ammazzata.
Da questo antefatto comincia l’indagine per niente facile per Francesco Campani che si dovrà dare da fare per dare un nome a quel teschio che per ora riposa in una scatola sulla sua libreria.
Nel corso dell’indagine il simpatico commissario è aiutato da tre figure fondamentali: l’ispettore Araya con cui ha un rapporto molto confidenziale e Salvatore e Kokeb, i due dipendenti del suo albergo, che per lui sono più di una famiglia.
Oltre al cold case, Campani dovrà anche affrontare una sorta di rigurgito nazionalista da parte del governo italiano e delle sovversioni da parte degli eritrei che lottano per la loro indipendenza.

L’autore caratterizza Francesco Campani come un lupo solitario, che non si accontenta di ciò che gli viene proposto dai suoi amici, tutti propensi a farlo sposare. Pensa che l’amore arriverà quando se ne renderà conto. Ed è proprio mentre indaga che appare sulla sua strada la Dottoressa Emma Giusti, una donna indipendente che lotta in un mondo lavorativo prettamente maschile, senza farsi mettere i piedi in testa.
E questo lo scoprirà anche il bel Campani, che rimarrà folgorato sulla via di Damasco tra simpatici scontri verbali visto la caparbietà di entrambi.
Tra chiese rupestri, paesaggi sconfinati e i primi fermenti dell’indipendenza eritrea, riuscirà Campani a portare a termine ciò che ha promesso a quel teschio nella scatola?

Divertente giallo che ci riporta in un contesto storico particolare, anche se fittizio. Romanzo in parte vero, in parte no e come ci spiega lo scrittore alla fine, molte connotazioni storiche geografiche sono state piegate e distorte per far funzionare il romanzo e la narrazione. L’autore ha creato qualcosa di nuovo e ideato, altresì, dei personaggi simpatici e divertenti, che parlano di argomenti comunque importanti, ma con una sorta di leggerezza, tra i quali l’oppressione di un popolo sottomesso o la mancanza di un bene importante quale può essere l’acqua.
La trama gialla è perfetta, l’intreccio tra storia e personaggi e pure qualche risata ci risollevano anche l’anima. La scrittura è di facile comprensione, c’è sempre la voglia di continuare a leggere per vedere effettivamente come la storia vada a finire.
Spero di ritrovare presto il Commissario Campani alle prese con la sua Emma e con altri casi da risolvere.

Silvia Marcaurelio

 

venerdì 13 gennaio 2023

RECENSIONE – Viaggiando mi sento a Casa di Alessandro Nicoloso

É proprio vero. Il viaggio non inizia quando parti, ma quando cominci a programmarlo, a fare sogni, pensieri. Cosa mi porto? Che gente incontrerò?

É già questo un viaggio, anche solo nella fantasia di quello che sarà, e l’autore è un mago dei sogni.

Alessandro Nicoloso in questo suo secondo libro svela un altro pezzo di sé stesso. Quello che fa di lui l’uomo che è diventato, restando appeso ai sogni e alle passioni di quando era bambino prima, ragazzo poi, uomo adesso.

É la storia di un po’ tutti noi viaggiatori, che appena torniamo da un viaggio, già pensiamo al prossimo.

É una storia intima, perché l’autore si mette a nudo, e non ha paura di farlo.

Svela sentimenti, ansie e angosce, soprattutto quando ci parla del periodo del lockdown, con noi viaggiatori ancora più ansiosi perché costretti in casa a viaggiare solo con la mente, perché di viaggi veri non se ne parlava. E il mondo sembrava impazzito, e quello che conoscevamo non esisteva più.

Allora quello che ci descrive nelle sue pagine diventa un viaggio fantastico, fatto esclusivamente di sogni e di musica (Quella non manca mai. Idea geniale la playlist su Spotify e il collegamento con il codice QR alla fine di ogni racconto). Ed è per questo che cita spesso Salgari, un altro viaggiatore dei sogni, che pur non avendo mai viaggiato, ha raccontato storie di posti strabilianti, facendo sognare milioni di ragazzini.

