lunedì 27 febbraio 2023

RECENSIONE - Miss Merkel e l'omicidio al cimitero di David Safier

Secondo volume di Angela Merkel investigatrice. La ex cancelliera, dopo aver risolto l’omicidio al Castello di Freudenstadt, si ritrova di nuovo senza far niente, se non portare a passeggio il figlioletto della sua amica Marie, insieme al suo inseparabile carlino, ormai non più Putin ma Puzzy.
Ma Angela si annoia e pensa che un altro bell’omicidio non sarebbe poi così male, pentendosi immediatamente dei suoi malevoli pensieri. D’altronde il suo Achim ha i suoi passatempi, e si trova nei Pirenei con un suo amico a fare trekking, cosa che lei odia a morte. Come Churchill, anche lei odia fare movimento.
Durante una delle sue passeggiate con Adrian, il figlio di Marie, Angela cerca frescura al cimitero del paese e nel mentre passa con la carrozzina e l’immancabile carlino, fa la conoscenza di un uomo, che assomiglia ad un attore del cinema francese di altri tempi e per questo viene immediatamente soprannominato Aramis, anche se il suo vero nome è Kurt Kunkel e fa l’impresario funebre.

Angela comincia a conversarci e scopre che l’uomo, è un amante come lei di Shakespeare, soprattutto del fatto che il bardo non sia il vero scrittore dei famosi testi. Ma mentre parlano, vengono interrotti da un uomo che urla di volere i suoi soldi e non solo a lui, ma che litiga anche con un altro uomo a cui viene consegnata una polaroid, di cui non sembra affatto contento.
Angela non si è mai sentita così coinvolta da un uomo, nemmeno dal suo Cicci. Sente che con Aramis può parlare di qualsiasi cosa e poi è un uomo molto bello e quindi da lì ad essere invogliata a passeggiare per il cimitero il tempo è molto breve. Ma è proprio durante una di queste passeggiate con Puzzy, che i due scoprono il cadavere di un uomo, sepolto a testa in giù con i piedi che fuoriescono dal terreno e che indossano stivali di gomma.
Con il commissario Hanneman alla guida delle indagini Angela sente che non riuscirà mai a capire chi è l’assassino e quindi è ora di tornare in campo come detective.
Mano a mano che la storia si dipana conosceremo i vari personaggi che prenderanno parte a questo secondo episodio della Merkel trasformata in detective dalla penna sapiente di Safier.

Come sempre c’è una storia passata che incombe sul presente, e che è l’elemento principale su tutto ciò che ruota intorno.
Due impresari funebri, una morte che non è proprio accidentale, una donna, un segreto, tre figli. Nonostante la faccenda si faccia ingarbugliata, l’unica che può sbrogliare la matassa è proprio Angela Merkel. A proteggerla come sempre c’è Mike, anche se in questo episodio è un po’ deconcentrato.
La trama è ben orchestrata, anche se il libro è più umoristico che noir. Ci sono infatti delle scene che strappano più di qualche risata. Lo stile dell’autore è semplice e chiaro e non manca di fare riferimento a un suo grande successo, Il Karma della formica, con una semplice frase:
Era una situazione surreale, tanto che le vennero in
mente i pensieri più assurdi: se Aramis fosse stato davvero
un eroe dei film di azione con scatto felino sarebbe saltato
sulla mucca e l’avrebbe energicamente bloccata. Ma l’impresario
non fece nulla del genere.
Quindi lei sarebbe morta, pensò. Angela. Calpestata da
una mucca di nome Luise. C’erano dipartite più eleganti. Ma
almeno non era lontana dalla tomba.
E se si fosse reincarnata in una mucca?
Oppure il suo karma non le consentiva di andare oltre la
formica?

Libro adatto a chi ama i gialli sì, ma con molta, molta leggerezza.

