Luglio 2005. Carthage, cittadina all’estremo nord dello stato
di New York, nella regione degli Adirondack. Una comunità dove tutto sembra
essere fermo nel tempo. Dove tutti i segreti vengono nascosti agli occhi degli
altri. Dove tutti si conoscono, ma non così bene come sembra. E dove tutti
cercano di scoprire tutto degli altri. In questa piccola comunità vivono i
Mayfield. Famiglia benestante e molto in vista. Zeno Mayfield, un omone grande
e grosso, è stato il sindaco della cittadina. Onesto, affabile. E’ un avvocato
e un padre tutto d’un pezzo. Le sue due figlie Juliet e Cressida lo adorano e
così sua moglie Arlette. Juliet è da tutti considerata la figlia bella, mentre
Cressida che bella sicuramente non è, viene menzionata come quella
intelligente. Ma non sono così perfetti come sembrano, non proprio. Soprattutto
Cressida è sicuramente molto strana. In questo idillio familiare si inserisce
Brett Kincaid, fidanzatino di Juliet; bello come il sole, classico giovanotto
americano, tutto sport. Brett e Juliet sembrano la coppia perfetta, finché lui
non decide di arruolarsi nell’esercito, dopo la tragedia delle Torri Gemelle.
Torna a casa Brett, ma non è più lui. Né nel fisico, né psicologicamente. Ha
visto qualcosa di molto brutto in Iraq, è tornato, ma non è più in sé. Prende
tranquillanti e psicotici, e Juliet, nonostante tutta la sua carità cristiana è
costretta a lasciarlo e ad interrompere i preparativi del matrimonio. La
mattina del 9 Luglio Arlette ha un presentimento e si sveglia. Qualcosa non va.
Si alza e gira per le stanze, quella di Cressida è vuota. La sera prima era
uscita per andare da una sua amica, ma non è mai tornata. Dov’è? Cosa le è
successo? Cominciano le ricerche nella riserva di Nautauga, sugli Adirondack.
Tutti i volontari sono impegnati. Zeno è con loro. Non ha scelta. Quella è sua
figlia e vuole ritrovarla a tutti i costi. Dei testimoni dicono di averla vista
in un pub malfamato della zona insieme a Brett Kincaid. Brett sembra essere
l’ultimo ad averla vista, ma dov’è andata? Brett non ricorda, non è lucido,
viene ritrovato in macchina, col viso graffiato, del sangue sul vetro davanti,
e ubriaco. Lui che, con quelle medicine che prende, l’alcool non dovrebbe
vederlo nemmeno da lontano. Confesserà di averla uccisa e sepolta nella riserva
di Nautauga, ma il corpo della giovane non verrà mai ritrovato. Questo
l’antefatto che ci portiamo dietro per ben 200 pagine. Molte digressioni
dell’autrice si potevano evitare snellendo la trama. Molte servono ai lettori
per riuscire a concatenare i vari piani narrativi della storia. Già, perché
questa storia è suddivisa tra i vari personaggi. Ognuno ha la sua voce. Ognuno
ha i suoi pensieri, la sua psicologia. Quindi sentiremo Zeno, uomo tutto d’un
pezzo, che si sente sconfitto da questa scomparsa. Sente che non può fare nulla
e che la sua famiglia si sta sgretolando davanti a lui e non può porvi rimedio.
Ma è soprattutto lui, che non si accorge, di star crollando sotto il peso del
suo insuccesso. Poi c’è Juliet, che non solo ha visto i suoi piani sentimentali
fallire, ma il suo ex fidanzato è anche implicato nella scomparsa di sua
sorella, ma non riesce del tutto ad assopire i sentimenti verso quello che è
rimasto dell’uomo, del ragazzo che era partito. E nonostante tutta la sua
religiosità il suo risentimento è più per Cressida che per Brett. Il narratore
fuori campo cattura l’attenzione, rendendo partecipi, fornendo dettagli,
svelando pensieri. Non ho apprezzato molto questo romanzo, ci sono talmente
tante cose in ballo che l’autrice si è persa nei meandri della sua stessa
storia. Tratta tanti argomenti, forse troppi, ma alla fine non ti rimane nulla.
