giovedì 10 dicembre 2015

RECENSIONE – La ragazza che toccava il cielo di Luca Di Fulvio



Secondo romanzo di Luca Di Fulvio. Di suo lessi, qualche mese fa, l’ultima pubblicazione, Il bambino che trovò il sole di notte, restando favorevolmente impressionata. Anche questa storia, debbo dire, non mi ha deluso, anzi, mi ha sorpreso in bene, quindi cercherò altro di suo, sicuramente. Siamo nella Roma del 1500. Mercurio è un ragazzo orfano, un truffatore che vive una vita ai margini. Per vivere compie piccoli furti e mette in scena abili truffe. E’ aiutato nelle sue scorrerie da un trio di ragazzi, Zolfo, Benedetta ed Ercole, poveri e soli come lui. Un giorno come un altro, i quattro derubano Shimon Baruch, ricco mercante ebreo di mezza età. Mentre sta per essere derubato, durante una colluttazione, Shimon uccide Ercole e viene a sua volta ferito da Mercurio. Mercurio, insieme a Benedetta e Zolfo, aiutati da Scavamorto, il loro “padrone”, scappano per un lungo viaggio che deve portarli a Venezia. Il rimorso di avere ucciso una persona, perché così crede, tormenterà Mercurio per tutto il viaggio. Mentre i ragazzi scappano Shimon Baruch, reso muto dalla ferita inflittagli da Mercurio, giura a se stesso che non avrà più paura di nulla, non vuole più essere un ebreo, e il suo solo obiettivo sarà quello di trovare ed uccidere Mercurio. Per vendicarsi sarà disposto ad uccidere altre persone. Durante la loro fuga i tre ragazzi faranno un incontro per loro importante; si ritroveranno a condividere il viaggio con una truppa di soldati, capitanati dal comandante Lanzafame, e da una coppia formata da Isacco e Giuditta da Negroponte, padre e figlia ebrei, in fuga anche loro da un difficile passato, e anche loro diretti a Venezia. Nel corso del viaggio Giuditta e Mercurio si innamoreranno, si legheranno, si riconosceranno come una coppia indivisibile. Zolfo è invece accecato dalla morte di Ercole, e fatte sue le parole di un vecchio frate pazzo, incontrato per caso, frate Amodeo, tenterà di uccidere Giuditta. Lei è ebrea, come il mercante che ha ucciso Ercole, quindi è colpa anche sua se lui è morto. Anche Benedetta comincerà a provare rancore verso la ragazza. La vede come una sua rivale, perché anche lei  è innamorata di Mercurio e lo vuole tutto per sé. Giunti finalmente a Venezia i due gruppi si separeranno, ognuno preso con dalle proprie vite. Ma l’amore di Mercurio e Giuditta è di quelli indissolubili e la Venezia rinascimentale, con le sue calli, i suoi canali e i suoi campi, farà da scorcio alla loro storia. Una storia di litigi e gelosie, tradimenti, crimini e sortilegi, rabbia e perdono. Sarà un amore più forte di tutto e tutti, continuamente messo alla prova dagli eventi. Le vite di tutti balleranno su un confine sottilissimo di amore ed odio, giustizia ed ingiustizia, bene e male. Bellissimi i personaggi, soprattutto quello di Mercurio. Ma anche i comprimari come la stessa Giuditta, suo padre Isacco, il Capitano Lanzafame, Donnola, Anna del Mercato, il gruppo di meretrici Cardinale, Repubblica e Marianna, Scavamorto e Scarabello i due capi banditi, che sembrano dei gemelli, anche se uno sta a Roma e l’altro a Venezia, il cattivissimo frate Amodeo, sono tutti ben caratterizzati e da comprimari si ergono al ruolo di protagonisti. La narrazione della storia è accattivante e non conosce pause, costringendo il lettore a non mollare per capire cosa succederà ai due giovani innamorati. I personaggi crescono e maturano durante l’arco narrativo. Mercurio diventerà un uomo, uno di quelli pronti a morire per la libertà, liberi dentro. Avrà in Anna del Mercato una madre che non ha mai conosciuto, che gli insegnerà valori rivoluzionari per l’epoca, quello della libertà di tutti, quello di progettare un futuro, di sapersi reinventare e migliorare sempre. Un romanzo pieno di anime, sentimenti ed istinto, violento anche, come era l’epoca medievale. Mercurio si ritroverà a compiere un’impresa più grande di lui, ma anche se con la paura di non farcela, avrà modo di mettersi alla prova per salvare sé stesso e Giuditta da un destino avverso. Voto: 8,5

giovedì 3 dicembre 2015

RECENSIONE – Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli


Questo piccolo libro era da un po’ che volevo comprarlo, soprattutto per curiosità. E’ stato scritto da un emerito professore di fisica teorica, Carlo Rovelli, e la cosa che mi ha stupito di più è la semplicità con cui vengono  trattati degli argomenti non proprio semplici. L’argomento principale a cui è legato tutto il libro è la domanda che spesso, ognuno di noi si pone: Cosa non sappiamo noi del mondo? Queste ‘lezioni’ fanno una panoramica della rivoluzione avvenuta nella fisica del XX secolo che è tutt’ora in corso. Quindi ci introduce in due strade, quella della teoria della relatività di Albert Einstein, dove si parla del tempo, dello spazio, dell’universo e del calore dei buchi neri e nell’altra, la seconda, che è quella della meccanica quantistica, che ci parla del comportamento della materia che si applica sui laser e sui computer. Le due strade sono distanti e confinanti tra loro, e da decenni si cerca di unirle in un’unica elaborata teoria capace di conciliarle. E da Einstein e dalla sua Teoria delle stringhe ne è passato di tempo e soprattutto di uomini che, senza risultato, hanno provato a esaudire il suo sogno. Nel 1968, anno particolarissimo, due gruppi di scienziati lavoravano sulla stessa teoria, separatamente, tutto per poter unificare le due strade. Nacque così la gravità quantistica che cercava di spiegare cosa sono lo spazio e il tempo, ma per ora nessuno c’è mai arrivato. Le teorie sono bellissime, ma anche se sono attendibili, non sempre sono verificabili. Qualcuno scelse di passare ad altro, abbandonando le stringhe per la materia oscura. Si tentava di capire che cosa è il tempo, di cosa è fatto, per descrivere i fenomeni della vita quotidiana, ma non tutto è valido per l’universo intero. Noi non possiamo immaginare un mondo senza tempo. Facciamo fatica a credere perfino che il tempo possa scorrere diversamente da sotto in su e dalla montagna al mare, come ci spiega lo stesso Rovelli, eppure sono cose appurate. Nelle lezioni di Rovelli, c’è lo stupore e la grandezza di queste scoperte, nonostante i loro limiti. Ma ci sono persone che ogni giorno si immergono in questa sorta di Stele di Rosetta, che attende di essere decifrata, per dirci cosa sia veramente lo scorrere del tempo. E’ la storia di una sfida che ogni giorno gli scienziati fanno al mondo per capire cosa siamo noi esseri umani. Capire noi stessi è forse la cosa più difficile in assoluto. Ed ora, anche noi comuni mortali (almeno quelli che hanno letto questo libro), sanno che, non è per la Legge della Gravità che la Terra gira intorno al Sole, ma perché  lo spazio si ondula, si flette, s’incurva e si storce. Il Sole piega lo spazio intorno a sé e la Terra non gli gira intorno perché è attirata da una qualsivoglia forza misteriosa, ma perché corre diritta verso lo spazio che s’inclina. I pianeti girano intorno al Sole e le cose cadono perché lo spazio si incurva. L’autore ci introduce nelle teorie dei grandi della fisica da Einstein a Rubbia, da Planck a Bohr, fino a ad Hawking. Uomini curiosi alla ricerca di qualcosa di sconosciuto. Chi ignora la fisica contemporanea, si potrà fare un’idea di massima e soprattutto capire che la scienza non è relegata nei laboratori fatta solo di formule misteriose e oscure, ma che ci circonda ed è parte integrante di noi stessi e della nostra cultura, ed è pura bellezza come un’opera d’arte di qualsiasi artista famoso. Voto: 8


domenica 29 novembre 2015

RECENSIONE – Il sorriso è l’orgasmo dell’anima di Alessandro Nicoloso




Questo libro supera di poco le 100 pagine, quindi è considerato un libriccino, un libro piccolo. Ma quello che contiene è una vita intera. Una storia vera. Passioni, sogni, speranze di un ragazzo di 50 anni innamorato della vita. Ed in effetti è la storia  delle sue passioni, condivise o meno. Dei suoi sogni, molti, tanti, forse troppi. Alcuni realizzati, altri ancora no. E’ una storia di affetti, di amore. Quello per la famiglia, per un padre andato via troppo presto, per una madre che oltre al suo ruolo ha svolto anche quello di padre, per due sorelle minori quasi “forgiate” a sua immagine e somiglianza, per una squadra del cuore, sempre in sua difesa, lancia in resta, del suo simbolo. O l’amore per una donna, quale che sia, da amare, rispettare, odiare e amare ancora di più. E’ una storia per esorcizzare le paure. I Mostri di ogni giorno. Quelli che tentano di rubarci i  sogni e con loro la vita. E’ una storia di viaggi e di cimeli che li raccontano, che vanno però sempre spolverati per riportarne a galla i ricordi, i sorrisi, i momenti vissuti. E’ una storia di passioni musicali, inseguendo l’ultimo video o scoprendo le vecchie melodie sepolte nel tempo. E’ la storia di una ragazzo semplice, è la storia che potrebbe essere di chiunque, anche quella mia. Ma questa è la sua storia, quella di un ragazzino malato di passioni che crescendo le ha fatte sue. Molto originale, molto intimo e per questo speciale il modo di scrivere di Alessandro Nicoloso, il suo mettersi a nudo con le parole. Ho sorriso (molto), mi sono commossa (parecchio), ho versato qualche lacrima (anche). L’ho letto quasi d’un fiato, l’ho vissuto in un sogno agitato, l’ho finito col sorriso sulle labbra sperando che sia solo il primo perché “Il sorriso è l’orgasmo dell’anima”. Voto: 7,5