Silvia Marcaurelio

 

venerdì 10 febbraio 2023

RENCENSIONE - Sindrone cinese a Genova. La nuova indagine dell'investigatore Astengo di Andrea Novelli

Genova, giorni nostri.
L’investigatore privato Michele Astengo è alle prese con il tentativo da parte di Dalia, sua segretaria, compagna di tango e “fidanzata”, di modernizzare la loro immagine, per cercare di vendere il “prodotto”. Anche se in poche parole, lui è l’unico ad eseguire quell’elenco di compiti brillantemente esposti sul nuovo sito internet appena creato, non contando Corrado, il suo fido collaboratore, che anche se affetto da nanismo, mangia come uno scaricatore di porto, soprattutto quando si tratta della famosa focaccia genovese.
Mentre sta scegliendo tra le foto fatte per inserirle nel sito ed una chiacchiera con Corrado, sempre alla ricerca di qualche lavoretto da fare, di punto in bianco, Astengo vede planare nel suo studio un ragazzino dai tratti orientali, balzato all’interno dalla finestra aperta.
Poco dopo, alla sua porta, si presentano due bruttissimi ceffi, anche loro dai tratti orientali, uno con un’orecchia mozzata e l’altro con una coda di cavallo, chiedendogli se avesse visto un ragazzino cinese di nome Peng.
Dal nulla ad avere un caso, anche se non retribuito, conoscendo Astengo, il passo è breve.
Infatti, l’investigatore capisce subito che la situazione del ragazzino è delicata, viste le facce dei due ceffi che lo cercano e soprattutto perché, dall’altra parte della strada, c’è il suo amico ed ex collega Bazzano, chiamato per l’omicidio di un cinese.

Dagli episodi precedenti, si conosce la mania di Astengo per il lavoratore cinese che osserva sempre dalla finestra del suo studio e in questo episodio, riusciremo finalmente a venirne a capo.
La faccenda del ragazzino e del pericolo che corre comincia a sembrare un po’ più chiara, anche se la difficoltà della lingua rende le cose più complicate.
Astengo si troverà ben presto, senza volerlo, implicato in un caso delicato che riguarda la comunità cinese in Italia, con i loro interessi e profitti, non proprio tutti alla luce del sole.
I suoi avversari sono temibili perché molto potenti e soprattutto protetti e la sua esperienza e il suo intuito potrebbero non bastare.

Come sempre la città di Genova fa da sfondo alle imprese di Astengo, e in questo episodio assume anche un ruolo da protagonista assoluta, come porto strategico in Europa per la Nuova Via della Seta.
Riuscirà Astengo, aiutato dai suoi fidi amici Dalia, Corrado e l’ispettore Bazzano, più il 4 zampe Banksy ad aiutare Peng? Astengo dovrà combattere con i demoni più oscuri, quelli che rendono quasi impossibile o anche solamente illusoria e velleitaria, la scoperta della verità.
Devo ammettere che l’investigatore Astengo, in questo quinto episodio risulta essere più cupo, più scontroso, rispetto alle precedenti avventure.
Forse l’autore, prima in coppia con il compianto Giampaolo Zarini, ha voluto dare una impronta tutta sua dell’investigatore, anche se già lo conoscevamo come persona abbastanza diretta, suscettibile e irritabile.

Adoro invece il personaggio di Corrado, continuamente vessato per il suo handicap, anche se in maniera molto scherzosa. Ma in questo episodio scopriremo che botte piccola, contiene un vino molto buono.
Dell’autore adoro in particolare la parte descrittiva della città di Genova. Si vede che la conosce a menadito, in tutte le sue vie e vicoli. Sembra di esserci dentro e di muoversi insieme ai protagonisti.
Nell’insieme un bel giallo, con una trama ben congegnata con una scrittura di facile comprensione, che rende la lettura piacevole. Il più delle volte si riesce anche a sorridere, soprattutto quando Astengo e Corrado si lasciano andare e se ne sentono delle belle.

Silvia Marcaurelio

 

lunedì 23 gennaio 2023

RECENSIONE - Un'altra storia di Luca Ongaro

In un passato distopico l’Italia non ha mai perso la battaglia di Adua del 1896 e nel 1956 si ritrova ancora ad essere un regno sotto i Savoia, a non aver mai partecipato alle guerre mondiali, ad avere al governo Pella e Fanfani, dopo un ventennio di governo Matteotti e Mussolini è ormai soltanto un patetico ministro delle Colonie.
La vita del Commissario Campani, passata tra Macallé e Wukro, è una vita molto ordinaria. Nato a Wukro da genitori italiani, mandato a studiare in patria quando ne ha avuto l’età ha preso una laurea in Giurisprudenza, ma è tornato in Eritrea per nostalgia. Francesco Campani ama la sua “casa” dove ha tutto quello che può desiderare. Un paesaggio stupendo, che si affaccia sull’altopiano, un fiumiciattolo che scorre vicino casa, uno splendido frutteto pieno di bontà e soprattutto un albergo, una stazione di servizio e quanto altro l’acume imprenditoriale di suo nonno gli avevano fatto sviluppare, con quel pezzo di terreno ricevuto dopo la vittoria di Adua.