L’autore ci dice che se uno viaggia un posto se lo crea da solo. Può essere una vera città o una città che si sogna. Non sia mai che poi quel sogno diventi reale e quella città diventi “casa”.

Viaggiare è un sogno, essere a casa ovunque ci si trovi è la cosa più affascinante che c’è del viaggio in sé. Assaporare cibi, incontrare gente diversa da noi, culture diverse, ma sentirsi comunque parte del mondo che ci ospita.

Poi ci sono i viaggi fantastici, quelli del cuore, quelli che faresti con le persone che ci sono e con quelle che non ci sono più. Siano parenti, calciatori, cantanti e attori, tutti sullo stesso scuolabus con una meta precisa, il posto più bello del mondo, il cuore dell’autore.

Ci sono viaggi di lavoro, quelli di piacere e quelli fantastici … l’importante è sempre sentirsi a casa ovunque si vada.

Diario intimo di una persona perbene, che non ha mai smesso di sognare e mai lo farà. Di una persona che preferisce la notte per la sua intimità, per quella solitudine che ti aiuta a pensare, con i rumori attutiti e le luci artificiali a creare piccole oasi di pace e pensieri leggeri.

Grazie Ale!

Silvia Marcaurelio

martedì 3 gennaio 2023

RECENSIONE - CIAO CIAO COMMISSARIO di Giacomo Faenza


 «E allora lascia perdere, Pirrone, che te ne fotte?»

«Ho promesso alla mano di renderle giustizia.»

«A chi?!» strabuzzò gli occhi l’avvocato Cacace.

Pirrone svuotò il bicchiere di rosso tutto d’un fiato:

«Alla mano che faceva ciao ciao».

«Pirrone, tu sei tutto matto!»
È proprio da una mano che saluta il commissario Pirrone che nasce tutta la storia narrata in questo romanzo.
Pirrone è un letterato mancato. La vita non lo ha trattato benissimo, almeno fino a ora. Sua moglie è morta giovanissima lasciandolo da solo con una bimba piccola e quindi, il nostro, ha dovuto rimboccarsi le maniche e prendere ciò che gli veniva proposto: un posto da commissario.
Ormai sono passati venticinque anni. Anna, sua figlia è grande, e ha preso il suo posto. É una letterata in gamba e insegna in America da anni, continua a studiare per realizzare il suo sogno e un po’ anche quello del padre, insegnare ad Harvard.
Pirrone invece si barcamena, alla meno peggio, tra la vita del commissariato Roma Nord, e quella privata con la sua fidanzata Paola, attrice di spot, che non vede quasi mai.
In una giornata di torrida estate, Pirrone e i suoi fidi scudieri, ironicamente parlando, Lo Cascio ed Esposito, sono chiamati per un delitto. Un cadavere di una donna è stato ritrovato semi-sepolto a Monte Gelato.

Arrivati sul posto, il commissario nota la mano della morta che è come se lo salutasse, e gli chiedesse nel frattempo di farle giustizia, di trovare chi l’ha ammazzata.
Pirrone è un uomo particolare e nella sua mente rivivono i filosofi, i condottieri di cui parla la letteratura antica e qualche volta questi, gli appaiono e gli rivelano dettagli importanti per sbrogliare le situazioni più complicate, sebbene sia un segreto che lui custodisce gelosamente.
Da subito l’indagine sembra complicata, di indizi non ce ne sono, la morta non ha nome e nessuno la reclama. In più la nuova PM, la dottoressa Righi, sceglie solo di portare avanti casi facili, che la facciano vincere e le diano notorietà. E una donna morta senza nome non lo può fare di certo.
Pirrone e i suoi uomini si trovano di fronte a un sacco di muri e appena scoprono qualcosa che sembra portare alla soluzione del mistero, subito questo si infittisce di nuovo. Come se ci fosse qualcuno a muovere delle pedine e che sia sempre un passo avanti.