E’ contro ogni tipo di guerra? Ce l’ha con il sistema carcerario americano? Ha
qualcosa contro la religione? Ma gli argomenti sono poco trattati e quindi
risultano insufficienti. Poi, se devo dire la sincera verità, ho odiato da
subito la protagonista. Non mi è mai stata simpatica. Cressida ha una
personalità borderline. Viene dipinta come quella intelligente ma brutta. Ci
viene ripetuto in continuazione, quasi non se ne può più. Anche se non ci viene
detto, soffre come minimo di una forma di autismo. Potrebbe essere la più
intelligente di tutti, ma appena subisce una critica, si ritira in se stessa e
preferirebbe non essere mai nata e preferisce scomparire dalla circolazione,
piuttosto che ripresentarsi a casa dopo il suo goffo tentativo di seduzione di
Brett Kincaid. Ho trovato inverosimili il salvataggio di Cressida e il suo
incontro con l’Investigatore. Non servono a nulla nella trama del libro, se non
ad allungare il brodo e a confondere il lettore. Avrei sprecato la carta, per
una fine diversa da quella proposta dalla Oates. Insomma, non mi ha per niente
convinto. Il tentativo di psicanalizzare tutti i personaggi, quello di voler
entrare nelle loro menti, nei loro pensieri, non convince. Tutte quelle
citazioni di grandi filosofi, rendono ridondante il tutto. Sarà pure una
scrittrice da Premio Nobel (così ho letto), ma a me la sua storia non è
piaciuta. Voto: 5
mercoledì 25 gennaio 2017
martedì 3 gennaio 2017
RECENSIONE – The Chemist. La specialista di Stephenie Meyer
Stephenie Meyer ci riprova. Dai vampiri della saga di
Twilight, agli alieni di The Host, all’essere umano, ma non proprio umanissimo
di The Chemist, la specialista. Già dal titolo si capisce che abbiamo a che
fare con qualcosa di chimico, qualcosa di tossico e velenoso. La protagonista
della storia è Juliana Fortis, ma nel corso della lettura, da una pagina
all’altra avrà tantissimi nomi, da confondere i lettori (sono dovuta spesso
tornare sui miei passi per capire chi stesse parlando!) rendendo la trama frammentaria, saltellante e
poco gradevole. Lei è una chimica molto brava, più che altro il suo lavoro è
torturare le persone con le sue invenzioni chimiche, le sue droghe. E’ in fuga
da ormai tre anni. Anche se per gli altri, le persone normali e i suoi
familiari, è morta in un incendio del laboratorio dove lavorava; il governo la
cerca, in pratica quelli che un tempo sono stati i suoi capi. Lei e il dottor
Barnabis, suo collega, si sono sicuramente imbattuti in qualcosa più grande di
loro, lui ci ha rimesso la vita, non senza prima avvertire Juliana che un
giorno sarebbe potuto succedere, e lei era preparatissima. La sua vita oggi, è
fatta di tantissime identità, di tantissimi posti in cui vivere, nessun
contatto umano, e tantissime misure di sicurezza, compresa una maschera antigas
e trappole chimiche, mentre dorme. I cattivi che le danno la caccia la
ritrovano, nella persona del suo ex capo, Carston. Lui le propone di rientrare
nel giro promettendogli la salvezza ed una vita assolutamente tranquilla, di
nuovo a lavoro nel laboratorio, ma deve fermare un individuo molto pericoloso,
un certo Daniel Beach, che sembra essere un normalissimo professore di inglese
e pallavolo in un liceo americano, ma in lui si nasconde un orco, un
terrorista. Juliana che ora è Alex, non sa che pesci prendere. Il governo la
sta prendendo in giro? Daniel è veramente quello che loro dicono o
semplicemente un’esca per farla cadere in trappola? Purtroppo il peso di
migliaia di vittime contro la sua sola vita, e gli incartamenti che è riuscita
a recuperare, la fanno pendere per i suoi vecchi datori di lavoro. Ma
Juliana/Alex vuole uscire dagli schemi, d’altronde continua a non fidarsi di
nessuno, quindi elabora un piano tutto suo, contravvenendo a quello impostole
da Carston. Rapisce Daniel nascondendolo in un luogo isolato. Ma Daniel
non cede. Non le dice ciò che lei vuole sentire, quindi comincia ad avere dei
seri dubbi che quello che le hanno raccontato non sia vero e soprattutto che