Una mattina di caldo afoso come molte altre, mentre è alle prese con le solite scartoffie, viene interrotto dal suo fido secondo, ispettore Araya, che gli comunica che un certo dottor Amurri, un archeologo che sta lavorando sul sito di Romanat, gli vuole parlare.
Il dottor Amurri si presenta con una scatola contente un teschio. Spiega a Campani che non è un teschio antico, e che sicuramente la persona che era, è morta ammazzata.
Da questo antefatto comincia l’indagine per niente facile per Francesco Campani che si dovrà dare da fare per dare un nome a quel teschio che per ora riposa in una scatola sulla sua libreria.
Nel corso dell’indagine il simpatico commissario è aiutato da tre figure fondamentali: l’ispettore Araya con cui ha un rapporto molto confidenziale e Salvatore e Kokeb, i due dipendenti del suo albergo, che per lui sono più di una famiglia.
Oltre al cold case, Campani dovrà anche affrontare una sorta di rigurgito nazionalista da parte del governo italiano e delle sovversioni da parte degli eritrei che lottano per la loro indipendenza.

L’autore caratterizza Francesco Campani come un lupo solitario, che non si accontenta di ciò che gli viene proposto dai suoi amici, tutti propensi a farlo sposare. Pensa che l’amore arriverà quando se ne renderà conto. Ed è proprio mentre indaga che appare sulla sua strada la Dottoressa Emma Giusti, una donna indipendente che lotta in un mondo lavorativo prettamente maschile, senza farsi mettere i piedi in testa.
E questo lo scoprirà anche il bel Campani, che rimarrà folgorato sulla via di Damasco tra simpatici scontri verbali visto la caparbietà di entrambi.
Tra chiese rupestri, paesaggi sconfinati e i primi fermenti dell’indipendenza eritrea, riuscirà Campani a portare a termine ciò che ha promesso a quel teschio nella scatola?

Divertente giallo che ci riporta in un contesto storico particolare, anche se fittizio. Romanzo in parte vero, in parte no e come ci spiega lo scrittore alla fine, molte connotazioni storiche geografiche sono state piegate e distorte per far funzionare il romanzo e la narrazione. L’autore ha creato qualcosa di nuovo e ideato, altresì, dei personaggi simpatici e divertenti, che parlano di argomenti comunque importanti, ma con una sorta di leggerezza, tra i quali l’oppressione di un popolo sottomesso o la mancanza di un bene importante quale può essere l’acqua.
La trama gialla è perfetta, l’intreccio tra storia e personaggi e pure qualche risata ci risollevano anche l’anima. La scrittura è di facile comprensione, c’è sempre la voglia di continuare a leggere per vedere effettivamente come la storia vada a finire.
Spero di ritrovare presto il Commissario Campani alle prese con la sua Emma e con altri casi da risolvere.

Silvia Marcaurelio

 

venerdì 13 gennaio 2023

RECENSIONE – Viaggiando mi sento a Casa di Alessandro Nicoloso

É proprio vero. Il viaggio non inizia quando parti, ma quando cominci a programmarlo, a fare sogni, pensieri. Cosa mi porto? Che gente incontrerò?

É già questo un viaggio, anche solo nella fantasia di quello che sarà, e l’autore è un mago dei sogni.

Alessandro Nicoloso in questo suo secondo libro svela un altro pezzo di sé stesso. Quello che fa di lui l’uomo che è diventato, restando appeso ai sogni e alle passioni di quando era bambino prima, ragazzo poi, uomo adesso.

É la storia di un po’ tutti noi viaggiatori, che appena torniamo da un viaggio, già pensiamo al prossimo.