martedì 24 novembre 2015

RECENSIONE – PARIGI E’ SEMPRE UNA BUONA IDEA di Nicolas Barreau



Nuovo libro di Nicolas Barreau dove la protagonista è sempre la stessa. Non è una persona e si staglia sullo sfondo della storia, ma è sempre presente ed è la città di Parigi, con i suoi umori, la sua gente, le sue strade e i suoi monumenti. La protagonista in carne ed ossa è Rosalie. Da bambina inizia ad appassionarsi al disegno grazie al regalo della zia, una scatola di acquerelli. Certo lei ha i suoi colori preferiti, e sono tutte le tonalità dell’azzurro. E l’azzurro sarà anche il colore che le regalerà la favola più bella. Rosalie nel frattempo è cresciuta, e dei suoi studi d’arte ne ha fatto un lavoro aprendo una piccola “papeterie” vicino a Saint Germaine, cuore pulsante degli artisti parigini. Abita in un monolocale sopra il suo negozio e vende biglietti dei desideri disegnati da lei stessa, oltre ad altri articoli molto particolari. La sua infatti non è una semplice cartoleria. Ma la sua vita, fatta di disegni e delle serate, un po’ monotone col salutista personal trainer, nonché suo fidanzato, René, sta per cambiare, quando nel suo negozio si presenterà niente di meno che Max Marchais, uno dei più famosi scrittori di storie per bambini. Max si è rinchiuso in se stesso, i suoi libri hanno avuto un notevole successo, e lui è ricchissimo. Ma da quando è morta la moglie Marguerite non ha più scritto una riga. Gli manca qualcosa e non riesce a rassegnarsi alla sua perdita. Ma un editore un po’ invadente, ma simpatico fa di tutto per farlo tornare a scrivere e dopo tanti tentennamenti Max gli presenta una nuova storia. E’ la storia di una tigre azzurra, molto bella a detta dell’editore, e merita di essere illustrata. L’editore propone a Max di fare illustrare il libro da un nome nuovo, e gli propone Rosalie. Da qui l’incontro tra i due, non proprio felicissimo, sfocerà invece in una felice collaborazione e anche in una bellissima amicizia. Ma una terza persona si presenterà alla “papeterie” di Rosalie e cambierà per l’ennesima volta la sua vita. E’ un americano molto spocchioso, attratto dal poster del libro appena uscito, appeso in vetrina. Robert Sherman, è un professore di letteratura che si è preso un periodo di relax dal suo mondo. Deve fare una scelta. Ha la possibilità di trasferirsi a Parigi dove gli è stata proposta una cattedra alla Sorbona, ma la sua ragazza Rachel, lo spinge per accettare la proposta di suo zio, quello di prendere in mano gli affari di famiglia nel famoso studio legale, che era stato anche di suo padre. Ma lui sente che quello non è il suo ambiente, lui ama leggere, come sua madre, e ama come lei, Parigi. Sarebbero dovuti tornarci insieme, ma un male improvviso l’ha portata via, quindi Robert pensa, come diceva sua madre: “Parigi è sempre una buona idea”. Vedendo la vetrina del negozio di Rosalie, Robert va su tutte le furie. La storia che il libro racconta è la sua storia, gliela raccontava sua madre quando era bambino, quindi non può averla scritta quel sedicente scrittore, deve essere per forza un plagio. Ma come può conoscere la sua storia? Come può Max avere il manoscritto originale se non è stato lui a scrivere la storia? Ma come può allora Robert essere in possesso dell’originale? Tra dubbi, incertezze, desideri e amori persi e ritrovati, si snoda la storia di questi tre personaggi. Una storia che si legge con poco tempo, romantica e leggera. Barreau riesce come sempre nel suo intento di coinvolgere il lettore con le sue storie delicate condite dalla presenza in sottofondo della Parigi più incantevole e piena di fascino. Voto: 6,5

martedì 17 novembre 2015

RECENSIONE – L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso



Libro d’esordio per questa scrittrice italiana, Alice Basso. La storia, scritta molto bene è questa. Silvana Sarca, detta Vani, fa un lavoro molto particolare presso la casa di produzione Edizioni l’Erica, in una sede storica, nel centro di Torino. Non è proprio una Miss Simpatia, ma attira gli sguardi delle altre persone; non perché sia bellissima, ma perché sembra la Lisbeth Salander di “noialtri”. Vani Sarca è un fantasma, una ghostwriter. Scrive per gli altri. Il suo lavoro è sotto il controllo dello spregiudicato direttore editoriale che l’ha sottoposta ad un contratto “inattaccabile”, per cui Vani è costretta a mantenere il segreto di quello che scrive. Vani ha una dote: è un camaleonte della scrittura, quindi sa trasformasi in tutti gli scrittori, ed entrare nella loro testa e a capire, solo da pochi appunti o accenni, quello che loro non riescono a mettere su carta. Ma Vani ha anche un caratteraccio, o forse è il suo personaggio ad averlo. Non le frega niente di nessuno, o almeno così dice. La incontriamo mentre passeggia per i corridoi della casa editrice, il suo capo la sta aspettando, un esperto di psicologia ha bisogno di aiuto, deve scrivere un libro in pochissimo tempo, e lei è la persona adatta a fare tutto. Le bastano pochi appunti e il libro può essere costruito; un infarinatura della materia ed è fatta. Enrico, il suo capo, non ha nessunissima voglia che lei incontri gli scrittori a cui scrive i libri. Potrebbe essere una cosa pericolosa, ma qualche volta purtroppo serve. Vani non cerca gloria, non le frega niente di nessuno, non parlerebbe mai di quello che scrive, non rivelerebbe mai il segreto della sua casa editrice. Dopo il successo del libro dello psicologo, Vani viene ricontattata dal suo capo, il famoso scrittore Riccardo Randi ha il blocco dello scrittore, e una uscita del libro già programmata a breve. In un paio d’anni è riuscito a buttare giù solo qualche scena, qualche appunto, qualche dialogo e nulla più. Vani prende in mano la situazione e come in un puzzle riesce a mettere insieme un’idea e ad unire insieme tutti gli appunti di Randi e a farne un best seller osannato dalla critica e dai lettori, e soprattutto dalle lettrici. Passati tre mesi dal grande successo, Vani si ritrova spesso a pensare a Riccardo, più che al libro. Si sarebbe aspettata almeno un “grazie”, perché sente che lui è diverso. E’ in preda ad una piccola crisi, perché Enrico le ha dato da scrivere entro breve il sesto volume delle Cronache Angeliche, che non è certo un genere che l’appassiona,   … d’altronde lei con gli angeli non ci parla. Ma, non lo ammetterebbe mai, è soprattutto il vuoto che le ha lasciato il romanzo di Riccardo Randi a farsi sentire, tanto che non riesce a non pensarci, e inavvertitamente, ma non troppo, si ritrova in coda in una libreria dove lui sta presentando il suo romanzo. Da qui i due allacciano un rapporto, una liaison amorosa, nonostante le differenze. Nel mentre, Vani deve anche aiutare il commissario Berganza, un tipo alla Dick Tracy con tanto d’impermeabile, a scoprire chi e perché ha rapito Bianca, l’autrice per cui sta scrivendo il libro. Lei non se ne rende conto, ma il commissario Berganza sì; le sue doti di deduzione, empatia ed osservazione degli altri, potrebbero essere utili per risolvere il caso. Alice Basso crea un romanzo molto, molto carino. Avvincente e accattivante. Ha tutto, è una miscellanea di generi dal romantico, al giallo, all’umoristico. Una storia molto varia che diverte e coinvolge fino all’ultima pagina. Belle le battute sarcastiche messe in bocca a Vani, belli i personaggi di Berganza e di Morgana, bello il personaggio della stessa Vani Sarca, una persona complessa, piena di sfaccettature, che riesce a interpretare le emozioni degli altri, ma non ha la capacità di condividere le sue. Ha un’anima complessa, ma soprattutto cerca di nascondere agli altri le sue debolezze, che l’hanno, nel tempo, fatta chiudere a riccio. Piccolezze, ma una sull’altra l’hanno resa restia a condividere se stessa. Ma sono proprio le sue debolezze a rendercela simpatica e speciale. L’incontro con la quindicenne Morgana la fa tornare indietro alla sua adolescenza, riaprendo dolorose cicatrici, nascoste con meccanismi difensivi di controllo; ma la ragazzina e il rapporto con Riccardo, sfonderanno questo muro. Riusciranno i nostri eroi a salvare l’autrice delle Cronache Angeliche? Come si evolverà il rapporto tra Riccardo e Vani? E il commissario Berganza e Morgana? Vi consiglio di leggere il libro non ve ne pentirete. Alla fine mi sono “cibata” anche l’intervista all’autrice e sono contentissima che i personaggi da lei creati non “moriranno” qui … sembra proprio che ci sia un seguito, sperando sia all’altezza di questo. Consigliato. Voto: 7,5

giovedì 12 novembre 2015

RECENSIONE – Il quartetto della sposa. Un amore per sempre vol. 04 di Nora Roberts



