venerdì 8 novembre 2013

RECENSIONE – IL DIARIO DI MR. DARCY DI AMANDA GRANGE

E’ l’anno del bicentenario di “Orgoglio e Pregiudizio”, quindi ci saranno sicuramente molti scrittori e scrittrici che si cimenteranno nel farci rivivere in qualche modo le gesta di Elizabeth e Darcy, di Jane e Bingley, di Mrs. Bennet e delle sue figlie, di Longbourne, Netherfield e Pemberley. Molti scritti sono riusciti, altri meno.
Questo romanzo di Amanda Grange lo possiamo annettere tra quelli riusciti.
Ci ritroviamo di nuovo ai tempi della reggenza, con i nostri eroi. La storia, questa volta, è raccontata dal punto di vista di Mr. Darcy, sotto forma di un diario, che mi è sembrata un’idea azzeccata visto il personaggio metodico e sempre sotto controllo che è il nostro eroe.
Per chi ama la Austen e avrebbe voluto sapere cosa effettivamente pensava Mr. Darcy mentre era lontano da Elizabeth, come se ne fosse innamorato, cosa pensava dei suoi sentimenti, cos’era a turbarlo fino nel profondo, questo è il romanzo giusto.
Come tutti ben sappiamo Mr. Darcy ci è stato disegnato dalla Austen come un essere caparbio, testardo, cocciuto ed orgoglioso, tranne poi consegnarcelo sotto una luce diversa, cambiato in meglio da Elizabeth e dal suo amore per lei. E così ci appare anche in questo romanzo. La stessa cocciutaggine, la stessa testardaggine … Bellissimo il momento della richiesta di matrimonio e del rifiuto di Elizabeth. Lui non riesce a capacitarsi cosa c’era di sbagliato in quello che ha detto e fatto, ma i suoi amici e parenti, Bingley e il colonnello Fitzwilliam gli faranno notare i suoi errori, le sue mancanze e scopre di non essere poi quel gentiluomo che credeva.
In questo romanzo, a differenza di quello della Austen, siamo molto più a contatto con la vita che avrebbe vissuto qualsiasi gentiluomo dell’epoca, facoltoso come Mr. Darcy. Di tutti i balli a cui era quasi costretto a partecipare, di tutte le gentildonne che gli venivano proposte come probabili mogli, molte somiglianti a Caroline Bingley. Notiamo anche molto di più il ruolo voluto in quel tempo dalla donna. La donna non doveva essere intelligente, ma raffinata. Doveva saper ricamare, cantare, suonare, disegnare, qualche parola di francese, avere una bella scrittura e forse leggere qualche libro, ma l’intelligenza era una cosa superflua. Ed ecco perché Elizabeth, seppur nella sua poca raffinatezza, risulta diversa agli occhi di Darcy. Elizabeth mostra di essere intelligente e di saperlo contrastare nei discorsi, quando un’altra dama (nel romanzo ne avremo un assaggio!) avrebbe risposto a malapena e a monosillabi.
Viene particolareggiato il personaggio di Caroline Bingley. Il suo pensiero più recondito viene messo a nudo. La speranza che la sua famiglia si unisca a quella dei Darcy con un doppio matrimonio, quello suo con Darcy e quello di suo fratello con Georgiana. Tocchiamo con mano la sua gelosia e la sua spocchiosità.
Mi sarebbe piaciuto che il personaggio di Anne, trattato solo alla fine, fosse più sviluppato. L’autrice ci porta a pensare ad una storia con il colonnello Fitzwilliam e con un’uscita di scena della zia Catherine piena di stizza.
Lo scritto è scorrevole e di facile lettura. La scrittrice ha saputo ricreare la storia attraverso gli occhi di Darcy con una minuziosa ricerca delle date per stilare al meglio il diario.
Bello anche il tormento di Darcy, che non si capacita come possa essersi innamorato di Elizabeth, una persona così inferiore a lui, il suo combattere questo sentimento quasi con ferocia. Ma è una guerra contro se stesso che ingaggia, perdendola. Bellissima la frase: “Oggi non ho pensato quasi per niente ad Elizabeth. Soltanto una dozzina di volte”.
Mi è piaciuta l’accortezza nei dettagli e lo spirito aggressivo e temerario nel raccontare la storia da un punto di vista diverso.
Voto: 7,5


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