É una storia intima, perché l’autore si mette a nudo, e non ha paura di farlo.

Svela sentimenti, ansie e angosce, soprattutto quando ci parla del periodo del lockdown, con noi viaggiatori ancora più ansiosi perché costretti in casa a viaggiare solo con la mente, perché di viaggi veri non se ne parlava. E il mondo sembrava impazzito, e quello che conoscevamo non esisteva più.

Allora quello che ci descrive nelle sue pagine diventa un viaggio fantastico, fatto esclusivamente di sogni e di musica (Quella non manca mai. Idea geniale la playlist su Spotify e il collegamento con il codice QR alla fine di ogni racconto). Ed è per questo che cita spesso Salgari, un altro viaggiatore dei sogni, che pur non avendo mai viaggiato, ha raccontato storie di posti strabilianti, facendo sognare milioni di ragazzini.

L’autore ci dice che se uno viaggia un posto se lo crea da solo. Può essere una vera città o una città che si sogna. Non sia mai che poi quel sogno diventi reale e quella città diventi “casa”.

Viaggiare è un sogno, essere a casa ovunque ci si trovi è la cosa più affascinante che c’è del viaggio in sé. Assaporare cibi, incontrare gente diversa da noi, culture diverse, ma sentirsi comunque parte del mondo che ci ospita.

Poi ci sono i viaggi fantastici, quelli del cuore, quelli che faresti con le persone che ci sono e con quelle che non ci sono più. Siano parenti, calciatori, cantanti e attori, tutti sullo stesso scuolabus con una meta precisa, il posto più bello del mondo, il cuore dell’autore.

Ci sono viaggi di lavoro, quelli di piacere e quelli fantastici … l’importante è sempre sentirsi a casa ovunque si vada.

Diario intimo di una persona perbene, che non ha mai smesso di sognare e mai lo farà. Di una persona che preferisce la notte per la sua intimità, per quella solitudine che ti aiuta a pensare, con i rumori attutiti e le luci artificiali a creare piccole oasi di pace e pensieri leggeri.

Grazie Ale!

Silvia Marcaurelio

martedì 3 gennaio 2023

RECENSIONE - CIAO CIAO COMMISSARIO di Giacomo Faenza


 «E allora lascia perdere, Pirrone, che te ne fotte?»

«Ho promesso alla mano di renderle giustizia.»

«A chi?!» strabuzzò gli occhi l’avvocato Cacace.

Pirrone svuotò il bicchiere di rosso tutto d’un fiato:

«Alla mano che faceva ciao ciao».

«Pirrone, tu sei tutto matto!»
È proprio da una mano che saluta il commissario Pirrone che nasce tutta la storia narrata in questo romanzo.
Pirrone è un letterato mancato. La vita non lo ha trattato benissimo, almeno fino a ora. Sua moglie è morta giovanissima lasciandolo da solo con una bimba piccola e quindi, il nostro, ha dovuto rimboccarsi le maniche e prendere ciò che gli veniva proposto: un posto da commissario.
Ormai sono passati venticinque anni. Anna, sua figlia è grande, e ha preso il suo posto. É una letterata in gamba e insegna in America da anni, continua a studiare per realizzare il suo sogno e un po’ anche quello del padre, insegnare ad Harvard.
Pirrone invece si barcamena, alla meno peggio, tra la vita del commissariato Roma Nord, e quella privata con la sua fidanzata Paola, attrice di spot, che non vede quasi mai.
In una giornata di torrida estate, Pirrone e i suoi fidi scudieri, ironicamente parlando, Lo Cascio ed Esposito, sono chiamati per un delitto. Un cadavere di una donna è stato ritrovato semi-sepolto a Monte Gelato.

Arrivati sul posto, il commissario nota la mano della morta che è come se lo salutasse, e gli chiedesse nel frattempo di farle giustizia, di trovare chi l’ha ammazzata.
Pirrone è un uomo particolare e nella sua mente rivivono i filosofi, i condottieri di cui parla la letteratura antica e qualche volta questi, gli appaiono e gli rivelano dettagli importanti per sbrogliare le situazioni più complicate, sebbene sia un segreto che lui custodisce gelosamente.
Da subito l’indagine sembra complicata, di indizi non ce ne sono, la morta non ha nome e nessuno la reclama. In più la nuova PM, la dottoressa Righi, sceglie solo di portare avanti casi facili, che la facciano vincere e le diano notorietà. E una donna morta senza nome non lo può fare di certo.
Pirrone e i suoi uomini si trovano di fronte a un sacco di muri e appena scoprono qualcosa che sembra portare alla soluzione del mistero, subito questo si infittisce di nuovo. Come se ci fosse qualcuno a muovere delle pedine e che sia sempre un passo avanti.