Quarto e ultimo capito della serie de “ll quartetto della sposa”. La protagonista, lasciata ultima per scelta, soprattutto per il suo bel caratterino, è Parker Brown. L’ideatrice e l’organizzatrice di “Promesse”. Quella che ha avuto l’idea principale e l’ha proposta alle sue amiche. Quella che ci ha messo anche la casa. Quella che ci mette tutta se stessa 24 ore su 24, sopportando lamentele, piagnistei, litigi e crisi, facendo del suo lavoro il suo totem, tranne quando ha bisogno di prendere gli antiacidi per lo stomaco. Forse è quella che, tra le quattro protagoniste, si sbatte di più, e crede fermamente in quello che fa. Questo le viene dall’educazione avuta dai suoi genitori, dal loro esempio di amore fedele e indefesso, da come è stata da loro cresciuta. Quello che Parker mette nel suo lavoro, rispecchia in tutto e per tutto quello che i suoi genitori avrebbero voluto che lei diventasse. Una persona affermata, ma che se ha l’opportunità, di aiutare gli altri ad essere felici. Ma chi farà felice lei? Le sue amiche sono tutte in coppia ormai, lei è l’unica che è rimasta sola, tanto che suo fratello Delaney ha provato a non farla sentire sola, invitando (nel precedente episodio) Malcolm il meccanico ricco nella loro vacanza al mare (anche se poi se ne pentirà!). Parker è forte, determinata e testarda, ma salda nelle sue convinzioni. La morte dei suoi genitori l’ha segnata, ma l’ha fatta anche crescere, e la vicinanza della signora Grady, tuttofare della famiglia, e di suo fratello sono stati di grande aiuto nelle sue scelte. Tutto sembra che sia perfetto, ma manca qualcosa, l’amore che avevano i suoi due genitori. Inaspettatamente comincia a frequentare Malcom, anche se è uno che le da sui nervi perché riesce sempre a farla rimanere senza parole. Che sia lui la persona giusta? Possibile che lo scorbutico amico di suo fratello sia la persona più adatta a lei? In effetti il carattere ce l’ha, anche se la fa irritare, ma tra loro fanno scintille, anche quando litigheranno rischiando di mandare tutta la loro storia in fumo, ma al solito, il lieto fine c’è, come sempre, quindi non disperate. I due riusciranno a confidarsi i problemi e a superarli tranquillamente, il tutto con amore, amore e amore … e finalmente vissero tutti felici e contenti. Alla fine di tutta la serie posso dire? Ma queste quattro lavoravano per se stesse? (Scusa zia Roberts, però la domanda mi è sorta spontanea!). Come sempre ben scritto, trama accattivante e scorrevole. Per le amanti del genere. Voto: 6+

RECENSIONE – Il quartetto della sposa. Il sapore della felicità vol. 03 di Nora Roberts



Terzo capitolo della saga de “Il quartetto della sposa”, la protagonista indiscussa di questo volume è Laurel, la pasticcera del gruppo, con le sue splendide creazioni di torte nuziali e biscotti e dolcetti. Tutto l’ideale per far assaporare ai futuri sposi e ai loro invitato la dolcezza di quel momento sublime. Nel precedente capitolo c’era stato un piccolo gancio per la storia che si svilupperà in questo capitolo. Laurel ha da sempre un debole per Delaney, il fratello della sua amica Parker, fin da quando erano piccole. Ma sa che lui è inavvicinabile, soprattutto perché, lei pensa, lui è un “Brown” e non si può certo abbassare a frequentare una come lei che viene dai bassifondi. Certo lui non le ha mai fatto pesare questa cosa, anzi la tratta come una sorella acquisita e la protegge. Ma lei non è quello che desidera. Vorrebbe veramente vivere la sua storia d’amore con lui anche se questo sentimento, se liberato, coinvolgerebbe tutti gli altri abitanti di Villa Brown, ma soprattutto Parker a cui lei è legata da un’amicizia più che viscerale. Anche Parker avrà i suoi bei problemi, non dovuti al fatto che Lauren frequenti suo fratello e che non sia alla sua altezza, assolutamente no! Parker avrà paura che la sua amica non possa più essere sincera con lei, raccontandole gioie e dolori, come sono solite fare tra di loro, perché questa volta si tratta di suo fratello. Parker non ha difficoltà ad ammettere quando suo fratello sbaglia e in questo appoggia Lauren in tutto e per tutto. Ma il ritorno in circolazione di Linda, l’incresciosa, perfida, egoista e pettegola mamma di Mac, riesce a creare scompiglio nella storia tra i due. Ma come ho già detto, i libri del genere non sono fatti per finire male, ma per il lieto fine, quindi anche Lauren e Dilaney avranno la loro storia d’amore … ora non rimane che sistemare Parker e ne abbiamo un assaggio proprio in questo capitolo.  Lo stile dell’autrice rimane fine a se stesso. Romanzo che ci tiene compagnia senza troppe pretese, con tanto, tanto romanticismo. Voto: 6+

RECENSIONE – Il quartetto della sposa. Letto di rose vol. 02 di Nora Roberts



Secondo capitolo della saga “Il quartetto della sposa” dedicata all’agenzia “Promesse”. Come nel capitolo precedente si inizia con il flashback che riguarda la protagonista, che stavolta è Emma, dove si vedono le quattro amiche ragazzine che parlano di primi baci e livello di entusiasmo. Emma è la super romantica del gruppo, d’altronde il suo lavoro non può proprio fare a meno del romanticismo, visto che lavora con i fiori, e crea dei magnifici bouquet e dei bellissimi decori per rendere l’ambientazione dei matrimoni qualcosa che rispecchi una favola. Il suo lavoro è quello di dare alle clienti tutto il romanticismo che desiderano. Il protagonista maschile è Jack, amico del gruppo da anni, quindi un po’ uno di famiglia. Può un’amicizia come quella che c’è tra Emma e Jack trasformarsi in amore, senza che il rapporto venga turbato? La Roberts ci presenta il punto di vista di entrambi i personaggi. Jack è un rubacuori, un donnaiolo e non ama perdere tempo, Emma invece è una che ha anche lei una certa esperienza di uomini, visto la sua bellezza, ma sa che il suo uomo dovrà essere molto diverso da quelli frequentati fino ad ora. Quello che le ruberà il cuore dovrà essere molto simile a suo padre. Certo Jack non è proprio il rappresentante ideale per l’uomo romantico che ha in mente Emma, ma con l’amore non si può fare nessuna previsione. Il loro percorso di avvicinamento risulta divertente tra e-mail piccanti e situazioni esilaranti. Emma è stupita che possa provare una forte passione per lui, avendolo avuto così vicino per tanto tempo e Jack cerca di non fare previsioni su quello che può essere e potrà essere, gli piace vivere alla giornata, fino a quando non capirà che Emma è quello che sta cercando. La Roberts come al solito è bravissima a descrivere i sentimenti attraverso i dialoghi tra i protagonisti. Le interazioni tra personaggi secondari e primari mantiene il ritmo della narrazione gradevole e scorrevole.  Nel sottofondo della vicenda principale, rimane intatta la storia di amicizia tra le quattro amiche che farà sempre da sfondo alle loro storie. Il lieto fine non manca mai e quindi anche Emma lo avrà con il suo Jack, dopo il classico litigio che li allontanerà per un po’. Sembra finire tutto, ma è solo l’inizio di tutto. Lettura leggerissima, e per super romantiche. Voto: 6+

RECENSIONE – Il quartetto della sposa. La sposa in bianco vol. 01 di Nora Roberts



Primo capitolo de “Il quartetto della sposa”. Questa è la storia di 4 amiche. Quelle vere, quelle “per la pelle” che non si lasciano mai, nemmeno un secondo. E’ la storia di MacKensie, Emma, Laurel e Parker dei loro sogni di bambine divenuti realtà. Sono quattro donne, quindi quattro storie e questa è la prima. Ognuna delle quattro donne ha una funzione diversa in una società di wedding planner, Mac è la fotografa, Emma la fiorista, Laurel la pasticcera e Parker la risolvi problemi. Svolgono il loro lavoro presso Villa Brown, di proprietà di Parker e di suo fratello Delaney, eredità dei loro genitori, periti in un incidente stradale. La protagonista del primo capitolo è Mac. Mac è una persona particolare, figlia di due genitori a dir poco strani. Suo padre è assente da sempre, e l’unica cosa che è capace a fare, è farle, fin da quando era piccola, dei regali costosi. Sua madre invece è un capitolo a parte. E’ una donna che vuole tutto accentrato su se stessa, tanto da sovrastare la figlia con le sue incredibili richieste, spesso di denaro, estremamente infantile, egoista ed egocentrica.  Sembra non fregarle nulla di quello che sua figlia prova, lei è sempre quella al primo posto. Colleziona una invidiante lista di mariti e quindi di divorzi con altrettante scenate, mobili rotti e cocci da raccogliere, sempre dalla figlia. La storia si apre con un flashback. Mackensie e le altre sono ancora bambine, e nei loro giochi ricorreva spesso “Matrimonio”. Le quattro utilizzavano quello che capitava loro tra le mani, per officiare un rito matrimoniale più veritiero possibile. Abiti, animali e fratelli recalcitranti, tutti precettati per rappresentare un matrimonio con i fiocchi. Ma Mac non ne poteva più di indossare il vestito di Biancaneve, che oltretutto le faceva prurito, quindi con l’ultimo costoso regalo di suo padre, una Nikon professionale, si impose come fotografa del gruppo e riuscì a fotografare un bellissimo attimo, dove le tre travestite sembravano veramente far parte di un corteo nuziale, e una farfalla blu si era posata sul bouquet improvvisato, della sposa improvvisata. Ora sono grandi e il sogno è diventato realtà, una realtà che si chiama Promesse e che da  loro da vivere. Le persone si rivolgono al loro per rendere il loro matrimonio un giorno indimenticabile. Nella preparazione di uno dei tanti eventi che “Promesse” propone, c’è il matrimonio di Sherry Maguire da progettare e organizzare. Questo è il modo in cui Mac e Carter riescono a conoscersi. Lui è un professore di letteratura un po’ imbranato, tanto che il loro primo incontro è dovuto ad una testata contro un mobile, ma è anche un uomo buono e soprattutto gli piace ciò che fa, tanto da aver rinunciato a proposte molto più interessanti nell’editoria a New York. Scopriamo i due protagonisti a poco a poco. Mac è una persona che ha poca fiducia in se stessa e nella sua capacità di portare avanti una relazione, visti i genitori che si ritrova, ma piano piano Carter riuscirà a penetrare la sua scorza… Carter invece è un timidone ed imbranato, soprattutto nelle relazioni interpersonali, che non siano quelle tra professore e studente, ma sembra che Mac sia proprio la donna che fa per lui; d’altronde ha una cotta per lei dai tempi della scuola, è il loro incontro non è qualcosa al di fuori dal comune che potrebbe segnare il loro destino? Il libro come, come tutti i romance della Roberts, ha il classico lieto fine del “tutti vissero felici e contenti”, però la Roberts è una volpona nel suo mestiere, e anche in questi romanzetti (ha scritto di meglio) si vede la sua stoffa. Anche con storie trite e ritrite, che non hanno granché di originale,  riesce comunque a farti scappare un sorriso od una lacrimuccia, soprattutto ad una romanticona come me. Quindi il libro assolve al suo dovere; intrattenere una donnuccia piagnucolosa in una serata invernale, con tanto di copertina, divano e cioccolato caldo. Voto: 6+