Daniel sia la persona giusta, ma che in qualche modo c’entri suo fratello
gemello, Kevin. Le vite dei tre personaggi si intrecceranno tra di loro con
ricchi di colpi di scena, intrecci, descrizioni, sparatorie, fughe,
camuffamenti, rapimenti, cani addestrati, spie amiche e nemiche, forse troppa
carne al fuoco per un solo capitolo (che penso diventerà una saga, sigh!). Sono
rimasta sconcertata dalla protagonista, una fredda e calcolatrice, che non
prova un briciolo di rimorso, ma nemmeno risentimento … sembra apatica in tutto
quello che fa. Uno può arrivare a pensare, be’ è il lavoro che fa che l’ha
cambiata in quel modo. Ma secondo me un essere umano ha sempre delle emozioni,
positive o negative che siano. No, lei non esprime nulla. Tranne quando incontrerà
Daniel, e da lì cambierà completamente. E Daniel? Ne vogliamo parlare?
Torturato quasi a morire, si innamora della sua torturatrice. Sindrome di
Stendhal? No, è stato un colpo di fulmine in metropolitana, prima del
rapimento. E nonostante tutti i dolori che le ha fatto passare, rimane ancorato
al suo amore. A differenza della protagonista è forse troppo empatico ed
emotivo, e non ha nessuna paura a mostrare i suoi sentimenti a chiunque. Sembra
fin troppo ingenuo. L’altro componente è Kevin, è completamente l’opposto di
suo fratello gemello. Ex agente CIA, quindi molto più addentrato nel mondo di
Alex. Molto duro e determinato, coraggioso e super organizzato con i stessi
nemici di Alex, i suoi ex datori di lavoro. Le loro storie si intrecciano in azioni
di salvataggio e di attacco, fatto di prede che diventano predatori. E il colpo
di scena finale, che rivelerà tutto, sarà oltremodo banale, banalissimo, per
tutto il casino alzato nella storia. Come ho già detto, troppa carne al fuoco.
Una storia che dovrebbe essere trepidante, parte lentissima e poi non da
nemmeno un attimo al pensiero. Addirittura nelle prime pagine è difficoltoso
capire cosa ci voglia raccontare l’autrice, che non scrive male, per carità, ma
è confusionaria, con tutti quei nomi, quei posti, quelle fughe. All’iniziano
sembrano fuori luogo e senza senso. E niente, non sono riuscita a farmelo
piacere. Avrei sperato in qualcosa di meglio. E’ comunque un libro costruito
per farne un film e si vede lontano un miglio. Voto: 5
lunedì 19 dicembre 2016
RECENSIONE – L’ora dei gentiluomini di Don Winslow
Torna la Pattuglia dell’Alba, e tornano con lei il
detective Boone Daniels ed i suoi amici surfisti. Amicizia nata su una tavola
da surf a San Diego, California del Sud. La Pattuglia è una vera famiglia, ma
rischia di andare in frantumi quando Boone è quasi costretto ad indagare sulla
morte di Kelly Kuhio, un mito del
surf, ma non per scoprire chi è stato ad ucciderlo, bensì per difendere quello
che sembrerebbe essere il suo assassino. Tutti amavano K2, quindi cercare di
salvare chi lo ha ucciso con un pugno, a detta dei testimoni e dei compagni di
merende dell’omicida, è una cosa non apprezzata. Boone si trova tra due fuochi,
da una parte il suo lavoro, che lui intende fare bene e dall’altra i suoi amici,
molto arrabbiati. Più l’indagine scava nelle acque torbide di San Diego, e più
Boone scopre di trovarsi davanti a qualcosa d’altro. Corruzione, violenza e
omertà fanno capire a Boone Daniels che non servono a coprire solo un omicidio,
ma ben altro. Sarà la prima volta che si troverà affrontare tutto da solo,
senza l’appoggio dei suoi compagni di sempre. A dargli una mano ci sarà Petra
Hall, la giovane rampante avvocato, che crede ed ha bisogno di Boone, anche se
non condivide il suo stile di vita, ma che non vorrebbe che lui cambiasse di
una virgola quello che è. Dopo una parte molto fotografica, che parla di surf e
racconti di mare, con descrizioni talmente vivide come da esserci nel mezzo, la
storia prende vita. Quella che è un’indagine a prima vista facile, diventa
complicata. Le testimonianze non combaciano e Boone si vedrà costretto a dover
fare delle scelte difficili e dolorose; perché nonostante tutto il suo senso
della giustizia è più radicato e più forte di qualsiasi cosa.