Il commissario è un uomo che crede fermamente nella vera giustizia e non in quella dei tecnicismi dei tribunali, dove spesso i colpevoli vengono assolti per dei cavilli. É innamorato della sua terra, appassionato di storia e letteratura antica, tanto da rivivere nelle opere dei grandi filosofi o parlare di strategie con i grandi condottieri.
Ma in questo romanzo la farà da padrone soprattutto il tradimento. Tutti i personaggi che Pirrone incontrerà sulla sua strada, che gli parleranno per dargli delle “dritte” per risolvere il caso gli parleranno di tradimento.
Importanti personaggi del passato lo metteranno sul chi vive, soprattutto sulle persone a lui vicine, che mai penserebbe lo potrebbero tradire.

La morale della storia è proprio questa, l’accettazione da parte di Pirrone che non tutti possono accettare le conseguenze delle loro azioni e che non tutti si fanno scrupoli a non rispettare la legge e a costruirsi un loro ideale di giustizia.
A parte i personaggi storici di cui parla questo romanzo, che non sto nemmeno a commentare, vista la loro grandezza, ci sono i protagonisti come il commissario Pirrone. Grande morale, grande personalità un po’ offuscata dagli eventi della vita, elevata cultura e quel piccolo particolare di essere un supereroe un po’ super partes (visto le citazioni latine di cui è intriso il romanzo, mi sono presa la briga di citarne una anche io). E poi il duo … I nuovi Totò e Peppino? Stanlio e Ollio? No, troppo intelligenti. Lo Cascio ed Esposito sono il prototipo dello Scemo+Scemo. I classici personaggi che pensano che a delinquere siano solo i migranti; che loro possono sporcare la città, basta che siano loro a farlo e non uno straniero; ignoranti che ignorano, e che usano la divisa per sentirsi forte col più debole. Insomma proprio due stro… E l’altro fine personaggio, che a dire la verità, ho forse amato più di Pirrone, è l’avvocato Cacace. Personaggio creato ad arte da Faenza, forse il più riuscito.

Quello che con Pirrone fa le battaglie a colpi di citazioni latine e greche, che lo introduce al simposio dei letterati, che lo tratta da amicone, ma mai alla pari. Avvocato di Cassazione, ricco e con i boss della malavita come clientela, che non si fa scrupolo a dire a Pirrone che la giustizia vera non esiste, la giustizia è solo quella dei tribunali che decidono chi è colpevole e chi no.
Il romanzo si legge bene, nonostante sia intriso di famose citazioni latine e greche, perlopiù tradotte nella riga che segue. L’idea nel contesto è molto buona, a tutti ci piacerebbe poter incontrare certi personaggi storici famosi, figuriamoci poi se ci potessero dare delle dritte.
E poi sullo sfondo Lei. Roma che osserva il tutto dall’alto con la noncuranza di una dea.

Silvia Marcaurelio

venerdì 2 dicembre 2022

RECENSIONE - Il turno di notte di Alex Finlay

Linden, New Jersey, 31 dicembre 1999.
Siamo alla soglia del Millenium Bug. È quasi il nuovo millennio, ma tutti hanno una paura fottuta di quello che succederà appena il nuovo anno, con tre zeri, arriverà. I computer impazziranno? La borsa americana crollerà? Gli ascensori nei grattacieli si fermeranno? E l’illuminazione resisterà o l’America sarà completamene al buio con orde di persone per le strade a creare disordini? Ma tutti questi orrori previsti non si materializzano e invece a Linden tutto questo non ha nessuna importanza, perché sta per verificarsi un altro tipo di orrore. Stevie e le ragazze, Mandy, Candy, Ella e Katie, stanno per chiudere il Blockbuster dove lavorano. Sono tutti adolescenti. Stevie con i suoi diciotto anni è l’unico maggiorenne, e infatti è il direttore del videonoleggio. Gli ultimi clienti si apprestano a restituire i VHS per non pagare la penale e altri per affittare un film per la serata. Ma i quattro non sanno che non potranno tornare a casa mai più, che non potranno festeggiare quel cambio di secolo. Verranno trovati trucidati nello stesso Blockbuster, solo una di loro si è salvata, Ella Monroe.
L’assassino, Vince Whitaker, viene subito catturato. Ma le prove non convincono la procura e viene rilasciato. Ma subito dopo fugge via, e nessuno riuscirà mai a ritrovarlo.