Il commissario è un uomo che crede fermamente nella vera giustizia e non in quella dei tecnicismi dei tribunali, dove spesso i colpevoli vengono assolti per dei cavilli. É innamorato della sua terra, appassionato di storia e letteratura antica, tanto da rivivere nelle opere dei grandi filosofi o parlare di strategie con i grandi condottieri.
Ma in questo romanzo la farà da padrone soprattutto il tradimento. Tutti i personaggi che Pirrone incontrerà sulla sua strada, che gli parleranno per dargli delle “dritte” per risolvere il caso gli parleranno di tradimento.
Importanti personaggi del passato lo metteranno sul chi vive, soprattutto sulle persone a lui vicine, che mai penserebbe lo potrebbero tradire.

La morale della storia è proprio questa, l’accettazione da parte di Pirrone che non tutti possono accettare le conseguenze delle loro azioni e che non tutti si fanno scrupoli a non rispettare la legge e a costruirsi un loro ideale di giustizia.
A parte i personaggi storici di cui parla questo romanzo, che non sto nemmeno a commentare, vista la loro grandezza, ci sono i protagonisti come il commissario Pirrone. Grande morale, grande personalità un po’ offuscata dagli eventi della vita, elevata cultura e quel piccolo particolare di essere un supereroe un po’ super partes (visto le citazioni latine di cui è intriso il romanzo, mi sono presa la briga di citarne una anche io). E poi il duo … I nuovi Totò e Peppino? Stanlio e Ollio? No, troppo intelligenti. Lo Cascio ed Esposito sono il prototipo dello Scemo+Scemo. I classici personaggi che pensano che a delinquere siano solo i migranti; che loro possono sporcare la città, basta che siano loro a farlo e non uno straniero; ignoranti che ignorano, e che usano la divisa per sentirsi forte col più debole. Insomma proprio due stro… E l’altro fine personaggio, che a dire la verità, ho forse amato più di Pirrone, è l’avvocato Cacace. Personaggio creato ad arte da Faenza, forse il più riuscito.

Quello che con Pirrone fa le battaglie a colpi di citazioni latine e greche, che lo introduce al simposio dei letterati, che lo tratta da amicone, ma mai alla pari. Avvocato di Cassazione, ricco e con i boss della malavita come clientela, che non si fa scrupolo a dire a Pirrone che la giustizia vera non esiste, la giustizia è solo quella dei tribunali che decidono chi è colpevole e chi no.
Il romanzo si legge bene, nonostante sia intriso di famose citazioni latine e greche, perlopiù tradotte nella riga che segue. L’idea nel contesto è molto buona, a tutti ci piacerebbe poter incontrare certi personaggi storici famosi, figuriamoci poi se ci potessero dare delle dritte.
E poi sullo sfondo Lei. Roma che osserva il tutto dall’alto con la noncuranza di una dea.

Silvia Marcaurelio

venerdì 2 dicembre 2022

RECENSIONE - Il turno di notte di Alex Finlay

Linden, New Jersey, 31 dicembre 1999.
Siamo alla soglia del Millenium Bug. È quasi il nuovo millennio, ma tutti hanno una paura fottuta di quello che succederà appena il nuovo anno, con tre zeri, arriverà. I computer impazziranno? La borsa americana crollerà? Gli ascensori nei grattacieli si fermeranno? E l’illuminazione resisterà o l’America sarà completamene al buio con orde di persone per le strade a creare disordini? Ma tutti questi orrori previsti non si materializzano e invece a Linden tutto questo non ha nessuna importanza, perché sta per verificarsi un altro tipo di orrore. Stevie e le ragazze, Mandy, Candy, Ella e Katie, stanno per chiudere il Blockbuster dove lavorano. Sono tutti adolescenti. Stevie con i suoi diciotto anni è l’unico maggiorenne, e infatti è il direttore del videonoleggio. Gli ultimi clienti si apprestano a restituire i VHS per non pagare la penale e altri per affittare un film per la serata. Ma i quattro non sanno che non potranno tornare a casa mai più, che non potranno festeggiare quel cambio di secolo. Verranno trovati trucidati nello stesso Blockbuster, solo una di loro si è salvata, Ella Monroe.
L’assassino, Vince Whitaker, viene subito catturato. Ma le prove non convincono la procura e viene rilasciato. Ma subito dopo fugge via, e nessuno riuscirà mai a ritrovarlo.