sabato 24 ottobre 2015

RECENSIONE – Tutto è possibile di Luca Spaghetti





Cosa può succedere nella vita di una persona normale trovandosi, per caso o per fortuna, protagonista  di un romanzo che è diventato un best-seller mondiale, da cui poi è stato tratto un film con attori del calibro di Julia Roberts e Javier Bardem? Questo romanzo è la storia di quello che è successo dopo l’uscita del libro Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert, dove Luca Spaghetti, personaggio che ai più sembrava irreale visto il cognome, ma che invece era una persona normalissima, viva e vegeta. Luca è un commercialista romano e ha avuto la fortuna di incontrare e diventare amico di Elizabeth Gilbert. La storia quasi tutti la conoscono, ma il breve riassunto è questo. Luca ed Elizabeth vengono messi in contatto da un comune amico. Lei ha bisogno di riprendersi da un brutto divorzio e ha deciso di fare un lungo viaggio e Roma sarà una delle sue mete. Luca è quel contatto ed all’inizio pensa di trovarsi davanti ad una persona barbosa che alla prima difficoltà scapperà a gambe levate. Ma non è così, con Elizabeth ci sarà subito un feeling che si trasformerà in una grande amicizia che dura tutt’ora. Luca subisce gli sconvolgimenti che provoca balzare agli onori della cronaca, soprattutto con l’uscita del film, dove alcuni elementi per lui importanti vengono stravolti. Lui lazialissimo è diventato romanista e da alto e magro, è diventato un uomo basso, grassottello e con la barba. “Non avevo sinceramente vanità da fotomodello, ma lo scoprirmi in pochi minuti grasso, calvo e persino romanista mi ha provocato indubbiamente qualche capogiro e penso che tutto ciò avrebbe scosso anche il più equilibrato tra dei monaci tibetani.” A questo punto a Luca non rimane che scrivere una sua versione della storia “Un romano per amico. Mangia, prega, ama a Roma”, dove rimettere in ordine almeno alcune delle cose e raccontarne altre secondo il suo punto di vista. Questa storia che abbiamo tra le mani, è la storia nella storia di tutto ciò accadrà a Luca Spaghetti mentre scriverà il suo primo libro. Faremo un giro guidato nelle meraviglie di Roma, a cui Luca è particolarmente legato, e che fa venire voglia di prendere una cartina tra le mani e seguire i suoi percorsi e perché no? Anche il “Sentiero degli Imperatori” percorso dai piccoli Spaghetti nelle estate roventi di Roma. Ci racconta anche un po’ di se Luca. Del piccolo diavolo che sarebbe stato severamente punito da tutti gli animalisti mondiali… e penso al povero Zum Zum ed alla povera Ida… (spero ce l’abbiano fatta lontano da te Luca!). Oppure alle sue partite di calcio nella parrocchia. Tutto quello che è servito a creare e modellare il Luca odierno. E poi… poi la voglia di fare qualcosa di importante e Mangia, prega e ama di Elizabeth Gilbert è stata per lui la molla per emergere. Luca Spaghetti ci racconta che diventare scrittori non è poi così facile, ci si scontra con certezze ed incertezze, con pro e contro. Con ansia, voglia e passioni. Ci racconta di come è nato finalmente il libro. Le poche persone che sapevano che lo stava scrivendo. Ma come tutto questo è stato qualcosa di fantastico che ha concatenato una serie di eventi, uno più bello dell’altro che sono successi durante la stesura del libro e anche dopo a libro finito. Dove sembra che “Tutto è possibile”, anche che una persona normale riesca a conoscere l’umanissimo capitano della sua squadra del cuore, che il suo libro possa essere tradotto in svariate lingue e che, visto il suo cognome, possa essere nominato Ambasciatore della Carbonara negli Stati Uniti. Il libro ci sprona ad affrontare la vita, a provare a realizzare i sogni che sono la nostra linfa vitale, e Luca con la sua semplicità, e con la sua “purezza” ci trasporta nel suo di sogno divenuto realtà. Voto: 7

mercoledì 21 ottobre 2015

RECENSIONE - Borgo Propizio di Loredana Limone

Come spesso dico, ogni libro ha il suo tempo … nel senso che prima o poi il tempo di leggerlo arriva. Può passare un giorno dall’acquisto, può passare un mese, ma delle volte anche anni. Come è successo a me con questo libro. In lista dei desideri da un sacco di tempo, c’era sempre qualcos’altro che gli passava avanti. Mi dicevo: “Prima o poi lo compro. Prima o poi lo leggo.” Ecco il momento è finalmente arrivato e non mi sono per niente pentita. Il libro è una passeggiata tra gli scorci di un paesino in collina chiamato Borgo Propizio, anche se così proprio non è. Non so per quale motivo ma l’ho immaginato come il paesino di mia madre, appollaiato su un cucuzzolo, con le case una addossata alle altre, strade in salita, scale su scale, vecchie case con i vasi pieni di fiori su balconi e terrazze. E ho provato a dare una faccia ai paesani di Borgo Propizio, pensando chi nel paese di mia madre avrebbe potuto essere Mariolina, chi Marietta, chi Belinda, chi Ornella, chi l’avvocato Cesare, la moglie Claudia o l’avvenente Ruggero. Devo dire che non per tutti sono riuscita a trovare una persona vera che potesse prenderne il ruolo, però è stata una cosa divertente immaginarmeli in quei panni, perché in effetti sono un po’ così veramente. La storia è questa. A Borgo Propizio non succede mai nulla, ma finalmente in quel nulla qualcosa si sta muovendo. Le due sorelle Mariolina e Marietta, completamente diverse tra loro, vergini zitelle e ultra quarantacinquenni che hanno sempre vissuto insieme da quando il padre le ha abbandonate da piccole e la loro mamma è morta vengono a sapere, dai pettegolezzi del paesino, che il famoso negozio del centro, quello che era del falegname e poi del ciabattino, quello abitato dal famoso fantasma del Borgo, sta per riaprire; diventerà una latteria. A fare i lavori per rimetterlo in sesto è stato Ruggero, aitante trentacinquenne con un grande cervello per le opere di muratura, meno per i congiuntivi, dongiovanni incallito con la voglia però di sistemarsi, soprattutto per cercare qualcuno che si occupi dei suoi anziani genitori, che passano da una badante all’altra. La nuova proprietaria è Belinda, che sta finalmente coronando il sogno di tutta la vita, quella di avere a che fare con tutto ciò che riguarda il latte. Ci sono Cesare e Claudia, i genitori di Belinda, che stanno attraversando un momento di crisi del loro matrimonio. Lei vuole qualcosa di nuovo, suo marito l’ha completamente delusa non occupandosi mai di lei, lei che pure gli aveva dato tutto, invece lui era solo lavoro. Lui, Cesare è pentito e da quanto la moglie se n’è andata di casa soffre di nostalgia e  vorrebbe solo che lei tornasse. E poi c’è la zia, perché una zia c’è sempre in un paese. Qui al Borgo c’è zia Letizia da sempre innamorata di Gianni Morandi, passione trasmessa alle sue nipoti Claudia e Belinda. Dal ritrovamento di una scarpa con il doppio tacco con dentro una mappa del tesoro ed un anello, e la scomparsa delle mattonelle con le mucche che servivano come greca nel soffitto della nuova latteria, parte tutta la storia che tra ambiguità, confusione, congetture, pettegolezzi, scambi di persone e altro porta i personaggi principali a vivere una storia allegra, divertente e alquanto accattivante. Tutti i protagonisti vivranno una storia che li farà crescere e cambiare. Belinda con la sua latteria. Mariolina e Marietta che si allontaneranno dopo anni e anni di convivenza forzata. Ruggero che si innamora e trova finalmente quella giusta e Claudia e Cesare che sapranno ritrovarsi dopo essersi persi. Vecchi amori, nuove amicizie e altre che tornano. Come quella con Ornella, che ritorna al Borgo dopo il naufragio del suo matrimonio, ma che non si perderà d’animo e s’inventerà una nuova vita. Non ti stacchi dal Borgo, perché ti piacerebbe essere lì con loro a vivere la storia, magari in disparte, per sorridere con loro. E’ un libro piacevole e divertente che scorre via veloce, e ti da il buon umore, perché in effetti tutto si risolve quasi in maniera immediata. E la zia Letizia con il suo G.M.? Be’ se lo volete sapere leggetevi il libro. Voto: 7,5