“Terra, aria, fuoco e acqua. I quattro
elementi, giusto?Lasciamo stare l'aria per un attimo. La diamo quasi sempre per
scontata, eccetto a Los Angeles. E il fuoco non c'entra, almeno per ora. Restano terra e acqua. Hanno in comune più di quanto
pensiate. Per esempio, entrambe possono sembrare statiche in superficie, ma
sotto succede sempre qualcosa. Come l'acqua, la terra è sempre in movimento.
Magari non si vede, non si sente, ma il movimento c'è. Sotto i nostri piedi, le
placche tettoniche si spostano, le faglie si allargano, i terremoti si
preparano a farci ballare il rock and roll. Quindi, il suolo su cui ci
troviamo, il cosiddetto "terreno solido", avete presente? Si muove
sotto di noi. Ci porta a fare un giro. Diciamolo: che ne siamo consapevoli
oppure no, tutti stiamo sempre facendo surf.”
Anche
questo, è l’ennesimo libro azzeccato da Winslow. La trama è spettacolare e da
un semplice caso di omicidio, mano a mano che si legge il romanzo ci si ritrova
in un intreccio narrativo ricco e variegato, dove tradimenti, corruzione,
narcotraffico, costruttori fraudolenti, padri incorreggibili e violenti, fanno
da contraltare alle leggi di non violenza dettate dai surfisti della Pattuglia
dell’Alba e dell’Ora dei Gentiluomini: “In
acqua non si litiga. Non si minaccia, non si tirano pugni. In acqua si surfa.
Se un tizio ti frega l’onda gli dici il fatto suo, ma non sporchi un luogo
sacro con la violenza.”
Se
volete leggere un noir degno di nota, ve lo consiglio. Ma come ho sempre detto,
io con Winslow sono un po’ di parte. Semplicemente lo adoro. Aspetto con
trepidazione la sua prossima pubblicazione. Voto: 8
mercoledì 14 dicembre 2016
RECENSIONE – Una fredda mattina d’inverno di Barbara Taylor Sissel
E’ dura dire che un libro non ti piace. Però è
stato così con questo della Taylor Sissel. Peccato perché la scrittrice ha
talento nella descrizione e nella costruzione dei dialoghi, ma la storia
purtroppo risulta alla fine molto banale. Per essere un thriller che pretende
di essere il n. 1 degli Stati Uniti, avrebbe dovuto sicuramente regalarci
qualcosa di meglio. Il libro risulta essere lentissimo, nonostante si legga
bene. Quindi si fa una fatica tremenda ad andare avanti. Le storie sono due, ma
scopriremo ben presto che sono collegate tra loro. La storia di Lauren, reduce
da un gravissimo incidente lavorativo, che l’ha dapprima resa invalida per un
lungo periodo di tempo, e poi dipendente da un medicinale antidolorifico,
l’OxyContin. Ha continue perdite della memoria a breve termine, e un marito
Jeff, che sembra in qualche modo rinfacciarle continuamente il suo passato di
“drogata”. Tranne sembrare godere di ogni sbaglio della moglie, per dirle il
classico: “Te lo avevo detto!” Lauren non fa altro che farsi dei monologhi
mentali, dove smonta e rimonta trame che vedono la sorella sposata con un poco
di buono, poi che gli sta rubando il marito e i figli … insomma un po’ una
continua paranoia, con questa fissa dell’OxyContin e di tutti che ce l’hanno
con lei. L’altra storia è quella di Bo Laughlin, ragazzo autistico, che Lauren