Linden, New Jersey, esattamente quindici anni dopo.
In una gelateria, la Dairy Creamery, vengono uccise tre adolescenti, Beth Ann, Madison e Hannah e una viene lasciata viva Jessica Marie Duvall.
Le coincidenze sembrano troppo strane per non tornare indietro a quella tragedia del 1999. E tutti pensano che il killer sia ritornato a casa.
Lo pensa la polizia e la procura della contea con l’agente Joe Arpeggio e il procuratore Hal Kowalsky, lo pensa Ella Monroe, sopravvissuta all’attacco del Blockbuster ed ora psicologa terapeuta, lo pensa anche Chris Ford, alias Chris Whitaker, il fratellino minore di quel Vince Whitaker accusato degli omicidi del Blockbuster, lo pensa Atticus agente della procura che ha studiato a fondo il cold case del 1999 e lo pensa anche l’agente dell’FBI Sarah Keller, chiamata a dar manforte alla polizia locale.

La storia si svolge ad una velocità eccezionale. L’autore sembra sfidare i lettori a lasciarlo andare. I lettori che amano i thriller veloci con protagonisti agenti dell’FBI divoreranno il libro, vista la scrittura altamente coinvolgente dell’autore.
Bello anche il ricordo degli anni novanta, il Blockbuster, i VHS da riavvolgere, sarà come essere trasportati all’indietro nel tempo. Tutti i personaggi che Finlay fa ruotare nel racconto, hanno una storia da raccontare a partire da Ella e Chris, che sono gli unici due “sopravvissuti” all’evento del Blockbuster del 1999.
Ella va in soccorso di Jesse Duvall, che come lei è sopravvissuta a un massacro, ma sa che la cosa per lei, non è per niente superata, e riviverla le crea angoscia. Ma il preside Steadman, quel professore che all’epoca le è stato tanto vicino e l’ha aiutata, ora sembra sconvolto e in preda al panico.
Chris Whitaker, ora Chris Ford, dopo l’adozione, ha seguito i consigli del fratello Vince. É diventato un avvocato, un difensore d’ufficio per l’esattezza. Suo fratello, quando era a casa gli diceva sempre di studiare, di prendere ottimi voti, perché sarebbe stata l’unica cosa che avrebbe potuto fargli cambiare vita.
Come può Chris non pensare a Vince? Soprattutto ora che Mr Nirvana, il videoblogger che segue su YouTube è tornato a New York? Nessuno sa che Chris Ford è Chris Whitaker, non sul lavoro e nemmeno la sua fidanzata, ma il pensiero è costantemente fisso su quel capodanno del 1999. E come può non pensare di difendere chi è accusato della nuova strage anche se potrebbe esserci un conflitto di interesse?
E poi c’è Sarah Keller, agente dell’FBI all’ottavo mese di gravidanza, in attesa di due gemelli. Viene chiamata per aiutare la procura di Union, che si occupa anche della cittadina di Linden.

Ci saranno segreti da scoprire, legami da decifrare e motivazioni da capire.
Finlay è bravo a sviluppare sapientemente le prospettive e le caratteristiche dei tre personaggi principali, incaricandoli in prima persona di risolvere i misteri in questione e intrecciando le loro storie in modo avvincente.
Sono molte le qualità che ho apprezzato di questo romanzo. Il rimando agli anni novanta, il modo in cui l’autore intreccia passato e presente per bocca dei suoi protagonisti, la trama originale e per niente scontata. Fin dalla prima pagina, il libro si rivela coinvolgente e cattura tutta l’attenzione del lettore. Ed è un thriller talmente studiato bene che alla fine di ogni capitolo, si ha come una sorta di sospensione dei fatti. Una suspense in più su quello che sta succedendo.
Studiato alla perfezione anche il finale ad effetto, che se ci si pensa un po’ su, è anche molto realistico, anche se forse un po’ esagerato, ma molto, molto cinematografico.
Se siete alla ricerca di un libro adrenalinico e che vi tenga incollate alle sue pagine, questo è il libro per voi. Uno dei libri migliori letti quest’anno. Complimenti all’autore!