Linden, New Jersey, esattamente quindici anni dopo.
In una gelateria, la Dairy Creamery, vengono uccise tre adolescenti, Beth Ann, Madison e Hannah e una viene lasciata viva Jessica Marie Duvall.
Le coincidenze sembrano troppo strane per non tornare indietro a quella tragedia del 1999. E tutti pensano che il killer sia ritornato a casa.
Lo pensa la polizia e la procura della contea con l’agente Joe Arpeggio e il procuratore Hal Kowalsky, lo pensa Ella Monroe, sopravvissuta all’attacco del Blockbuster ed ora psicologa terapeuta, lo pensa anche Chris Ford, alias Chris Whitaker, il fratellino minore di quel Vince Whitaker accusato degli omicidi del Blockbuster, lo pensa Atticus agente della procura che ha studiato a fondo il cold case del 1999 e lo pensa anche l’agente dell’FBI Sarah Keller, chiamata a dar manforte alla polizia locale.

La storia si svolge ad una velocità eccezionale. L’autore sembra sfidare i lettori a lasciarlo andare. I lettori che amano i thriller veloci con protagonisti agenti dell’FBI divoreranno il libro, vista la scrittura altamente coinvolgente dell’autore.
Bello anche il ricordo degli anni novanta, il Blockbuster, i VHS da riavvolgere, sarà come essere trasportati all’indietro nel tempo. Tutti i personaggi che Finlay fa ruotare nel racconto, hanno una storia da raccontare a partire da Ella e Chris, che sono gli unici due “sopravvissuti” all’evento del Blockbuster del 1999.
Ella va in soccorso di Jesse Duvall, che come lei è sopravvissuta a un massacro, ma sa che la cosa per lei, non è per niente superata, e riviverla le crea angoscia. Ma il preside Steadman, quel professore che all’epoca le è stato tanto vicino e l’ha aiutata, ora sembra sconvolto e in preda al panico.
Chris Whitaker, ora Chris Ford, dopo l’adozione, ha seguito i consigli del fratello Vince. É diventato un avvocato, un difensore d’ufficio per l’esattezza. Suo fratello, quando era a casa gli diceva sempre di studiare, di prendere ottimi voti, perché sarebbe stata l’unica cosa che avrebbe potuto fargli cambiare vita.
Come può Chris non pensare a Vince? Soprattutto ora che Mr Nirvana, il videoblogger che segue su YouTube è tornato a New York? Nessuno sa che Chris Ford è Chris Whitaker, non sul lavoro e nemmeno la sua fidanzata, ma il pensiero è costantemente fisso su quel capodanno del 1999. E come può non pensare di difendere chi è accusato della nuova strage anche se potrebbe esserci un conflitto di interesse?
E poi c’è Sarah Keller, agente dell’FBI all’ottavo mese di gravidanza, in attesa di due gemelli. Viene chiamata per aiutare la procura di Union, che si occupa anche della cittadina di Linden.

Ci saranno segreti da scoprire, legami da decifrare e motivazioni da capire.
Finlay è bravo a sviluppare sapientemente le prospettive e le caratteristiche dei tre personaggi principali, incaricandoli in prima persona di risolvere i misteri in questione e intrecciando le loro storie in modo avvincente.
Sono molte le qualità che ho apprezzato di questo romanzo. Il rimando agli anni novanta, il modo in cui l’autore intreccia passato e presente per bocca dei suoi protagonisti, la trama originale e per niente scontata. Fin dalla prima pagina, il libro si rivela coinvolgente e cattura tutta l’attenzione del lettore. Ed è un thriller talmente studiato bene che alla fine di ogni capitolo, si ha come una sorta di sospensione dei fatti. Una suspense in più su quello che sta succedendo.
Studiato alla perfezione anche il finale ad effetto, che se ci si pensa un po’ su, è anche molto realistico, anche se forse un po’ esagerato, ma molto, molto cinematografico.
Se siete alla ricerca di un libro adrenalinico e che vi tenga incollate alle sue pagine, questo è il libro per voi. Uno dei libri migliori letti quest’anno. Complimenti all’autore!