lunedì 19 ottobre 2015

RECENSIONE – Imprimatur di Rita Monaldi e Francesco Sorti



Questo libro è stato un caso per moltissimo tempo. E’ stato dato alle stampe molto tempo fa, nel 2002 dalla Mondadori, ma non ha avuto nessuna promozione. Anzi, sembrerebbe che, nonostante le molte vendite, alla casa editrice, sia stata imposta una sorta di ordine di non parlare di Imprimatur. Le recensioni sono state poche e addirittura Il Giornale lo stroncò in pieno, più per le accuse contro Papa Innocenzo XI, che per la storia in sé. Poi non se ne è saputo più nulla, nonostante le molte copie vendute richiedessero una ristampa. Insomma sparisce dal catalogo dei libri. Nel frattempo va a ruba anche all’estero, dove la Mondadori non ha i diritti, e diventa un successo in tutto il mondo, facendo man bassa di premi. Nel 2003 la Mondadori restituisce i diritti agli autori, ma sino ad oggi i due non avevano trovato una casa editrice che li volesse pubblicare. Fino allo sdoganamento avvenuto quest’anno da parte della Baldini & Castoldi, che pubblicherà anche gli altri due titoli della saga. Cosa sia successo questo non lo si sa, l’unica cosa probabile è che i due autori, nella loro ricerca, si siano imbattuti in documenti, sepolti da secoli, che non avrebbero dovuto poter consultare.  Se sia stato l’argomento trattato nel testo a farne una sorta di libro vietato non ci è dato sapere, anche perché è un libro storico e parla di fatti accaduti nel 1661-1670, quindi parecchio tempo fa, e anche se il protagonista nascosto è un Papa, Innocenzo XI e la sua contrastata beatificazione, non mi sembrano essere motivi così forti per vietarne la pubblicazione in Italia. Sì, solo in Italia. Perché all’estero i due autori hanno preso premi a mani basse e sono stati invitati a destra e manca, e addirittura paragonati a scrittori del calibro di Umberto Eco. Io dico solo, che il libro, è un buon libro, ma non so se questa sorta di censura abbia fatto si che oggi, sia uno dei più venduti in Italia, anche se non è certo al livello de “Il nome della Rosa” di Eco, a cui alcuni lo hanno accostato. Tutto il libro si svolge nell’ambiente chiuso della locanda del Donzello, a Roma, nell’arco di 10 giorni nel settembre del 1683. E’ un periodo decisivo, è il momento in cui si combatte la battaglia per la cristianità. Infatti i Turchi-ottomani assediano la città di Vienna. La Vienna imperiale cattolica, e a Roma la vita è in sospeso per l’esito di questa battaglia. Nella locanda muore improvvisamente il gentiluomo francese Di Mourai. Si sospetta un contagio per peste, per questo la locanda viene messa in quarantena. Si ritrovano chiusi dentro la locanda dieci persone. Tra di loro c’è il famosissimo castrato Atto Melani, il quale sospetta che l’anziano Di Mourai è stato avvelenato. Con l’aiuto del garzone della locanda tenterà di scoprire l’assassino. Da questo antefatto nasce la straordinaria avventura che porterà i due a scoprire diverse macchinazioni, tutte rivolte all’esito vittorioso o meno della guerra in corso, sullo sfondo della lotta tra il Papato e il Re Sole, per la supremazia in Europa. Atto e il garzone (di cui non sapremo mai il nome), raccolgono indizi, e indagano sulla vita degli altri ospiti del Donzello, e si immergono nei sotterranei di Roma (trovando un passaggio in uno stanzino segreto della locanda), e in quelli della politica, cercando la verità. Ognuno degli ospiti sembra avere un segreto da nascondere, anche Atto Melani, anzi lui forse più degli altri; tant’è che il nostro garzone, il vero eroe, si fa parecchie domande tra sé e sé. Tra gli ospiti troviamo un famoso chitarrista, Roberto Devizé, che suona un misterioso rondò che ammalia le persone. Il gesuita padre Robleda, con pensieri non proprio limpidissimi. Il marchigiano Pompeo Dulcibeni, che accompagnava la vittima, insieme al chitarrista francese. Il napoletano Priàso, l’inglese Bedfordi, il veneziano Brazzani, il locandiere Pellegrino, la cortigiana Cloridia che vive nel torrino della locanda e il dottore Cristofano, completano la compagnia. Diverse verità si affacciano nell’arco della storia mano a mano che alcuni segreti vengono svelati, ma fino in fondo non si saprà mai quale sarà la verità vera, come dice lo stesso Atto Melani nelle prime righe della storia. La storia è un ottimo giallo, ambizioso e ben costruito, anche se qualche volta gli inserimenti di parti latine o francesi senza una sorta di traduzione possono infastidire il lettore che non è pratico di codeste lingue (anche se google traduttore può aiutare!). L’opera non presenta solo una trama avvincente, ma anche un affresco della vita della Roma barocca, di cui gli autori ci danno anche un assaggio, e ci restituiscono anche gli odori. Ritornando al tema della censura possiamo dire che la locanda del Donzello è veramente esistita, e anche i personaggi citati sono tutti esistiti e hanno tutti una fonte documentabile, della loro esistenza. Boicottaggio della Santa Sede? Altro? Non lo sapremo mai. Possiamo solo dire, per ora, che questo primo romanzo dei due autori non ci è affatto dispiaciuto. Ora vedremo se gli altri due della serie, molto più corposi a quanto sembra, siano dello stesso livello. Voto: 7,5/8

martedì 13 ottobre 2015

RECENSIONE – La scomparsa di De Paoli di Gianni Simoni



Nuova avventura per il duo Petri e Miceli in quel di Brescia. I due entrambi stanchi, anziani ed irritabili si ritrovano a dover indagare sulla scomparsa di un amico, il Dottor De Paoli. Soprattutto Petri, sembra essere sulle spine e sempre di umor nero e questa novità, non certo buona, lo fa immusonire sempre più. In un fossato della strada provinciale di Brescia, un cittadino ritrova un cadavere immerso in una pozza, e chiama la Polizia. Il tipo è reso irriconoscibile, sia dall’immersione per tanto tempo in acqua, che per l’azione dei ratti. Chi è quell’uomo? Chi l’ha ucciso? Perché di omicidio si tratta, anche se il primo rapporto del sostituto del Dottor Gentilini parla di un incidente stradale. Vista la zona del ritrovamento, un luogo dove si riuniscono le prostitute, all’inizio gli agenti pensano che possa trattarsi di un magnaccia o di un rapinatore inesperto. Già il fatto è di per se scandaloso, per la provincia, figuriamoci poi quando si viene a scoprire che il morto è proprio il Dottor De Paoli, l’amico intimo del giudice Petri.  Il giudice è sconvolto, e pensa bene di aiutare il commissario Miceli e il commissario Grazia Bruni a far luce sull’omicidio. Miceli d’altronde sembra non avere più lo smalto di un tempo, e che non abbia proprio voglia di mettere le mani in una faccenda così delicata. La Bruni sempre super avvenente, sarà coadiuvata nelle indagini dal nuovo vice commissario Armiento, a cui non disdegna di fare gli occhi dolci, visto il non proprio allegro periodo che sta vivendo con l’agente Maccari. L’intelligentissimo Esposito, su cui si può sempre fare affidamento, avrà una parte importante nella storia. E faranno la loro figura anche  il duo inseparabile Grasso e Tondelli, e perfino il procuratore Martinelli. Gli elementi portano ad indagare sul giro di prostituzione, perché il buon Dottor De Paoli, era a contatto spesso e volentieri con le prostitute, ma per fini tutt’altro che pessimi. Aveva salvato la sua cameriera Roberta dal giro, ed ora stava aiutando la Luciana, col figlio handicappato. Chi ha dunque ucciso il medico? Quale movente ha mosso l’assassino? Le piste da seguire sono tante, ma quale sarà quella giusta? Il lettore verrà trasportato piano piano, verso la verità, che non sarà proprio quello che ci si attendeva e lascerà un po’ con l’amaro in bocca, sia noi, sia il giudice Petri. La storia è ben costruita e Simoni, come al solito riesce a coinvolgere il lettore in prima persona, nelle indagini. Quello che mi ha disturbato è forse riconoscere che ormai Petri è diventato anziano, anche se la sua intelligenza rimane intatta. Bellissimi i siparietti con sua moglie Anna, che denotano quanto i due si vogliano bene. Bene come al solito i comprimari, che entrano nella storia  con i loro ruoli ben definiti, per nulla sprovveduti e dotati di grande abilità, e di una discreta simpatia che non fa mai male. Anche i comprimari di questo episodio, come la cameriera Roberta, che grazie al morto ha cambiato praticamente vita, oppure alla segretaria dello stesso, che all’apparenza sembra essere solo una svampita, ma che cela una grande personalità, oppure la famiglia Bertelli, colpita da una disgrazia difficile da affrontare, rendono la storia interessante. Carini i riferimenti ai libri che i protagonisti leggono come “La verità sul caso Harry Quebert” o “I fratelli Ashkenazi”. Lo stile è come al solito scorrevole e di semplice lettura, anche se questo episodio, secondo me è un po’ meno trascinante di altri. Voto: 6,5/7