Silvia Marcaurelio


 

lunedì 7 novembre 2022

RECENSIONE - L'angelo custode. Un'indagine di Woodstock di Leo Giorda


Protagonista di questo libro è Adriano Scala detto “Woodstock”. Il nomignolo gli deriva dal fatto che lui è un investigatore “sui generis”… Deve farsi una o più canne per usare i superpoteri intellettivi per arrivare a deduzioni logiche che gli fanno risolvere i suoi “casi”.

Woodstock si muove tra Testaccio e San Lorenzo, tra i bar e le piazze della movida giovanile della Roma attuale, quartieri che si trovano vicino al centro e all’Università più antica di Roma.
Il tutto ha inizio con il ritrovamento del cadavere di un bimbo in un cassonetto nel quartiere di San Lorenzo, esattamente in via degli Equi. Guarda caso, proprio lì, vi abita Claudio Gatto, musicista di piano bar, che vittima in passato di un’accusa infamante che ne aveva distrutto la promettente carriera, viene accusato del terribile omicidio.
Visti i precedenti di Gatto, il vicequestore di zona, Giacomo Chiesa, uomo tutto d’un pezzo, fa uno più uno e lo accusa di aver ucciso il bambino, anche se il povero Gatto ha un alibi che viene confermato da più persone. Ma non sempre uno più uno fa due. Gatto, attraverso un amico comune, contatta Woodstock per farsi aiutare a trovare il vero assassino, visto che la polizia, non sta cercando nessun altro e lui è il principale indiziato del vicequestore Chiesa.
Woodstock/Adriano, nonostante sembri tutt’altro, è un maestro elementare; è stato sposato, ha una figlia piccola e vive ancora a casa con la mamma Rita. Ha un fratello che ritiene insopportabile. Mostra di avere doti sorprendenti, malgrado la sua vita non sia proprio lineare.

Come in ogni giallo che conta, se si svolge a Roma c’è sempre il Vaticano di mezzo, con i suoi segreti, rinchiusi tra le mura del piccolo Stato.
Fortunatamente per Woodstock e Chiesa, non tutti sono propensi a tenersi segreti così importanti e qualche coraggioso capisce che collaborare è meglio che stare in silenzio e sottostare ai potenti.
Anche Chiesa e Woodstock capiscono che, anche se formano un duo alquanto improbabile, alla fin fine dovranno per forza lavorare assieme. Uno per risolvere il caso, l’altro per salvare un innocente.

Buona la prima, Leo!
Come romanzo d’esordio questo autore mi ha convinta molto. Il libro fila che è una meraviglia e per di più delle volte usa il gergo romanesco che mi piace tanto, visto che è quello della mia città. Meno, i riferimenti alla squadra di calcio giallorossa, visto che io tengo per la sponda biancoceleste del Tevere, però mica si può avere tutto!
Bella la trama, mi è veramente piaciuta. La storia si dipana veloce come una volante della polizia a sirene spiegate. Tra le indagini intersecate di Woodstock e Chiesa. Tra poteri forti e voglia di verità a tutti i costi. Tra i flashback del passato di Adriano e il presente. Tra segreti trattenuti e la voglia di parlare.
Leo Giorda rimesta con maestria nel torbido dei misteri di Roma. Nei comportamenti violenti delle forze dell’ordine, delle mele marce presenti sia nella magistratura che nelle alte gerarchie vaticane, come nella stessa polizia, senza fare sconti a nessuno.
Credo che questo libro sia il primo di una serie e che la collaborazione tra Woodstock e il vicequestore Chiesa non sia finita qui. Spero di rincontrarli presto!

Silvia Marcaurelio


martedì 18 ottobre 2022

RECENSIONE - Omicidio a cap Canaille di Christophe Gavat

In un assolato aprile a Marsiglia il comandante della Polizia Giudiziaria, Henri Saint-Donat, si trova a fare i conti con il ritrovamento di un corpo bruciato in un’autovettura, quello che nel gergo della mala marsigliese viene chiamato “barbecue”, un regolamento di conti abbastanza brutale.
Ad aiutarlo nelle indagini, la comandate della BRI, Lucie Clert, figlia di sbirro e come il padre capace, tenace e soprattutto testarda e irriverente. Insomma per niente facile.
A contrapporsi alla Clert, il giovane tenente Basile Urteguy, che fresco vincitore di un premio per la sua performance al pianoforte decide, nonostante i contrasti e le ire dei suoi genitori, di prendere pistola e distintivo. Di carattere calmo, riflessivo, dolce e timido, molti suoi commilitoni lo prendono in giro e lo considerano una mammoletta. È segretamente innamorato della Clert. Lo sanno tutti, tranne lei.