quasi investe e della sua scomparsa. Il suo personaggio emerge solo per un
momento, quando incontra Lauren, poi improvvisamente scompare … Proprio perché non sa ricostruire
cosa sia successo davvero, Lauren inizia la sua indagine personale per trovare
la soluzione del mistero della scomparsa di Bo. Tutti lo cercano, ma le
implicazioni dei personaggi fanno capire subito chi possono essere i colpevoli,
immediatamente, senza nessuno sforzo, da rendere le altre 200 pagine del
romanzo, quasi inutili, anzi pesantissime. Devo dire che ho portato a termine
la lettura con difficoltà, annoiandomi. L’ho addirittura lasciato ad
impolverarsi sul comodino per quattro interi giorni … non mi è mai capitato di
non leggere per così tanto tempo, soprattutto un thriller che dovrebbe tenerti
incollata alle sue pagine. Come ho già detto oltre ai protagonisti Lauren e Bo
(che si sente solo nominare), gli altri risultano essere noiosi, prevedibili e poco caratterizzati. Anzi, tutti i personaggi
sono così. Non sappiamo nemmeno come sono fatti, nessuna descrizione fisica … a
parte ad un certo punto dove Lauren dice che il marito ha un fisico imponente e
che suo figlio gli somiglia, mentre la sua bambina è minuta, filiforme e
delicata. Altro non ci è dato sapere. Ma oltre alle caratteristiche fisiche i
personaggi mancano di carattere, di spessore, di forza narrativa. Dovrebbe essere
un thriller psicologico, ma diventa il romanzo dell’ansia … l’ansia di finirlo
il prima possibile e relegarlo in fondo, in fondo alla libreria. Voto: 5
lunedì 12 dicembre 2016
RECENSIONE – I Re del mondo di Don Winslow
Winslow si da al prequel. Questo
romanzo è infatti la storia precedente a Le Belve dei mitici Chon, Ben e O.,
iniziando da dove tutto è nato fino ai nostri giorni. Sentire parlare di prequel fa storcere la
bocca a più di qualche lettore, ma non in questo caso, anzi. Io l’ho trovato
anche più bello del precedente, sia dal punto di vista narrativo, sia per
contenuti. La storia parte nel passato, negli anni ’60, quelli del movimento
hippie, dei surfisti e dello spaccio d’erba, sulla costa della assolata della
California, fino ad arrivare agli anni ’80 e allo spaccio di cocaina. Dagli
hippies agli yuppies. Winslow ci racconta il sogno infranto degli anni sessanta
di un gruppo di ragazzi che parlano di fratellanza e amore libero, fino alla
disillusione e al tentativo di scalata sociale; da persone per la pace, ad
arroganti borghesi ed incazzati, disillusi dalla perdita del sogno americano. Parte
dalla genesi di Ben, Chon e O., i loro genitori. Tutti, in qualche modo, facenti
parte del mito del sogno americano, del gruppo hippy di Laguna Beach. John,
figlio povero d’America, cresce in un ambiente non proprio tranquillo. Si
adatta a tutto per sopravvivere, finché non conosce per caso Don. Don è un uomo
sulla quarantina. E’ un uomo buono secondo John, perché aiuta tutti quelli che
può offrendo loro da mangiare, non pretendendo nulla in cambio. John, si lega
quindi a Don, come fosse suo padre. Va a vivere con lui, diventa la sua ombra.