RECENSIONE – Il bambino che trovò il sole di notte di Luca Di Fulvio



Mai consiglio fu più felice di questo. Non conoscevo questo autore, me ne hanno parlato e ho deciso di acquistare la sua ultima fatica “Il bambino che trovò il sole di notte”. Scrittore già conosciuto sia in Italia che all’estero per il suo precedente romanzo “La ragazza che toccava il cielo” (che ho comprato sulla scia del gradimento che ho avuto nel leggere l’ultimo). E’ l’anno del Signore 1407. Siamo in una terra in parte sconosciuta. Una terra dal nome che non dirà nulla, Rauhnvahl, che si trova nella parte orientale dell’arco alpino, separata da tutto il resto d’Europa. E’ una piccola valle, ricca e tranquilla e il suo Signore è Marcus I di Saxia. Il piccolo principe ereditario, Marcus II, ha nove anni, gli occhi verdi e i capelli biondi. Come tutti i bambini, figli di nobili, è un po’ pigro, ha la pelle liscia liscia come quella di una bambina ed in quella mattina, in cui tutto ha inizio, è contento perché fuori sta nevicando. Eilika, la sua balia è sempre con lui, notte e giorno, e cerca di insegnargli le buone maniere, quelle che dovrebbe avere un principe, mentre si appresta a fare colazione con i suoi regali genitori. Suo padre è un uomo grande e grosso, pieno di cicatrici e gli dice che dovrà diventare un guerriero perché il suo principato, e il mondo degli uomini navigano da sempre nel sangue, e lui dovrà essere un lupo che faccia da capobranco e sottometta gli altri. Nessuno al castello si aspettava, quella mattina, che la loro vita subisse un cambiamento così repentino. Ognuno preso dalle sue incombenze, non si accorge che una terribile vibrazione scuote il terreno intorno al castello; sono una ventina di cavalli da guerra lanciati al galoppo. Un gruppo di soldati mercenari attacca il castello e il piccolo Marcus, dapprima preso a giocare con la balia a nascondino, vede con i suoi occhi uccidere tutti gli abitanti del castello, compresi i suoi genitori e la sua sorellina. Quel giorno Marcus lo avrebbe ricordato con il sangue che tingeva la neve di rosso. Da qui inizia per Marcus un’altra vita. Marcus II di Saxia non esiste più e viene sostituito da Mikael Veendon, servo della gleba, grazie al salvataggio di Eloisa Veendon e di sua madre Agneta. Per il piccolo principe, inizia una vita diversa, fatta di stenti e rinunce. A differenza dei suoi coetanei abituati al lavoro, è debole e viene preso in giro dagli altri ragazzi del villaggio, ma con il passare del tempo, e con l’aiuto del misterioso Raphael, impara il mestiere di contadino, irrobustendosi. Il Principe Ojsterning, l’assassino dei suoi genitori, prenderà il suo posto regnando con violenza inaudita sul villaggio di Raunvhall e sullo stesso Mikael, con cui sembra avere un’affinità particolare. Gode in ogni modo a farlo soffrire, ma Mikael è l’unico che riesce in qualche modo a tenergli testa, a guardarlo negli occhi. Le condizioni degli abitanti del villaggio si fanno sempre più misere, sotto il peso delle nuove imposte dovute al nuovo padrone che si dimostra veramente crudele dividendo una coppia appena sposata solo per il gusto di farlo. Emoke, la ragazza viene portata come prostituta al castello e suo marito Gregor, in colpa per non essersi imposto con coraggio, verrà trovato impiccato. Ojsterning è il classico principe crudele, che gode nel vedere la sofferenza degli altri, ma anche lui in qualche modo soffre. Odiato dai suoi genitori proprio per la sua crudeltà, si è sempre sentito non accettato e ora sfoga la sua indole sui suoi sudditi, e su sua figlia alla quale usa violenza da quando era una bambinetta. Ojsterning rifiuta il fatto che il suo regno, Darconvick, sia stato consumato dagli agi e dai vizi dei suoi parenti e che lui non abbia mai potuto godere dei loro privilegi, quindi si sfoga sul popolo e sui suoi sottoposti. Finché non incontrerà Mikael. Luca Di Fulvio crea una storia con una trama coinvolgente, con al centro della stessa un piccolo principe che tutti credono morto, ma che ha solo celato la sua identità per non essere assassinato dai sicari del cattivo. Bellissimi i personaggi principali, Mikael il ragazzino che diventerà uomo, con la sola idea di cambiare il mondo, la testarda e coraggiosa Eloisa, la buberbera levartrice Agnete, donna tutta d’un pezzo dal cuore d’oro e il saggio e misterioso Raphael, tra i buoni, lo spietato Ojsterning divorato dall’odio e apparentemente incapace di amare, Agomar e Eberwolf tra i cattivi. E poi Emoke la donna dalla voce angelica, che dopo la sua cattura verrà conosciuta dapprima come la Pazza, perché scoperta spesso a parlare da sola, mentre lei parla con l’anima di suo marito, e poi conosciuta come la Santa, perché capace con il suo canto di toccare l’animo degli uomini, e delle volte detta anche Strega perché capace di fare delle terribili profezie. Il tempo passa e Mikael a sedici anni è un uomo forte e innamorato della sua Eloisa, ma una circostanza li dividerà per un lasso di tempo in cui Mikael  si unirà ad una banda di ribelli  il cui capo, Volod il nero, in una fuga precipitosa porta nella città tedesca di Costanza dove è imminente un famoso concilio. Mikael è pronto a riprendersi quello che è suo di diritto, Eloisa e il suo principato. Luca Di Fulvio trascina il lettore in pieno Medioevo, dove il sistema feudale divideva la società in servi della gleba e padroni. Contesto storico descritto con cura e attenzione dei particolari, creando un personaggio, un po’ un anti-eroe che nonostante abbia perso tutto (famiglia, amore, potere e identità), riesce, nonostante tutto ad essere un personaggio, che affronta la vita con coraggio e desiderio di libertà, aiutato in questo dai personaggi secondari e ispirato dalle idee liberali del teologo Jan Hus, con cui Mikael avrà un brevissimo incontro, prima che quest’ultimo venga bruciato sul rogo a Costanza nel 1415. Il tomo è lungo, ma la lettura è scorrevole, quindi non fatevi intimidire dalla mole, perché è un libro che coinvolge ed emoziona. Voto: 8,5

lunedì 28 settembre 2015

RECENSIONE – Kiss the dead (Anita Blake n. 21) di Laurell K. Hamilton



Siamo arrivati all’episodio n. 21 della serie di Anita Blake e anche se questo romanzo sembra un po’ ritornare agli antichi inizi, non riesce sicuramente a farmi di nuovo piacere il filone. Forse è arrivato davvero  al capolinea e sarebbe meglio che la Hamilton gli dia in qualche modo un finale, sconcertante o meno, magari con la morte della protagonista. La storia è semplice e ormai quasi scontata. Anita si trova alle prese con un indagine di polizia. Quale Marshall Federale, che può partecipare alle operazioni della squadra speciale delle forze contro il soprannaturale, si trova coinvolta nella ricerca di un gruppo di vampiri che ha rapito una quindicenne. C’è da fare in fretta, prima che la trasformino contro la sua volontà. Le leggi speciali di cui deve tener conto Anita, hanno un fine sottilissimo tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, prima di poter uccidere un non morto. E anche questa volta quel filo sottilissimo tenderà a spezzarsi. La banda da cui è stata rapita la giovanissima è composta da molti vampiri creati da poco; non hanno più di trent’anni. Ma quello che sconcerta la nostra Anita è che sono stati vampirizzati in età molto giovane o molto vecchia, tanto da sembrare un adolescente qualunque o la nonna che abita nella porta accanto. Come al solito, oltre ai suoi nuovi problemi morali, ci sono quelli che ha con qualche rappresentante della Polizia, uomo o donna non importa, c’è sempre qualcosa che non va in lei. Che è soprattutto il fatto di avere tanti amanti, tutti bellissimi. C’è l’invidia degli uomini, che non possono entrare nel suo letto, e quella delle donne che non possono avere tutti i suoi uomini, ma alla fine sempre invidia è. E poi i problemi con i suoi innamorati. Questa volta si tratta degli ultimi arrivati in ordine cronologico, Nicky il leone e Cynric detto “Sin” (Peccato) la tigre blu. Di Jean-Claude se ne hanno solo pochissime tracce e Richard viene praticamente solo nominato. Dopo la morte di Marmée Noir e la presa di posizione contro Belle Morte, ad Anita, diciamo è rimasto ben poco, tranne preoccuparsi dei suoi poteri metapsichici e dei problemi morali che le creano avere tanti fidanzati, tra cui un diciottenne. Il caso poliziesco si risolve in maniera quasi futile e alla fine la cosa più eclatante è l’allontanamento di Asher, spedito in una nuova città, da parte di Jean-Claude perché diventato pericoloso per tutti loro. La novità che coltiverà la Hamilton sarà la creazione del nuovo Consiglio dei Vampiri Americani, di cui Jean-Claude si appresta, con l’aiuto di Anita, a diventarne il capo. Comunque in questo libro la prima scena di sesso è oltre la pagina 200, anche se poi si susseguono, una dietro l’altra fino alla fine del libro. Voto: 5