In un’altra città, Parigi, gli ex colleghi di Henri Saint-Donat sono alle prese con delle rapine a furgoni portavalori e sulla scena di una di queste, viene rinvenuto il DNA di un pregiudicato di Marsiglia.
Henri e il suo comandante Larrivée, nonostante il contrasto con Lucie Clert, pensano che le coincidenze non esistano e che i due casi siano collegati.
Droga e soldi, rapine a furgoni blindati, codici criptati, la Fournier, il DNA del malvivente marsigliese, tutto è racchiuso lì. Ma è una matassa bella intricata quella che si trovano davanti Henri e la sua squadra, più i rinforzi parigini.
Trovano un bandolo, ma ne perdono un altro. Capiscono qualcosa, ma quel qualcosa porta a strade senza uscita.

Mentre tentano l’impossibile, riusciamo a conoscere i nostri protagonisti, che hanno delle loro storie e dei loro segreti. Sono un’umanità varia. Henri con i suoi silenzi, i suoi blocchi, che sembra in dei momenti fosse come se si assenti dal mondo presente, come se fosse in colloquio con un altro mondo a parte. Lucie e i suoi scoppi d’ira, gli stessi per cui era famoso suo padre. Ma i suoi sono diversi. Lei non vorrebbe certo essere così, è solo che non riesce a trovare qualcuno che le ispiri un comportamento diverso… O forse ce l’ha così vicino e non riesce a vederlo.
E poi Urteguy, il giovane tenente bello e sapiente a cui i commilitoni non sprecano commenti mortificanti. Ma lui è così. Dolce, timido, tutto d’un pezzo, un musicista con pistola e distintivo, ma con la poesia nella testa. E anche l’amore per qualcuno che probabilmente è inavvicinabile.
I tre, più i parigini, devono però agire in fretta, e dimenticare se possibile i loro affanni, perché c’è una grossa operazione in corso, i rapinatori sono al lavoro, e qualcuno cerca anche vendetta.

Marsiglia è la protagonista perfetta, il posto magico, ma anche selvaggio. Dove l’oro del sole si mischia alla violenza delle gang marsigliesi. Dove la malavita domina sui pochi poliziotti che cercano di mantenere l’ordine. Dove una scogliera di selvaggia bellezza come Cap Canaille può essere uno spettacolo perfetto per storie d’amore ma anche di morte, con la scogliera a picco: trecentonovanta metri di altezza prima di arrivare al mare blu.
Bel libro, veramente ben articolato in tutto. Dettagli, trama, luoghi e personaggi. Sono tutti intercalati perfettamente nell’opera che con una scrittura a volte leggera, a volte commovente e a volte cruda, ci porta a leggere un libro complessivamente perfetto sia nella trama gialla, sia nella storia dei suoi personaggi più carismatici.
Sarebbe carino che l’autore potesse sviluppare, in un romanzo a parte, la storia di Nathalie Fournier, personaggio che in questo romanzo vediamo idealizzato sullo sfondo, ma che sarebbe interessante poter approfondire.
Libro consigliatissimo.

Silvia Marcaurelio


 