Ma non è vero che Don non chiede nulla in cambio, Don chiede tutto. John
comincia col fare il corriere per la vendita di erba, fino a diventare così
importante per Don, da inserirlo nel suo perfetto meccanismo di spaccio
chiamato l’Associazione. Ne fanno parte anche Stan e Diane, sono due hippies e
ad un certo punto coronano il loro sogno. Quello di aprire una libreria hippies
dove si vende un po’ di tutto: dal vintage, all’ayurvedico, fino all’erba …
quella di Don. I due, in un giorno di follia, decidono anche di sposarsi e,
insieme a Don, di fare un passo verso quella che è la nuova moda nel mondo dei
surfisti, ma anche del nuovo ceto degli yuppies, la cocaina, che rende anche di
più. Siamo alla soglia degli anni ottanta, il mondo è cambiato, il periodo dei
surfisti pacifisti, finito e con quel mondo anche i due sono cambiati, hanno
studiato e sono diventati degli psicologi importanti e hanno avuto in figlio,
Ben. Anche John è cambiato. Ormai è, a pieno diritto, il braccio destro di Don.
Vive nel lusso e ha sposato Taylor, una bellissima modella, da cui avrà un
figlio, John jr. Nel giro è entrata anche Kim, che ha vissuto da bambina, per
lungo tempo, nella comune di Don. Lui non si ricorda chi è, sa solo che è
bellissima e tra una sniffata e l’altra, la fa entrare nel giro. Kim vuole solo
il suo sogno americano. Ha la bellezza per poter sposare un uomo ricco, perché
ha il desiderio di non voler vivere come ha già vissuto sua madre, che ha
dovuto vendersi per sopravvivere. Anche Kim avrà la sua vita splendente, e
insieme a John, a Stan e Diane deciderà della vita di Don. Anche nella vita di
Kim ci sarà una figlia a far da contorno alla sua vita di eccessi, Ophelia.
Eccoli quindi qui tutti riuniti, in qualche maniera legati dal passato, Ben,
Chon (John jr.) e O. (Ophelia), che un giorno si incontreranno e diventeranno
amici inseparabili, che metteranno su la loro Associazione, come a imitazione
dei loro genitori, come se la storia si stesse ripetendo. Bellissimo questo
romanzo di Winslow, dove ritroviamo, oltre a Le Belve, anche Frank Machianno e
Bobby Z, due personaggi importanti degli altri romanzi di Winslow, L’inverno di
Frankie Machine e Vita e Morte di Bobby Z. Bello vederli riuniti tutti insieme.
Segreti mai rivelati, amicizie fraterne, tradimenti, sparatorie, intrighi e
vendette: c’è tutto in questo romanzo, seppur solo di 300 pagine. Ci sono i
buoni, ci sono i cattivi. Ma come ci ha insegnato Winslow non sapremo mai chi
sono i buoni e chi sono i cattivi, perché nei suoi personaggi esiste bontà e
cattiveria nella stessa misura. Il romanzo è formato da capitoli brevi, anzi
brevissimi (come l’incipit iniziale di tre sole parole: “Vaffanculo a me!” detto
da O.), molto sincopati, che dettano il ritmo, velocissimo, della storia.