RECENSIONE - Quello che non uccide. Millenium 4 di David Lagercrantz

Faccio una piccola premessa. Chi non ha letto i tre libri precedenti non può leggere sicuramente questo. Quindi, prima di iniziare questo, leggete gli altri tre. L’autore non è più lo stesso. Il povero Larsson è morto prima che i suoi tre romanzi venissero dati alle stampe. Il suo successo è quindi postumo. Gli eredi, padre e fratello hanno pensato bene di far continuare la saga che in tutto il mondo ha venduto più di 80 milioni di libri, dando il mandato a David Lagercrantz, giornalista di fama, ma che, in quanto a libri, ha al suo attivo soltanto la biografia di Zlatan Ibrahimovic. Niente a che vedere con un giallo quindi. Le domande che ci siamo posti, penso tutti quanti, quando abbiamo saputo la notizia di questo sequel, è se David Lagercrantz si sarebbe rivelato all’altezza di Larsson. Se sarebbe riuscito a capire dove volesse arrivare  l’inventore della saga Millenium e soprattutto se ne avesse voluto un seguito. Se Lagercrantz sarebbe riuscito a rimanere fedele ai personaggi di Lisbeth e Mikael. Logicamente noi non saremo mai in grado di scoprire se Stieg Larsson avesse in mente un seguito di Millenium e cosa avesse pensato per i suoi personaggi, purtroppo. Ma entrambi erano stati da lui così ben descritti e caratterizzati, che era difficile cadere in errore. La storia all’inizio, sembra non carburare. Perde quelle atmosfere scandinave caratterizzanti a cui Larsson ci aveva abituato, anche se Lagercrantz prova a farcele rivivere con continui accenni alla tempesta del secolo, al freddo e alla neve. Purtroppo anche l’argomento e l’ambientazione suddivisa tra Svezia e Stati Uniti non aiuta. Frans Balder eminente scienziato svedese, ritorna in patria per problemi familiari. Suo figlio August, autistico, ha bisogno di lui. Alcuni psicologi hanno notato dei lividi che sembrano percosse e Frans lo preleva da casa di sua moglie senza avere nessuna autorità per farlo. Frans è un ricercatore che si occupa di Intelligenza Artificiale. Le sue ricerche fanno gola a molti e lui si sente un po’ paranoico, tanto da lasciare il suo lavoro negli Stati Uniti e nascondersi un po’ come un eremita in una villa isolata, con suo figlio. Mentre è in casa con lui, scopre che il figlioletto è un “savant”, autistico sì ma molto intelligente. Sa fare dei disegni incredibili, applicando ad essi delle regole matematiche. Mentre Balder si nasconde, uno dei suoi ex dipendenti svedesi contatta Mikael Blomkvist, riferendogli che lo scienziato avrebbe in mano uno scoop fantastico che potrebbe riportare in auge la rivista Millenium, che versa in condizioni non ottimali, con i nuovi proprietari decisi a far cambiare faccia ed argomenti al giornale. Mikael non è entusiasta della cosa, sembra un po’ una notizia campata in aria, ma appena sente che Balder è in contatto con Lisbeth Salander, cambia idea. Balder e Blomkvist non fanno in tempo a mettersi d’accordo per incontrarsi che l’uomo viene ucciso. Unico testimone il figlio autistico. I temi centrali del giallo, la matematica, l’informatica, l’autismo e l’intelligenza artificiale, si connettono tra di loro e portano al vero argomento della storia: i rischi che può provocare l’uso dello spionaggio informatico. Il superamento dei limiti, sia morali, sia legali che etici per impadronirsi di segreti industriali di qualsiasi tipo. Il tutto si intreccia con il passato di Lisbeth, quello che ancora le è rimasto nascosto  dopo la morte del padre, riguardante la sua eredità criminale. Con un indagine al limite del lecito, paradossalmente, Mikael e Lisbeth, riportano una vittoria che sa di giustizia, anche se per trionfare rischiano di passare dalla parte del torto. La storia non finisce qua. Infatti Lagercrantz ci lascia con un finale aperto ad una nuova avventura, che  sarà sicuramente la prova del nove. All’inizio di questa storia, infatti, sembra che lo scrittore abbia un complesso di inferiorità riguardo al creatore della saga di Millenium. Ma piano piano riesce a scrollarsi di dosso le sue paure e a far quadrare la storia ed i suoi personaggi  facendola diventare avvincente. Riesce ad inserire anche i vecchi comprimari quali Erika Berger, il commissario Bublanski, e l’ex tutore di Lisbeth, Holger Palmgren. Diciamo che non è tutto perfetto, molti particolari, soprattutto quelli riguardanti la ricerca scientifica di Balder e i termini informatici fanno perdere un po’ il discorso e  diventando eccessivi, ma la storia nel suo complesso funziona ed è anche buona. Non è Larsson, ma è un buon giallo. Voto: 7,5

martedì 15 settembre 2015

RECENSIONE – Storia della pioggia di Niall Williams



“Storia della pioggia” è la storia di Ruth Swain, ma anche di tutta la famiglia Swain. Ruthie è malata. Ha diciannove anni ma è costretta a letto da una malattia del sangue. Passa le sue giornate nella sua camera situata nella mansarda della sua vecchia casupola, sperduta tra i campi imbevuti di pioggia e dal vento della verde Irlanda. Una costante del libro è proprio la pioggia, già dal suo titolo. Ha avuto nella sua vita più dolori che gioie. Ha avuto soprattutto due perdite importanti, quella del suo gemello Aeney, morto affogato in giovanissima età, e quella di suo padre, pochissimo tempo dopo. Nonostante tutto, Ruth è una persona forte, e niente di tutto questo è riuscito a piegare la sua personalità e la sua voglia di vivere. Visto che sa che il suo tempo su questa terra potrebbe essere molto breve, vuole ritrovare suo padre, scrivendone la storia. Ma deve andare molto a ritroso nel tempo, quando Virgil Swain non era ancora nato. Quindi inizia a raccontare la vita di suo nonno, segnata dalle brutture della guerra, del suo salvataggio da parte di un soldato tedesco durante la prima guerra mondiale, la sua non morte, che gli ha creato una devastazione morale, tanto da fuggire e nascondersi al mondo, dandosi per morto. Nessuno degli Swain riuscirà a raggiungere la metà prefissata, il Livello Impossibile. Ruth ha però un tesoro inestimabile che le ha lasciato suo padre, la sua biblioteca di 3000 e più libri, dove trova il conforto e può vivere le vite degli altri, gli altrui amori e le altrui avventure, viaggiare nel tempo e nello spazio, spostarsi da un paese all’altro, senza mai lasciare il suo letto. Divora tutto ciò che le passa di mano, da Dostoevskij, a Dickens (che è il suo preferito con il romanzo Grandi speranze e ne dice: “Grandi speranze è il capolavoro di Dickens. Se non sei d’accordo, fermati qui e vai a rileggerlo. Ti aspetterò. Se non muoio nel frattempo”.), a Gabriel Garcia Marquez. Ma il suo vero scopo è quello di ritrovare suo padre Virgil, che era il proprietario dei libri. Sfoglia pagine e pagine di questi grandi capolavori per comprendere l’ossessione della sua famiglia, quella del Livello Impossibile. Il livello impossibile cercato già da suo nonno Abraham è una perfetta condotta morale, che nessuno è però in grado di raggiungere. Ruth sa che la sua nascita e quella di Aeney era stata per suo padre fonte di ispirazione, l’evento per cui pensava di aver raggiunto il Livello Impossibile, l’innalzamento verso la Perfezione. E questo evento lo aveva fatto diventare un poeta. Poesie che nessuno però riusciva mai a leggere, che nessuno mai vedeva. Ma il giorno in cui Aeney perse la vita, Virgil perse anche la vena poetica, e si accorse di non essere in grado di scrivere più nulla.  E’ un romanzo un po’ complicato da seguire con molta attenzione, almeno all’inizio, tant’è che l’ho dovuto ricominciare da capo nonostante fossi arrivata a pag. 65. E’ complesso perché la sua narratrice compie repentini sbalzi spazio-temporali, e bruschi cambiamenti di argomenti che rischiano di confondere le idee. Ma parte dello spaesamento iniziale, viene riccamente ricompensato con i riferimenti alla letteratura e ai libri che popolano tutto il romanzo. Piccoli dettagli, posizionati un po’ qua e un po’ là, come regali offerti per far innamorare il lettore. Riferimenti alla letteratura inglese ed irlandese, di cui l’autore si serve per raccontarci una storia che di per sé non ha nulla di straordinario, se non Ruth stessa, che brilla di luce propria con il suo linguaggio a volte ironico a volte sarcastico. E’ un bel personaggio Ruth (tranne quando tratta male quel povero Vincent Cunningham). E’ tenace, schietta e dura, ma anche intelligente e amante della vita. Storia della pioggia è un libro che parla di libri, che ne tesse le lodi e parla del loro potere salvifico. E’ una storia piena di vita, anche se parla di morte e vi si racconta una storia triste. Si sorride anche, e si sparge anche qualche lacrimuccia, perché poi il finale lo immagini prima, e perché in fondo in fondo, ti sei affezionata alla spocchiosa Ruth Swain e al suo Livello Impossibile. Ma la Perfezione, si sa, non è di questo mondo, il suo bisnonno la cercava nei Salmi, suo nonno nel salto con l’asta e nella pesca al salmone, e suo padre nella coltivazione delle patate in una terra inadatta e nella Poesia. Ma il Livello Impossibile resta irraggiungibile. Come ci dice l’autore proprio all’inizio: “Noi siamo la storia e la raccontiamo per rimanere vivi o mantenere in vita quelli che raccontiamo”. E’ un bel romanzo “Storia della pioggia”, ma pretende attenzione e concentrazione nella sua lettura. Andate piano se volete leggerlo, soffermatevi a lungo sui paragrafi più ostici, vedrete che troverete un bel mondo, dentro quelle parole. Voto: 7,5