giovedì 29 settembre 2022

RECENSIONE - O TU O LUI DI GIUSEPPE DI PIAZZA


 Giuseppe di Piazza con questo nuovo libro ci riporta nel finale del precedente episodio, Un uomo molto cattivo, dove si raccontava la storia di Rosario “Sari” De Luca, imprenditore bresciano, ma siciliano di origine. E proprio questa sua origine lo aveva invischiato in una serie di strani giochi di società fittizie, tutte con la mafia siciliana a far da sfondo. Lo avevamo lasciato riverso in una pozza di sangue, in un ristorante giapponese, dopo aver sparato a Mommo Spadaro, quel “cugino” che non sapeva di avere e che lo aveva coinvolto in questi loschi affari, ricattandolo con il rapimento dell’amata Valeria. Ma Sari, dopo la morte di Valeria per mano di Mommo e dei suoi scagnozzi, aveva bisogno di vendetta. Una vendetta consumata per puro caso, perché anche Mommo voleva sbarazzarsi di lui, ma il suo proiettile lo ha soltanto ferito gravemente, non ucciso, mentre quello di Sari ha fatto bene il suo lavoro.
In ospedale carcerario, Sari è avvicinato dal Sostituto Procuratore Sangermano, e diventa collaboratore di giustizia. Vuole far arrestare i suoi aguzzini e soprattutto chi ha ucciso Valeria. Ma così facendo si mette sulla strada della famiglia Spadaro, e del fratello di Mommo, Aspano, che medita vendetta per la morte di suo fratello.

Sari non la pensa certamente così. Per lui i giochi sono chiusi. È uno pari. Mommo per Valeria o Valeria per Mommo. Lo fa girando un video con suo figlio Alessio alla regia.
Sari ha perso tutto, i suoi soldi, la sua casa editrice, le sue case, tutto. Gli è rimasto solo il figlio, che ama come non mai. E questa voglia di pace. Questa voglia di un nuovo inizio, nonostante sa benissimo che, la morte di Valeria è quasi un peso insostenibile da avere sulla coscienza.
Il suo intento è andare a Palermo e parlare con Aspano Spadaro per fermare questa scia di sangue. Ma Sari non sa di essere carne da macello, e non solo lui, ma anche la sua famiglia, soprattutto suo figlio.
A Palermo incontrerà amici e nemici, alleati e doppiogiochisti. E il romanzo diventerà adrenalinico tra viaggi a New York e rientri veloci, tra mafia americana e agenti dell’Fbi, tra servizi segreti e polizia italiana. Tra collusi, mandanti e partecipanti per caso.

“O tu o lui” è la domanda che viene posta a un certo punto a Sari De Luca. Ma nemmeno in questo momento, però Sari è disposto a piegarsi, e cerca con l’aiuto di Stella, un bellissimo personaggio, di tirare fuori sé stesso e la sua famiglia da questa faida che lo coinvolge, ma che non ha certamente voluto e cercato.
Per Sari, questa storia, è anche il modo di approfondire la sua “eredità” o retaggio che dir si voglia. Quelle che erano le origini della sua famiglia siciliana, fino ad arrivare addirittura a Ellis Island, New York, con le prime navi che portavano gli immigrati sulle sponde dell’oceano.
È stato veramente una bella scoperta questo autore, che parla di mafia senza peli sulla lingua. Che parla di corruzione ad alti livelli dello stato e di chi, anche se nel piccolo, è onesto e lavora per lasciare un Paese in pace e senza questa ruota di scorta un po’ sgonfia che lo fa arrancare.
Molto belli i personaggi. Stella su tutti, e poi Andrea Colicchia, capo della sezione omicidi di Milano, e il giornalista ducatista di Reporter, Francesco De Stefanis.
Ci si fa anche qualche risata, in questo romanzo. Soprattutto quando a parlare sono le teste vuote dei “picciotti” di Aspano, che il loro massimo è dire: “Sì, boss!”
Ma Aspano è un personaggio veramente costruito a regola d’arte. Sembra un mafioso di Sergio Leone, direttamente arrivato da C’era una volta in America. Uno duro, smargiasso, e vendicativo.

Belli i paesaggi di Palermo e New York, anche se visti con l’adrenalina di un film di azione e passano veloci attraverso i finestrini di un aereo o di una macchina su una Highway.
La scrittura è perfetta. Di facile lettura e coinvolgente, fino a diventare adrenalinica nel finale, dove scorri le pagine alla velocità della luce, per vedere la fine della storia e dei suoi personaggi.
Spero di ritrovare Sari De Luca. Magari con la vita un po’ più quieta, con la compagnia di Alessio. Anche se dovranno leccarsi un po’ di ferite insieme. Ma l’unità è quello che conta.
Consigliato!

Silvia Marcaurelio