Winslow vuole tutta l’attenzione del lettore, sempre. Lo tiene incollato alle
pagine fino alla fine e costruisce una storia bellissima che si vorrebbe non
finisse mai. Devo dire che essendo un prequel ci si aspetterebbe essere
qualcosa di banale, solo per fare soldi, ma Winslow, invece ci regala un
romanzo al di sopra delle righe, molto più maturo di Le Belve, forse proprio
perché è stato scritto in un secondo tempo, e lo scrittore è maturato, è
cresciuto, insieme ai suoi personaggi. Consigliato. Voto: 8
martedì 6 dicembre 2016
RECENSIONE - Veritas. Atto Melani vol. 03 di Monaldi & Sorti
Veritas è il terzo atto della
saga dell’abate castrato Atto Melani con cui gli scrittori Monaldi e Sorti ci
portano nel periodo storico del Re Sole, della guerra di Successione Spagnola,
e dell’Impero degli Asburgo in Austria. Gli interpreti principali sono sempre
gli stessi. L’interlocutore, il nano che abbiamo conosciuto già dal primo
capitolo, che anche qui rimarrà senza nome, sua moglie Cloridia, ex cortigiana,
ex ostetrica, e su tutti l’abate castrato Atto Melani. Ci troviamo a Vienna,
nell’anno del Signore 1711. Il nano e Cloridia partono per Vienna, dove
finalmente l’abate Melani ha pagato il suo debito, comprando per lui una
licenza di spazzacamini e una casa da risistemare con una vigna, che in futuro
potrà fruttare molto. I due decidono di partire e di portare con loro solo il
figlio più piccolo, lasciando a Roma, le due ragazze che, cresciute, svolgono
lo stesso lavoro della loro mamma. Sistematosi a Vienna, dove che se si sentono
i venti di guerra, si riesce a vivere benissimo, il nostro nano si imbatte nel
mistero del castello di Neugebäude, costruito dopo la cacciata dei Turchi, sogno finito
male e mai portato a compimento di Massimiliano II d’Asburgo. Il nuovo
imperatore, Giuseppe I il Vittorioso, tenta di riportare il castello a quello
che avrebbe dovuto essere e non è mai stato, un luogo sfarzoso e di incredibile
bellezza. Ma, molti raccontano che quel castello ha una maledizione, e che
nessuno riuscirà a restaurarlo. L’ex garzone del Donzello, è incaricato di
risistemare le canne fumarie del posto, prima che inizino gli altri lavori. Ad
aiutarlo c’è lo studente greco Simonis, che sembra un po’ stupido, ma ogni
tanto si lancia in argute osservazioni, ma è soprattutto bravissimo a
raccontare la storia. Ma un giorno Melani si presenta a Vienna, ormai ottantacinquenne e soprattutto
cieco, accompagnato dal nipote Domenico. Il garzone però è cresciuto, ormai è
un uomo di 48 anni e la discesa di Melani a Vienna fa pensare subito a qualcosa
di strano. Infatti, oltre all’abate Melani, spia del Re Sole, è arrivato in
città anche l’Agà Turco, ricevuto da Eugenio di Savoia, condottiero dell’impero
asburgico. Molti dubbi assalgono il nostro protagonista, sospettando manovre
strane da parte sia dell’abate che dell’Agà, contro il giovane imperatore. L’Agà
nella sua visita accenna sinistramente al Pomo Aureo, così era chiamata Vienna
dai giannizzeri che giurano di sottometterla alla mezzaluna d’oriente. Si
succederanno giorni cruenti, dove amici, persone innocenti perderanno la vita e
verranno rivelati secolari rancori e segrete connivente. Nessuno sarà
risparmiato dall’ombra dell’infamia e del tradimento. Tra navi volanti,
paesaggi innevati, dervisci indiani, studenti goliardici, l’inquietante
interrogativo è: Chi sono i buoni? Chi sono i cattivi? I due scrittori sono
bravi a raccontarci la storia, intersecando in essa gli atti dei protagonisti.
Inventano, presentando però alla fine una serie di documenti, dicendoci che
quello che scrivono, seppur in forma romanzata, qualche fondo di verità ce l’ha.