Silvia Marcaurelio


 

lunedì 7 novembre 2022

RECENSIONE - L'angelo custode. Un'indagine di Woodstock di Leo Giorda


Protagonista di questo libro è Adriano Scala detto “Woodstock”. Il nomignolo gli deriva dal fatto che lui è un investigatore “sui generis”… Deve farsi una o più canne per usare i superpoteri intellettivi per arrivare a deduzioni logiche che gli fanno risolvere i suoi “casi”.

Woodstock si muove tra Testaccio e San Lorenzo, tra i bar e le piazze della movida giovanile della Roma attuale, quartieri che si trovano vicino al centro e all’Università più antica di Roma.
Il tutto ha inizio con il ritrovamento del cadavere di un bimbo in un cassonetto nel quartiere di San Lorenzo, esattamente in via degli Equi. Guarda caso, proprio lì, vi abita Claudio Gatto, musicista di piano bar, che vittima in passato di un’accusa infamante che ne aveva distrutto la promettente carriera, viene accusato del terribile omicidio.
Visti i precedenti di Gatto, il vicequestore di zona, Giacomo Chiesa, uomo tutto d’un pezzo, fa uno più uno e lo accusa di aver ucciso il bambino, anche se il povero Gatto ha un alibi che viene confermato da più persone. Ma non sempre uno più uno fa due. Gatto, attraverso un amico comune, contatta Woodstock per farsi aiutare a trovare il vero assassino, visto che la polizia, non sta cercando nessun altro e lui è il principale indiziato del vicequestore Chiesa.
Woodstock/Adriano, nonostante sembri tutt’altro, è un maestro elementare; è stato sposato, ha una figlia piccola e vive ancora a casa con la mamma Rita. Ha un fratello che ritiene insopportabile. Mostra di avere doti sorprendenti, malgrado la sua vita non sia proprio lineare.

Come in ogni giallo che conta, se si svolge a Roma c’è sempre il Vaticano di mezzo, con i suoi segreti, rinchiusi tra le mura del piccolo Stato.
Fortunatamente per Woodstock e Chiesa, non tutti sono propensi a tenersi segreti così importanti e qualche coraggioso capisce che collaborare è meglio che stare in silenzio e sottostare ai potenti.
Anche Chiesa e Woodstock capiscono che, anche se formano un duo alquanto improbabile, alla fin fine dovranno per forza lavorare assieme. Uno per risolvere il caso, l’altro per salvare un innocente.

Buona la prima, Leo!
Come romanzo d’esordio questo autore mi ha convinta molto. Il libro fila che è una meraviglia e per di più delle volte usa il gergo romanesco che mi piace tanto, visto che è quello della mia città. Meno, i riferimenti alla squadra di calcio giallorossa, visto che io tengo per la sponda biancoceleste del Tevere, però mica si può avere tutto!
Bella la trama, mi è veramente piaciuta. La storia si dipana veloce come una volante della polizia a sirene spiegate. Tra le indagini intersecate di Woodstock e Chiesa. Tra poteri forti e voglia di verità a tutti i costi. Tra i flashback del passato di Adriano e il presente. Tra segreti trattenuti e la voglia di parlare.
Leo Giorda rimesta con maestria nel torbido dei misteri di Roma. Nei comportamenti violenti delle forze dell’ordine, delle mele marce presenti sia nella magistratura che nelle alte gerarchie vaticane, come nella stessa polizia, senza fare sconti a nessuno.
Credo che questo libro sia il primo di una serie e che la collaborazione tra Woodstock e il vicequestore Chiesa non sia finita qui. Spero di rincontrarli presto!

Silvia Marcaurelio