giovedì 10 settembre 2015

RECENSIONE – La felicità sulla punta delle dita di Agnès Martin-Lugard

Iris ha trentadue anni ed è insoddisfatta. Il suo matrimonio con Pierre non la soddisfa più. Lui è assente e anche se lei tenta di approcciarsi con lui, lui la evita con la scusa della stanchezza e del lavoro. Lei lavora in banca, un lavoro che non le è mai piaciuto, lui è un medico e lavora molto per farsi un nome ed una carriera. Lei ora è una giovane donna che si ritrova suo malgrado in una vita provinciale e borghese che non la rispecchia per nulla: un lavoro che l’annoia, dei colleghi con i quali ha poco da condividere e soprattutto un marito molto preso dalla propria carriera e che non le manifesta affetto ed attenzioni.  Iris è stufa e non sa che fare. Il suo sogno è stato da sempre quello di fare la stilista; un sogno infranto prima del matrimonio, quando aveva tentato l’iscrizione ad una prestigiosa scuola di Parigi, ma non aveva mai ricevuto una risposta. Ma una domenica, come tante altre, a pranzo dai suoi genitori, suo fratello sgancia la bomba. La scuola aveva risposto positivamente, ma i suoi genitori, pensando che non fosse il caso, le nascosero e bruciarono la lettera di risposta. Iris va su tutte le furie, si sente defraudata e rompe i ponti con la sua famiglia, appoggiata da Pierre. All’insaputa di Pierre, prova di nuovo ad inviare una richiesta per una scuola di stilisti e il giorno che viene accettata, si licenzia. Pierre aveva pensato che prima poi Iris sarebbe tornata sui suoi passi e l’aveva lasciata fare, ma questa è veramente grossa, e i due litigano furiosamente, ma Iris riesce a spuntarla. Frequenterà per sei mesi una scuola a Parigi dove rimarrà per cinque giorni la settimana per tornare a casa nel week end. La scuola dove va ad imparare è quella nell’atelier di madame Marthe, che nota subito Iris e il suo talento e la prende sotto la sua protezione e non le lesina consigli, sia di moda che di vita. In poco tempo le procura delle clienti fisse e la scuola passa in secondo piano … ormai lei è pronta per essere lanciata nel mondo della moda. Questo non aiuta certamente il suo matrimonio, di cui Iris continua ad essere insoddisfatta; il marito, nonostante la sua assenza, quando lei torna non brilla né per loquacità, né per attaccamento. Il lavoro è la sua prima “donna” a cui lui non rinuncia mai. A Parigi Iris ha l’opportunità di conoscere il figlioccio di Marthe, Gabriel. E’ un donnaiolo, uno che si dà alla bella vita, e Marthe la mette in guarda. Gabriel è capace di far soffrire le donne, quindi è meglio stargli alla larga. Per lui le donne sono una sfida. Iris né è convinta, ma Gabriel l’attira come una luce farebbe con una falena e nonostante i divieti di Marthe, Iris comincia a frequentarlo e ad aver un rapporto di amicizia con lui. Perché per Iris solo amici possono essere, non ha intenzione di tradire Pierre, anche se comincia a sentire che i suoi sentimenti verso Gabriel sono cambiati. Vuole che il suo matrimonio torni a funzionare. Il mondo che si ritrova a frequentare, tra lussi, eccentricità e molte ombre, è molto distante dalla sua esperienza personale, e per dimostrare di valere qualcosa, Iris dovrà imparare a tirare fuori grinta e coraggio, per superare gli ostacoli che le si pareranno davanti. Ma c’è qualcosa che non va, sia nella sua vita precedente che in quella nuova, misteri e segreti che dovrà scoprire, emozioni e dolori che dovrà vivere sulla propria pelle, prima che possa ricominciare a vivere, a sognare e ad amare. Il libro è scritto in modo semplice e diretto, i personaggi sono intensi e ricchi di sfaccettature. Nonostante sembri un romance, è anche ricco di colpi di scena. La storia ruota intorno al desiderio della realizzazione dei propri sogni e alla spinta motivazionale capace di cambiare la vita di ognuno. Voto: 7

mercoledì 9 settembre 2015

RECENSIONE – The Queen of the Tearling di Erika Johansen



Visto su facebook mi era piaciuta l’impaginazione del libro e come era presentato. Sembra un vecchio libro di fiabe. Le pagine sono cucite e ci sono le immagini disegnate. Mi ha ricordato i miei libri di bambina. La carta è scelta con molta accuratezza. Insomma per fare questo libro credo sia stato usato un budget non proprio indifferente, tant’è che ne ha risentito anche il prezzo di copertina, molto alto, ma anche il fatto che i diritti cinematografici siano stati già venduti a scatola chiusa e la protagonista è la famosa Emma Watson, la Hermione Granger di Harry Potter. Leggendolo e finendolo mi sono e mi sto ancora chiedendo in che categoria metterlo. Non è un libro di fiabe, anche se gli somiglia. Non è un fantasy, anche se qualche elemento ce l’ha. Non è un libro storico, perché è un post futuro apocalittico. Quindi? Ci sto ancora pensando. La storia è questa. Nel giorno del suo diciannovesimo compleanno Kelsea (che cavolo di nome è questo?) Raleygh principessa del regno di Tearling è in partenza per prendere possesso del suo trono come regina del Tearling. Sua madre, la regina Elyssa è morta da tempo, e lei ha raggiunto l’età per poter succederle sul trono. Ha vissuto fino a quel giorno in esilio, confinata in un cottage insieme a due fidi accompagnatori, che in effetti sono stati i suoi genitori adottivi. Si tratta di un vecchio cavaliere in pensione e di sua moglie, ex dama di compagnia di sua madre. Lui è molto buono e compassionevole, le ha insegnato a vivere in modo spartano ed ad usare il coltello, a scuoiare animali e a cacciare e le ha dato una parvenza di affetto. Lei è la dispotica dei due, è quella che le ha insegnato tutto ciò che sa, permettendole di leggere dei libri come premio, se si comportava con dignità e rigore. Tutti e due hanno cercato di forgiare la regina leggendaria che è destinata a diventare, ma Kelsea non si sente proprio pronta ad affrontare il mondo, soprattutto perché sa che in molti, tra cui suo zio la vogliono morta. A scortarla nell’insidioso viaggio di ritorno alla Fortezza dove è nata, c’è un manipolo di uomini, tutti fedeli a sua madre, tutti facenti parte della Guardia della Regina, un gruppo scelto di coraggiosi cavalieri guidati dal misterioso Lazarus Mazza Chiodata. Nemmeno gli uomini che furono di sua madre sono molto contenti di accompagnarla a compiere il suo dovere, soprattutto perché pensano che sia come lei, fatua e frivola. Ma Kelsea è cresciuta con degli ideali che il fondatore della nazione William Tear, aveva tanto decantato dopo il Passaggio, e non ha mai conosciuto sua madre, ne ha mai avuto modo di sapere com’era, anche perché chi le era intorno, e adesso anche le sue guardie, non parlano molto volentieri di lei. Ma lei è la vera regnante, ha al collo lo zaffiro di Tearling ed una scottatura sul braccio fattale quando era appena neonata. Sono la sua carta d’identità che attestano che l’erede giusta è lei. Durante il viaggio pericoloso, viene assalita da assassini, assoldati dal Reggente suo zio, ma verrà salvata da un misterioso brigante, Fetch, che la vuole assolutamente sul trono, che le toglie l’altro zaffiro di Tearling identico, di cui nessuno era a conoscenza, ma lui sì e la esorta a diventare una regina degna di portarli entrambi. Nonostante il suo sangue blu, Kelsea è come dovrebbero essere tutte le teenager di oggi. Una giovane piena di insicurezze, ma anche determinata e che somiglia ben poco a sua madre. Ama leggere ed imparare e non si fa scrupolo di chiedere aiuto per la paura di sbagliare. Del suo regno non sa praticamente nulla, anche perché nessuno parla, e quello che scoprirà, al suo arrivo nella capitale, cambierà molte cose, mettendola di fronte a degli orrori inimmaginabili. Da qui inizierà il suo regno, perché non ancora incoronata compirà un gesto semplice, ma molto audace che potrebbe gettare il regno nel caos, scatenando la vendetta della sovrana del Mortmesne, il regno vicino, la famigerata Regina Rossa. Molta carne sul fuoco in questo primo capitolo della saga … ebbene sì è una saga. E molte cose infatti rimangono oscure e ci verranno sicuramente  rivelate nei prossimi capitoli. Quello che mi ha dato un po’ noia nel proseguo della storia è il continuo ripetersi dell’autrice nel dipingere la sua protagonista come una persona molto comune, non bella sicuramente. Una persona che può passare tranquillamente inosservata (forse ci rivelerà il motivo). Anche sulla Regina Rossa che sarà la sua antagonista sapremo ben poco, in questo primo volume e molto avremo da scoprire sugli altri due personaggi importanti della storia, Lazarus Mazza Chiodata e il bandito Fetch. Ma soprattutto: chi è il padre di Kelsea? La cosa sembra essere molto importante. Voto alla storia: 6/6+. Voto al nome della protagonista: 1 (ma come ti viene in mente di chiamare qualcuno Kelsea?)