Il terzo capitolo del libro è forse il più lento dei tre romanzi. Non posso
dire che non mi sia piaciuto, ma le prime 150 pagine, di un tomo di 800, sono
state piuttosto lente da digerire. Ma appena entra in scena l’abate Melani,
finalmente si ha l’azione che si è avuta anche negli altri capitoli. Ora sono
proprio curiosa di sapere quello che succederà nel prossimo, vista la scomparsa
di uno dei protagonisti principali, e dove questa storia, nella storia ci
porti, e come saranno le sorti degli altri protagonisti rimasti. Consigliato
agli amanti del romanzo storico. Voto: 7
giovedì 17 novembre 2016
RECENSIONE – Il teschio e l’usignolo di Michael Irwin
Romanzo d’esordio dell’inglese
Michael Irwin, Il teschio e l’usignolo ci trasporta nella Londra settecentesca,
nel mondo borghese, caratterizzato, soprattutto, dall’apparenza,
dall’educazione, dai rapporti sociali costruiti. Tutta una facciata. Lasciare
in mostra ciò che serve, mantenendo segreti, ma non più di tanto, comportamenti
sfrontati e dissoluti. Il protagonista di questo racconto è Richard Fenwick. E’
un ragazzo di ventitré anni, orfano di entrambi i genitori, sfortunato da una
parte, ma fortunato più di altri. Infatti l’amico di suo padre, Mr. Gilbert è il suo padrino. E’ un uomo
molto facoltoso, che seppur senza manifestazioni affettive si è sempre occupato
di lui. Gli ha fornito un’educazione da gentiluomo e gli ha permesso di
viaggiare in giro per l’Europa per fare esperienza, come facevano all’epoca i
figli della nobiltà. Noi lo ritroviamo appena rientrato dal Gran Tour, senza
sapere quello che sarà di lui, in attesa di una chiamata da parte di quell’uomo
che conosce a malapena, ma che ha nelle sue mani il suo destino. Quello che il
suo padrino ha in serbo per lui, non è quel che Richard si aspettava, essere
nominato erede dell’uomo, ma bensì una proposta molto particolare: Richard
potrà restare a Londra, vivere negli agi
che fino ad allora ha goduto, ma dovrà renderne partecipe Mr. Gilbert. Ogni
sua esperienza verrà analizzata dall’uomo rinchiuso nella magione di campagna.
A poco a poco, Richard, prenderà coscienza della sua situazione poco
edificante, soprattutto quando una sua vecchia conoscenza, un suo vecchio
amore, ormai una donna sposata, viene presa di mira dall’uomo più anziano e dai
suoi “pruriti”. Richard cerca di accontentarlo, ma si sente sempre di più un
burattino nelle sue mani, obbligato a fare delle esperienze sempre più estreme,
forti e trasgressive. La situazione diventa per lui insostenibile e decide di
tenere qualcosa per sé, nascondendo al padrino qualcuna delle sue azioni,
soprattutto i suoi sentimenti verso Sarah Odgen. Richard verrà messo di fronte
ad un imprevisto che potrebbe privarlo di tutto, anche della sua vita, che lo
farà riflettere sulle condizioni della sua esistenza. Vediamo il protagonista
sprofondare sempre di più nell’abisso creato ad arte dal suo padrino. Si
renderà conto di essere lui stesso l’esperimento del suo “padrone”, ma che,
andando avanti e prendendo parte alle perversioni di costui, la sua vita ha
assunto una dimensione diversa, a cui anche lui si accorge di non poter più
rinunciare, diventando la nemesi del suo burattinaio. Tutto questo si svolge in
una Londra fumosa, e maleodorante, dove ogni quartiere è coperto di rifiuti e
vi scorrono putridi rigagnoli. Dove nei vicoli bui può esserci una persona che
chiede aiuto ma che è la stessa che può attentare alla vita o al denaro di chi
vi si avventura. La città dei teatri e dei locali notturni, per chi ha voglia
di divertirsi e ha denaro da spendere. Il romanzo è per la maggior parte
scritto in forma epistolare. Lettere che Richard scrive al suo padrino per
comunicargli i suoi progressi, le sue sensazioni; dove si lasciano andare a
disquisizioni filosofiche sul lato bestiale della natura umana, quella dell’accoppiamento,
che le convenzioni hanno lo scopo di nascondere. Tutte le loro dissertazioni
sono funzionali alla trama che si avviluppa come una ragnatela attorno a
Richard, che non saprà più se sta recitando o vivendo la sua vera vita. Il suo
destreggiarsi tra le varie avventure, tra le donne da sedurre è veramente lui o
il personaggio che il suo padrino l’ha costretto ad interpretare? La risposta a
questa domanda la conosceremo solo alla fine della storia e sarà fondamentale
per il suo destino. Libro molto ben scritto e decisamente “immorale”. Se all’inizio
può esser visto come un romanzo di formazione, ci si ritroverà presto
invischiati in una fitta rete di inganni, tradimenti ed intrighi, solo per
rendere evidente che si tratta di una storia di corruzione morale. Voto: 8
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